Cronache da un esilio

Tra scioperi, neve, ritardi, controlli della Gendarmerie e contravvenzioni, sono arrivato al
quindicesimo giorno consecutivo di camion. E me ne mancano ancora cinque prima di iniziare a
sentire l’aria di casa.
Ormai il vestiario è tutto usato e sporco. La barba, che ho lasciato crescere per misurare nella faccia
il tempo passato in cabina, è lunghissima. Mi ci vorranno tre lamette e un’ora di lavoro minuzioso
per ripulirmi il volto dall’eredità genetica lasciataci dagli antenati. Il sedile di guida è a forma di
fondoschiena e la pelle del corpo è rinsecchita dal caldo artificiale generato dal Webasto.
Treviso, Taranto, Brest, Firenze e prima o poi, casa. Nel mezzo varie tappe italiane e francesi e per
adesso sono a non so più quanti migliaia di chilometri percorsi. Al secondo fine settimana
inscatolato come un sott’aceto, inizio a sclerare un po’ e anche se mi metto a far di conto, non ci
riesco. Almeno ho sognato, dato i numeri (in tutti i sensi visto che mi trovavo in un manicomio) e
un ambo è stato preso così, sabato prossimo si fa cena alla faccia di Monti.
So che in Italia ha nevicato abbondantemente e portando disagi enormi e  sta facendo un bel po’ di
freddo. Pure oltr’Alpe non si scherza e stamane, alle 10.30 con un bel sole accecante là in alto, nel
centro della Francia vicino Clermont Ferrand, il termometro ha  toccato i -12.
Comunque, freddo o caldo che sia, ai francesi non sembra creare troppo scompiglio il fatto che i
loro passaggi ai telepass, siano alquanto difettosi.
Innanzi tutto nella stragrande maggioranza di quest’ultimi, bisogna fermarsi. Diciamo che vien
risparmiato il fatto di tirar fuori la mano e prendere o inserire il ticket e di tirar fuori soldi o carte
varie di pagamento. Poi non è per nulla raro, vedere fari di retromarcia e quattro frecce inserite,
guidatori che si sporgono dai finestrini come delle Giuliette in cerca del Romeo, code pazienti,
personaggi improbabili che litigano con i gabbiotti di ferro, gente che si sbraccia tenendo in mano il
telepass, all’indirizzo del rilevatore laser che voglia di dar l’ok per aprire la sbarra e far passare, non
ne ha per niente. Dall’interfono un “nous somme desoloèe”. Desolèe che? Ma risolvi il problema!
Si vede che la crisi si sente anche qua e si tira a campare. Davvero eh! A Quimper, il bretone
Michel si lamenta come un qualsiasi italiano. Il pane, una baguette tipica insomma,  è passata da
quaranta centesimi a due Euro, la pressione fiscale è sempre più alta, fa fatica a tener aperta
l’azienda e intanto il suo dipendente, se ne è volato un mese in Thailandia  a vedere le BELLEzze
archiTETToniche dei luoghi (sull’ironizzare del tipo di viaggio abbiamo riso parecchio) mentre lui
deve consegnare da solo e le vacanze non può permettersele. Amen.
E buona strada.

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