Anidride Carbonica & dintorni

Alcuni hanno pensato ad un colpo di sole, invece no, la notizia era molto chiara, semplice e lineare nelle sue motivazioni: la Toyota non commercializzerà veicoli solo elettrici in Europa in quanto la nostra energia non è sufficientemente green, ovvero la produzione emette ancora troppa CO2; il che, in parte, inficierebbe i vantaggi derivanti da una propulsione 100% elettrica.

La questione potrebbe anche essere interpretata come una elegante via di uscita per concentrare i propri sforzi commerciali solo sulla trazione ibrida che è il punto tecnologico di eccellenza del colosso giapponese.

Vero è che il tema delle emissioni inquinanti per la produzione di energia si trova spesso al centro del dibattito quando si parla di mobilità a “zero emissioni” (in movimento).

Qualche numero può aiutare a fare chiarezza. Si dovrà prendere in considerazione tutto il ciclo produttivo dei diversi tipi di carburanti considerando il processo detto “dal pozzo alla ruota”.

Le emissioni di CO2  per un veicolo di segmento C sono:

-a benzina 184 g/km

-a gasolio 136 g/km

-ibrida 105 g/km

Confrontiamole con quelle di un pari veicolo con trazione 100% elettrica con il mix di produzione che vi è in Europa:

-62 g/km

I numeri sembrano essere rassicuranti, certo una forte produzione di elettricità attraverso fonti fossili può ridurre significativamente questo vantaggio ambientale ma il dato europeo medio migliora del 40% i valori della propulsione ibrida.

Se poi consideriamo anche la produzione di energia da centrali nucleari l’abbattimento è quasi totale; il livello di emissione è di 2 g/km di CO2.

Ma qui intervengono altri elementi di valutazione molti più complessi, ma che possono essere alla base delle scelte giapponesi in quanto la produzione di energia nel loro Paese deriva in larga parte da nucleare ed hanno ribadito questa scelta nonostante Fukushima.

Insomma se il problema da risolvere a livello globale è quello della riduzione delle emissioni globali di CO2 il passaggio all’elettrico sembra ineludibile.

BMW i3. State of art della mobilità elettrica.

A questo punto conviene fare un po’ di sintesi, facendo anche riferimento ai blog precedenti:

-abbattimento delle polveri sottili con conseguenze a livello di salute pubblica e legale per gli amministratori pubblici

-abbattimento delle emissioni di CO2 in conformità con quanto previsto dalle norme europee

-autonomia reale di 100-150 km

-integrazione con altre forme di trasporto pubblico

-interazione con smartphone e tecnologie cloud.

Sembra evidente che la mobilità elettrica sia ideale per la mobilità urbana del XXI secolo; lo scenario è ben delineato.

Adesso devono provare le case costruttrici a ragionare in maniera diversa per produrre veicoli dai costi compatibili con il mercato e ridurre le barriere all’accesso senza contare sui sussidi pubblici che rischiano di essere una stortura del mercato.

Le Smart City del 2020 richiedono che tutti gli attori presenti sul palco siano smart!

“E’ l’economia di sistema bellezza”, direbbe un disincantato Humphrey Bogart.

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