Pneumatici fuori uso: le proposte di Ecopneus

Esiste un intero “universo parallelo” creato dalla moderna società del consumismo dal quale Philip Dick, il noto scrittore di fantascienza (ispiratore di Blade Runner), ha tratto e trarrebbe tuttora (fosse ancora in vita) ispirazione: l’universo dei rifiuti. In questo “universo parallelo”, creato dall’esubero di produzione, da una mancanza di cultura civile, dal menefreghismo dilagante, alberga si nutre e si arricchisce il crimine organizzato.

Tra i tanti prodotti giunti a “fine corsa” (e ne potremmo citare a milioni a cominciare dagli elettrodomestici fino alle batterie e i sacchetti di plastica, etc.) gli pneumatici fuori uso (PFU) sono tra le maggiori cause di inquinamento ambientale, sia per l’occupazione illegale di vaste aree di suolo pubblico, sia a causa del diffondersi di malattie dovute dal proliferare di zanzare e altri insetti nelle acque stagnanti all’interno delle carcasse, sia per il rischio incendi e il conseguente diffondersi di diossina. In Italia, tra il 2005 e il 2012, sono state sequestrate ben 1.415 discariche abusive (fonte Legambiente), la maggior parte delle quali concentrate al sud e chissà quante altre ancora sono in esercizio.

Tutti gli anni nel nostro Paese circa 380.000 pneumatici dicono “amen”, di questi solo un quarto va in paradiso, ovvero viene riciclato secondo i canoni indicati dall’UE per il recupero della materia prima, una metà viene bruciata nei forni industriali per la produzione di cemento e l’ultimo quarto? Che fine fa? Viene ingoiato dal fiume nero dei traffici illeciti e delle discariche abusive. Come mai? E’ presto detto: un cambio gomme costa mediamente 5/600 euro, in un momento di grave crisi finanziaria (che in realtà ci accompagna da quasi un decennio) per il “signor Rossi”, ogni occasione è buona per tagliare i costi e così, quando gli viene offerto un prodotto al nero e privo di garanzia ma a metà costo, anche il “signor Rossi” entra a far parte dell’ingranaggio malavitoso e connivente con l’acquisto di quelle gomme che, lì per lì, reputa un affare. L’offerta generata dall’illegalità a volte è estremamente concorrenziale, rispetto alla merce regolarmente fatturata e garantita, tanto da indurre, a volte, l’onesto cittadino (a corto di pecunia) a trasformarsi in complice indiretto delle organizzazioni mafiose. Quegli pneumatici, acquistati in nero, diventano immediatamente “merce fantasma” non tracciabile e destinata, inevitabilmente, alle discariche abusive, creando oltre a un danno finanziario per lo stato (ovvero tutti noi) anche all’ambiente.

I BUONI PROPOSITI DI ECOPNEUS

Ecopneus (società senza scopo di lucro, creata nel 2009 da Bridgestone,

Continental, Goodyear Dunlop, Marangoni, Michelin e Pirelli per gestire il rintracciamento, la raccolta, il trattamento e la destinazione finale degli pneumatici fuori uso in Italia) ha tenuto recentemente un interessante convegno a Roma presso la Casa del Cinema, immersa nei lussureggianti e sempreverdi giardini di Villa Borghese, dove si sono spese tante belle parole e tanti buoni propositi in merito alla “lotta all’illegalità, alla tutela dell’ambiente e alla creazione di nuovi mercati” ma, come sottolinea l’ex ministro dell’Ambiente, Edo Ronchi, che ha partecipato all’incontro, ci si domanda: “Perché solo ora?” Ovvero: è certamente encomiabile l’iniziativa delle maggiori case costruttrici di pneumatici di riunirsi in quest’attività consortile che prevede, oltre alla gestione delle attività di cui sopra, anche la diffusione di una cultura del riciclo e del trattamento dei rifiuti ma, stiamo parlando di un prodotto, lo pneumatico, nato nel 1888 grazie all’inventiva di un certo signor John Boyd Dunlop! Sono dovuti trascorrere 124 anni per accorgerci che gli pneumatici fuori uso inquinano e devono essere raccolti e trattati con le dovute maniere? Abbiamo (e non ci riferiamo solo all’Italia, perché il fenomeno è internazionale) permesso alle organizzazioni malavitose di prendere il controllo della situazione e solo in questi ultimi anni ci accorgiamo delle discariche abusive di pneumatici e dei TIR che viaggiano indisturbati pieni di rifiuti tossici (compresi gli pneumatici)?

E’ vero, meglio tardi che mai, e le iniziative proposte ed intraprese da Ecopneus sono veramente interessanti sia dal punto di vista tecnico/economico che etico:

Il Ministro dell'Ambiente , Corrado clini durante il suo intervento al convegno di Ecopneus

Fase 1) identificare tutti i punti della generazione del rifiuto-pneumatico; tracciare la mappatura completa di tutti i gommisti, delle stazioni di servizio, officine e, in generale, dei punti dove avviene il ricambio dei pneumatici operanti in Italia per monitorare i luoghi in cui i pneumatici vengono identificati come “fuori uso”; inserire in tale mappatura anche le aziende di demolizione di veicoli sulla base di specifici accordi che verranno stipulati con le relative Associazioni;

Fase 2) ottimizzare la logistica del sistema garantendo che il trasporto dei PFU, dai gommisti ai centri di stoccaggio temporaneo o agli impianti di recupero (parte fondamentale nella filiera del PFU), funzioni in maniera integrata ed efficiente;

Fase 3) garantire il processo di raccolta per alimentare tutti gli operatori; il flusso dei PFU da raccogliere deve essere costante e garantito, per poter sostenere un’economia locale che si rifletta positivamente su quella nazionale;

John Boyd Dunlop

Fase 4) promuovere la ricerca e lo sviluppo di nuovi impieghi dei materiali derivati dai PFU e diffondere efficacemente le possibilità di uso, sia negli ambiti già conosciuti che in applicazioni innovative;

Fase 5) monitoraggio e rendicontazione continui per evitare la dispersione dei PFU in modo illegale attraverso il controllo costante del flusso, rendendo trasparente ogni passaggio e favorendo una rendicontazione corretta.

INTERVENTI ECOPNEUS

Ufficialmente Ecopneus ha iniziato ad operare dal mese di settembre 2011. Fino al 31 dicembre 2011 sono stati raccolti ed avviati al recupero 72.468 tonnellate di PFU, raggiungendo e superando di oltre il 10% gli obiettivi di legge. L’avanzo di gestione, ottenuto grazie ad una attenta e corretta gestione complessiva dell’attività, consentirà ad Ecopneus di destinare in questo esercizio una cifra pari a 750 mila euro alle attività di prelievo da stock storici.

Inoltre, il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, durante l’incontro romano, ha annunciato la partenza delle operazioni di prelievo di 3.000 tonnellate di Pneumatici Fuori Uso da parte di Ecopneus che giacciono accumulati a Oristano nelle vicinanze di una delle zone umide d’importanza internazionale protette dalla convenzione di Ramsar. Il sito sardo è stato abbandonato a causa del fallimento della società che avrebbe dovuto riciclare i pneumatici.

MA COSA CI FACCIAMO CON I PFU?

Quando si parla di pneumatici “fuori uso” si intendono quegli pneumatici che non sono più buoni neanche per la ricostruzione, ovvero dei rifiuti. Oggi, per legge, in base al DM 11/04/2011 n° 82, questo rifiuto deve essere inviato ai centri di raccolta e recupero: di questo, in larga parte, è responsabile la Ecopneus. Il PFU a questo punto può prendere due strade: quella del recupero di materiale o quella del recupero di energia. Il recupero del materiale avviene tramite triturazione ma, per arrivare a questo stadio, bisogna separare la parte metallica della carcassa da quella di gomma, operazione che richiede dei macchinari specifici. Dopodiché, il granulato e il polverino di gomma che si ottengono mediante triturazione meccanica a temperatura ambiente (o a bassa temperatura, utilizzando l’azoto liquido) vengono utilizzati come componenti aggiuntivi nella creazione di asfalti ad alte prestazioni. Tali composti infatti presentano delle peculiarità notevoli in termini di resistenza agli agenti atmosferici ed elasticità. A Torino, recentemente, in via sperimentale è stato asfaltato un tratto di 1.200 metri con conglomerato bituminoso contenente polverino di gomma derivante da Pneumatici Fuori Uso.

I PFU destinati al recupero d’energia, invece, vengono utilizzati in vari formati (intero, ciabatta, cippato) nei settori industriali altamente “energivori”, come cementifici o centrali di produzione di energie/vapore.

COSA NE PENSA IL SIGNOR ROSSI

Dall’ottica del “signor Rossi”, che deve fare i conti con una vita sempre più cara, con le rate del mutuo, con il costo del carburante, l’r.c. auto e i costi di  manutenzione della vettura, però cambia ben poco se non essere stato ripreso e rampognato per aver acquistato gli pneumatici in nero. Allora ben vengano i progetti a lungo termine e le iniziative “verdi” ma un vecchio proverbio recita: “una mano lava l’altra e tutte e due lavano il viso”. Pertanto le case costruttrici dovrebbero iniziare a pensare a una limitazione dei prezzi in modo tale che il “signor Rossi”, quando deve cambiare un treno di gomme, non venga tentato da offerte piratesche. Una politica volta al contenimento dei prezzi sarebbe un’arma in più contro la lotta alla criminalità organizzata che, oggi come oggi, fa della concorrenza sleale la sua arma vincente.

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