Partire è un pò Morire – 2° parte

…Comunque il Lussemburgo è grande come una barzelletta e fra una considerazione e
l’altra sono già in Belgio e salgo verso Charleroi. Punto Lille, di nuovo in Francia, e
raggiunta la periferia, tiro il freno a mano anche per questo giorno ormai andato.
Accendo il computer, ma la voglia di fare qualcosa, di scrivere, è nettamente vinta
dalla stanchezza e dalla pigrizia. Un film a metà è quanto riesco a concedermi prima
di addormentarmi. La sveglia suonerà molto presto ed è meglio non indugiare sul
desiderio e sulla necessità di riposare. In piena notte riparto, non prima d’aver fatto
scendere quattro clandestini dalla biga. Ci provano sempre e sempre bisogna
controllare. Alla pattuglia della Gendarmerie parcheggiata vicino ai camion di ogni
Nazionalità, glielo dico che ci sono questi quattro a piede libero ma il loro “oui oui,
merci”, mi fa capire che non gliene può fregar di meno e che anzi, se me li tenevo sù
e li portavo di là, facevo un favore a loro e alla Francia. Mah! All’Eurotunnel di
Calais c’è sempre un gran movimento, anche di notte. Ma perdo solo pochi minuti in
coda, posiziono il camion sul vagone e vado a mischiarmi agli altri autisti, prima nel
mini bus, poi nel vagone a noi dedicato. Ogni volta lo stesso pensiero e cioè mi
scappa mentalmente un mmmhhh! verso di mucca. Non è che si può fare altrimenti,
ma insomma, accompagnati e serrati tutti assieme, mi vedo come le mucche.
Quarantun minuti più tardi sto già calcando l’asfalto inglese. Sono le quattro e trenta
del mattino ora locale. Alla mia sinistra la luna piena, grande e vicina, è davvero
sempre uno spettacolo che mi rapisce vista e animo. Alla mia destra la luce dell’alba
si fa sempre più forte, minuto dopo minuto e trovarsi in mezzo a questo contrasto
naturale, mi induce a fare una breve ripresa col telefonino. Ahimè la qualità del
risultato è pessima, ma non riesco a cancellarlo, mi sembra di fare sacrilegio. Fra
vent’anni, per quanto sfocato e sgranato, questo video e tutti video e le foto fatte e che
farò, mi porteranno in giro per il mondo un’ennesima volta e il cuore mi si gonfierà
d’emozione. Raggiungo Londra che il traffico è poca cosa, arrivo la punto di scarico
con facilità e mi concedo un breve riposo nell’attesa del cliente. MI perdo nel
dormiveglia sorridendo. Sto pensando ai leghisti del nord Italia… da quassù, siete
terroni anche voi! Haha! E’ sempre tutto, una questione di prospettiva.
Durante la giornata io e i due magazzinieri ci concediamo numerose pause sigaretta,
finché finalmente macchina e rimorchio sono vuoti. Mi accingo a ripartire e a
compiere il viaggio a ritroso, quando arriva un collega. “Fabrizio!” “Massimo!”.
Nascondo abilmente il tonfo nel petto che mi procura l’udire la mia voce. Ah ma
allora non sono in un film muto! La distanza e il mutismo, mi portano a una
inconsapevole deriva. Mi portano sempre più lontano. Lontano… Mi spingono ai
confini di questo personale e infinito vuoto inframmezzato da pensieri, da isolamento,
da emozioni. Come un astronauta che fluttua nell’universo e che si allontana sempre
di più dalla sua base spaziale e i suoi unici riferimenti rimangono stelle e asteroidi.
Così, parlare in dialetto e con uno della scuderia, è come una campanella scolastica
che mi riprende e mi riporta di qua.
Scommetto che, leggendo, vi siete dimenticati l’inizio di questo racconto. Da dove
uno (io), è partito. Così è anche nella realtà e solo il contatto col collega mi fanno
riaffiorare il senso del dove, del quando, del perchè. Punto Folkstone deciso, butto il
muso fuori dal tunnel ed essere di nuovo in continente ed essere a mercoledì sera, mi
donano l’energia per rifare tutti i chilometri appena consumati. Ora tutti i chilometri
hanno il gusto di casa, del certo. Ora, mi vado a riprendere tutti i Fabrizio lasciati
domenica sera. Venerdì, a pomeriggio inoltrato entro in azienda, mi occupo di tutte le
faccende che si devono compiere al rientro, parlo con chiunque si possa parlare e via,
casa! Che in paese c’è un’altra festa ancora. E il Fabrizio umile mangia asfalto? Boh,
per qualche ora non saprò dov’è!
Buona strada.

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