Manca la volontá

La primavera si fa, ogni giorno che passa, sempre meno timida e le ore diurne soleggiate sono un vero piacere, anche per uno come me che come sapete, ama l’inverno. Dopo dieci giorni in viaggio, il rientro infrasettimanale propizia un giorno e mezzo di pausa. Giovedì e venerdì vai di locale, sabato Traspo Day a Caserta e domenica sera fondo schiena già in cabina. La manifestazione campana è stata una bella esperienza ma ad oggi, che è martedì sera e mi trovo a Lille, anche se volevo raccontare qualcosa a tal proposito, mi accorgo che devo ancora metabolizzarla, devo farla decantare. Quindi passo. Fra l’altro, e qui divago giusto un attimino, ho avuto la possibilità di vedere il film TIR di Roberto Fasulo. E voi, l’avete visto? Cosa ne pensate? Io, anche in questo caso mi riservo di esprimermi più avanti. Di certo non è un film per il grande pubblico dei cinepanettoni e simili.
Ah ecco, volevo dire… I giorni passati in patria mi hanno lasciato il tempo per sbirciare di qua e di là, nel web e nei social, un po’ di considerazioni che tanti colleghi scrivono in merito alla nostra professione e quello che ci gira attorno. L’approsimazione dei contenuti sbandierati e la poca conoscenza della lingua italiana, rendono la rete un posto vagamente osceno che, se rappresenta davvero il pensare comune, siamo ben messi! Ma fortunatamente non sempre è così. E mi sono soffermato a riflettere per l’ennesima volta, su un pensiero che mi è piaciuto. “Manca la volontà”. Nello specifico, vari personaggi dibattevano sulle solite e croniche problematiche del settore. Sapete: cabotaggio illegale, regole disattese, controlli inefficaci, e tutto quello che sta nel calderone perchè, si parte da un punto e si finisce per tirarne in ballo centocinquanta. La sintesi e l’effetto chirurgico di quel “manca la volontà” (a cambiare in meglio), centra in pieno il problema più grande. Lo so, forse rischio di essere ripetitivo e pedante, ma credo valga sempre la pena sottolineare certi aspetti.Il problema più grande rimane l’aspetto culturale. Una cultura che faccia fare ampi respiri alle menti e conseguentemente alle azioni. Che faccia scattare quel senso civico e quella lungimiranza che ancora troppo, non ci appartengono.
Nel mio isolamento ambientale e fisico, spesso fantastico sul futuro. Mio e di tutti. E ne vengo sempre fuori con una rinnovata sorridente fiducia. Poi, quando scendo dal piedistallo di questo isolamento come faceva il nonno di Haidi che scendava dal cucuzzolo della montagna per andare in paese, mi tocca prendere atto che il domani rimarrà brutto e antipatico per molto tempo perchè, manco a dirlo, manca la volontà. Buona strada.

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