Arcese, rientrato l’allarme licenziamenti. Per ora

Arcese non licenzia

E’ rientrato l’allarme sui 250 licenziamenti paventati da Arcese, una delle più grandi aziende di autotrasporto in Italia, con 4mila addetti all’attivo. Nessuno resterà a casa: per un anno 240 lavoratori si alterneranno a lavoro usufruendo della cassa integrazione straordinaria. La società, che ha sede in Trentino, era stata al centro di un’accesa polemica nelle scorse settimane, dopo l’annuncio shock degli esuberi. Qualcuno aveva anche ipotizzato che ai licenziamenti in Italia corrispondessero analoghe assunzioni all’estero, specialmente in Romania. Ma facciamo un passo indietro.

J’ACCUSE. A scatenare la polemica le accuse dei sindacati di base, che avevano sottolineato come l’azienda trentina fosse pronta a licenziare un quarto dei dipendenti italiani proprio mentre apriva una nuova filiale all’estero. Arcese, infatti, si prepara a chiudere il terzo bilancio in rosso, dopo quelli del 2009 e del 2010, che hanno fatto registrare rispettivamente oltre 16 e 19 milioni sotto lo zero. Una situazione drammatica, anche per un settore fortemente in crisi in questo momento, come quello dell’autotrasporto. Da qui la decisione di “sfoltire” l’organico. Tutto ciò mentre si aprivano nuove filiali in Slovacchia e in Romania, assumendo personale locale.

Eleuterio Arcese, il patron dell'azienda

IL RUOLO DELLA PROVINCIA. Ad aggravare la situazione il delicato rapporto instaurato tra l’azienda, che ha sede ad Arco, e la Provincia Autonoma di Trento. La stessa Provincia, infatti, solo 3 anni fa, comprò da Arcese un’area di 47mila metri quadri per 18,6 milioni per poi riaffittarla all’azienda. Un’operazione che mirava, secondo quanto dichiarato dall’Ente, allo sviluppo del traffico su rotaia, anche se è facile intravedere un aiuto pubblico verso un’azienda in crisi. L’accordo, in ogni caso, vincolava l’impresa di autotrasporto a mantenere 791 dipendenti nelle sedi trentine.

SOLDI PUBBLICI. E a proposito di denari pubblici, Arcese intasca anche i fondi statali diretti alle imprese di trasporto su gomma (per mantenere un costo concorrenziale con quello su rotaia) e quelli della cassa integrazione ordinaria, avviata due anni fa, che attualmente coinvolge oltre 160 dipendenti.

L'assessore Olivi

CIGS. A stendere un velo su dubbi e stranezze della vicenda, è arrivata, il 15 marzo scorso, la decisione di dare il via alla cassa integrazione straordinaria per 240 lavoratori, 190 autisti su un totale di 383, 40 impiegati su 389 e 10 dei 73 operai. Un anno per respirare, dopodiché, se lo scenario non sarà mutato per Arcese e per l’autotrasporto tutto, scatterà comunque la mobilità. La cassa sarà organizzata a rotazione settimanale o bisettimanale, vale a dire che ognuno resterà a casa per 7 o 14 giorni per poi rientrare e venire sostituito da un altro lavoratore. E anche la Provincia di Trento tira un respiro di sollievo. “Durante l’anno di cassa integrazione – dichiara l’assessore all’Industria Alessandro Olivi – diventa fondamentale per Arcese fare scelte strutturali per riposizionarsi sul mercato, diventando una piattaforma industriale che punti sulla logistica e sull’intermodalità. Gli investimenti già fatti sul polo di Arco danno solidità, ma il settore dell’autotrasporto è in fortissima crisi. Però, se Arcese terrà fede agli impegni, non faremo mancare il nostro apporto”. In termini di altri soldi pubblici? Per il momento non è dato sapere.

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