Che altro è rimasto da fare?

Estate 1988. Bibione (VE), ore 18 circa. Siamo giovani coppiette che cazzeggiano tra turisti che
tornano dalla spiaggia e villeggianti stranieri già pronti per la cena. A un certo punto salgo al primo
piano di un edificio commerciale, mi espongo dalla balaustra che dà sulla piazzetta sottostante e, tra
i sorrisi divertiti di amici e morosette, italiani increduli e stranieri incuriositi che non capiscono,
urlo: “popolo! Vi devo dare due notizie. Una cattiva e una buona. Quella cattiva è che quest’anno
mangeremo cacca! Quella buona è che ce n’è per tutti!!!”  
Ci dileguammo in tempo zero, ridendo della mia ennesima goliardata innocente. Già perché in tutte
le compagnie c’era e c’è, la macchietta. Indovinate a chi era ed è, toccato, tal ruolo? …Esatto.
Primavera 2012. Franca mi piace, capelli corti bianchi, donna di polso per forza, visto che fa il capo
filiale di una banca. Ruolo che fortunatamente non le ha impedito di mantenere una significativa
femminilità nell’aspetto e nell’essere. Un buon mix a mio avviso.  Severa ma materna.  
Mi telefona imbelvita.
“Fabriziooo! Sei sotto, non puoi andare sotto lo sai!!!”  
“Ah Franca, come sotto? Se volevo passare a prelevare! Quanto sotto?”
“Ventitre euro e trenta!”
“Azz, una tragedia… ok passo.”  
In fondo mi sta bene così. E’ come avere un tutor personale che ti tiene in riga e sapere di esser
quasi sempre a posto almeno in banca (sì perché con gli altri creditori è altra faccenda), mi toglie
ansie.  
Rovisto in un cassetto della penisola in cucina, svuoto il posacenere dell’auto che uso come porta
monetine, guardo sotto i tappetini e racimolo trenta euro. Pure le sigarette mi ci compro, che culo.
Percorro quei cinque chilometri casa-banca, parcheggio. Entro con le mani leggermente protese in
avanti e piene di queste monete. Saluto, non dico a gran voce, ma abbastanza che mi sentono bene
tutti. Come sempre del resto. Giulio, dall’ufficio di sinistra al primo piano, agita la mano, il ragazzo
allo sportello sorride e Franca, dall’ufficio di destra sempre al primo piano, tira il collo e con fare
trionfante agito i soldi allungando le braccia verso di lei. Esce, si sporge come un generale. “Dopo
vieni su.”   
Allo sportello, con un escamotage, verso i trenta euro, meno i quattro e cinquanta per le cicche e
prelevo cento. Non so se il boy ha timore di me ho cosa, ma fa sempre ciò che gli chiedo.  
Salgo, entro dalla “bianca”, mi accomodo. “Allora Fabrizio, vai sempre in Bretagna?”
“Sì certo!” E per venti minuti le racconto dei posti che entrambi amiamo. Saluto e mi trasferisco da
Giulio per far due chiacchere. Giulio è un buono, è il vice capo. Anche Daniela, prima di lui, era
una buona. Una volta lei mi ha fatto andare in filiale per “una cosa urgente”. Autografarle il mio
primo libro. Penso gli scelgano apposta così. Un po’ come le coppie di poliziotti nei film e telefilm.
Uno è cattivo che ti prende per il bavero e ti rifila due ceffoni in testa, l’altro ti circuisce offrendoti
gentilmente una sigaretta (l’ultima prima di finirti!). Il pre inferno insomma. Alla fine rimango con
lui un’ora. Mi dice che sono costretti a chiamare anche per cinque euro, non solo per venti e poco
più, come con me. Non sono più tollerati sforamenti di qualsiasi importo. Non danno più prestiti a
nessuno e ci sono un sacco di pratiche di mutui casa prima evase positivamente,  poi ritirate e
magari, intanto, chi aspettava il mutuo ha pagato l’anticipo e si ritrova in un limbo penoso.  
Tutti che  se la passano male. Che le bollette del gas metano di questo periodo, con botte da cinque
o seicento euro segano le gambe a famiglie intere, che è un pellegrinaggio di povertà dall’anziana
col bastone accompagnata dalla nipote, all’imprenditore che non sa come pagare i dipendenti e
piange silenziosamente quando lui è costretto a dirgli per l’ennesima volta che non può dargli soldi,
fidi o che altro. Dice che in un mese non c’è stato quasi nessuno in banca. Chi ha ancora soldi non li
spende, chi non li ha non li chiede perché sa che non gli verranno dati. Insomma anche lui ha
bisogno di sfogarsi un po’ e io comunque non mi esimo dal dire la mia sui suoi superiori. Non certo  
a lui che alla fine è solo un impiegato che esegue ordini. Saluto e quando scendo le scale vedo
Teresa, le sue mani piene di soldi e rido. Teresa lavora all’autogrill e ci conosciamo da così tanto
tempo che ricordo si divertiva a fare le treccine in testa a mia figlia quando quest’ultima era ancora
piccola ed ora è maggiorenne.
“Anche tu con le monete? Io venti euro e qualcosa.” Le dico.
“Cinquanta io!” E ridiamo della nostra sfiga.
In quel momento Franca si accorge via computer che l’ho “fregata” col prelievo da cento euro e mi
urla dietro tra lo sguardo atterrito di altri due clienti, ignari della confidenza che abbiamo.
“Devo partire Franca, devo pur mangiare, se non mangio muoio!” Le rispondo da sotto che a
guardarla là in alto mi sento Fantozzi al cospetto del megagalattico capo. Le suona il telefono e mi
dice di aspettarla. Come si gira, scappo fuori. “Terry, dille che avevo fretta!”
E fuggo mentre tutti ridono.  
Ripeto. Ridiamo della sfiga. Di cui sì, siamo stati artefici, certo. Ma pure fortemente indotti dal
sistema. Che altro è rimasto da fare?  
Ci hanno insegnato ed obbligato a un’economia basata sul debito e sulla sommarietà. A credere
sulla fortuna del gioco, del Lotto e similari. Ci siamo caduti quasi tutti o forse tutti. Fino a fotterci
da soli. I potenti lobbisti che manovrano le economie e le risorse se la sono svignata col bottino e ci
hanno lasciato i debiti, come se non ci bastassero i nostri. E ce li fanno pagare. In più ne
approfittano per togliere qualsivoglia diritto acquisito. Dobbiamo pagare e patire doppiamente.  
La cacca allora, nel 1988 come nel 2012, è un rifiuto organico solido che si forma e si espelle
perché si mangia. Se non si mangia non si fa nemmeno la cacca e oggi, quasi nemmeno questa è
rimasta da mangiare. E si muore.  
Sempre che non ci si ammazzi prima, come hanno iniziato a fare sempre più persone.
Monti, Passera, Alfano, Bersani, Fini, Di Pietro, Vendola, Maroni, Fornero, Marcegaglia,
Napolitano (leggeteli pure come si leggono le formazioni di calcio, tipo: Zoff Gentile Cabrini… o
per i più giovani: Buffon Cannavaro Nesta…) e tutta la compagnia del carrozzone politico
economico finanziario, osceno, al seguito:  
Ma dove andremo a finire?  
Una guerra porta povertà, sacrifici e morti. Anche se non ci sono pallottole e bombe, anche questa
in atto, è una guerra. A quanto sembra necessaria per farci risalire, dicono. Peccato che, come
sempre, chi decide è al sicuro e coperto di tutto. Chi combatte e soccombe invece, sono sempre i
soliti. Che farebbero volentieri a meno di diventare martiri per pochi demoni che impongono senza
tregua e senza possibilità di scelta, i loro turpi voleri.
Buona strada. 

2 Commenti a “Che altro è rimasto da fare?”

  • Caro Fabrizio, come sempre tu sai cogliere tra ironia e serietà l’essenza dei fatti… fatti che riguardano tutti noi, sia della nostra categoria che,ormai, di tutte indistintamente… non c’è bisogno di guerre o di violenza, basterebbe dire TUTTI .. BASTA !!! Siamo milioni a soffrire e alla disperazione ormai!!! Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire… In Islanda, sono scesi in strada tutti i cittadini, e pacificamente hanno buttato fuori e arrestato chi aveva causato con il suo mal governare il fallimento del paese… abbiamo una miriade di documenti attualmente, pubblici, di chi-come e quando , ha causato lo sfacelo in Italia, la nostra splendida Italia che stanno deturpando, svendendo, depredando, assassinando e con essa il suo popolo… non servono guerre, non serve violenza ma la consapevolezza che è giunto il momento di dire BASTA a fatti e non a parole… ma la cultura del proprio orticello e la sfiducia negli altri inculcataci in questi anni danno il loro frutto… stiamo a guardare attoniti e impauriti la nostra fine , la fine di un popolo e di un paese meraviglioso fatto da sempre di artigiani eccezionali, di picccole attivita’ familiari, di gente che lavora e produce, di gente pacifica che ripudia le guerre… di gente che ha perso il coraggio, che non combatte per il futuro dei propri figli… ma la speranza è l’ultima a morire, si dice, e quei pochi che hanno ancora la voglia di FUTURO potrebbero anche riuscire a cambiare le cose e a svegliare gli italiani assopiti e rinc…niti dalle chiacchiere di chi li ipnotizza tramite i media… Il mio sogno? che il nostro mestiere torni ad essere quel sogno che ho realizzato con sacrifici immani, e non l’incubo che è diventato ora e, scusami… nonostante tutto continuo a sognare…. con stima , ciao…

  • Il nostro amico e collega che come noi pochi, non si arrende, scrive:
    Antonio Marchese: siamo tutti sotto!!!!!!!! ma quanti teniamo alta la dignita’??? tanto di rispetto e cappello a te e Fabrizio Piras ed altri ma è arrivata l’ora di passare ad altro..perchè piu’ avanti andiamo e peggio è
    bisogna che ci fermiamo TUTTI perchè se non lo si fa’ e solo una grande stronzata…se non tocchiamo i portafogli a chi sta sopra noi..non cambiera’ mai niente..gli stiamo dando il tempo e la possibbilita’ di fare i cazzi loro..trasportatori & autisti ci mangeremo a vicenda..ASSUMIAMOCI LE NOSTRE RESPONSABBILITA’..PERCHE’ NON è ESSERE FURBI.O IN GAMBA ESSERE LICENZIATO O FALLIRE..DOPO..PIUTTOSTO CHE ORA!!!!!…CHI VUOLE PORTATA LA MERCE..A GRATIS..SI COMPRI IL CAMION..E CHI VUOLE GUIDATO IL CAMION A GRATIS..O ALL’ITALIANA SE LO PORTI LUI***(((NON è COLPA NOSTRA SE LE NOSTRI CONDIZIONI..SOCIOPOLITICHE..SONO..DA MERDA)))………SIAMO..ARRIVATI………CAPOLINEA*

    e io sono daccordo…

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