Oggi ne è valsa la pena

Ho già percorso circa cinquecento chilometri oggi, ho messo a segno dodici consegne. Ho fatto metà giro in un giorno eppure non sono per nulla stanco e non ho nessuna voglia di fermarmi. Ho tre ore a disposizione e disto dall’ultimo scarico giusto giusto tre ore di strada. Allora vado avanti, allora faccio la corsa sulla notte, che alla mia destra avanza con le sue fauci scure, ingorde, e mangia l’azzurro alla mia sinistra. Poi lo vomita, trasformato in un rosso violaceo e rigonfio. Io, beh, ora che sto così bene, ora che ho la colonna sonora perfetta per questo momento, volo dentro il tramonto e oggi è valsa la pena essere un camionista. E’ tutto il giorno che una certa magia mi ha accompagnato. Tutto è andato bene, sembrava di viaggiare sui cuscinetti d’aria dei treni d’altissima velocità giapponesi. Dopo la scorpacciata di cielo che s’è fatta, la notte fuma una sigaretta e la luce della piccola brace è impersonificata dalla luna. Anche adesso mi sembra d’essere a qualche centimetro da terra. Tutte queste curve, tutti questi saliscendi, percorsi in modo così sinuoso. Certo però, il Volvo sarà anche un bel camion, ma ha una potenza luminosa che fa schifo, sembra di non aver fari.
Non so perché negli ultimi tempi sono così introspettivo nei miei scritti, fatto sta che anche questa volta mi viene da domandarvi qualcosa, più o meno sul filone dell’altra volta, e cioè: Quante volte avete pianto, nel bene e nel male, per “colpa” del camion? Che abbiate pianto come un moccioso, o che al vostro posto sia stato il cuore a versare una lacrima che ha fatto pling sul fondo dello stomaco che si stringe d’istinto, non importa. Quante volte, quindi? Ve le ricordate tutte, queste volte? Che bello sarebbe, poter ascoltare le vostre risposte immediate. Ascoltare i primi aneddoti che vi vengono in mente e che allora, probabilmente, vi hanno in qualche modo segnato. A me viene subito in mente quella volta là, tanto tempo fa, quando a qualche metro dall’Oceano, mi sono sentito così grande e forte e fiero e così io, così me stesso che pensai: qui, io sono. E furono lacrime felici. Oppure quell’altra volta là, quando a Termoli e quindi a solo qualche centinaio di chilometri da casa, mi sono sentito così lontano che credevo di essere dentro un incubo da film horror, non pensavo più possibile il rientro e piansi di paura.
Penso a quando portarono uno Stralis nuovo in azienda e io rompevo già da sei mesi che spettava a me il trattore nuovo. E quando lo vidi, così bello, nuovo e lucido e il capo mi disse che era per me, io ringraziai, dissi che non lo volevo e mi avvicinai al mio trattore che usavo e con cui condividevo quattordici, quindici, a volte diciottomila chilometri, al mese. Lo accarezzai, lo baciai (sì, lo baciai proprio, sui deflettori laterali) e con gli occhi lucidi dissi che: ghe voio ben a questo, me tegno questo. Lo dissi così, in dialetto, mentre il boss scuoteva la testa e sorrideva.
Oppure quando, dopo due giorni bloccato sulla neve ripartii per poi, quattro ore più tardi, fermarmi per un guasto. Dopo un’ora di inutili tentativi di meccanica improvvisata, sotto pioggia e neve, mi misi col corpo dritto, levai il volto al cielo, lasciai gli occhi aperti e vittime degli aghi freddi che scendevano e bestemmiai all’indirizzo degli dei, in un moto di rabbia e di sconforto, che mi fece odiare tutta la mia vita sul camion.
O ancora, quella per fortuna lontana notte, in cui ero dentro un baratro infinito e l’unico modo per tendere una mano verso l’alto di questo pozzo oscuro, fu mandare un sms. Che mi calpestò la mano e mi buttò ancora più a fondo. Mai mettersi con una donna sposata, crei solo danni se mandi messaggi fuori orario e, fuori orario, non sei nessuno.
Ma anche quella volta, ricordo, quando mi “persi” nelle colline toscoemiliane con altri tre colleghi, improvvisammo una cena e mangiammo e bevemmo da schifo, alla faccia di quelli che erano in colonna sulla A1, poco prima di Barberino in direzione sud e imprecavano. Storia tanto carina questa, che ne feci un capitolo nel secondo libro mio. E potrei andare avanti così per pagine e pagine, ma mi piacerebbe che a scriverle foste voi.
Buona strada

Un Commento a “Oggi ne è valsa la pena”

  • ironduckmoni scrive:

    Penso che ogni giorno ne vale la pena…per me è cosi, quando sali quei 4 scalini ed entri in cabina, ti si apre un mondo che non tutti conoscono e capiscono, anzi direi in pochi. Un mondo di emozioni, a volte belle e a volte un po’ meno, ma che sono quelle che ti fanno battere il cuore e sentire felice di fare questa vita e di essere su un camion. Ogni giorno c’è qualcosa che ti stupisce, che può essere un bel tramonto come hai raccontato tu, ma anche qualsiasi altra cosa… oggi per esempio sono entrata in una ditta a caricare e mi è venuto incontro un bellissimo cane bianco, mi sono inginocchiata davanti a lui e lui mi ha dato un bacio! Era troppo tenero! Piccole cose, ma non sono le piccole cose che tutte sommate rendono grande la vita?
    Comunque mi piacciono un sacco questi tuoi post “introspettivi” come li chiami tu. Belli, belli davvero!
    Buona strada sempre Fab! Ciao bbye!!

Lascia un Commento

Devi aver fatto il login per inviare un commento

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter

DALLE AZIENDE
Video News
Pit stop

Guidare senza patente di guida, da oggi non sarà più reato

Seguendo alcune trasmissioni televisive, in qui era presente il Ministro della Giustizia Andrea Orlando, si è appreso che la cancellazione del reato di guida senza patente è ormai imminente. Da f[...]
Leggi l'articolo e ascolta o scarica l'intervista...
Dai nostri blog
Link consigliati
Categorie
Dai nostri partner