FORMAZIONE INIZIALE DEI CONDUCENTI: DRIVE CLUB CHIEDE LA MODIFICA DEL C.D.S.

Accrescere le conoscenze e favorire gli approfondimenti tecnici ed operativi necessari per svolgere la professione di conducente: quanto discusso nel corso della conferenza stampa della Sezione Veicoli Industriali di UNRAE (l’Associazione dei costruttori di veicoli esteri) dello scorso 8 novembre è ampiamente condiviso dal Drive Club Trasportounito – circolo culturale per i conducenti di veicoli industriali – perché lo prevede direttamente all’interno del proprio statuto.

Pur constatando come quello del camionista sia un mestiere ormai poco gradito ai giovani italiani, anche considerati i costi proibitivi delle patenti “superiori” se confrontati con le scarse prospettive occupazionali, si ritiene che abilità quali guidare un camion con ogni condizione meteorologica; avere cura degli utenti della strada più vulnerabili; sistemare correttamente il carico; sovraintendere alle operazioni di carico/scarico delle merci, non possano essere acquisiti sui banchi di un’autoscuola.

Condividiamo, pertanto, le parole espresse dal Presidente dell’Associazione – Franco FENOGLIO – che, nel corso dell’evento, ha auspicato un impegno concreto di imprese ed istituzioni – rispettivamente – per la formazione e l’aggiornamento degli autisti nonché l’introduzione di sgravi alle imprese di trasporto che si adoperano per  garantire la qualificazione e l’occupabilità degli aspiranti conducenti.

Nel merito, Drive Club chiede sia derogato l’art. 54 del Cds laddove prevede – salvo eccezioni – la presenza a bordo dei soli autisti o addetti all’uso delle merci trasportate, affinché venga consentito agli aspiranti conducenti, prossimi al conseguimento delle patenti abilitanti alla guida di autocarri, autotreni ed autoarticolati, di affiancare un’autista esperto acquisendo le abilità pratiche per l’esercizio in sicurezza della professione.

Fai Conftrasporto chiama, ma la nuova gestione non risponde

Il SISTRI, il sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti, che ha da pochi mesi
un nuovo responsabile, non risponde all’invito della  Fai Conftrasporto a trovare
insieme una soluzione per rendere il sistema realmente operativo. Lo scorso agosto
la cordata Almaviva e Tim, con Agriconsulting, si era aggiudicata la gara per la
gestione del nuovo SISTRI, sostituendosi alla Selex Spa, precedente gestore. Fai
Conftrasporto aveva offerto, fin da subito, alla nuova gestione una proposta di
collaborazione incondizionata e gratuita, siglata dal presidente Paolo Uggè, lettera
che non ha avuto alcun riscontro. Martedì 20 settembre le aziende della Sezione
rifiuti della Fai di Roma si sono quindi incontrate per fare il punto della
situazione, evidenziando ancora una volta i limiti dell’attuale operatività del
SISTRI e le possibili prospettive di miglioramento. “Questo silenzio ci preoccupa”,
ha detto Maurizio Quintaiè, esperto in tematiche ambientali e referente della
Conftrasporto al Ministero dell’Ambiente. “Il SISTRI avrebbe dovuto costituire uno
strumento per la lotta all’illegalità nel settore dei rifiuti e avrebbe dovuto
semplificare le procedure e gli adempimenti delle imprese, con un vantaggio in
termini di efficienza e riduzione dei costi aziendali. Il sistema, invece, si è
rivelato estremamente farraginoso ed oneroso, per cui la sua applicazione è stata
prorogata di anno in anno, complicando la vita delle aziende e aumentandone i
costi”. Di fatto,  fino ad oggi, le aziende hanno versato un contributo annuale per
un sistema non funzionante.  “La Fai Conftrasporto, sin dalla nascita del sistema di
tracciabilità, si è battuta affinché il SISTRI venisse completamente rivisto, in
modo da essere semplice, efficace e poco oneroso per le aziende utilizzatrici” ha
sottolineato Angelo Punzi, segretario regionale Fai. “Già nel 2010, infatti, si
costituì presso la Fai di Roma un gruppo di lavoro con le imprese associate per
evidenziare i malfunzionamenti del sistema e le difficoltà incontrate
nell’operatività quotidiana della movimentazione dei rifiuti. Poi c’è stato un lungo
periodo di stallo, dettato dall’assenza di riunioni dell’ex Comitato di Vigilanza
SISTRI al Ministero dell’Ambiente e dall’indizione della gara per la nomina del
nuovo concessionario. Ora tutto tace, ma silenzio dei nuovi gestori non è
accettabile. Il gruppo di lavoro della Fai di Roma si riunirà nuovamente entro la
fine di ottobre per esaminare gli ulteriori sviluppi della vicenda SISTRI. Invitiamo
gli altri trasportatori che utilizzano il SISTRI a partecipare ai nostri incontri
presso la Fai, per fornire un contributo concreto alla nascita di un sistema
efficiente  e funzionale, evitando di ripetere gli errori clamorosi commessi in
passato”

Forum autotrasporto: grande attenzione a Milano per l’evento che anticipa Transpotec

È questo il quadro emerso a Fiera Milano in occasione del Forum Internazionale della Logistica e dell’Autotrasporto, dal titolo “Siamo Sistema. Autotrasporti, interporti, logistica: verso una grande integrazione”, che lo scorso 16 settembre ha visto la presenza di oltre 300 operatori del settore interessati a fare il punto sul mercato e sue le possibile evoluzioni.

Sullo sfondo di un mercato finalmente in ripresa – le immatricolazioni dei soli pesanti sono cresciute del 60% nel mese di agosto 2016 rispetto allo stesso mese del 2015, come dichiarato dal presidente UNRAE – il Forum, attraverso una serie di tavole rotonde, ha messo a confronto rappresentanti delle istituzioni, le principali associazioni di settore, ma anche esponenti della filiera, dalle infrastrutture agli utilizzatori.

In generale è emersa chiara la stretta correlazione tra sviluppo del settore e opportunità di crescita economica per il nostro Paese, in un momento in cui nuovi servizi, come l’e-Commerce – cresciuto del 12% solo nell’ultimo anno (fonte UPS) – portano prepotentemente alla ribalta il trasporto su gomma per raggiungere i clienti ovunque e impongono una crescente riflessione sugli sviluppi della logistica.

In questa situazione di rapido e radicale cambiamento, per restare competitivi, occorre infatti una logistica efficace, capace di reagire ai cambiamenti e in grado di diventare fattore abilitante all’innovazione tecnologica dell’intero Paese.

Il Forum ha puntato i riflettori su un sistema che continua a lavorare per la piena integrazione tra mezzi e infrastrutture, imprese e istituzioni. Il risultato è quello di un mercato orientato a una logica “smart”, che può essere esempio e punto di partenza per lo sviluppo economico del Paese e che può portare a una riqualificazione del trasporto su gomma, per anni accusato di alti costi e alto impatto ambientale e che oggi, invece, è sempre più orientato a risparmio ed ecosostenibilità.

Per evolvere occorre cambiare la mentalità dell’autotrasporto, passando da una logica dominante di proprietà a quella di servizio al cliente.

Così, se da un lato, in Italia, è necessario abbattere l’impatto ambientale e i costi dei mezzi, puntando sul rinnovo del parco circolante – nell’epoca dell’Euro6 il 74% dei mezzi pesanti italiani, secondo UNRAE è ancora Euro4, – dall’altro occorre mettere al centro la formazione dell’autotrasportatore, anche attraverso incentivi. Queste iniziative, sono ormai fondamentali per creare figure professionali aggiornate, in grado di valorizzare le potenzialità di mezzi sempre più tecnologicamente avanzati, con funzioni che vanno dalla guida autonoma ai sistemi computerizzati di monitoraggio e assistenza.

Anche le infrastrutture – strade, porti, ferrovie, fondamentali per il trasporto integrato – stanno cambiando: da semplice canale di transito per le merci, si stanno trasformando in veri e propri provider di servizi, in grado, per esempio, di assistere le aziende dell’autotrasporto per utilizzare al meglio le proprie reti, aggiornando gli utenti in tempo reale via social network sull’andamento del traffico o su eventuali ostacoli alla circolazione.

Così, se da un lato si stanno correggendo gap strutturali che finora hanno penalizzato in particolare Sud e Centro Italia – ristrutturando, per esempio, tunnel ferroviari non ancora in grado di far transitare convogli su cui sono caricati i semirimorchi – dall’altro si supporta l’evoluzione verso i motori a propulsione alternativa, installando sulle strade colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici.

Tutte queste direttrici di sviluppo hanno però, bisogno del supporto delle istituzioni, impegnate, anch’esse in un cambiamento all’insegna dell’efficienza. Così, mentre gli incentivi del Governo come il super-ammortamento sono stati finora fondamentali per rinnovare il parco dei mezzi, il Ministero dei Trasporti, attraverso l’Albo dell’Autotrasporto, sta evolvendo il censimento degli autotrasportatori “in regola” proprio attraverso internet e le nuove tecnologie.

PRESENTATO AL MINISTERO DELL’AMBIENTE LO STUDIO SULLA SICUREZZA DELLA GOMMA RICICLATA DA PNEUMATICI FUORI USO

Si è tenuta  al Ministero dell’Ambiente la presentazione dello studio realizzato da Bureau Veritas, CERISIE, Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri-IRCCS e Waste and Chemicals, promosso da Ecopneus (società consortile per la raccolta, il tracciamento e il recupero dei Pneumatici Fuori Uso) per verificare la non tossicità dei materiali derivanti dal riciclo dei PFU. L’incontro è stato aperto dal Sottosegretario all’Ambiente e alla Tutela del Territorio e del Mare Barbara Degani e ha visto la partecipazione dei due Presidenti delle Commissioni Ambiente di Camera e Senato, On. Ermete Realacci e Sen. Giuseppe Francesco Maria Marinello, oltre che di esperti di diversi Ministeri e Agenzie, di organismi tecnici e di ricerca e di rappresentanti della filiera industriale e di mercato.

Lo studio è stato strutturato su diverse fasi, finalizzate ad indagare il contenuto di IPA nei pneumatici giunti a fine vita, identificare eventuali differenze nella composizione chimica di pneumatici prodotti in stabilimenti europei o extra-europei e prima o dopo Gennaio 2010 (data di messa al bando degli olii aromatici usati nella produzione di pneumatici), determinare l’effettiva biodisponibilità di tali sostanze negli scenari più comuni di impiego della gomma riciclata. Gli Istituti coinvolti sono stati Bureau Veritas per il campionamento e la classificazione dei PFU, i laboratori CERISIE, BIU-Biochemical Institute for Environmental Carcirogens e Tun Abdul Razak Research Center per la caratterizzazione, l’Istituto Mario Negri-IRCCS per i test di migrazione, Waste and Chemicals per le analisi dell’esposizione di lavoratori e atleti (nel caso, ad esempio, di utilizzo della gomma riciclata per campi di calcio artificiali) e successive analisi dei rischi.

“La ricerca è durata due anni ed è stata realizzata secondo le migliori tecniche disponibili. Siamo molto contenti che non sia emerso nessun possibile sospetto di rischio per la salute legato alla cessione di sostanze dannose da granuli e polverini di PFU in caso di esposizione dermica (contatto con la pelle) o inalatoria (anche solo mediante vicinanza). Questo peraltro non fa che confermare scientificamente e organicamente quanto noto dalla letteratura internazionale esistente sull’assenza di rischi tossicologici rilevanti associati all’impiego di gomma riciclata da PFU” afferma Giovanni Corbetta, Direttore Generale Ecopneus. “Qualsiasi, seppur minima, evidenza di rischio potenziale per la salute delle persone – siano essi utilizzatori o lavoratori – avrebbe comportato da parte nostra l’immediata interruzione di tutte le attività della filiera del riciclo fisico e ci avrebbe fatto virare immediatamente verso il recupero energetico, per la totalità dei volumi da noi trattati, pari a circa 250.000 tonnellate ogni anno”.

“Gli ultimi anni hanno cambiato la faccia alla filiera del riciclo degli pneumatici” dichiara il Sottosegretario all’Ambiente Barbara Degani. “Oggi ci rendiamo conto che esiste un sistema industriale qualificato, soggetto a varie forme di controllo e certificazione, che, grazie a una migliore gestione dei rifiuti, riesce a conseguire una qualità intrinseca dei materiali in gomma in termini prestazionali e ambientali.

Come Governo abbiamo il dovere di creare le migliori condizioni affinché possano svilupparsi sempre più imprese innovative “green” capaci di immettere nei mercati prodotti che siano sicuri da un punto di vista sanitario e ambientale e che siano piena espressione di quell’economia circolare verso cui l’Europa e il mondo intero stanno tendendo”.

Oggi, soltanto con gli addetti delle circa 100 aziende del sistema Ecopneus, la filiera del riciclo di PFU conta oltre 700 unità. Considerando anche l’indotto derivante da attività di produzione e di servizi collegate alla filiera e quello dei settori applicativi della gomma da riciclo, si configura un sistema di una rilevante consistenza, che investe con trend crescente (ca. 15 mil/euro – anno) e che ha buone potenzialità di sviluppo futuro sia economico che occupazionale.

Goodyear protagonista a Misano

Goodyear sarà protagonista della 25° edizione del Weekend del Camionista, lo storico evento reso ancora più speciale dall’unica tappa italiana del FIA European Truck Racing Championship, di cui Goodyear è unico fornitore ufficiale fino al 2018.
L’azienda, leader nella produzione di pneumatici da autocarro, sarà presente all’interno dell’area espositiva con uno stand in cui la tecnologia è protagonista: speciali allestimenti aiuteranno gli avventori a capire le regole fisiche alla base della resistenza al rotolamento e dell’aderenza, due forze in contrasto ma entrambe fondamentali nello studio e nella realizzazione dei pneumatici.
Inoltre, per far vivere a tutti gli appassionati le emozioni della FIA European Truck Racing Championship, sarà possibile mettersi in gioco con una riproduzione di pista su cui correranno modellini radiocomandati.
“Siamo felici di essere presenti al Weekend del Camionista e siamo orgogliosi di essere stati selezionati come unico partner per i pneumatici della gara”, commenta Antonio Calabretta, Direttore Commerciale Autocarro di Goodyear Dunlop Italia. “Goodyear è costantemente impegnata nello sviluppo di prodotti e soluzioni in grado di supportare l’attività degli autotrasportatori e di raggiungere sempre migliori livelli di performance. Essere stati scelti dalla FIA per questo campionato e aver vinto l’ultima edizione della Dakar, sono due dimostrazioni dell’eccellenza raggiunta dai nostri pneumatici”.
Il Weekend del Camionista sarà l’occasione per vedere da vicino alcuni dei migliori prodotti Goodyear per il segmento autocarro, sviluppati per soddisfare le molteplici esigenze di flotte e autotrasportatori:
• KMAX, pensato per migliorare il chilometraggio, offre un maggiore potenziale chilometrico senza scendere a compromessi nelle altre caratteristiche;
• FUELMAX, la gamma focalizzata sull’efficienza nei consumi che non scende a compromessi sulla resa chilometrica;
• ULTRA GRIP MAX, gamma di pneumatici specifici per l’inverno che offrono fino al 40% di aderenza in più e un chilometraggio superiore fino a 15% rispetto alla gamma precedente.

Giornata della Terra: Nexive compensa 790 Tonnellate di CO2 e promuove il riciclo da parte degli italiani con 500 milioni di eco-buste

In occasione della Giornata della Terra, Nexive - primo operatore postale privato in Italia – riconferma il proprio impegno per ridurre l’impatto ambientale e annuncia i risultati del progetto di compensazione che ha portato avanti nell’ultimo anno e che le ha consentito di compensare 790 Tonnellate di CO2 equivalenti grazie alla piantumazione di 650 alberi in Kenya e Senegal.

La foresta Nexive è il risultato di un progetto realizzato insieme alla green company Treedom, che ha supportato Nexive nel calcolo dell’impatto ambientale delle attività di business svolte da Nexive, in termini di emissioni in atmosfera di gas serra (GHG). La scelta di piantare 70 alberi da frutto e 580 Meliacee dotate di proprietà medicamentose e arricchenti per il terreno in Africa, ha importanti risvolti sociali, oltre che ambientali, legati all’impiego di cooperative locali per l’attività agricola e alla disponibilità dei frutti per le popolazioni autoctone.

Non solo, l’impegno di Nexive per ridurre il proprio impatto ambientale si riflette anche nel core business con l’impiego di materiali riciclati e riciclabili per le oltre 500 milioni di buste che arrivano annualmente nelle mani di più dell’80% delle famiglie italiane, semplificandone il processo di raccolta differenziata. Nexive è stato infatti il primo operatore postale ad aver sostituito le buste standard con eco-buste con finestrelle fatte di glassine paper di cellulosa e anche i sacchetti per la consegna di oggetti acquistati tramite e-commerce sono a basso impatto ambientale poiché ricavati da plastica riciclata, che consente di ridurre fino al 60% le emissioni di CO2 e impiegare meno di un decimo del petrolio normalmente usato.

Inoltre Nexive fa leva su un modello di business eco-sostenibile per le proprie attività quotidiane, grazie all’impiego di biciclette per la consegne, all’utilizzo di energia proveniente al 100% da fonti rinnovabili e alla sostituzione del 40% degli articoli di cancelleria con alternative green.

La Giornata della Terra deve spingere a riflettere sull’importanza dell’ambiente come patrimonio da difendere per le generazioni a venire e ogni azienda non può prescindere dall’agire in modo responsabile puntando a ridurre il proprio impatto ambientale. Nexive s’impegna da sempre in questa direzione e siamo orgogliosi delle 790 Tonnellate di CO2 equivalenti compensate grazie al nostro progetto. Non solo ma crediamo nell’utilità di ripensare i processi di business in una logica di eco-sostenibilità, come testimonia l’impiego di eco-buste che facilitano la pratica del riciclo da parte degli italiani e il nostro recente accordo con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare per promuovere le performance ambientali del settore postale”, ha dichiarato Maria Laura Cantarelli, Public Affairs and Corporate Communication Director di Nexive.

SISTRI: le proposte di ANITA al Ministero dell’Ambiente

Una delegazione di ANITA guidata dal Presidente
Nazionale Thomas Baumgartner e dal Presidente della Sezione trasporto rifiuti Carlo
Coppola, ha incontrato alcuni rappresentanti della segreteria tecnica del Ministro
dell’Ambiente Gian Luca Galletti.
Durante l’incontro, espressamente richiesto da ANITA, sono state evidenziate tutte
le preoccupazioni degli operatori del trasporto in relazione alla vicenda SISTRI,
che si trascina da anni nonostante l’acclarato fallimento, e che costringe ancora le
aziende del settore ad applicare procedure farraginose e sostenere costi sia per il
versamento del contributo annuale sia per adempiere agli obblighi di
sperimentazione. Tutto ciò mentre il Ministero è impegnato a ridefinire un nuovo
sistema anche attraverso un nuovo concessionario.
“Tale situazione mette in condizioni di svantaggio competitivo le imprese italiane
rispetto alle concorrenti europee – ha dichiarato Thomas Baumgartner, Presidente di
Anita – perché in altri Paesi dell’Unione si adempie agli obblighi di tracciabilità
dei rifiuti, previsti dalla normativa comunitaria, con sistemi più semplici e
funzionali rispetto al nostro. Così anche in questo specifico campo, perdiamo quote
di mercato”.
“Il SISTRI non ha portato alcun valore aggiunto alle imprese – ha precisato Carlo
Coppola – anzi, ha aggravato l’attività delle imprese sotto il profilo dei costi e
della gestione operativa”.
“Non si può continuare ad immaginare di tracciare i rifiuti attraverso un sistema
incentrato sulla sola fase del trasporto e, per giunta, con strumenti obsoleti ed
installati esclusivamente sulla motrice del camion – ha proseguito Baumgartner – è
necessario, invece, ridefinire un sistema di tracciabilità completamente diverso dal
SISTRI, che rappresenti un valore aggiunto per le imprese e risponda alle norme
comunitarie, garantendo che i rifiuti prodotti vengano correttamente smaltiti, nel
pieno rispetto delle esigenze di tutela ambientale, così come avviene in Francia, in
Spagna e in Germania”.
La proposta presentata da ANITA è di monitorare i flussi di rifiuti attraverso la
semplice digitalizzazione degli attuali formulari (per rilevare il trasporto), dei
registri di carico e scarico (per rilevare la produzione e la gestione) e della
dichiarazione annuale MUD (utilizzata per fini statistici e di controllo). Inoltre,
allo scopo di semplificare anche il quadro istituzionale di riferimento, ANITA
ritiene che l’Albo Gestori Ambientali possa fungere da interlocutore unico per
chiunque voglia operare nel settore del trasporto e della gestione dei rifiuti sul
territorio nazionale, compreso per gli operatori esteri.
“È giunto il momento di chiudere definitivamente l’esperienza SISTRI con un
provvedimento normativo che sancisca la decadenza dei relativi obblighi, compresa
l’attuazione in via sperimentale delle procedure e ci aspettiamo la sospensione del
versamento del contributo annuale fino a quando non sarà chiaro e definito un
sistema funzionale e più coerente” ha concluso il Presidente di ANITA.

TENTATO GRAVE ATTO INCENDIARIO AL CONSORZIO LOTRAS DI AGRIGENTO

Nuovo avvertimento di stampo mafioso contro il Consorzio Lotras
di Agrigento, da sempre sostenitore della battaglia che Cinzia Franchini, presidente
nazionale CNA-Fita, l’associazione di rappresentanza degli autotrasportatori
artigiani, sta portando avanti per contrastare le infiltrazioni malavitose nel
comparto. Secondo la ricostruzione delle forze dell’ordine, la scorsa notte, alcuni
uomini hanno tentato di incendiare uno dei mezzi del presidente del Consorzio,
nonostante la presenza dalle telecamere a circuito chiuso le cui riprese sono
attualmente al vaglio delle forze inquirenti. Gli incendiari, non riuscendo nel loro
intento grazie alle specifiche caratteristiche ignifughe del semirimorchio frigo,
hanno praticato diversi fori nella parete del cassone nei quali versare il liquido
infiammabile e bruciare così l’intero autocarro, nelle vicinanze del quale è stata
lasciata una tanica di benzina ed una bombola di gas. Questo non è l’unico
avvertimento indirizzato al Consorzio; il primo fu rivolto al direttore della
struttura (che è anche presidente provinciale della CNA-Fita), Salvatore Puleri, nel
2013 quando il Lotras, seguendo la posizione dell'associazione nazionale, boicottò
la realizzazione del fermo proclamato dai Forconi. Allora il messaggio contro Puleri
e la Franchini fu inequivocabile: “Sappiate che vi stiamo dietro e non vi molliamo….
Se sarà il caso vi ammazzeremo. La tua presidente nazionale sarà ricompensata con il
cemento armato..voi stati con i prefetti e con gli sbirri noi siamo con il
popolo..”. Solo lo scorso 17 dicembre poi la presidente nazionale CNA-Fita, Cinzia
Franchini, si è recata a Catania, per richiedere la costituire di parte civile
dell’associazione nel processo “Caronte”, (udienza rinviata), contro quella che
dagli inquirenti è stata definita “la cupola” dell’autotrasporto capeggiata dal boss
Vincenzo Ercolano, reggente del clan Ercolano-Santapaola, noto come il re
dell'orto-frutta e che, a quanto emerge dalle inchieste giudiziarie, ha nella
gestione dei traffici delle merci potenti e importanti interessi economici così come
"nell’indirizzare" i ricchi incentivi pubblici destinati agli autotrasportatori che
utilizzano le autostrade del mare imbarcando i propri mezzi sulle navi (ecobonus).
“E’ troppo presto per sapere se vi siano dirette correlazioni tra quanto accaduto e
la nostra richiesta di costituzione di parte civile - afferma Cinzia Franchini,
presidente nazionale - è però un dato di fatto ormai ricorrente quello che vede
questa struttura territoriale e i suoi uomini minacciati là dove si schierano con il
percorso che da tempo a livello nazionale abbiamo intrapreso nel contrastare le
infiltrazioni malavitose. Si cerca di intimidire chi, in Sicilia, vuole operare
senza alcun compromesso e condizionamento. Per questo chiedo a tutti quei soggetti,
associazioni di rappresentanza, sindacati, enti locali, ecc. che credono ancora
nella possibilità di uno sviluppo dell'economia legale e libera da vincoli di sorta
di unirsi a me nella costituzione di parte civile. Un bel modo di praticare la
legalità oltre che di predicarla, mettendoci la faccia".

CNA-FITA CONTRO LA PROPOSTA DI UN PEDAGGIAMENTO SELETTIVO SULLA SUPERSTRADA E 45 NEL TRATTO UMBRO

E’ una follia la mozione approvata quest’oggi dalla Regione Umbria, attraverso la quale si intende introdurre un pedaggiamento selettivo a carico dei soli autotrasportatori non umbri, con mezzi di trasporto superiori alle 3,5 tonnellate, in transito sul tratto della super-strada E45 che attraversa la regione. “Mentre in Europa – ha affermato la Presidente nazionale dell’associazione artigiana, Cinzia Franchini, si pensa a come liberalizzare ulteriormente e rendere più fluido il trasporto delle merci e delle persone, qualcuno in Umbria deve essersi fermato all’età dei comuni valutando di poter reintrodurre dazi regionali sotto forma di pedaggi “ad personam” che nuocerebbero all’intera economia dei trasporti regionale e di tutto il centro Italia. Un’ idea insensata quanto farsesca. Per dirla alla Benigni e Troisi – conclude la Franchini – non ci resta che piangere”.

ACI: SERVE UN NUOVO CODICE DELLA STRADA

Serve un nuovo Codice della Strada perché quello vigente è sempre meno rispettato, perfino dalle Amministrazioni locali. Lo sottolinea oggi l’Automobile Club d’Italia nel corso della 70a Conferenza del Traffico e della Circolazione, i cui lavori sono centrati sul nuovo Codice in discussione al Parlamento. L’incremento delle sanzioni per infrazioni (+21% negli ultimi sei anni) e la battuta di arresto della riduzione delle vittime della strada (-0,6% nel 2014 rispetto al 2013, a fronte di un complessivo -52% dal 2000) misurano il calo di interesse degli automobilisti verso l’insieme di norme che regolano la mobilità, al quale va aggiunta la diffusa inosservanza delle Amministrazioni locali dell’articolo 208 del CdS, secondo il quale almeno il 50% dei proventi delle multe deve essere reinvestito a favore della mobilità.

“I soldi per la sicurezza stradale ci sono – dichiara il presidente dell’Automobile Club d’Italia, Angelo Sticchi Damiani – ma troppi Comuni destinano ad altre voci quanto previsto dalla legge a favore degli automobilisti. Per garantire l’osservanza della norma è opportuno prevedere pesanti misure sanzionatorie per le Amministrazioni inadempienti. Tutto ciò può essere ben evidenziato in un nuovo Codice della Strada più snello e semplice, con poche ma chiare norme di comportamento per gli utenti, che rimandi a specifici regolamenti il corposo insieme di dettati tecnici sulle caratteristiche delle strade e dei veicoli”.

Dai lavori della Conferenza del Traffico emerge la necessità di coordinare meglio sul territorio le poche risorse disponibili per la sicurezza stradale, contribuendo a ridurre la spesa sociale attraverso la diminuzione degli incidenti che oggi costano allo Stato 18 miliardi di euro. Dall’analisi dei risultati ottenuti dagli investimenti a livello regionale in esecuzione del Piano Nazionale per la Sicurezza Stradale, secondo una rilevazione della Fondazione Filippo Caracciolo – Centro Studi ACI, vanno evidenziati i comportamenti virtuosi di Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte e Veneto, mentre Campania, Puglia e Sicilia faticano a contenere la spesa sociale imputabile all’incidentalità. Se tutte le Regioni si fossero comportate come quelle più virtuose, dal 2001 ad oggi l’Italia avrebbe risparmiato 27 miliardi di euro. Se invece le “prime della classe” avessero seguito le “ultime”, lo Stato avrebbe aumentato la spesa sociale di quasi 70 miliardi di euro.

Gli investimenti vanno centrati sull’innalzamento degli standard di sicurezza della rete stradale, soprattutto in ambito urbano (nel Lazio gli incidenti rapportati alla popolazione sulle strade urbane fanno segnare +25% dal 2000; in Campania addirittura +70%), con maggiore attenzione ai pedoni, ai ciclisti e agli utenti più “deboli” della strada. Secondo l’ACI serve inoltre più formazione, specialmente per i neopatentati che dopo un solo anno di apprendistato possono oggi guidare una supersportiva: nel nuovo Codice della Strada va previsto un percorso formativo più completo soprattutto per i giovani, con l’obbligo di frequentare almeno un corso di guida sicura prima di impugnare il volante di un veicolo più potente.

Ponendosi l’obiettivo di una mobilità più responsabile e sostenibile, il nuovo Codice della Strada in discussione al Parlamento non può tralasciare il pericolo costituito dai 4 milioni di veicoli ultraventennali circolanti in Italia, con pesanti ricadute per la sicurezza e per l’ambiente. Per un intervento efficace, l’Automobile Club d’Italia propone una rivisitazione dell’art. 60 dell’attuale CdS, con nuovi criteri univoci per distinguere i veicoli storici, meritevoli di tutela, dalle auto vecchie di cui va incentivata la sostituzione. Per l’individuazione delle auto d’epoca, il settore automotive sta convergendo sull’efficacia della “lista chiusa”, come quella redatta da

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