Zero marketing

Imparare a fare marketing.

Questa dovrebbe essere la prima regola per chi vuole sfidare il mondo del termico e perseguire la mobilità elettrica.

Occorre avere il coraggio della verità. Ad oggi i numeri sono molto inferiori alle prospettive di scenario disegnate 4 anni fa. E questo nonostante progetti di mobilità elettrica siano stati perseguiti da grandi gruppi automobilistici come Renault-Nissan o da newco come Tesla.

Certo si tratta di un’economia di filiera e questo comporta una necessità di strutture pubbliche per la ricarica e politiche locali atte ad incentivare non con denaro ma con facilitazioni alla mobilità elettrica.

Detto questo mi sembra evidente che il marketing abbia fino ad ora fatto degli errori madornali ed il fallimento di Better Place ne è la riprova.

Proviamo a fare un esercizio a prendere tre grandi innovatori ed a capire cosa potrebbero suggerire:

-Steve Jobs: design e semplificazione

-Nicolas Hayeck: personalizzazione, moda

-Ingvar Kamprad: essenzialità, costo contenuto

Basta fare uno screening dei modelli oggi presenti per capire che nulla di questo è stato fatto o meglio l’unico marchio automotive che aveva il prodotto che rispondeva (parzialmente) a questi mantra fino ad oggi è molto defilato vendere un’automobilevero Mr. Zetsche?

Allora bisognerà che gli uomini del marketing provino a pensare che non devono vendere un’automobile con una trazione diversa ma un prodotto diverso con una fruizione diversa.

Provino ad usare nella loro testolina la segmentazione non per cluster di clienti ma per modalità di uso e forse arriveranno a qualcosa.

Qualcuno come Renault l’esercizio lo ha fatto con Twizy ma con degli errori progettuali e distributivi che ne hanno limitato il successo.

Innovare vuol dire innovare su tutta la filiera che senso ha vendere un veicolo con dei limiti d’uso urbani nella periferia delle città invece che farlo diventare protagonista delle vie del centro? Tesla ha fatto in questo una scelta strategica molto chiara e forte peccato che venda veicoli da 5 m. di lunghezza che mal si adattano all’agilità richiesta dal traffico cittadino.

Insomma per fare una testa pensante nel marketing bisognerebbe prenderne almeno tre!

Del resto che il marketing sia morto non lo ha detto solo Kevin Roberts AD di Saatchi&Saatchi ma la quotidianità e la ripetizione costante dei modelli di business, solo quando ci sarà qualcuno capace di scardinare ciò potremo dire che sarà arrivato sul mercato la killer application capace di rendere la mobilità elettrica un’abitudine quotidiana.

L’era dell’intelligenza

La notizia è del 13 maggio.

La fonte autorevole “Il Sole 24ore”.

Non risultano smentite.

Tesla in Borsa capitalizza più di Fiat.

Se Pensiamo che il marchio americano ha iniziato solo ora una vera e propria produzione di serie, che fino ad oggi ha prodotto circa 16.000 veicoli, che la sua storia data come inizio 2003 si ha una sensazione di stordimento.

La grande industria automobilistica italiana che ha rappresentato uno dei motori dell’economia per oltre 100 anni, che ha contribuito al mito del boom economico, che ha permesso a molti di conquistare i primi chilometri di libertà viene ridimensionata in Borsa da una quasi ignota società creata da un visionario americano.

E’ la finanza bellezza e tu non puoi farci niente, niente! Interpretiamola in un altro modo; da un lato vi è una realtà industriale importante con orgini italo-americane (ma è debole sui mercati emergenti e sui next eleven); milioni di vetture prodotte, centinaia di migliaia di operai ma che sta raccontando al mercato di avere una visione del futuro senza grandi cambiamenti. Un domani simile ad oggi.

Dall’altra un Golia, made in Palo Alto, che ha solo da offrire una concreta visione di come sarà la mobilità del XXI secolo e debbo anche dire che alcune parti della narrazione sono un po’ tradizionali.

Eppure conquista spazio sui media, simpatia e forse qualche decimo di quota di mercato. Ma soprattutto è coerente con il nuovo modo di interpretare il mondo.

Finita l’era dell’apparenza siamo in quella dell’intelligenza.

Chi sarà lo Steve Jobs dell'automobile?

Siamo davanti ad un cambiamento. I numeri non lo stanno ancora raccontando perché non si è ancora trovata la killer application; ma vi è un fermento, un rumore che arriva da lontano e che arriva da settori non sempre automotive e, come accadde per la Smart 20 anni orsono, sarà l’”innovazione aliena” a determinare i nuovi parametri del gioco.

Certo accanto ad una storia di successo ve ne sono altre che annaspano e falliscono come Coda Automotive o Fisker ma ciò è sempre accaduto basta guardare indietro di 30 anni e sulle nostre strade circolavano autovetture marchiate Talbot, Simca, MG.

Nel maggio del 1989 la rivista americana “Marketing” scriveva:

“Nel 1939 su gran parte delle automobili che circolavano per le strade spiccava l’emblema britannico: Austin, Morris, Rover, Triumph ecc.Nessuno aveva sentito parlare di Honda ci sarebbero voluti ancora 10 anni prima che la marca nipponica commercializzasse la prima vettura.A quei tempi la Gran bretagna era il maggior esportatore Mondiale di automobili e non c’era bisogno di preoccuparsi di quelle fabbriche automobilistiche giapponesi dai nomi bizzarri…”

Il resto è storia.

Elettrico lowcost

La notizia è di ieri; in Germania un gruppo di aziende fornitrici del comparto automobilistico sta realizzando un progetto realizzato dal Politecnico RWTH di una vettura elettrica il cui pregio oltre alle emissioni zero sarà di costare 5000 euro (escluso noleggio batterie).

5000 euro per muoversi ad impatto zero

Al contempo è stato anche progettato un furgone di cui 50 esemplari sono già stato ordinat da Deutsche Post.; la realizzazione sarà fatta in una fabbrica dismessa della Bombardier.

In cinque righe si è descritto un progetto di economia di sistema dagli innegabili vantaggi:

-il sapere non è solo dei grandi costruttori

-una società pubblica (Deutsche Post) ha dato il suo contributo di credibilità al progetto adottando alcune decine di veicoli

-si riconverte uno stabilimento

-si rende la mobilità elettrica accessibile.

Semplice, concreto, mirato.

Mi sembra che il distretto torinese dell’automotive abbia molto da imparare, ci sono grandi progetti che non diventano mai realtà, finanziamenti locali e nazionali che evaporano ed il sapere dell’eccellenza automotive italiana langue.

Come avranno fatto a trovare il denaro per renderlo operativo; saranno le stesse aziende a mettere quota parte, le banche avranno avuto un sussulto di eroismo, il Land avrà trovato dei fondi. Chissà.

Unica certezza è che ad Acquisgrana sanno fare sistema e dal 2014 vedremo le Streetscooter anche sulle strade italiane e ci domanderemo come mai anche questa volta siamo riusciti a non salire sul treno dell’innovazione tecnica e di marketing.

Le banche si rifaranno solennemente alle ferree fregole di Basilea 3-4-5-6-7-8-9 ecc., le istituzioni al patto di stabilità, le aziende alla crisi imperante e ci renderemo conto che senza entusiasmo e volontà di abbattere le regole resteremo ingessati ad aspettare che le parole: “The end” (Detroit dixit).

Egr. Presidente Letta,

nei suoi primi 100 giorni avrà da svolgere un compito molto complesso per poter affermare la credibilità del Governo da Lei guidato.

Certo ha molti esperti dentro e fuori il Palazzo che stanno lavorando per Lei; ritengo però possa essere utile farle arrivare un messaggio che suggerisco di inoltrare direttamente al Ministro per lo Sviluppo Economico il soggetto è molto semplice: sviluppo mobilità elettrica come economia di sistema.

La mobilità elettrica urbana diffusa è possibile, lo dimostrano i Paesi del Nord Europa, ed oltre a rappresentare un bene per la salute dei cittadini è una fonte di occupazione e di sapere tecnologico.

L’ANFIA (Associazione Nazionale Fra Industrie Automobilistiche) nel 2011 ipotizzava che ibrido ed elettrico avrebbero significato in 10 anni a livello mondiale 20 miliardi di euro di fatturato per industria meccatronica; una bella opportunità per due tecnologie che sono costantemente sviluppate da case automobilistiche giapponesi, tedesche, francesi e americane.

Il rischio vero è che l’Italia perda un altro treno tecnologico che sta passando e che le nostre industrie si trovino a gestire gap di know-how non colmabili nei confronti di colossi come: Bosch, Siemens, Schneider, GE.

Loro lavorano in un sistema integrato di settore Automotive e noi in Italia restiamo a guardare in attesa che i conti di Fiat possano permettere investimenti in tecnologie che ormai sono ben consolidate altrove.

Allora vi è bisogno di cambiare cavallo, di favorire lo sviluppo di nuovi progetti e magari di un polo automotive specializzato in veicoli a “zero impatto” che possa dare una risposta a nuove esigenze di mercato e contribuire a mantenere e costruire il sapere della mobilità elettrica.

Cecomp con Bluecar è il più grande produttore di auto elettriche italiano

Qualcosa in Italia a Torino già esiste. La Cecomp, ad esempio, costruisce i veicoli elettrici del progetto Autolib per Parigi dopo averli ingegnerizzati; ma è un sapere che esaurita la commessa di 3500 veicoli rischia di essere disperso e non valorizzato.

Si dovrebbe convincere Enel a giocare una partita a tutto campo e non solo come player dell’energia, bisogna dare indicazioni precise perché le merci debbano percorrere il loro “ultimo miglio” a impatto zero.

L’insieme di tutto questo necessita però di essere governato; in Italia ci sono decine e decine di progetti sperimentali in grandi città e piccoli paesi, aboliamo la parola sperimentale che ha sempre il sapore della precarietà e costruiamo davvero un progetto per la mobilità delle merci e delle persone affidandolo ad un “surveyor” ad un “Garante della mobilità elettrica delle merci e delle persone”.

Nel complesso scenario economico questo è oggi un piccolo tassello ma che rappresenta lo sviluppo della mobilità per il XXI secolo.

Buon lavoro Presidente!

A caccia di stelle

Grande eco sui media per l’affermazione di Sergio Marchionne che produrre veicoli elettrici sarebbe “masochismo industriale”.

Dando uno sguardo ai gruppi automobilistici che stanno investendo su questo fronte sembra che il “Tafazzismo” colpisca marche che fino a ieri ritenevamo di successo come BMW, Daimler, Nissan, Renault, GM, Mitsubishi, VW.

Probabilmente stanno sbagliando; buon per loro che siano stati avvisati.

A voler seguire l’insegnamento di Andreotti che “a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”, verrebbe da rievocare Fedro con la nota favola “la volpe e l’uva”. Guarda caso infatti l’affermazione avviene quando Renault sta lanciando Zoe e BMW i3.

Il “masochismo industriale” non è solo di oggi ma è pratica che arriva da molto lontano.

Pensate i fratelli Wright e il loro desiderio di volare, i tentativi falliti, i prototipi distrutti, il tempo perso per cercare soluzioni da offrire ad un mondo che fino ad allora si era sviluppato senza gli aerei. Masochisti.

Anche tutti i padri delle moderne marche automobilistiche erano dei folli; avrebbero potuto continuare a fare diligenze e calessini anziché  produrre motori, chassis, assemblarli; un esercizio complicato e non è che di vetture se ne vendessero a milioni, qualche centinaio poi divenute migliaio. Masochisti.

Steve Jobs ed il suo famoso garage. Masochista.

Mr. Toyoda che ha permesso alla sua azienda di lavorare su una tecnologia che pareva onanismo ingegneristico: l’ibrido. E ci ha messo 15 anni prima di consolidare il successo con 5.000.000 di veicoli venduti e forse questo non basta a far reggere il business plan. Masochista.

Elon Musk  fondatore di Tesla: dopo dieci anni di bilanci in negativo adesso inizia a produrre i primi utili, a dar lavoro a 3000 persone ed a creare un nuovo paradigma dell’automobile. Masochista.

Tutti questi masochisti hanno contribuito a cambiare il mondo, perché hanno inseguito una visione e non semplicemente i numeri di un bilancio. Perché il mercato compra sogni e visioni e guarda sempre al futuro. Quel futuro che mai nessun numero è riuscito a prevedere come dimostrano sistematicamente le previsioni sbagliate di vendita.

E’ una scelta di ruolo: essere leader o follower. Ed i follower hanno una sola certezza: arrivare sempre secondi.

“Se andate a caccia di stelle potrete non prenderne nessuna, ma non tornerete indietro con un pugno di fango” (Leo Burnett).

2.6milioni di $ per mobilità elettrica e infrastrutture

Magistratura “elettrizzante”!

Dal 2009 ad oggi ho sempre sostenuto che la rivoluzione della mobilità elettrica parte da una visione di economia di sistema.

Alle case automobilistiche, alle società energetiche, alle istituzioni locali e nazionali oggi si potrebbe aggiungere un altro attore: la magistratura.

Per potervi fornire una visione più tecnica e corretta ho chiesto all’avv. Riccardo Salomone, specializzato in diritto penale ambientale, di raccontare cosa sta succedendo e quale sia l’orientamento della giurisprudenza su questi temi. Ne esce un quadro interessante e preoccupante al tempo stesso; fossi a governo di una città grande o piccola qualche riflessione la farei. Quello che è più strano è che sia tuto piuttosto taciuto, il compito del blog è anche questo far conoscere ciò che l’informazione ”tradizionale” a volte tace.

Avv. Salomone ci sono dei procedimenti penali incorso per inquinamento dell’aria?

Attualmente in Italia sono pendenti parecchi procedimenti penali riguardanti l’inquinante PM10. Nello specifico, si sono attivate le Procure di Firenze, Palermo, Messina, Venezia, Treviso e Padova, contestando i reati di rifiuto di atti d’ufficio (art. 328 c.p. Rifiuto di atti d’ufficio. Omissione) e getto pericoloso di cose (art. 674 c.p. Getto pericoloso di cose) agli amministratori pubblici.

Mi sta dicendo che chi rischia penalmente e personalmente sono i Sindaci?

I presunti responsabili sono Sindaci e Assessori, in quanto – si argomenta –  il soggetto agente, responsabile della omissione è individuato in quello cui la legge attribuiva il potere di emettere gli atti più strettamente funzionali alle necessità del caso; in funzione della prevenzione e soluzione di danni e pericoli verificatisi a causa del mancato intervento. L’agente responsabile può essere in breve soltanto chi era al momento dell’evento titolare dei poteri che potevano esprimere i provvedimenti amministrativi urgenti attraverso cui adottare e potere dar esecuzione a misure giuridiche (es. ordini positivi, divieti, regolamentazione degli orari, permessi, etc.) e tecniche per la soluzione del pericolo (opere pubbliche, interventi sul patrimonio stradale esistente e altre).

Qual è lo stato dell’arte dei processi?

I processi hanno all’incirca tutti lo stesso iter: assoluzione in primo grado (perché le condotte omissive ascritte agli imputati non sono state ritenute idonee ad incidere in via immediata e diretta nel settore della sanità come richiesto dalla legge), ricorso per Cassazione del Pubblico Ministero, conversione del ricorso in appello da parte della Cassazione (perché le questioni dedotte presupponevano l’esame e la risoluzione di problemi fattuali): ad oggi siamo in attesa, dunque, dei giudizi di appello.

Quindi PM battaglieri a tutela della salute pubblica, cosa potrebbero fare in più?

Sulla scia del processo Eternit, è possibile che in futuro le Procure “correggano la rotta”, contestando altri e più gravi reati, come ad esempio il disastro ambientale (art. 434 c.p. Crollo di costruzioni o altri disastri dolosi), l’omicidio colposo (art. 589 c.p. Omicidio colposo) o le lesioni personali (art. 582 c.p. Lesione personale; art. 590 c.p. Lesioni personali colpose). Naturalmente, per poter pervenire a delle condanne, occorrerà pur sempre la prova del nesso causale fra materiale particolato ed evento dannoso per la salute, nonché la prova della colpa (negligenza, imperizia, imprudenza, inosservanza di leggi o regolamenti) del pubblico amministratore o – nei casi più gravi – del dolo.

Corriere della Sera 25 febbraio 2011

In sintesi mi sembra che il quadro sia chiaro: sta nascendo un fronte giurisprudenziale nuovo e che recepisce le istanze di tutela della salute pubblica che nascono dai cittadini (ad esempio le mamme anti-smog di Milano) e che sono regolamentate da norme Europee come nel caso degli sforamenti del PM10. Questo impatta direttamente sugli amministratori locali che devono agire.

E’ credibile che l’”Area C” di Milano o la Congestion Charge di Londra siano velocemente adottate anche da altri Comuni.

Muoversi domani

Un blog sulla mobilità sostenibile può essere a rischio noia o esasperato tecnicismo; vorrei riuscire a evitarlo presentando un punto di vista diverso; non tecnico, non mercatistico; ma visionario.

Il lascito di Steward Brand divenuto famoso grazie a Steve Jobs nel suo discorso alla Stanford University: “Stay hungry, stay foolish”, in fondo è un inno al voler essere fuori dagli schemi, anticonformisti, saper immaginare il futuro andando oltre la visione che l’oggi concede, sapendo organizzare la composizione degli elementi della realtà in un ordine diverso, tale da far intravedere nuovi orizzonti e nuove opportunità.

Il mercato automotive di domani sarà molto diverso da quello che conosciamo: premierà i visionari, gli innovatori, gli entusiasti; in tal senso il titolo dell’editoriale di Carlo Cavicchi di questo mese su Quattroruote è emblematico: “Quando ibrido era un temine imbarazzante”.

Sono passati solo 15 anni e Toyota ha venduto oltre 4.6 milioni di veicoli ibridi nel mondo.

I manager di Toyota sono andati oltre l’onanismo ingegneristico ed hanno trasformato la visione in business dimostrando che l’innovazione non è rivoluzione ma richiede impegno, determinazione, pervicacia: ovvero capacità di leadership.

Sono certo che tra 10 anni su Quattroruote ci potrà essere un altro editoriale con un titolo pressochè identico: “Quando elettrico era un termine imbarazzante”.

Ed anche allora ricorderemo i detrattori, gli sfiduciati, i denigratori di una forma di mobilità oggi embrionale nei numeri ma che ha tutte le caratteristiche per diventare la frontiera della mobilità urbana.

Esistono tanti tipi di PM

“Urbana ed elettrica” sono parole imprescindibili per muovere persone e merci nei prossimi anni; non importa se sarete a Shangai, a New Dheli, a Los Angeles, Parigi, Saigon o Milano, ma dovrete pensare che gli amministratori locali dovranno perseguire un bene primario: la salute pubblica.

E per ottenere ciò saranno costretti a delle forme di restrizione della mobilità oggi inusuali e forse impensabili.

Lascio alcuni numeri su cui, se avete voglia potrete esercitarvi, e che saranno fondamentali per capire quali fattori esogeni modificheranno rapidamente in Italia l’approccio verso la mobilità a zero emissioni: 328; 433; 589; 590. Vediamo chi indovina.

Unica raccomandazione non giocateli al lotto!

Week end del camionista

DOVE: Misano World Circuit -Via Daijiro Kato 10, Misano Adriatico

QUANDO: 18-19 maggio 2013

INFO: Misano World Circuitwww.weekenddelcamionista.com

Il tradizionale evento camionistico di Misano, quest’anno si terrà il 18 e il 19 maggio con i soliti ingredienti: l’esposizione delle Case costruttrici, il raduno dei camion decorati e le spettacolari corse dell’Eropean Truck Racing Championship.

Idee regalo per Natale

Il gruppo Buona Strada Lady Truck Drivers Team, per il Natale 2012, ha lanciato una bella idea regalo che è anche un’ancora più bella iniziativa di solidarietà. Si tratta dei nuovi asciugamani ricamati Damin “Lady Truck”, presentati in occasione della consueta cena sociale che si ripete ogni anno a inizio dicembre e che vede protagonisti il gruppo di camioniste e gli amici più cari.

Due i colori disponibili, il tradizionale rosa fuxia per lei e il blu per lui; cinque euro il costo, tutto il ricavato verrà devoluto in beneficenza per contribuire alla ricostruzione della scuola materna di Medolla.

Gli asciugamani “Lady Truck” si possono acquistare inviando un messaggio alla pagina facebook del gruppo o un’email all’indirizzo buonastradaladytruck@libero.it

Noi c’eravamo….24 ore Le Mans on Truck!

In gara sul mitico circuito francese

La 24 ore è una gara di resistenza oltre che di abilità alla guida

Velocità , sicurezza e molta molta abilità sono doti indispensabili in una gara come la 24 Ore

Il vincitore in trionfo sul podio

Eal calare delle tenebre...su le luci !

Folla di appassionati

Non si poteva mancare un simile appuntamento!

Passione Decor!

Musoni protagonisti!

Bellezze in mostra!

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