La magia della notte

Sempre alla ricerca di nuove e stimolanti sonorità, mi imbatto nell’ultimo lavoro musicale di un gruppo islandese. Ufficialmente i loro sforzi artistici vengono definiti post rock. A me come definizione non piace, ma è un particolare di poco conto. Quello che più conta invece, è che le canzoni mi prendono l’anima e me la portano lontano lontano, lassù nell’Universo in mezzo alle stelle. Che sensazione incredibile! Il camion inizaia a fluttuare aggraziato sull’asfalto, bagnato durante il giorno dal nevischio caduto copioso. I lunghi saliscendi autostradali che tagliano in due la campagna tedesca, sono lasciati deserti, dai più, in questa notte. Abbandonato al sedile, lascio che i pensieri si sgranchiscano, liberi di uscire e di muoversi come meglio credono. Una pattuglia della Polizia mi sorpassa, dal lato passeggero un volto si illumina di poco e velocemente, sotto il lampo di luce generato dalle insegne luminose sospese a mezz’aria. Ci guardiamo per un attimo, mi battezzano regolare, prendono il largo e scompaiono, inghiotti dal buio. Ritorno ad occuparmi delle mie sensazioni che sono soffici, calde, piacevoli. Guidare di notte, è davvero e sempre, un’altra cosa. Un altro mondo. Nonostante il mio scrivere, il mio interesse per l’arte che mi procura mille emozioni, negli ultimi anni ho eretto un muro che nemmeno io, spesso, riesco a scalfire. Un muro che doveva difendermi, mi tiene prigioniero. Non so perché, anche se addirittura certi studi scientifici, affermano che effettivamente si hanno nei geni delle predisposizioni ad essere più diurni o più nottambuli, ma vivere col buio mi rende più recettivo, più creativo, più vivo.
Alle sei, dopo pochi semafori ancora increspati dalla sonnolenza, sono parcheggiato in centro a Wiesbaden. Scarico tutta la cassa e ancora al buio, riparto flemmatico. La notte mi ha sempre dato molto da fare a livello cerebrale e sensoriale e l’alba mi ha sempre dato le risposte. Sarà il periodo, sarà non lo so cosa, ma mi è tornata voglia di viaggiare di notte col frigo. Devo essere impazzito, da quando ho smesso (come si smette da una dipendenza), il rumore del frigo lo odio, non lo sopporto. Eppure ho questo rigurgito.
Infiniti occhi rossi davanti me disposti su tre corsie, e infiniti occhi giallastri e bianchi disposti sempre su tre corsie ma alla mia sinistra, sfilano lenti. Le nuvole grigiastre ora sono ben visibili, il telefono suona, la giornata senza cielo si mostra nella sua interezza. Il muro si ridesta e mi rimetto il vestito sgualcito, del buon asino da tiro. Buona strada.

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