” Uno dei tanti… “

Per l’avventura che sono finito qui, per cos’altro sennò?!
Beh, anche per i soldi.
Quelli piacciono sempre a tutti.
Cosa dice?! Che avventura è se un lavoro?
Lasci perdere, lei non può capire.
E poi cosa vuole?! E’ lei che mi ha fatto questa domanda, quindi non si lamenti delle risposte che le do!
Stia a sentire.
Noi siamo zingari, zingari di questo millennio.
Di frontiera in frontiera, di strada in strada, di casello in casello.
Viviamo in mezzo ad altri zingari come me.
Ognuno nella sua scatola di metallo e plastica.
Lei ci vede di notte e di giorno sempre sulla stessa striscia d’asfalto, e non come un aiuto all’economia o come lavoratori.
no, come degli ostacoli.
E mi dica che non è cosi che m’arrabbio e la pianto qui, Lei e la sua curiosità.
Ho voglia di andare a casa, di farmi una doccia, di dormire e anche di fare qualcos’altro.
Ma nella classifica di chi è più libero, io sono più avanti di altri.
Altri come Lei, per intenderci.
No, non mi fraintenda: non le sto mancando di rispetto, che cazzo!
Le sto solo dicendo che per me, per noi, è diverso.
Abbiamo scelto una libertà fatta di catene, di attese insostenibili, giorni e giorni passati davanti a questa o quella frontiera.
La solitudine delle attraversate nelle pianure nell’Anatolia o più giù, nel deserto saudita, tra preghiere che sembrano bestemmie e mani bianche da quanto sono strette al volante.
Caldo da scoppiare e freddo da farti cadere le dita se non stai attento.
Tutto assieme, tutto in un viaggio.
E non una volta ogni tanto.
Di norma un paio di volte al mese se si può.
E’ un senso di angoscia e libertà mischiate assieme.
Difficile da spiegare, meno da vivere.
Non siamo eroi, lo facciamo per scelta.
A nostro modo ci sentiamo dei duri, dei balordi, dei baroudeur, quando domiamo il Tahir o sopravviviamo alle autostrade yugoslave e alle mille insidie del “dopo Ankara”.
Però quando torniamo a casa non ci sono folle plaudenti.
Né parate in nostro onore o anche un semplice “grazie”.
Nulla.
Solo un camion ridotto uno schifo dentro e fuori, un mucchio di vestiti da lavare e un nuovo carico in attesa di essere piazzato sul rimorchio, che poi qualche cosa succederà.
I più fortunati di noi passano un paio di giorni a casa, giusto per parlare un po’ con i figli, magari accompagnarli un giorno a scuola, dare un colpo alla moglie a letto alla sera.
Scusi non ho capito?
Cosè un baroudeur?
Giusta domanda.
Si tratta dell’autista del medio oriente, detto anche “Lignard” , un uomo che non è solo conducente di un mezzo pesante, ma anche avventuriero, balordo, meccanico, zingaro, ragioniere, diplomatico, manager di se stesso e molto altro ancora.
Perché ride?
Cosa crede, che tutti ne siano capaci?
Guardi, le lascio le chiavi del mio Scania 111 e vediamo cosa sa fare.
S’accomodi .
Non vorrei però che il suo completino all’ultimo grido si sgualcisse, quindi lasci stare.
Mi sembra una brava persona, ma forse non per fare questo mestiere.
Pensi alla carta ed al suo ufficio, che a guidare lo faccio io!
Io un solitario, un burbero?
Si, è vero.
E non mi faccia perdere il filo del discorso, santa madonna!
Allora, le parlavo di noi camionisti che facciamo il Medio Oriente e sul fatto di essere un duro o meno.
Ho visto dei duri, o aspiranti tali, di quelli che incontravi da ragazzo nei corridoi di scuola e ti spostavi per cedere loro il passo altrimenti una spallata non te la levava nessuno… se li ricorda Lei?! Io si… beh, stia a sentire: quegli stessi duri li ho visti poco dopo Zako piangere con le braccia appoggiate al rimorchio davanti all’ennesima gomma scoppiata!
Capisce?
Qui non si tratta di andare da A a B e ricaricare da C per D.
Dopo la Slovenia tutto cambia, non è più come in Europa.
Usi e costumi, religioni, situazioni politiche precarie: provi lei, con la sua cravatta e la sua giacca firmata ad adattarsi al momento alle tradizioni e alle leggi di dieci nazioni in circa una mezza giornata!
Avrebbe lei la pazienza e la buona dose di palle per mettere le catene più e più volte sul camion (rimorchio incluso) per fare magari un tratto di soli 20 km?
O perché qualche paese decide di chiudere la frontiera di colpo.
Mica ti manda un messaggio e ti chiede gentilmente quando pensi di andartene.
No, basta qui si chiude, e chi è dentro è dentro e chi è fuori è fuori… ‘rangiatevi voi che sono cazzi vostri!
Sei dentro il paese?. Bene, ci resti.
Fuori dal varco doganale? Stai in coda come gli altri cento e più che hai davanti a te.
In un piazzale in cui fare i tuoi bisogni, mangiando scatolette e aspettando.
Il resto nisba, freddo caldo pioggia neve vento tempesta…
Li chiamano inconvenienti del mestiere.
Ancora ride? Mi prende per il culo, mi scusi?!
Venga, le faccio vedere un paio di cose.
Questi sono tutti i documenti che devo portarmi durante un viaggio verso il Medio Oriente.
Esatto, ho la borsa proprio come lei!
E sapesse quanto m’intralcia.
Provi lei a stare in piedi, magari al freddo, delle ore davanti un maledettissimo sportello doganale, la nazione la scelga Lei, mentre nessuno ti si fila neanche di striscio e stai li a fare la pianta in vaso con la borsa tra le gambe o in mano, che forse è meglio.
Anche perché questa benedetta valigia te la devi tenere stretta tra le zampe, perché ne va davvero della tua vita.
Se disgraziatamente manca qualcosa o la perdi rimani dove sei, né da una parte né dall’altra.
Quindi faccia lei i conti.
Ed è già successo lo sa?
Colleghi fermi anche per settimane perché manca una foto del mezzo o un certificato o quello che vuole…
Foto? Esatto, fa parte del Carnet TIR.
No, TIR non è un tipo di camion, che cosa dice????
Voi gente comune non capirete mai nulla se non quello che sentite in televisione.
TIR vuole dire Transit International Routiers. E’ un accordo, in sostanza, un lascia passare.
Provi Lei se ci riesce ad attraversare una frontiera senza carnet Tir.
Ecco perché vengono esposte sui mezzi le famose targhe blu con la scritta bianca in stampatello.
Cosi come le foto, capisce?!
Secondo me no?!
E non faccia quell’espressione, che secondo me vuole solo perdere tempo.
Non sono un eroe, lo faccio perché mi va.
Ho la passione, elemento non richiesto ma indispensabile.
Sono sporco, incazzato e stanco.
Ma vado avanti lo stesso, è una droga, mi creda.
E’ una sensazione inspiegabile quando ingrano le marce ed il motore mi culla e mi porta avanti.
E la pianti di fissarmi come se fossi una creatura aliena!
Si, sono un essere umano, proprio come lei.
Respiro, tossisco, vedo, amo,odio, rido…
Sono saltato su questa giostra un po’ per scherzo e un po’ per destino e mi ci sono trovato.
Perché, a conti fatti, è sempre la volta buona che decido di fermarmi.
Invece è sempre la volta buona che decido di ripartire.

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