Scopi e obbiettivi del gruppo azione

La spada di Damocle del ‘Distacco Comunitario’ proviene dall’Est Europa (e più in là)
Ci mancava l’applicazione della normativa UE sul distacco comunitario a rimestare il coltello nella piaga dell’autotrasporto, rendendo la tenuta occupazionale ancora più a rischio.
L’allarme è stato lanciato dall’On. Debora Serracchiani, eurodeputata, componente della commissione Trasporti, la quale, in un’interrogazione rivolta alla Commissione Europea, chiede l’intervento di Bruxelles, sottolineando che “per alcune aziende italiane operanti nel settore dei trasporti sembra ormai pratica diffusa avvalersi di prestazioni di personale di lavoro temporaneo fornito da agenzie interinali stabilite in altri Paesi UE, con conseguenze negative sul fronte occupazionale per la categoria. Sempre più imprese scelgono di assumere i loro conducenti in Paesi che presentano un ridotto costo del lavoro, e tale tipologia contrattuale, ammessa dalla normativa europea, in alcuni Paesi come l’Italia viene percepita come un fenomeno negativo, attraverso cui si possono legalizzare situazioni di dumping sociale. Al di là delle conseguenze occupazionali per la categoria, viene inoltre messa a rischio la certezza di retribuzione pagata dalle aziende italiane alle agenzie di lavoro che, in teoria, dovrebbero versare i contributi al sistema previdenziale italiano. Se così non fosse, gli autotrasportatori assunti tramite agenzie localizzate in Paesi dove i costi del lavoro sono più bassi, rischierebbero di non ricevere la pensione”.
D’altronde quella della ‘concorrenza dell’Est’ è una situazione ineluttabile.
“Fenomeni come la delocalizzazione d’impresa nei paesi dell’Est, il distacco degli autisti o più semplicemente il cabotaggio, stanno rappresentando la frontiera più avanzata di quella che, di qui a pochi anni, sarà una vera e propria guerra dei noli terrestri su gomma tra i vettori dei paesi dell’Europa a 15, Italia compresa, e le imprese di autotrasporto dei paesi dell’Est Europa con in testa i polacchi, che stanno letteralmente stravolgendo l’offerta di vezione nel Vecchio continente” osservava un articolo del Corriere dei Trasporti del 5 febbraio 2013. “La marginalità nei servizi di trasporto nei prossimi anni sarà enormemente stressata dall’incremento del tasso di concorrenza e i vettori dell’Est Europa saranno il benchmark d’impresa. Da noi si continua a parlare di costi minimi, quando i TIR di imprese slovene, polacche, rumene ogni giorno varcano i confini italiani equipaggiati con doppio serbatoio riempito con in media 25/30 centesimi in meno per ogni litro”.
Ma siccome piove sul bagnato, il pericolo potrebbe annidarsi anche molto più in là ad Oriente.
Dai Paesi Bassi rimbalza l’inquietante notizia che alcune imprese europee stiano utilizzando autisti di nazionalità filippina, che costerebbero meno perfino di quelli dell’Est europeo (si parla di uno stipendio mensile di 600 euro); i camionisti filippini low cost starebbero già lavorando in Lettonia. Ma se questa notizia fosse vera, potrebbe essere un ulteriore segnale assai preoccupante.

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