Parole per Erre – prima parte

Sbuffando a pieni polmoni l’aria dalla bocca, in piena rassegnazione, Erre gettò uno sguardo al tramonto infuocato che stava eslpodendo nello specchio retrovisore, in un misto di colori a metà strada tra l’arancione e il rosa.
Il panorama era esaltato dal cielo, che se non fosse stato per il posto, l’ora e la fretta, sarebbe stato romantico e da godersi in buona compagnia, rigorosamente in silenzio.
Ma, come spesso accade in questo lavoro, i bisogni, i desideri e le aspettative delle persone normali vengono annullati dal senso del dovere che fare il camionistra, o la camionista nel suo caso, richiede.
A quell’ora, se fosse stata impiegata, maestra o casalinga, si sarebbe potuta godere quello spettacolo unico dalla finestra della sua cucina, mentre ad ovest tutto finiva, donando al glicine e agli oleandri del giardino una luce soave, quasi nobile.
Poi, quasi sicuramente, avrebbe spalancato le porte, inspirato aria a pieni polmoni, e inclinando un pò la testa e con una piccola smorfia, avrebbe affidato i suoi pensieri agli ultimi raggi del sole.
C’è sempre un istante, in ogni tramonto o alba, in cui apri gli sportelli dell’anima e lasci che tutto esca, come granelli di polvere che si perdono nel vento.
Il tutto dura pochi istanti, questione di secondi, per poi richiudere e ricominciare a vivere.
Invece no.
Altro destino.
Niente glicine profumato.
Niente pensieri, finestre e luci da favola.
Aromi decisamente più intensi hanno deciso di seguirla, di farle compagnia. Profumi fatti da olio, gasolio,gomme… quell’odore di plastica calda che hanno i teloni delle centine d’estate, oppure quello dei rimorchi frigo che assumo a seconda del carico che stai trasportando, e poi i caffè degli autogrill, le notti insonni e i giorni lunghi e stonati, passati tra un magazzino ed una statale, tra una canzone ed un sospiro.

Tangenziale Ovest, direzione Sud, sei di sera.
Iveco Eurostar nero, corsia di destra.
Colonna, tanto per cambiare.
Il baglio delle ultime luci del giorno è riflesso senza sosta dai tetti delle auto che la circondano, mentre il motore al minimo del suo camion continua ad invadere la cabina.
Tutto il resto, la fuori, è fretta e solitudine.
In quell’unico nastro metallico e luccicante che è la classica coda del venerdi sera (e non solo), fatta di pensieri, rientri e stanchezza, Erre vede il termine della sua seconda settimana consecutiva dall’alto della cabina,giocando con il cambio, la frizione.. coi ricordi.
Sa soltanto che è partita da Rotterdam quasi un giorno prima, correndo come una disperata, perchè sa che il carico di ananas che ha sopra deve arrivare a Latina entro la mattinata successiva.
Un viaggio normale, se vogliamo, anche se contornato da svariati episodi, fatti da code, colleghi gentili e colleghi che ti trattano con menefreghismo e arroganza, ha respinto un paio di avance pesanti ed urlato la sua rabbia, quando ha scoperto che per un errore di schedulazione, il suo carico era stato anticipato, con tanti saluti alla pausa ed a una doccia calda.
Passandosi il polso sulla fronte per detergere le goccioline di sudore che le imperlavano la fronte (la mano era coperta dal guanto da lavoro sporco), ha fatto passare la sua incazzatura assistendo al posizionamento del carico, vincendo le risatine stupide e le troppe occhiate di certi facchini (nel caso, il palo ferma carico era sempre li a disposizione), si è bevuta un caffè ed è ripartita.
Ed ora era qui, a concedersi qualche piccola distrazione nella cornice del tramonto.
Un ultimo sguardo al retrovisore di destra, che non sia mai che qualche BM s’infili proprio sotto il rimorchio, marcia bassa dentro e si conquistano altri dieci, venti metri.
Tanto se va bene i chilometri di coda saranno una decina, quindi tanto vale prenderla con filosofia.
La radio canta a bassa voce, con canzoni che (forse) meriterebbero maggiore attenzione. E invece sono li, a disperedere le note inutilmente, mentre le parole vanno a stamparsi sui finestrini per poi svanire come neve al sole.
Tra l’altro, è appena entrata nel suo primo anno di volante.
Un anno intenso, vissuto, passato attraverso mezza europa, sempre fuori casa, da sud a nord e ritorno.
Non facile per nessuno, soprattutto se si è donna.
Soprattutto se si è belli come lei.
Alta, capelli ricci al vento, occhi verdi dentro i quali qualsiasi persona vorrebbe perdersi…
Di quelle ragazzi che ti aspetti di vedere dietro alla vetrina di un negozio, o al bancone di un bar, che mentre di portano il cappuccino ti sganciano un sorriso spontaneo che non può non rallegrarti la giornata.
Ma ha deciso di fare la camionista.
La strada è una brutta droga…..

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