Il Ponte sullo Stretto? Lo paga la Cina

Lou Jiwei, presidente del Chic

“Arrivano i cinesi”. E’ questo il ritornello più sentito nelle ultime settimane, economicamente parlando. Un grido d’allarme e di speranza al tempo stesso, come se solo la grande Cina potesse salvarci dal tracollo acquistando i nostri titoli di Stato. Come se non ci restasse altra scelta che venderci sul mercato orientale, dando via pezzi di debito e di Paese.

BTP? NO, GRAZIE. Ma la Repubblica popolare è sempre in grado di stupirci per senso pratico. “Siamo venuti per l’Italia e la Spagna, Paesi dove vale la pena investire, a differenza della Grecia”, avrebbero detto i delegati cinesi in visita a ministeri e istituti italiani pochi giorni fa. E non si riferivano ai Btp, come anche lo stesso ministro Tremonti ha chiarito, bensì a pacchetti di infrastrutture e industrie più o meno bisognose di una boccata d’ossigeno. E più e meno redditizie. Autostrade, aeroporti, parchi industriali, cantieri navali e persino il Ponte sullo Stretto di Messina: il fondo sovrano China Investment Corp (Chic), sarebbe interessato a finanziare buona parte delle grandi opere del Paese.

Il rendering del Ponte sullo Stretto

PONTE SULLO STRETTO. “C’è un forte interesse per il progetto”, ha dichiarato il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli. Dalla Cina potrebbe arrivare circa il 50% dei fondi privati necessari a completare il Ponte, mentre i vertici delle ferrovie cinesi si sono già interessate all’affare. D’altronde per la Sicilia non sarebbe il primo esperimento del genere: già lo scorso novembre la Regione ha sottoscritto un accordo con la China Develpment Bank per il finanziamento di almeno otto grandi progetti infrastrutturali dell’isola. E circa 90 milioni di euro sarebbero già in arrivo da Pechino per ampliare i porti di Augusta e di Pozzallo, con il dichiarato obiettivo di renderli in grado di accogliere le enormi navi container provenienti da Oriente.

IN DARSENA A CACCIA DI AFFARI. Alcuni uomini d’affari cinesi si aggirano inoltre da alcuni mesi in Darsena, a Viareggio, a caccia di buone occasioni. Ovvero, in cerca di aziende in crisi ma produttive da rilevare. Anche i cantieri navali cominciano a fiutare il pericolo, tant’è che le smentite si rincorrono alla velocità della luce in questi giorni. Il Gruppo Baglietto e i Cantieri navali di Pisa, i primi ad essere finiti nel mirino degli investitori esteri, sarebbero in realtà fuori dalla partita. Lo ha confermato Massimo Perotti, ad di Sanlorenzo, dichiarando al tempo stesso che dal 2013 costruirà navi in Cina e per la Cina (in partnership con un’azienda locale).

Campagna acquisti cinese

IN EUROPA. Non va granché meglio nel resto del Vecchio Continente. Tant’è che in un recente rapporto il Consiglio europeo per le relazioni estere (Ecfr) ha esplicitamente scritto “La Cina sta comprando l’Europa”. L’alta capacità di penetrazione dell’economia cinese nel nostro sistema è particolarmente evidente se guardiamo quel che sta succedendo nei paesi dell’Europa centrale e dell’Est. Qui gli investimenti dagli occhi a mandorla sono decisamente sproporzionati rispetto alla portata complessiva del sistema economico. La Cina si sta accaparrando i bocconi più prelibati: in Ungheria ha comprato la principale impresa del settore chimico, in Romania ha già speso parola per investire un miliardo di euro in infrastrutture, mentre in Croazia è pronta a finanziare la realizzazione del nuovo aeroporto di Zagabria. E la campagna acquisti va avanti.

Lascia un Commento

Devi aver fatto il login per inviare un commento

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter

DALLE AZIENDE
Video News
Pit stop

NORBERT DENTRESSANGLE ACQUISISCE LE ATTIVITÀ LOGISTICHE DI FIEGE IN ITALIA, SPAGNA E PORTOGALLO

Norbert Dentressangle annuncia oggi l’acquisizione delle attività di Fiege in Italia, Spagna e Portogallo, grazie ad un’operazione finanziata completamente con fondi propri. L’accordo con Fiege[...]
Leggi l'articolo e ascolta o scarica l'intervista...
Dai nostri blog
Link consigliati
Categorie
Dai nostri partner