Sentimentalismi d’antan!

“Durante le ferie ti ho licenziato e riassunto, con un nuovo contratto. Posso farlo otto
volte.”
Domenica sera, alla partenza e alla ripresa dei viaggi dopo un mese di pacchia, il
capo mi ha accolto con queste confortanti parole.
E così, dopo aver lasciato un’azienda, forte di contratto a tempo indeterminato e, dopo
due anni con altrettanti contratti a termine in quella per cui continuo a prestare la mia
manodopera, mi ritrovo punto e a capo. A parte che la decenza di discutere in due,
della cosa, visto che sono parte direttamente interessata, non avrebbe guastato. A
parte che una volta, tanto e tanto tempo fa, il vocabolario della lingua italiana recava
stampate parole, con relativo significato, come: rispetto. A parte che una persona, se
non ha dei soldini nascosti sotto il materasso, e di questi tempi mi sembra che un po’
tutti stiano sputando pallini per arrivare alla fine del mese, in questo modo non può
progettare eventuali spese ordinarie e straordinarie e che, anche se le progetta, i
possibili creditori, vedasi alla voce: banche, ti ridono in faccia oggi più che mai.
A parte queste sciocchezze da sentimentalismi ormai desueti, anacronistici e di un
tempo che fu, mi chiedo… Otto volte? Cioè per otto anni vengo assunto, licenziato e
riassunto. E poi? Ripeto: otto volte, otto anni… Fra otto anni ne avrò cinquantuno.
Sarò un ometto maturo, sicuramente acciaccato più di adesso…
Ma aspetta aspetta, che finisco di riportare il breve dialogo…
“Beh – aggiungo io – , d’altronde se lo Stato offre queste opportunità, magari per
risparmiare sulle tassazioni e quant’altro, a mettermi dalla parte del datore di lavoro,
che posso dire…”
Risposta: “eh sì, approfitto, ma non per quello. L’ultima volta che ho assunto uno a
tempo indeterminato (e ho così scoperto che più di un collega è nelle mia stessa
situazione), è cambiato da così a così, e in un anno, sei mesi li ha fatti in malattia. Mi
devo pur tutelare!”
Alché, a cotanta manifestazione di fiducia e apprezzamento per il lavoro svolto fin
qua, si sono sentiti due tonfi secchi uno dopo l’altro. Erano le mie palle che cadevano
a terra, talmente piene e pesanti che non hanno nemmeno rimbalzato.
Quindi in sostanza: mi raccomando, continua a non ammalarti mai, non farti male
mai. Non avere problemi di nessun genere mai. Vietato morire. Vietato morire anche
a famigliari e amici stretti che, comunque, già sanno che una mia partecipazione al
loro ultimo saluto è sempre in forse, almeno che non muoiano di giovedì, cosicché il
funerale possa cadere di sabato (meglio al pomeriggio). Non sbagliare mai, non
protestare mai. Il capo ha sempre ragione e se non ha ragione, ha ragione lo stesso. Il
computer del camion è infallibile, ma tu uomo (hahaha! hahaha! Uomo…! che parola
stupida priva di senso!), sei un computer più infallibile di lui e non devi sgarrare mai.
Ecco, allora, se fra otto anni sarai stato così bravo, e avrai sopportato il ricatto
contrattuale, forse e dico forse, se non mi rompo prima e non vendo tutto e se non
fallisco e se non divorzio e se non finisco al SERT per tutto il vino che bevo e se, se,
se…, forse allora ti assumo. Evviva!
Ps: serve un autista col vizio della scrittura, patente CE esperienza frigo, mobili, un
po’ di centina con la carta, Italia, Estero, autocarro autotreno autoarticolato? Io lavora
bene, no sporcare, mangia poco corri tanto, dai carashò dasvidania Troika Putin
Gorbaciov, dai lavoro a me, io brava persona! Buona strada

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