British Mood!

Dalla zona nord est di Londra, mi dirigo verso la parte opposta. Percorro la A406 che è la North Circular Road. Scampato il pericolo degli immigrati clandestini e sverginato da questo evento, ormai mi sento parte del luogo. Mi lascio tirar dentro a questo composto caos di persone e macchine. Il tempo è quello tipico che ci viene sempre riferito, ovvero grigio, umido e piovoso. Le case tutte uguali e schierate lungo la strada, corrispondono perfettamente a quelle che si vedono nei film o telefilm britannici. Ripercorro con la mente pellicole cinematografiche come Danny the dog, Holligans, The Snatch. Una Londra vissuta in celluloide che ora è qua, una Londra che ora mi contiene. E’ molto affascinante. Quando vedo le insegne stradali che indicano West Ham, Totthenam e altri quartieri resi famosi dalle rispettive squadre di calcio, mi sento… non so come mi sento! Ma che cavolo, fa figo esser qua. Quando intravedo una porzione delle tribune dello stadio di Wembley, so che sono vicino alla meta. Intanto le abitazioni in serie, carine e discrete, hanno lasciato il passo ad alloggi più trasandati. E qui vi abitano islamici con tunica e burqa. Attenzione! Nessuna polemica o giudizio discriminante, ma è un fatto incontrovertibile. Tutte le zone più brutte delle città, e di città in Europa ne ho passate in rassegna davvero tante, sono abitate dagli immigrati di ogni dove. Spesso musulmani. E quel senso di brutto e fatiscente che si percepisce dei loro paesi attraverso i media, se lo portano appresso anche in giro per il mondo. Mai una facciata dipinta di fresco, mai una cosa ad abbellire un luogo. Mai un senso feticistico che ti faccia sentire di appartenere. Sempre e solo il senso di utilizzare una cosa per uno scopo, senza poesia. Come i camionisti che hanno viaggiato con me, in treno.
Ecco, Park Royal. E’ la mia uscita e cinquecento metri dopo sono dal corriere. Ho trentacinque cubi di merce da tirar giù, un lavoraccio. Anche le costruzioni ad uso lavorativo, in questa zona almeno, sono di mattoni rossi e marron, come le case e come tutti gli immobili del nord Francia, Belgio, Olanda. Tutta quell’aria inglese che respiravo e di cui scrivevo uno o due anni fa, girando il nord del nostro vecchio continente, ora si conferma. Mi compiaccio allora, per un momento, col mio sesto senso, col mio sentire. Che quando si fa comandare dalla pancia, sede dell’anima, non sbaglia mai.
I ragazzi dello scarico mi accolgono con bonarietà e mi offrono un tea. Insomma un classicone. Uno di loro sfoggia sul cranio rasato, un tatuaggio raffigurante la faccia di Cristo con corna e lingua da Belzebù. Un altro ha scritto Chelsea un po’ovunque, collo, cranio, braccia. Sono evidentemente dei curvaioli da stadio e guardandoli, magri rasati pallidi, con bomberino e anfibi, immagino da che parte stanno. E me li vedo a menar botte. Dopo un paio d’ore la cassa è quasi vuota e arriviamo al pezzo forte: tre bancali di pavimenti legno e pietra. Tirali giù? Un’impresa titanica. Lunghi due metri e mezzo e pesanti non so quanto, non riusciamo a muoverli. Così, nell’indecisione se scaricarli o no, nell’abisso di decine di chiamate fra me, l’ufficio, il cliente finale, il fornitore e loro, alle tre del pomeriggio sono ancora lì. Ero arrivato alle nove…
Ma bisogna tirali giù e con due trans pallet e in quattro, riusciamo ad aver la meglio. Non senza sforzi e fucking shit ripetuti a nastro. Il tipo col cristo indiavolato tatuato in testa, all’ennesimo sforzo scorreggia platealmente e tutti scoppiamo a ridere e in
coro esclamiamo: Oh fucking shit! Qualche momento di ilarità non guasta mai e anzi, salda i rapporti, seppur fugaci e occasionali.
La poca luce solare che da dietro alleggerisce le nubi grigio topo, inizia a farsi ancor più flebile. Speravo di fare il percorso a ritroso, verso Folkstore, col chiaro. Ma il tempo perso e il chilometrico incolonnamento cittadino, mi condannano all’ennesimo viaggio immerso nel buio generale. Beh, fatto salvo per lampioni, luci varie e fanali.
Scarpe nere, calze nere al ginocchio, mini nera e soprabito beige in un’improbabile stile tenente Colombo. La ragazza che cammina lesta sul marciapiede incrocia il mio sguardo, la saluto con un cenno della testa ed un sorriso. Lei ricambia e continua per la sua. Penso: Hey, baby! Big italian stallion! E me la rido da solo per questo estemporaneo siparietto mentale che mi sono confezionato.
Dopo una mezz’ora in cui continuo a partecipare attivamente al caos stradale, da una citycar nera scende un dandy che, avvicinandosi alla mia portiera, si mette a starnazzare non so che. Capisco solo touch me! Touch me!
Quello che ho pensato? Ve lo scrivo papale papale e in dialetto: touch me? Oh, ma te son recion e te vol che te tocco qua, in meso alla strada? Brutto porco!
Il tipo sostiene che l’ho toccato col camion. Gli faccio notare che son fermo, che ho il freno di stazionamento inserito e che, soprattutto, sono a un metro e mezzo da lui! Io non lo so, mi capitano sempre questi tipi. Due volte a Parigi, una a Barcellona, a Francoforte o giù di lì. Ora qua. Mah! O che ho la faccia da pirla, o che ne so.
Fatalistico, gli dico, per la seconda volta in giornata, “call the Police”. Per tutta risposta mi ripete “you touch me” e riparte. Valli a capire. Forse voleva davvero farsi toccare, sto dandy finocchio.
A forza di dai e dai, riesco a portarmi fuori città. Due incidenti di lieve entità provocano rallentamenti sulla M20 che avevo percorso dodici ore prima, dall’altra parte. La guida a sinistra che tanto mi impauriva, mi è entrata subito, tanto da cimentarmi anche in qualche sorpasso.
Alle 19 ora locale, sono al channel tunnel e alle 19:24 sono seduto nel vagone passeggeri, in movimento verso la Francia. E quando ho rimesso le ruote per strada, per un attimo ho esitato. Stavo per mettermi a sinistra! Guardo dietro, soppeso le sterline in moneta, sogghigno. Come prima volta in UK, niente male. A questi ritmi se passo due mesi là, o mi trovate sotto il Blackfriars Bridge come Roberto Calvi, o divento Re!
Sto scrivendo queste righe e ho il mal d’Inghilterra. Dai sapete, come il mal d’Africa. Non vedo l’ora di tornare e di spingermi in su, in mezzo a quell’enorme isola per scoprirla un po’, magari fino a Glasgow o un po’ più su.
Buona strada.

Un Commento a “British Mood!”

  • ironduckmoni scrive:

    Bello come sempre seguirti nei tuoi viaggi, immaginarsi le scene, le descrivi cosi bene che sembra di esser li con te! E non ci si annoia mai!
    Chissà se il tipo dandy voleva veramente una “toccatina”!!!! :-)
    In attesa di nuovi diari di bordo ti auguro una buona strada!
    Ciao, a presto!! Bbye!!!

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