COSTI MINIMI. Campagna acquisti della committenza: l’ultimo colpo del mercato si chiama Pitruzzella e gioca nell’Antitrust.
Il 28 giugno – se, come probabile, il ricorso depositato lo scorso 5 giugno sarà accorpato a quelli già presentati da Confindustria, Confetra e grandi committenti vari – avremo anche l’Antitrust come ricorrente contro i costi minimi, nel giudizio davanti al Tar del Lazio.
In clima di campionati europei, potemmo dire che la squadra è ormai completa: la committenza nelle sue composite espressioni, da Confindustria ai petrolieri, ha portato a casa l’ultimo colpo di mercato, il fuori classe per vincere il campionato: l’Antitrust guidata dal bomber Pitruzzella.
Niente male, per ottenere di cancellare una legge che, oltretutto, per riconoscimento generale, neppure funziona.
La situazione è kafkiana solo in apparenza.
In realtà, lo abbiamo sottolineato più volte, siamo di fronte ad uno scontro fortissimo, con una notevole componente ideologica: da un lato, un’idea di “liberismo all’amatriciana”, che poi vuol dire licenza di andare oltre ogni limite, pur di far valere i propri interessi; dall’altro, l’idea che questi stessi interessi trovino un limite in quelli più generali della collettività, come, appunto, la sicurezza, la legalità, la trasparenza.
Continuando, si potrebbe dire che adesso si comprende meglio perché l’Antitrust del dottor Pitruzzella non sia intervenuta con la medesima determinazione sullo scandalo quotidiano del prezzo industriale del carburante, né, tantomeno, sulla vergogna dei vertiginosi aumenti dell’assicurazione RCA sugli autocarri, e non abbia mosso un dito per farci capire perché le banche non danno più soldi alle imprese e impedire ai committenti di imporre ai trasportatori di far loro da banca e via di seguito.
La mossa dell’Antitrust, infatti, non dovrebbe stupirci più di tanto, se è vero che anche il Presidente Monti è stato costretto a dichiarare, preoccupato, che perfino il suo Governo di tecnici bocconiani non piace più ai poteri forti, da Confindustria ai grandi giornali di proprietà delle grandi lobby economico-finanziarie.
Ovviamente, sarà il TAR a decidere nel merito. Nonostante questo sia il Paese delle camarille, abbiamo motivi per essere fiduciosi sul giudizio.
In realtà, e non vi sembri paradossale, anche a prescindere dal 28 giugno, non siamo troppo preoccupati.
La situazione è tale da far pensare alla famosa storia del popolo che, all’ennesimo aumento delle tasse imposto dal sovrano, anziché imprecare contro la sua prepotenza, gli si mise a ridere in faccia: per il sovrano fu l’inizio della fine.
Per chi non avesse compreso l’apologo (e sarebbe bene facesse a proprie spese un corso accelerato per imparare a capire) ecco – gratis – la nostra interpretazione.
Per noi appare del tutto chiaro che, per il mondo dell’autotrasporto, non ci sono le condizioni per tollerare ulteriori “giochini”. Da parte di chicchessia.
E non c’è spazio per alcun ulteriore cedimento o compromesso al ribasso.
Anzi, visto che ci siamo, intendiamo ribadirlo ancora una volta: non basterà vincere la battaglia di principio, per salvaguardarla. Occorrerà anche insistere a pretendere che la legge funzioni davvero, apportando ad essa le modifiche necessarie.
Mi pare che su questa linea, con fatica, si stia definendo un posizionamento unitario di larghissima parte del mondo dell’autotrasporto.
Chi ha giudizio, l’adoperi. Finché è ancora in tempo.
Claudio Donati
Segretario generale di
TRANSFRIGOROUTE ITALIA ASSOTIR







