Frankfurt e il Sistema Germania

Francoforte è destinato a segnare, tra i Motorshow europei, il cambio di passo dell’innovazione tecnologica e l’apertura verso il nuovo.

Nell’edizione 2009 (la kermesse tedesca si tiene ogni due anni alternata con Parigi) fu la Renault a stupire con la presentazione di 4 modelli elettrici tutti oggi attualmente in produzione e con il Kangoo EV che ha appena festeggiato i 10.000 esemplari venduti.

Quest’anno è la VW a stupire con le sue dichiarazioni chiare, nette, prive di possibili fraintendimenti sulle motorizzazioni future: ibride ed elettriche.

A dire il vero è stato il Salone che ha celebrato, a 15 anni di distanza dal lancio della prima Toyota Prius, l’apoteosi di questa tecnologia che oggi permea la gamma di (quasi) tutti i costruttori. All’appello manca il Gruppo Fiat che, dopo aver scoperto il mondo del lusso con un decennio di ritardo, probabilmente attenderà che gli altri abbiano ben acquisito la leadership su queste tecnologie per inseguire.

Quello che è interessante rilevare è la capacità della Germania di muoversi come sistema Paese. Se analizziamo il percorso vediamo che tutta la parte dell’innovazione parte da Bosch, compresa la pressione lobbystica a livello europeo per normare le nuove tecnologie.

I car makers tedeschi condividono ed interpretano con le loro caratteristiche di brand e la politica gestisce e indirizza le scelte del Paese in un’ottica di supremazia tecnologica tedesca.

Non a caso la signora Merkel a giugno, insieme al Presidente degli industriali tedeschi, hanno ripetuto la convinzione che la mobilità elettrica sia destinata a crescere dando come obiettivo 1 milione di auto elettriche in dieci anni sulle strade tedesche.

Anche Obama aveva dichiarato numeri oggi irraggiungibili, ma il fatto che vi sia stato un endorsement così rilevante da parte anche dell’industria è un indicatore forte di quanto e come la Germania sappia muoversi in maniera coordinata.

Vale la pena di ricordare che Siemens e Bosch sono anche tra i principali players nel settore delle colonnine di ricarica e che stanno lavorando sulla cybermobility.

Inutile negare che l’Italia ha perso anche questa opportunità tecnologica essendo incapace di guardare proattivamente al futuro, vincolata, da un’industria automotive che vive di finanza, di promesse e di visione di breve termine e da una politica che traccheggia tra magistratura, cavilli, pandette e battute.

Pensare che sulla mobilità elettrica eravamo dei precursori.

Legge 19 giugno 1940-XVIII, n. 839

Il 19 giugno del 1940 venne infatti promulgata una legge da Vittorio Emanuele III che imponeva, dal 1 gennaio del 1941, per determinate tipologie di veicoli in servizio nei centri urbani la trazione elettrica ad accumulatori!

Erano tempi…

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