L’era dell’intelligenza

La notizia è del 13 maggio.

La fonte autorevole “Il Sole 24ore”.

Non risultano smentite.

Tesla in Borsa capitalizza più di Fiat.

Se Pensiamo che il marchio americano ha iniziato solo ora una vera e propria produzione di serie, che fino ad oggi ha prodotto circa 16.000 veicoli, che la sua storia data come inizio 2003 si ha una sensazione di stordimento.

La grande industria automobilistica italiana che ha rappresentato uno dei motori dell’economia per oltre 100 anni, che ha contribuito al mito del boom economico, che ha permesso a molti di conquistare i primi chilometri di libertà viene ridimensionata in Borsa da una quasi ignota società creata da un visionario americano.

E’ la finanza bellezza e tu non puoi farci niente, niente! Interpretiamola in un altro modo; da un lato vi è una realtà industriale importante con orgini italo-americane (ma è debole sui mercati emergenti e sui next eleven); milioni di vetture prodotte, centinaia di migliaia di operai ma che sta raccontando al mercato di avere una visione del futuro senza grandi cambiamenti. Un domani simile ad oggi.

Dall’altra un Golia, made in Palo Alto, che ha solo da offrire una concreta visione di come sarà la mobilità del XXI secolo e debbo anche dire che alcune parti della narrazione sono un po’ tradizionali.

Eppure conquista spazio sui media, simpatia e forse qualche decimo di quota di mercato. Ma soprattutto è coerente con il nuovo modo di interpretare il mondo.

Finita l’era dell’apparenza siamo in quella dell’intelligenza.

Chi sarà lo Steve Jobs dell'automobile?

Siamo davanti ad un cambiamento. I numeri non lo stanno ancora raccontando perché non si è ancora trovata la killer application; ma vi è un fermento, un rumore che arriva da lontano e che arriva da settori non sempre automotive e, come accadde per la Smart 20 anni orsono, sarà l’”innovazione aliena” a determinare i nuovi parametri del gioco.

Certo accanto ad una storia di successo ve ne sono altre che annaspano e falliscono come Coda Automotive o Fisker ma ciò è sempre accaduto basta guardare indietro di 30 anni e sulle nostre strade circolavano autovetture marchiate Talbot, Simca, MG.

Nel maggio del 1989 la rivista americana “Marketing” scriveva:

“Nel 1939 su gran parte delle automobili che circolavano per le strade spiccava l’emblema britannico: Austin, Morris, Rover, Triumph ecc.Nessuno aveva sentito parlare di Honda ci sarebbero voluti ancora 10 anni prima che la marca nipponica commercializzasse la prima vettura.A quei tempi la Gran bretagna era il maggior esportatore Mondiale di automobili e non c’era bisogno di preoccuparsi di quelle fabbriche automobilistiche giapponesi dai nomi bizzarri…”

Il resto è storia.

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