Meno dei cani

In attesa di sapere se prima o poi andrò col camion anche in Gran Bretagna, per questa settimana ho
vagabondato per strade e per mari famigliari e, quelle poche volte che succede di fare la doppietta
Sardegna/Corsica come questa, di volta, non dico che sia una vacanza, ma quasi. Per certi aspetti.
Per altri meno.
Paesaggi di incomparabile bellezza, coste piene di scogliere ove si incastonano spiagge morbide
accarezzate da mare limpido ora azzurro, ora blu. Entroterra selvaggio e magico dove il colore
verde la fa da padrone. Caratteri e storie che si lasciano trasportare e mescolare nel tempo, dal
tempo e dal vento.
Il pane Guttiau che accompagna salame, pancetta magra e pecorino di contadino DOC del paese
limitrofo a quello natìo di mio padre, seduti sotto un albero di sughero in mezzo al silenzio è una
roba da sballo, altro che sostanze stupefacenti. Questo è stupefacente!
Ma… Ma mica devo fare il promoter turistico. Non ho ancora sporcato di inchiostro sto foglio
bianco che sto già divagando come sempre. Chiedo venia.
Cosa  volevo raccontare? Ah sì, ora ricordo. Faccio un passo indietro e (ri)inizo con: c’era una
volta, tanto tempo fa, il servizio di leva militare obbligatorio. Tutta sta roba, abbreviata nel termine
più semplice di, naja. Dopo ventuno anni da quando mi sono congedato, mi porto ancora appresso
dei ricordi di quell’anno passato a carico dei contribuenti, sotto il tragicomico comando
dell’Esercito Italiano. Addirittura, mi porto appresso anche un paio di amicizie, bella cosa, non c’è
che dire. Uno dei ricordi che i miei sensi hanno, è quello delle lenzuola del letto o meglio, della
branda.
Da profano dei tessuti in genere, non saprei come definire tecnicamente il cotone impiegato per
farle, sta di fatto che l’unica parola che riesco ad accostargli è, compatto. Così le lenzuola non erano
mai veramente morbide per via della loro grossezza. Bianchissime e con un odore di pulito
industriale senz’anima. E poi, soprattutto all’inizio, era davvero strano dover dividere uno stanzone
adibito a dormitorio, con altri sette personaggi per un totale di otto me compreso.
Quell’anno l’ho passato sommariamente bene e un po’ anche lì, grazie ai commilitoni, ho imparato
a come stare al mondo. Ed è sempre lì che ho preso la patente per il camion.
Partire e staccarsi dalle proprie abitudini e dai propri affetti però, fu arduo. Lo fu per chiunque.
Da quell’anno in poi, la cosa è nota. Almeno per me ovviamente ma voi immaginate. Ho sempre
zingarato in lungo e in largo, a destra e a manca, su e giù e pure nel mezzo. Poi accade che devi
prendere la nave o traghetto, fate voi, per raggiungere le isole citate qualche riga sopra. O la Grecia.
Livorno Olbia dura sette ore e se parti a mezzanotte, per forza vai a nanna. E qui, ritrovo il dover
dormire in compagnia perché le cabine ospitano quattro letti. Non ti abbinano a una donna neanche
per sbaglio, più facile vincere al Lotto. In compenso ci si ritrova tra camionisti, come se uno non ne
avesse già abbastanza dei colleghi. Per strada, al ristorante, al supermercato, nei posti di
scarico/carico, etc. Pure al cesso e qua, pure a letto! Che poi le cabine delle navi sono come due
cabine di camion messe assieme dunque, in quattro che ronfano, russano, scorreggiano e lasciano
disseminate in giro scarpe degne del gorgonzola day, sai la pacchia.
E le lenzuola. Le lenzuola e la consistenza del lettino, sono come quelli della naja. Il tutto, unito al
fatto che esser per mare genera in me una strana sensazione di impotenza perché si è in balìa della
natura che detta tempi e  modi, mi fanno venire il magone. Mi fanno fare un salto indietro nel tempo
di venti  e più anni così dentro, mi sento piano piano, lacerare. Mi sento le viscere che si
contraggono un po’ e mi sento lontano e solo. Uff che sensazione sgradevole. E con questi altri tre
individui sconosciuti attorno, che condizionano e rovinano la mia libertà,  mi sento ancora più solo.
Mica è colpa loro, io rovino la loro. Ci si condiziona a vicenda.
Invece gli animali domestici, nelle navi, hanno ognuno una cuccia. Facile capirne il motivo o i
motivi. Altrimenti si sbranano, litigano e chissà quali casini combinano. Rimane che loro sono più
privilegiati di noi camionisti. Loro viaggiano soli e beati mentre noi, siamo ammassati come bestie.
Senza la minima considerazione di cosa può voler dire, per qualcuno (ma mi sa per tanti), dover
ammassarsi con gli altri.
Buona strada.

Un Commento a “Meno dei cani”

  • … inoltre, c’è chi dei coinquilini momentanei, nel bagno “delle bambole” in cabina, di quattro asciugamani ne usa cinque , vorresti farti una doccia ma gli altri saliti prima ti hanno preceduto e se sei fortunato, quando riesci ad entrare tu nel bagno si naviga per essere coerenti col mezzo su cui ti trovi…. e poi.. dormire è una parola grossa, perchè è in quel momento che ti viene in mente che esistono tanti pazzi nel mondo, uomini (?) in cerca di compagnia “maschile” per cui quella cabina è un paradiso e un pericolo per gli altri (hihihi) e che uno degli sconosciuti provvisori coinquilini, potrebbe essere uno dei sopracitati che sta’ aspettando che ti addormenti per fregarti il bagaglio se non peggio, e aspettando il sonno che non arriva, ti vedi mentalmente mille scene su cosa potrebbe succedere mentre dormi ignaro o su come eliminare il coinquilino che russa, scorreggia, emana odori formaggeschi o urla nel sonno proprio quando finalmente stai per addormentarti tu… comunque da racconti di colleghi , molti quelle azioni ” fastidiose” elencate, le fanno apposta per provare a far scappare qualcuno che proprio non resiste e preferisce una poltrona a quelle orrende compagnie…. e ti volevo anche precisare che succede eccome che si sbaglino , che ti ritrovi una donna in cabina o un uomo (nel caso di donne) ma stai certo che sicuramente è una novantenne senza denti e non certo la tua attrice preferita… Ma Fabrizio, è la nostra vita , e nel pacchetto ci sono anche “inconvenienti” come questi….

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