(IN)civiltà Moderna

Lo sciopero di una parte degli autotrasportatori è terminato e i disagi a esso connesso, saranno
presto risolti. Dunque che stia tranquilla la popolazione, nelle prossime ore potranno riprendere a
rimpinguare le scansie di casa, come se dovessero entrar in quarantena, con cibi e quant’altro. E
possono far il pieno di carburante anche alla vasca da bagno.
Tra mille opinioni che rimangono divergenti e tra mille atteggiamenti che rimangono diversi, si
registrano passi di comprensione da parte del Governo. Insufficienti o validi, a soddisfare tutte le
richieste degli scioperanti, vedremo. Chi alza ancora la voce evidentemente non è contento ma c’è
pure chi riprende fiducia.
Intanto queste proteste servono anche a rinfocolare faide e divisioni interne al comparto, non senza
regolamenti di conti materiali e mediatici.
A nordest, fatta forse qualche eccezione, nessuno ha aderito al fermo. Nel resto d’Italia il sud ha
fatto la parte del leone. Ovunque però, si sono verificate le classiche cose che non si dovrebbero
verificare in un paese che si vuol chiamare civile ma si sa, noi italiani, siamo un bel po’ retrogradi
su questo e non manchiamo occasione per mostrarlo a tutti e per ricordarlo a noi stessi.
Anche se non godono affatto delle mie simpatie, faccio presente che negli United States of America
detti più comunemente USA, puoi scioperare. Se metti un piede giù dal marciapiede anche per
sbaglio però, ti randellano e ti portano al gabbio senza ma  e perché.
In Italia invece si può fare come si vuole. Non per un tempo illimitato, ma si può.
Così accade che, se un padroncino vuole lavorare ugualmente perché non condivide le idee e le
forme di protesta altrui,  si mette in strada.
Accade che, se a un operaio autista gli viene impartito l’ordine di partire per quanto lui la possa
pensare come chi protesta, si mette in strada.
Ma hey! Siamo in Italia! Allora, per quanto sia illecito, i camion che circolano vengono bloccati,
presi a sassate, dati alle fiamme. Ti spaccano vetri, fanali, ti tagliano le gomme, ti menano. Ti si
aggrappano come scimmie sul trattore e se poi le scimmie cadono e si fan travolgere, la colpa è di
chi vuole solo fare il suo lavoro e esser fedele alla propria condotta che, per quanto diversa e
incomprensibile, ha diritto di esistenza e affermazione.
Ti inseguono con le auto, ti prendono dai posti di scarico intimandoti gentilmente, con un revolver
in mano, di seguirli fino al primo assembramento di mezzi pesanti.
Ti vengono a svegliare di notte negli autogrill facendo ballare la cabina e sbattendo sulle porte.
Perché DEVI partecipare al fermo. Perché, o è bianco, o è nero. O sei con, oppure contro. Amico,
commilitone, compagno di merende. O stronzo, bastardo, traditore di merda.
Beh, io personalmente, tutto questo non lo tollero. Condivido i perché dello sciopero e condivido lo
sciopero come forma di dissenso,  l’ho sempre detto e scritto.
Ma tutta la violenza e lo sfogo barbarico che ogni volta scaturisce da ciò, mi fa schifo.
Puoi dichiararti indipendente o legato a qualsiasi sigla sindacale, di categoria o fazione politica ma a
me, di esser visto come un possibile guerrafondaio manesco e rissoso solo perché faccio il
camionista, non mi va.
Non mi va di confondermi tra quelli che fanno la guerra dei poveri contro poveri. Non mi va di
esser genericamente e superficialmente dipinto dall’opinione pubblica come un ignorante bellicoso
perché, cari i miei cerebrolesi violenti che non siete altro, questo accade.
Come quegli uomini delle caverne che si definiscono blackblock e che spaccano tutto alle
manifestazioni. Se mi toccano l’auto che pago a rate lavorando come un somaro, altro che
blackblock…
Con quale diritto, ci si prende l’arbitrio di obbligare con la violenza qualcuno che non è d’accordo?
Ai responsabili degli atti vandalici e a chi li supporta: un bel Vaffanculo da parte mia non ve lo leva
nessuno.
Buona strada

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