Anime bruciate…

Ben ritrovati! Dopo tante fatiche, dopo tante corse, finalmente le ferie estive. Estive si fa per dire, preso atto del tempo sicuramente bizzarro, di questi mesi.
E poi anche queste vacanze, erose dal tempo che non si ferma mai, sono passate, o quasi. Sì perché, a dir il vero, scrivo che mi sto ancora crogiolando fra le mie cose di casa, gustandomi l’ormai quarta settimana di riposo. Son in forze, ho recuperato fisicamente, ma voglia di ricominciare non ne ho. Non mi manca il camion, non mi mancano le grandi capitali europee, non mi mancano le lingue francese, inglese, fiamminga o tedesca o spagnola. Non mi manca vagare come un randagio sciatto, fra strade comunali, statali, autostrade, metropoli e paesini di questa cervellotica Europa fatta dalle incoerenti decisioni di pochi che vengono imposte a tanti. Dopo una prima settimana caotica, figlia dell’ansia da prestazione lasciata in eredità dal lavoro, ho riscoperto che c’è una vita più comoda e tranquilla, che non è una chimera. Ho riscoperto che, cercandosi e creandosi le possibilità, si può anche ambire a un’esistenza senza troppi patemi, nonostante tutto. E questo sarà il mio principale obiettivo per il futuro prossimo. Intanto, da quando nel 2008 iniziò la crisi economica che ha investito tre quarti di mondo, sono passati “solo” sei anni, anche questi come la mia prima settimana di ferie e cioè, pieni di caos.
In questi anni, l’isterismo collettivo è cresciuto a livelli preoccupanti, anche grazie a Internet, dove si trovano milioni di informazioni spesso false, manipolate, truccate, tendenziose. Le persone, altrettanto spesso, non leggono gli articoli, si limitano ai titoli, come fanno quando capita loro in mano un giornale cartaceo, capendo fischi per fiaschi. E anche leggendo, capiscono ugualmente fischi per fiaschi. Ho fatto pure un esperimento. Ho scritto un articolo completamente falso, inventato al momento: un rettore americano candidato al Nobel aveva stabilito, attraverso una ricerca di due anni condotta con una equipe della sua Università, che chi mangia OGM è più intelligente e contento quindi, gli italiani, non mangiando OGM, sono i più stupidi e scontenti dei 18 paesi presi in esame. L’ho pubblicato e l’ho lasciato lì per mezz’ora. Poi l’ho tolto, spiegando l’inganno. Ovviamente. In quella mezz’ora cinque persone ci sono cadute in pieno, lanciandosi in opinioni estreme (fra cui mio fratello che me ne ha dette di ogni!). Così tutte le incertezze diventano certezze e viceversa. Gli animi e le differenze vengono esacerbate, si fatica sempre di più a seguire una linea ponderata. Si fatica sempre di più a districarsi nell’ambiguo ginepraio mediatico. La superficialità nell’argomentare i mille problemi della società, del lavoro e della vita in genere, è cresciuta in modo proporzionale e opposto alla lucidità e all’obbiettività con cui si dovrebbero affrontare i problemi.
Il mondo è invischiato in un’onda di confusione che sta portando a un tutti contro tutti, che arriva a folate, prende sempre più forza ogni volta che rincula e quando arriverà a scatenarsi con decisione, saranno guai. La rete informa poco e amplifica con distorsione, tanto. La rete, piaccia o no, è parte integrante del nostro quotidiano e va rivalutata seriamente. E parliamo solo della punta dell’iceberg, quella punta accessibile ai fruitori normali, cioè la maggioranza. La rete mediatica sottostante è dieci volte più grande, complessa ed estrema (si trova di tutto, dai tabellari sui costi per l’ingaggio di un killer, alla compravendita di armi, etc.) e quindi, è ancora peggio. E l’autotrasporto? L’autotrasporto è davvero affascinante per come risulta speculare e rappresentativo, del vivere generale. Coi suoi virtuosismi, le sue sacche di criminalità, la sua arte del saper arrangiarsi, il coraggio di andare avanti seppur fra mille difficoltà disseminate e pericolose, come un campo minato. I più pessimisti ripetono, da tempo, che l’autotrasporto è finito. Ma lo scambio commerciale via gomma non finirà mai, non potrà mai finire finché vi sarà la razza umana. Certo è, però, che cambia. Eccome se cambia. E l’intento della UE, manovrata dall’alta finanza e dalle lobby industriali mondiali, non è più così misterioso. Come per i cibi da mangiare, i vestiti da indossare, gli intrattenimenti ludici da seguire, i pensieri da pensare, anche il trasportare deve essere lineare, omogeneo. Uguale a. Deve costare poco o niente, deve essere un servizio senza arte né parte. E soprattutto incatenato, controllabile, gestibile, da una o pochissime fonti. Deve essere schiavizzato insomma (scrivendo la parola schiavizzato, ho dimenticato la s iniziale e la parola che rimane, senza la s, è chiavizzato. Mi son messo a ridere ironico… in effetti schiavo o chiavato, la sostanza è quella…). Perchè, fra immigrazione selvaggia, virus letali, guerre di potere, scontri di religioni e di civiltà, fra nuove povertà, cataclismi e, gli isterismi già accennati all’inizio, il progetto di certi rimane sempre uno: la globalizzazione, che rende il mondo piccolo, illusoriamente più fruibile e comodo. Ma brucia le anime

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