Normale????

Il cambio automatico è molto comodo ma certamente meno divertente del cambio manuale o di quello sequenziale. Per abitudine e per direttiva del capo però, l’automatico è quasi sempre inserito e anche adesso in città, a Nantes, la pigrizia vince sulla voglia di sgasare e tirare le marce. Col traffico che aumenta di minuto in minuto, man mano che la gente si scaraventa fuori dai luoghi di lavoro per andarsene a casa, sommandosi a già chi si trova in giro per commissioni private e a struscio, il desiderio di far rombare il motore e sbatacchiare per bene pistoni e cilindri, devo per forza di cose, reprimerla.
Metro dopo metro, rotonda dopo rotonda, semaforo dopo semaforo, in mezz’ora copro due chilometri e mezzo. Buona media! Sì, per finire il giro fra una settimana! Daltronde sto percorrendo una via centrale verso il centro città. Ci sarebbe un bel divieto di transito per i superiori alle 11T, ma devo consegnare e tutto mi è concesso. Assopito dall’imbrunire, accentuato dalla pioggerellina fine che s’adagia ovunque, e infastidito dallo gnec gnec dei tergicristalli, mi distraggo guardando i pedoni. C’è quello che fa jogging, vestito a puntino per la corsa, schivando passanti e aggirando le auto. C’è quella che passeggia tenendo una borsa col marchio X e dentro, presumibilmente, un prodotto appena acquistato nello stesso negozio. Ci sono due uomini sulla cinquantina che si incontrano e si stringono la mano. Entrambi, nelle rispettive mani sinistre, tengono una borsa in pelle marrone, di quelle da avvocati o notai o esattori delle tasse. C’è una mamma che spinge una carrozzina, seguita in modo incerto e scomposto da un marmocchio appena più grande di quello comodo sul suo lettino mobile. Ci sono tre ragazzi spaparanzati all’esterno di un locale, con le teste protette dal tendone teso che delimita il plateattico e sul tavolino nero, spiccano tre tazze da caffè bianche. Gente normale, che fa cose normali. Mi sento un po’ spaesato e vorrei dire a tutti questi qua, che anch’io quando sono a casa, faccio cose normali, sono normale. Che quando lo sono, a casa e normale, e mi trovo alle undici di sera fuori da un locale con gli amici e vedo un camion passare, lo guardo e penso: ma dove va questo, a quest’ora. Poveraccio!
Va da sè: tutti loro mi risponderebbero che non gliene frega un cazzo e mi metto a ridere da solo. Poi, d’improvviso, la quiete noiosa e rassicurante del lento trukketrukke cittadino, viene interrotta, ma che dico interrotta!, messa a soqquadro, ma che dico messa a soqquadro!… viene devastata dal bilico, per giunta cisterna, che mi precede di una cinquantina di metri, separati solo da alcune vetture. Credevo sapesse dove doveva andare, evidentemente mi sbagliavo perché appena ha visto, nella sua mente distorta, una possibilità di inversione di marcia, non se l’è fatta sfuggire. Peccato che si sia inventato, anzi inventata, questa manovra, proprio nel momento peggiore e cioè dove inizia a stringersi la strada, all’altezza degli uffici comunali. Poteva girare a sinistra e andare verso est. Magari allungandola un po’ ma senza traumi. La collega invece, e mi sono stupito fosse donna a fare tanto casino, perché in genere le donne al volante dei camion sono molto più accorte, attente e brave degli uomini (non è una leccata di culo ma una realtà assodata), ha voluto fare dietro front, chiudendosi. Bloccando il traffico. Scardinando di brutto un paio d’auto parcheggiate negli appositi spazi. Rompendo il paraurti anteriore del trattore. Abbattendo un segnale. Tutti che escono a guardare, gente che suona, altri che urlano parolacce all’indirizzo della malcapitata, ormai inpanicata. Due gendarmi in moto che arrivano a razzo. Un’autopattuglia di comunali, arriva in scia alle due dueruote. Pure quelle che controllano i tagliandini dei parcheggi, sono arrivate. Dopo dei bei minuti e migliaia di euro di danni, la donna è riuscita nell’intento (beh, lo spazio se lo è creato ad hoc!), si è messa il più a destra possibile e poi, non so che mazzo tanto, le abbiano fatto! Non è stato permesso aiutare, anche solo per raccogliere i cocci e spostarli. Mentre scaricavo, qualche centinaio di metri più avanti, pensavo a quei video e a quelle foto che girano in rete e immortalano le folli manovre e le sbadataggini che vengono compiute dagli autisti di mezzi pesanti. Inesperienza? Drogati o ubriachi? Cortocircuiti improvvisi del cervello, che va in tilt per un periodo tanto breve, quanto deleterio? Non lo so, so solo che nel bene e nel male, a due metri da terra con un volante in mano, a star attenti ogni giorno a ciò che capita in giro, se ne vede e scopre, una nuova ogni volta.
Buona strada.

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