Zero marketing. Non “leggere” i cambiamenti sociali

La cultura manageriale di oggi si rifà ai modelli degli anni ’70-’80 che ipotizzavano mercati sempre crescenti la cui complicazione era trovare degli strumenti più sofisticati di marketing per vincere la battaglia delle quote di mercato.

La società affluente degli anni ’90 e 2000 ha portato a pensare che il ciclo della crescita fosse ricco e infinito e solo negli ultimi 5 anni ci si è resi conto che le visioni lineari dello sviluppo sono sbagliate e solo negli ultimi 2 che non si tratta di turbolenze passeggere a V o W oppure di ciclicità dei mercati ma di dinamiche socio-culturali diverse.

Si è entrati in una logica di consumi totalmente diversa.

Questo shakedown sta provocando panico in una generazione manageriale che era abituata a regole del tutto differenti e abbia difficoltà a interpretare il cambiamento; così molto spesso si esorcizzano le paure mettendo al bando le parole.

Nel mondo automotive europeo ve ne sono due una che incutono terrore: lowcost e demotorizzazione.

Sul lowcost è curioso come solo un brand generalista lo abbia cavalcato, mentre altri cercano vie di uscita (improbabili) verso l’alto di gamma. Ma se volete fare un dispetto a qualche manager evocate “demotorizzazione”!

Torino demotorizzata anni '60

Il panico si specchierà nei suoi occhi e continuerà a sperare in un ravvedimento governativo che faccia ripartire il mercato.

Eppure basta leggere i numeri per quello che sono. Una ricerca JAMA (Associazione dei costruttori automobilistici giapponesi) già nel 2007 evidenziava il disinteresse delle nuove generazioni verso le automobili, confermata da una ricerca in Italia condotta da Findomestic nel 2010 e celebrata da una recente indagine in US in cui solo il 16% delle nuove generazioni si dichiara interessata all’automobile.

Faccio notare che tutti questi Paesi hanno un’ importante industria automobilistica e celeberrimi marchi che la rappresentano.

Questo è chiaramente un trend, che richiede: nuovi modelli di business dell’auto, innovative modalità commerciali, ripensare la segmentazione dei modelli.

Ad oggi non mi sembra che nessuno stia lavorando su questo: modelli sempre più sofisticati, innovazione di prodotto, elevato numero di lanci. Tutto resta uguale anche se  Alix Partners fino al 2020 non prevede un ritorno al mercato ante 2008.

Ecco un altro motivo per cui la mobilità elettrica può essere una risposta al mercato.

Se pensata e realizzata in maniera intelligente, a partire dal prodotto fino alla fruizione può rappresentare una nuovo mercato da interpretare leggendo in filigrana quello che la generazione “Millennials” desidera: meno odore di benzina e olio bruciati e più silenzio, connettività, fruibilità.

Anche il tempo del possesso è cambiato; siamo nell’era della condivisione e le forme di car sharing e car pooling portano verso una concezione della mobilità urbana completamente diversa basata sui bit e sull’energia elettrica.

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