Eresie

Una nuova cultura dell'auto si fa strada

Questa è una digressione dal mondo del mobilità elettrica, per allargare lo sguardo al mercato generale dell’auto in Italia ed alla sua incapacità di far fronte ai cambiamenti strutturali e culturali che hanno investito il settore. Lo spunto è l’evento che qualche giorno fa, l’8 ottobre, il prof. Giamprimo Quagliano ha organizzato a Roma, in piazza del Gesù forse sperando nel miracolo di ridisegnare un mercato che è stabile a 1.300.000 veicoli di cui almeno 100.000 venduti sottocosto.

A Giamprimo mi lega un rapporto di stima e amicizia professionale anche se ritengo che nel suo ruolo di ufficio studi dovrebbe sferzare maggiormente il mondo automotive che risulta incapace di un vero confronto propositivo sul suo futuro.

Ammetto di non aver partecipato al convegno ma, letto il comunicato ho provveduto a telefonare ad un paio di amici giornalisti per aver conferma di ciò che traspariva dal testo.

Era la drammatica realtà. Quella di un mondo schiavo di se stesso, incapace di capire esattamente cosa succede e che si rifà noiosamente alle stesse regole che hanno funzionato negli ultimi 50 anni per sperare di uscire dal cul de sac dentro cui si trova. Vero è che i manager italiani sono espressione delle politiche commerciali delle case madri ma al contempo qualche coraggioso capitano di ventura farebbe bene al sistema.  Un sistema che si basa su alcuni miti che è bene sfatare:

  1. Il mercato a 2 milioni di vetture. E’ un mantra per quasi tutti i manager del settore che sperano e si affidano a questa cifra miracolosa per sopravvivere. Ebbene occorre essere molto chiari quella cifra non tornerà più. Alix Partner dice che forse sarà raggiungibile nel 2020, ma credo che sia un miraggio a cui concorrono molti fattori tra cui la densità del mercato italiano che con 600 veicoli ogni 1000 abitanti ci pone ai vertici dell’Europa.
  2. Un parco di vetture anziane da sostituire. Questo è considerato il bengodi a cui tutti aspirano da sempre, senza considerare realmente che coloro che non cambiano l’auto da anni probabilmente non lo fanno perché amano una vecchia Dedra o una Punto d’antan ma che non hanno le disponibilità economiche per farlo e quindi più che al nuovo potrebbero rivolgersi all’usato. Inoltre le percorrenze medie sono diminuite e la situazione economica è poco promettente.
  3. Il mercato mondiale sta crescendo. Vero, peccato che l’Italia e la vecchia Europa stiano invece flettendo il che significa dover adottare strategie diverse e visto che tu sei il top manager dell’Italia forse conviene provare a pensare come agire qui e ora anziché crogiolarsi nella visione indiana o cinese.
  4. La tecnologia ci salverà tutti. Dall’onanismo ingegneristico a quello commerciale il passo è breve. Smentito dai numeri. L’ibrido, in Italia, riesce adesso dopo 15 anni a raggiungere l’1% del mercato, l’elettrico che richiede una visione di sistema vale pochissimo senza considerare che la tecnologia costa e pochi sono oggi disposti a pagarla.
  5. La crisi è una grande opportunità. Abolirei la parola crisi in quanto una contrazione globale dell’economia che si protrae per 5 anni e di cui non percepisce una inversione di tendenza è una crisi strutturale del sistema, che può rappresentare un’opportunità se sei capace di cambiare angolo di visuale.

Insomma chi doveva indicare delle ricette ha ripetuto in maniera stanca le stesse risposte e gli stessi concetti che da anni impediscono una rivoluzione culturale del modello di business.

Nessuno mette mai in discussione le modalità di vendita, i costi della struttura commerciale, che si parli sempre di possesso dl veicolo e mai di utilizzo, di una diversità profonda delle esigenze di mobilità di chi vive nei grandi centri urbani rispetto agli altri.

Pensateci :le iniziative di marketing sono sempre le stesse indipendentemente che uno stia a  Milano oppure ad Arquata Scrivia.

Il mondo dell’auto non sopravviverà a se stesso se non prova a mettersi in gioco davvero ripensando, per il mercato europeo, il proprio modo di essere, avendo il coraggio di ribaltare completamente il modo di giocare.

Temo che sia tardi però, uno degli aforismi più famosi di Jack Welch recita: “Cambia prima di essere costretto a farlo”.

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