Bucce di banana

Ci risiamo o meglio, ci risono. Lo so da me che dovrei stare lontano da certi
argomenti, che dovrei occuparmi “solo” delle romanticherie del camionista o giù di lì,
e spesso criticato per le mie opinioni che riguardano le problematiche
dell’autotrasporto. Ma ogni tanto, come questa volta, ci ricasco. E la tentazione di
scivolare sulla classica buccia di banana, è forte. Irresistibile.
Si sta facendo un gran parlare della nuova legge francese, adottata anche dal Belgio,
dall’Olanda e dalla Svezia (se non già in vigore per questi ultimi paesi, è questione di
giorni), che proibisce il riposo settimanale delle quarantacinque ore a bordo della
cabina di guida e impone l’obbligo del riposo in hotel. Legge emanata per dare una
decisa spallata alla slealtà che imperversa nel nostro comparto. Slealtà rappresentata
dal cabatoggio selvaggio e dal dumping sociale. Da umile e semplice operaio autista
quale sono, mi faccio comunque delle idee e capita che le voglia esternare come in
questo caso. Quindi, quando affronto un tema così scottante, non mi pongo con
polemica, con astio, con superbia. Ma solo con un sano desiderio di capire meglio il
come e perché. Mi pongo con la disponibilità a cambiare idea se ritengo sia il caso.
Ciò scritto, non trovo che questa legge, che raccoglie molti plausi e che viene
sbandierata come una vittoria per la dignità sociale e umana dei lavoratori, possa
essere così efficace. Apriti cielo! Mi son subito preso dello schiavo che ama il proprio
padrone, solo perché ho posto un problema di tipo pratico. Provo a esprimermi con
esempi: area di sosta in autostrada francese, venerdì sera o sabato mattina. Settimana
lavorativa finita. Cinquanta camion fermi per lo stesso motivo. Arriva una pattuglia
che si mette a controllare i documenti personali e di viaggio, di tutti. Quelli che hanno
prova di essere nella situazione di un viaggio lungo che li obbliga alla sosta fuori
casa, per completare il viaggio sono a posto, quelli che risultano irregolari, vitteme di
una qualche ingiustizia professionale e umana, vengono perseguiti e puniti. Se non
vengono comprese le lingue straniere dagli adetti ai lavori, che si muniscano di
traduttori simultanei nei telefoni o nel computer, come accade per gli agenti inglesi.
Non mi sembra una cosa complicata, una volta trovata la pattuglia da mandare nelle
aree di sosta, nei centre routier e in ogni dove si aggregano dei camion. C’era bisogno
di una legge del genere? Non siamo alle solite e che cioè, servono solo più controlli?
Evidentemente, per una mancanza di personale e per rilanciare l’economia
alberghiera, si sono inventati questa cosa. Ma io, che sono comunque in viaggio,
posso gioire di passare il tempo in una stanza d’hotel climatizzata, sì (e sempre che il
datore di lavoro mi paghi la spesa), ma posso davvero usurfruire liberamente del mio
tempo libero come meglio credo, solo perchè sto in albergo piuttosto che in cabina?
Sono o non sono comunque, a mille, millecinquecento, duemila chilometri da casa?
E’ davvero tempo libero, avere del tempo ma non poter usarlo per vedere la morosa,
gli amici, andare in palestra, fare la spesa dalla siora Maria, cacare nel proprio cesso
di casa? E il camion, dove lo lascio? Dove li lasciamo? Nei risicati parcheggi degli
hotel? Nelle aree di sosta e ci si fa portare avanti indietro dai taxi (altra spesa)? Venti,
cinquanta, cento camion e anche uno solo, belli fermi là da soli per due giorni, non
sono un’attrattiva per i malviventi? Ah ecco, qua scatta l’insulto dello schiavo cane da
guardia. Non è questione di far la guardia al camion. E’ questione che, se proprio non
sei un totale menefreghista, il camion che ti viene dato in dotazione, viene sempre
definito “il mio camion”. C’è un legame con quell’insieme di ferro e plastica, che ti fa
sentire responsabile come e più che se fosse di proprietà tua. E se capita di fare la
sosta in paesini di campagna senza strutture ricettive? Ah beh certo, bisogna pensarci
prima e fermarsi in luoghi adeguati perché, sapendo com’è la storia, bisogna essere
previdenti. Forse guardo a questa legge con occhi ristretti al mio campo d’azione,
forse traduco e riduco il tutto in modo troppo semplicistico, ma per concludere, in
attesa di lumi, ripeto che a mio avviso più controlli sarebbero sufficienti.
Buona strada.

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