Indirizzo di consegna
Indirizzo di consegna: SBT Port 9002 Le Havre. Già così, è di un generico poco rassicurante. Il
porto di Le Havre, in alta Normandia, si estende per centinaia di chilometri quadrati. La sola zona
denominata 9002, è lunga ventidue chilometri e larga otto. Gira e rigira, dopo un’ora e
quarantacinque minuti di vana ricerca, abdico e faccio la consegna successiva. Stessa zona e devo
andare alla DHL. Che almeno ha un’insegna gigantesca fatta apposta credo, per i suonati come me.
Difatti la si vede da lontanissimo e ci si arriva per forza. Una stella cometa al lato pratico. Faccio il
mio e prima di congedarmi chiedo lumi su questa sedicente SBT. Nessuno sa nulla. Un
magazziniere e un’autista Francese, si prodigano anche a chiamare il numero che ho in bolla, ma
niente, non rispondono. Anche dalla sede non sanno darmi informazioni utili e decido di iniziare un
pellegrinaggio a piedi. Entro alla EUROPEAN LOGISTIC, con la scritta ancora più grande di
quelli di prima visto la lunghezza del nome. E’ divisa dalla DHL da una semplice e scassata rete, di
quelle che si usano anche nelle case per dividere il proprio giardino dall’altro. Scopro che è proprio
qua che dovevo arrivare e il sollievo per avercela fatta vince sullo smadonnamento in corso. Questo
accadeva circa due anni fa.
L’altra settimana: Depot MDF St. Pol de Lèon St. Martin des Champs. Anche qui, come generico
non si va tanto per il sottile. Qual è la via? E il Paese? Dicono che chiudono alle 18.45, sono a
trentasei chilometri di distanza e sono le 17.30 di venerdì. Poi fino a martedì non se ne fa nulla.
Metto in moto l’intuito e l’esperienza ma dove arrivo, non c’è nulla. Ah il GPS? Quello è più
sciroccato di me, lasciamo stare. Finalmente l’informazione che aspettavo:”devi andare a St. Martin
des Champs in rue Carolzec!”. Arrivo e cos’ho attorno? Prati, mucche e un allevamento di papere.
Dopo telefonata di fuoco e indicazioni comunque sommarie (vicino al Buffalo Grill e alla
Decathlon), arrivo a destino alle 18.40. L’indirizzo corretto? Meuble Chiort, rue Plouvron Morlaix.
In più è un magasine (negozio) e non un depot (deposito).
L’altro giorno: devo recarmi alla Transport Durand al 10 rue de la Rabotiere a St. Herblain che
praticamente, è alla periferia ovest di Nantes. Arrivo, parcheggio ed entro in questo bell’ufficio che
tratta marchingegni per il risparmio energetico. Le due giovani impiegate, intanto che mi parlano e
mi chiedono le solite cose del tipo se sono un camionista (no, sono un miliardario masochista che si
diverte a farsi fare un fondo tanto e vado in giro col camion perché fa fico…), da dove vengo, etc.,
tra un sorriso e l’altro cercano su Google Maps la tal TransDurand, ma nulla. Ci si saluta, ringrazio
e via, verso nuove scoperte! Risultato: il posto giusto? Sempre a St. Herblain ma alla AB Transit
Course in rue Soweto. Bel colpo, uguale uguale insomma.
Tre esempi distanti nel tempo che simboleggiano quello che accade due, tre, cinque volte a
settimana. E poi, se chiedi informazioni per strada, novantacinque persone su cento non sanno nulla,
nemmeno di chi hanno a fianco. E si vede che non lo sanno perché non lo sanno, e non perché non
te lo vogliono dire. Sono molto gentili e provano, come dimostrano le frasi di pocanzi, a chiamare, a
cercare in Internet, insomma se possono, ti aiutano. In generale, riflettevo su questa ennesima
differenza e ne traggo che sono abbastanza refrattari alla curiosità e al pettegolezzo. Da noi, quando
chiedi un’informazione, inizi a vedere facce che si illuminano o si corrucciano a seconda se si sa o
meno, rispondere. E quasi sempre le risposte sono accompagnate da un corollario di curiosità e
ragionamenti del tipo “ che gli porti? Tanta o poca roba? (ma che ti frega a te!), il figlio di, cugino
della, trasferito là, spostato su, perché quella volta, mi ricordo che, etc. etc. etc. ! Inizi con un
“buongiorno signore/a, mi scusi, saprebbe…” e finisci con un “ciao! Ciao! Alla prossima!”.
Siamo eccezionali, c’è poco da dire. E sì, perché a mio avviso questo atteggiamento un po’
invadente fa dialogo e ti fa sentire partecipe ovunque. E’ l’Italia! E come l’Italia non ce n’è. Nel
bene e, ma in queste righe non pensiamoci, nel male. Buona strada.








Gia’ come l’Italia non ce n’è… puo’ anche capitare di chiedere un’indirizzo ad un passante ( è successo a me anni fa’) e quello molto dettagliatamente ti fa’ la mappa con le mani dicendo: guarda saranno due Km al massimo da qui (sospiro di sollievo mio che cerco il luogo da un’ora)prima a destra, poi prima a sinistra, seconda a destra poi sempre dritta fino alla rotonda…. alla rotonda .. GRRRRRRRRRRR… (nuvoletta di fumo mia).. un gentile colpo di vento sposta dei rami sulla testa del passante/informatore (che improvvisamente ho voglia di picchiare)e voila’.. sul muro nascosto dai rami spostati dal vento, la tabella con la via che cerco… hahahaha, non sò se ha capito il pericolo che ha corso .. ma dico se le cose non le sai, salle o stai zitto !!!! Ciao Fabrizio, sempre divertenti e piacevoli i tuoi “diari di viaggio”… Un abbraccio !!
Bel racconto…pieno di verità!!! Tanto a tribolare siamo sempre noi!
In Italia però (almeno a me capita spesso) siamo specializzati in indirizzi…snc.
Che non sono le vecchie Società in Nome Collettivo…ma i Senza Numero Civico…
Che sia un effetto della crisi anche questo: risparmiare sugli indirizzi???
Te li raccomando in viali lunghissimi, con ditte senza insegne e con campanelli invisibili…senza posto per parcheggiare se non la corsia di marcia, scendere a chiedere informazioni al primo passante avvistato e trovare SEMPRE la persona che non è del posto!!!
Per fortuna non è sempre cosi e se fossero solo questi i nostri problemi potremmo ritenerci ancora dei signori… vabbè tirrem innanz!
Ciao e buona strada per la settimana!! Aspetto il prossimo racconto!