Sulle banchine dei porti un tesoro da 50 miliardi

In dieci mosse la partita della vita, e non solo per i porti e la logistica, ma per l’intero sistema Italia che ancora oggi non riesce a comprendere che senza un recupero sostanziale di efficienza su questo fronte, più d’ogni altro costretto a confrontarsi con le sfide della globalizzazione e di un nuovo ordine dell’interscambio mondiale, non esistono possibilità di rilancio per il paese.
Questo il messaggio scaturito oggi dal convegno organizzato  a Roma da Assoporti, Federagenti e Fedespedi che hanno affidato al gruppo Ambrosetti, The European House,  il compito di tracciare un quadro aggiornato delle problematiche esistenti e  dei fattori che continuano, cronicamente, a condizionare la competitività del sistema logistico e portuale del paese. Fattori che si chiamano inadeguatezza infrastrutturale, mancato riconoscimento del ruolo, peso esorbitante della burocrazia, visione ragionieristica della politica economica del paese.
E’ toccato ai tre presidenti delle associazioni che raggruppano i porti (Assoporti), gli interessi delle navi (Federagenti) e quelli della merce (Fedespedi), tracciare un quadro crudo e inquietante del settore, costretto anche a incassare ulteriori elementi di delusione sia nei contenuti del decreto del fare, sia nei nuovi provvedimenti in tema di semplificazione burocratica.
Piero Lazzeri, presidente di Fedespedi, ha sottolineato come portualità e logistica possano essere volano per crescita economica, occupazione e competitività del paese. Ha inoltre evidenziato come interventi prioritari  e imprescindibili la necessità di decise azioni di semplificazione normativa e burocratica nelle procedure di import ed export delle merci per ridurre lo spread crescente fra la capacità competitiva del nostro settore e quella dei nostri partners europei.
Michele Pappalardo, presidente di Federagenti, ha rimarcato con forza l’esigenza di lanciare una grande operazione trasparenza, per far comprendere all’opinione pubblica ciò che il Palazzo continua a non capire, ovvero l’utilità e il ruolo strategico del comparto marittimo. Per anni – ha detto – nell’idea di poter vivere in un clan. Oggi è il momento di affermare con forza, in tutte le sedi e con un linguaggio diverso,  che, senza i porti e senza le navi, l’Italia muore e non ha alcuna possibilità di rilancio e  di ripresa economica.
Per Luigi Merlo, presidente di Assoporti, è necessario “contaminare il paese sulle priorità logistiche”, chiudendo una stagione di autoreferenzialità, riformando i modelli di rappresentatività del cluster marittimo (in primis la Federazione del mare), lanciando una proposta concreta che passa attraverso un ritorno della politica su questi temi e l’abbandono di una visione ragionieristica della gestione del paese, che equivale a un suicidio. Merlo, che ha sottolineato l’importanza dello sforzo comune delle tre associazioni,  ha insistito sul fatto, specie dopo un decreto sul fare che è completamente deludente per il settore, sulla necessità che il ministro dei Trasporti si riappropri della politica del settore.
Per altro lo stesso presidente di Assoporti, è intervenuto pesantemente anche sul tema dell’autonomia finanziaria delle Autorità portuali, chiedendo al sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti, Rocco Girlanda, un intervento immediato che il governo “non dotato di bacchetta magica” – come replicato da Girlanda – non sembra essere in grado di attuare. Merlo ha quindi proposto di trasferire alle Autorità portuali il demanio per patrimonializzarlo a vantaggio delle stesse Autorità portuali così come già avvenuto nei porti francesi. Si è infine detto disponibile a lavorare da subito a un testo di una vera riforma globale del settore.
Dallo studio presentato da Ambrosetti, studio che ha evidenziato nuovamente come anche solo un allineamento degli standard di efficienza  logistica e portuali del paese alla media Ue produrrebbe, a parità di traffici,  benefici per 50 miliardi di euro, sono scaturiti 10 punti di analisi sul settore.
Il primo relativo al valore strategico della partita portuale e logistica, quindi al peso economico (2,6% del Pil, con 40 miliardi di euro di fatturato), al  ruolo primario nel commercio mondiale (55% sul totale dell’export italiano extra Ue) . Quindi alla definizione non univoca del sistema portuale italiano; quindi alla necessità urgente di un intervento sulla governance della portualità; quindi sul peso delle inefficienze burocratiche, sulle opportunità generate da uno sviluppo dei traffici marittimi che oggi mortifica i porti italiani (ogni anno sono ceduti ai porti del nord Europa 441.000 containers teu), sulla frammentazione della portualità nazionale in contrasto con una progressiva concentrazione dei traffici su pochi scali dimensionati per accoglierli e sugli effetti di una parallela concentrazione degli operatori destinati a controllare il mercato.
Al convegno sono intervenuti il ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, Gianpiero D’Alia e il ministro per le Riforme costituzionali, Gaetano Quagliariello. Dopo aver entrambi insistito sui danni creati dalla cosiddetta legislazione concorrente (che pure non incide sulle scelte per i porti commerciali) e quindi sul contrasto fra Stato e Regioni generato da un federalismo imperfetto,  i due ministri hanno rispettivamente (D’Alia) insistito sull’effetto positivo delle semplificazioni anche per quanto il comparto portuale e sulla necessità (Quagliariello) di una grande riforma che consenta di tagliare i tempi di approvazione delle leggi.

CIRO ROMANO, CAPO PILOTA DEL PORTO DI VENEZIA FREGIATO DELLA MEDAGLIA DI BRONZO AL VALOR DI MARINA

Il capitano di lungo corso Ciro Romano, capo pilota del Porto di Venezia, è stato insignito della medaglia di Bronzo al valor di marina per aver tratto in salvo nel febbraio 2012 la nave Skymar, battente bandiera cambogiana.

Il Ministero della Difesa ha concesso l’importante onorificenza con la seguente motivazione: “conduceva con pieno successo una difficile operazione di assistenza e soccorso alla motonave Skymar, con 15 persone imbarcate, nonostante le pessime condizioni metereologiche. In tale occasione dimostrava notevole sprezzo del pericolo e una straordinaria perizia marinaresca”.

Dal Comandante della Capitaneria di Porto di Venezia Amm. Tiberio Piattelli e dal Presidente dell’Autorità Portuale di Venezia prof. Paolo Costa, “il più vivo ringraziamento e compiacimento per l’attività svolta e l’abilità dimostrata nel gestire l’evento”

Soddisfazione di Fita-Cna per al decisione dell’antitrust sui traghetti in Sardegna

Con oltre 8 milioni di multa L'Antitrust dimostra che le tante segnalazioni
ricevute, tra cui anche quella della CNA-Fita dell'estate del 2011, erano
più che motivate e documentavano quanto il caro traghetti fosse causato non
da oggettive condizioni di mercato bensì da un cartello anticoncorrenziale
delle maggiori compagnie di navigazione. La CNA-Fita da oltre due anni
infatti sta insistendo sul tema dei costi massimi e sulla necessità di
liberalizzare settori strategici per la competitività di tutto il sistema
produttivo italiano. Il Caro traghetti, negli ultimi anni, ha assunto
l'insostenibilità di altri aumenti come il caro gasolio, il caro pedaggi o
il caro assicurazioni che mostrano quanto in Italia, in certi settori, la
libera concorrenza sia ancora un problema. "Siamo molto soddisfatti - ha
commentato Cinzia Franchini, presidente nazionale - perché la nostra
associazione, con largo anticipo, ha saputo attivarsi nelle sedi opportune
aggiungendo la sua denuncia a quella delle altre associazioni dei
consumatori. Oggi con questa multa - ha proseguito la Franchini -
l'autotrasporto ha saputo spuntare un risultato concreto per le sue ragioni
premiando un lavoro di denuncia documentata che va avanti dall'estate del
2011". CNA-Fita si augura che gli armatori, dopo questa sentenza, possano
rivedere i prezzi facendo diminuire il costo complessivo dei servizi di
traghettamento accogliendo in questo modo l�allarme che le imprese di
autotrasporto sarde stanno lanciando da molto tempo.

La Jolly nero riparte per il mar Rosso

La nave portacontainer Jolly Nero che provocò il tragico incidente del 7 luglio scorso nel quale morirono nove persone, è partita alle 18.30 da Genova alla volta del mar Rosso dove era diretta la sera in cui ha abbattuto la Torre piloti di molo Giano.

La nave ha avuto l’autorizzazione degli ispettori del Rina che hanno rilasciato alla Compagnia Ignazio Messina & C. la certificazione indispensabile per poter tornare a navigare e l’ok della Capitaneria di porto che doveva controllare le carte di bordo.

In plancia stasera c’é anche il primo ufficiale Lorenzo Repetto, indagato insieme al comandante Roberto Paoloni e al pilota Antonio Anfossi, di omicidio colposo plurimo, attentato alla sicurezza dei trasporti e crollo di costruzioni (Torre piloti e attigua palazzina). Stamani Repetto, accompagnato dai suoi legali, Pasquale Tonani e Andrea Testasecca, si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al pm Walter Cotugno. Come hanno spiegato i difensori, “prima è necessario avere maggiori informazioni sulla posizione di Repetto e poi sarà depositata una memoria”. Per domani è previsto l’interrogatorio di Paoloni, difeso dagli avvocati Romano Raimondo e Carlo Uva. La sera del crollo il comandante, davanti al pm, si era avvalso della facoltà di non rispondere. Si è appreso che, probabilmente, la Procura acquisirà i documenti del Rina in relazione alle ispezioni compiute a bordo della Jolly Nero per dare la certificazione di classe necessaria per la partenza, la cosiddetta “cartella clinica”. Intanto un’altra famiglia si è costituita come parte offesa assistita dagli avvocati Silvio e Rinaldo Romanelli: quella del sergente Gianni Jacoviello.

Il salone nautico di Genova cambia pelle

Un affaccio diretto sulla darsena, molteplici aree tematiche, grande fruibilita’ per i visitatori, piu’ prove in mare, piu’ interattivita’, nuovi servizi, nuovi segmenti commerciali dedicati ai giovani: il 53/mo salone nautico internazionale di Genova, dal 2 al 6 ottobre, si presenta in una formula nuova, a partire dalla durata, da 9 a 5 giornate, per rispondere ai desiderata degli espositori e per allinearsi ai piu’ recenti standard dell’offerta fieristica a livello internazionale.

Un’anticipazione di quello che sara’ il ”contenitore” della piu’ importante rassegna nautica dell’anno e’ stata fatta oggi, nel corso di un incontro con la stampa, dai vertici degli organizzatori: Sara Armella e Antonio Bruzzone, Presidente e amministratore delegato di Fiera di Genova; Anton Francesco Albertoni e Marina Stella, presidente e direttore generale di Ucina Confindustria Nautica. La nuova formula, hanno precisato, e’ il risultato di 47 incontri avuti con le aziende con tavoli settoriali di tutti i comparti merceologici. E’ nato cosi’ un progetto che si e’ trasformato in prodotto: un salone ”forte nel contenuto” ma ”leggero negli investimenti” con la possibilita’ per le aziende di contenere la spesa attraverso una riduzione fino al 40% delle tariffe di partecipazione, la minor durata e l’ottimizzazione degli spazi espositivi. Un salone che valorizzera’ la caratteristica della rassegna genovese quella di avere ”il mare dentro”.

Il nuovo lay out progettato dallo studio Caliari trasforma la visita al salone in un viaggio alla scoperta della nautica, in tutte le sue interpretazioni e forme. Completamente ridisegnata l’area d’ingresso: dalle biglietterie uno scenografico muro rosso accompagna il visitatore fino agli spazi espositivi attraverso un percorso guidato e rivolto verso il mare.

Tra le novità il “Sea Experience” all’interno del Padiglione del mare (padiglione S) dedicato agli sport acquatici e all’accessoristica, il “Power Village” (piazzale marina 1) allo scoperto, dedicato ai motori marini, l’area “Boat Discovery” dedicata a chi acquista per la prima volta una barca. Confermate le sezioni interamente dedicate alla vela il “sailing world” (marina 1), alle imbarcazioni a motore dai 12 metri fino ai maxiyachts (piazzale marina1 e parte della darsena), all’accessoristica (Padiglione B superiore).

Fra i servizi, un nuovo parcheggio di oltre 200 posti per gli espositori e 13 punti ristoro dedicati alle tipicità culinarie italiane. Una nuova segnaletica e aree relax fra cui una verde completano il quadro. Nei prossimi giorni partirà la campagna di comunicazione affidata alla società genovese Meloria dal titolo “Il 53/mo salone nautico dove iniziano le storie da mare”. Storiedamare.it è anche il titolo di un sito al quale tutti sono invitati ad inviare i loro contributi che poi verranno utilizzati per un concorso video. Costo del biglietto invariato a 15 euro (13 con l’acquisto online). Tornerà anche quest’anno la rassegna GenovaInBlu, l’evento “fuori salone” volto a far conoscere la città e i suoi tesori. “Coglieremo l’occasione anche per festeggiare la nuova vasca dei cetacei dell’Acquario” ha precisato Armella. “Questo salone vuole essere un fiore all’occhiello del made in Italy come lo è sempre stata la nautica italiana” ha commentato Albertoni.

www.ansa.it

De Luca: Presidenza AP di Napoli gravi i ritardi

Sono gravi ed ormai intollerabili i ritardi che si stanno accumulando in relazione a tante autorita’ portuali. E’ di particolare rilievo la questione della nomina del presidente dell’Autorita’ Portuale di Napoli”. Lo dice il vice ministro per le Infrastrutture e i Trasporti, Vincenzo De Luca.
”Centinaia di milioni di euro di possibili investimenti; progetti di riqualificazione e sviluppo dell’area portuale; possibili e rilevanti incrementi occupazionali: tutto resta bloccato. La mia opinione – sottolinea De Luca – e’ che sarebbe utile, nell’ambito delle procedure previste, individuare una figura condivisa, qualificata, competente e capace di rilanciare da subito l’attivita’ portuale. Ci si assuma la responsabilita’ di sottoporre tali proposte alle commissioni parlamentari competenti. Ognuno sara’ libero di esprimere le proprie valutazioni”.
”Aggiungo, ancora, che se di fronte ad una crisi sociale drammatica i tempi di decisione delle Istituzioni sono questi, davvero l’Italia non ha futuro”, conclude De Luca.

V.T.P. ENGINEERING SBARCA AL TRANSPORT DI MONACO

Con l’esplosione del mercato crocieristico , di pari passo, porti, compagnie di
navigazione e terminals investono in nuove  tecnologie sia a bordo che a terra per
rendere sempre più economica ed appetibile una vacanza in mare. VTP Engineering ,
braccio tecnico di Venezia Terminal Passeggeri sbarca con una sua delegazione
capitanata al presidente Roberto Perocchio , al Transport di Monaco di Baviera , la
più importante manifestazione fieristica a livello internazionale sulla logistica e
l’economia del trasporto marittimo , aereo e terrestre con oltre 2000 espositori
provenienti da 64 Paesi, per presentare le sue “ultime novità” in tema di strutture
al servizio del traffico crocieristico già operative a Venezia. 

Decine di incontri , quasi un tour de force , con i responsabili dei maggiori porti
, da quelli delle Canarie a quelli del Mar Baltico agli stessi porti tedeschi come
Amburgo, oggi in fortissima crescita, anche nel traffico crocieristico,  nel mare
del Nord.

“I nostri sistemi di sbarco e imbarco che a Venezia  servono  circa 2 milioni di
passeggeri l’anno,  sono stati riconosciuti dai nostri interlocutori come “sistemi
d’avanguardia” – spiega il presidente Perocchio – che consentono alla nave di
accelerare i tempi di imbarco-sbarco e al terminal di operare , con grande velocità
e in massima sicurezza a tutto vantaggio anche dei servizi predisposti a terra come
transfert, parking ecc."

Elettronica e  robotica spinta per ascensori, passerelle e tunnel panoramici  per le
“Multipurpouse Boarding Tower” rappresentano un “unicum” di acciaio e vetro che con
tunnel telescopici raggiunge dalla banchina ,ai vari livelli richiesti anche per le
condizioni di marea, i ponti della nave . “Di fatto queste nuovissime strutture-
commenta l’A.D. e progettista di VTP Engeneering Franco De Angeli  – si presentano
come un gigantesco “gangway” che è in grado di smaltire circa 3000 passeggeri /ora
con evidenti vantaggi sia per la nave che per il terminal , punto di arrivo o
partenza per migliaia di crocieristi per le tante escursioni". 

Un’altra importante sfida, dunque, stavolta “tecnologica”e logistica   che il
Terminal crocieristico lagunare, il 4°  al mondo ed il primo in Mediterraneo come
home port delle più prestigiose compagnie crocieristiche, lancia ad un mercato
internazionale  in forte crescita e che proprio al Transport di Monaco è stata
raccolta ed apprezzata dai tanti porti che oggi investono nel traffico crocieristico
e dei ro/pax armando le proprie banchine con sistemi  sempre più avanzati per
recuperare tempi preziosi nelle operazioni portuali ed altrettanto preziose economie
di scala nella gestione del traffico.   

Merlo: Collaborazione italo tedesca una priorità

Un profondo cambiamento della politica portuale italiana per far si’ che si possa costruire un rapporto solido tra Italia e Germania e’ stato sollecitato dal presidente di Assoporti Luigi Merlo in occasione di un forum organizzato dalla Camera di Commercio italo-tedesca durante la fiera Transport&Logistic, la piu’ grande al mondo del settore trasporti e logistica, conclusasi nei giorni scorsi a Monaco di Baviera. Un cambiamento, ha sottolineato Merlo, che dovra’ procedere attraverso una modifica dei vecchi schemi, partendo da un comune indirizzo dell’Unione Europea e passando dai rispettivi Governi nazionali.

”Puntiamo ad una forte collaborazione tra i due Paesi, con basi nuove ed un solido approccio europeo – ha dichiarato il presidente di Assoporti -. Occorre tenere presente quali siano le necessita’ del mercato e delle merci, e come affrontare il nodo delle infrastrutture, introducendo una politica complessiva dei porti e dei trasporti. Inoltre, crediamo sia molto importante procedere all’emanazione del Regolamento dell’Unione Europea sui Porti, per il quale lavoriamo con attenzione e cura quotidianamente, poiche’ siamo convinti che soltanto con delle regole certe e comuni si possa veramente creare opportunita’ di crescita”. Merlo ha poi definito ”doverosa” un’accelerazione delle Reti Ten-T ”in modo che l’Italia possa pienamente offrire alla Germania la sua naturale vocazione all’interno del Mediterraneo, soprattutto nelle relazioni con l’Africa”.

In conclusione, Merlo ha sollecitato un cambiamento della politica dei porti con una regia unica che tenga conto delle reali potenzialita’ degli scali italiani nonche’ delle necessita’ del mercato, migliorando la filiera logistica complessiva.

Nasce Go in Sardinia

Gli imprenditori turistici del Nord Sardegna uniscono le forze e varano la “flotta Gallura”. Da giugno a settembre una nave passeggeri noleggiata dagli operatori turistici collegherà la Sardegna alla penisola, per portare più turisti nell’isola dopo il crollo degli arrivi causati dalla crisi e dal caro traghetti. Circa 60 imprenditori galluresi hanno deciso di dare una risposta forte alla crisi che sta mettendo in ginocchio le loro imprese e hanno deciso di dar vita a “Go in Sardinia”.

La percentuale di prenotazioni per giugno e settembre è del 33% e arriva a superare il 50% per i mesi di luglio e agosto. Previsioni che, ad oggi, basterebbero a coprire l’investimento fatto dalla società consortile che nasce per ‘stracciare’ il cartello delle compagnie di navigazione. I prezzi troppo alti di questi ultimi anni hanno decimato le presenze dei turisti e contribuito a diffondere l’immagine della Sardegna come isola cara e irraggiungibile, da qui la scelta de qui imprenditori di fare da soli.

Il primo viaggio è in programma per il prossimo sabato. Il progetto, partito da Santa Teresa Gallura, è stato illustrato oggi alla Commissione delle Attività produttive della Provincia di Olbia Tempio da Cinzia Ghiani portavoce del gruppo imprenditoriale. Per Patrizia Bigi, presidente della Commissione, si tratta di “una realtà imprenditoriale coraggiosa che le istituzioni hanno il dovere di appoggiare”. Loro, gli imprenditori di ‘Go in Sardinia’, alla politica non chiedono soldi.

“Nel momento in cui le istituzioni prenderanno atto di quello che stiamo facendo, forse ci sosterranno almeno moralmente perché ne abbiamo bisogno”. Nel corso dell’incontro Ghiani ha precisato come ‘Go in Sardinia’ sia “una società consortile che vuole risolvere un problema, ma non siamo armatori. Vogliamo intercettare la fascia media del pubblico italiano, quella che non può spendere molto per arrivare in Sardegna”.

Ogni consorziato ha una quota della nave pari a circa 500 euro che corrisponde ad una parte di posti letto, posti auto e poltrone che lo stesso operatore turistico impegna vendendo sul mercato il soggiorno nelle proprie strutture. A bordo del traghetto si propongono prodotti artigianali sardi e menù tipici, facendo respirare sin dal viaggio l’aria della Sardegna. Un progetto che punta in futuro a coinvolgere quanti più imprenditori possibile.

Cruise Venice sulle grandi navi a Venezia

Prendendo atto delle compatibilità ambientali delle moderne grandi navi crociera, la maggior parte degli autorevoli recenti interventi sulla stampa e sui media hanno evidenziato che il problema è essenzialmente estetico: l’opera morta, la parte emersa e visibile delle grandi navi crociera, mal si inserisce nel panorama scenografico della città di Venezia. L’estetica è un fatto soggettivo e, per rimediare al fastidio oftalmico, vengono proposte soluzioni alternative al transito delle grandi navi in Bacino di San Marco e nel Canale della Giudecca. Si ricorda ancora una volta che fino all’ord. 35/1977 della Capitaneria di Porto, per i canali della città transitavano 12.000 navi da e per gli ormeggi di Marittima (3.000) e di Marghera (9.000), navi con pescaggi fino a 9,60 m con scafi spigolati e con i carichi più svariati, dalle merci in colli, ai prodotti chimici, ai petroliferi, ecc., mentre le attuali grandi navi crociera pescano al massimo 8,20 m con scafi dislocanti. La citata ordinanza ha deviato la maggior parte delle navi sul nuovo canale Malamocco-Marghera, forse il maggior intervento di tutela e salvaguardia della laguna, ed oggi le navi crociera transitano per il Canale della Giudecca “solo” per 1.300 volte, fra entrate ed uscite. Quello attuale, quindi, è un traffico marginale e non pericoloso, dà lavoro ad oltre seimila persone – di cui la maggior parte sono giovani – porta benessere, ed è il solo traffico portuale che funziona a Venezia, inoltre in Italia tutti i porti fanno a gara per averlo. A titolo informativo, facciamo presente che le navi imbarcano circa 30.000 tonnellate di acqua in bottiglia (60 milioni di bottiglie), per cui, se mancasse il traffico crociere, la San Benedetto di Scorzè subirebbe un grave ridimensionamento.

Circa le alternative, Porto Marghera non lo è perché sarebbe la fine delle crociere in laguna. L’unica alternativa percorribile è il Canale Contorta Sant’Angelo con 650 entrate da Alberoni e 650 uscite dal Lido. Sabato è stata presentata in Comune l’ipotesi del terminal crociere alla diga di Punta Sabbioni: con tutto il dovuto rispetto, abbiamo l’impressione che si tratti di un libero esercizio progettuale fatto da un soggetto lontano dalla nostra realtà e che trova blandi consensi presso pochi soggetti non competenti. Il progetto trasferirebbe su un’area già sovraccarica, com’è la via Fausta, un traffico mostruoso dato dal movimento dei passeggeri da e per l’aeroporto e da e per il territorio; certo si potrebbero obbligare gli armatori a fare le crociere d’inverno, quando la viabilità di Cavallino /Jesolo è meno al collasso. I numeri parlano da soli: in alta stagione di sabato e di domenica sbarcano contemporaneamente fino a 10.000 persone, pari ad almeno cento mezzi che nell’arco di un’ora dovrebbero percorrere la strada dei camping, già satura. La lobby dei lancioni e dei taxi ha già il dollaro nelle pupille all’idea di gestire l’enorme prezioso traffico. Ci chiediamo sommessamente: ma gli “amministratori” hanno idea dell’impatto ambientale (il moto ondoso che le grandi navi non fanno e che invece fanno i Gran Turismo) che porterebbe il trasferimento dei passeggeri dalle grandi navi ai taxi e ai Gran Turismo? E agli albergatori veneziani non è venuto in mente che trasferire il porto passeggeri così vicino alle strutture alberghiere di Jesolo potrebbe renderle ancora più appetibili? Il comune di Cavallino cosa ne pensa? Il nuovo approdo non sarebbe nel suo territorio ma avrebbe riflessi epocali per i suoi cittadini. Un’ultima riflessione: il vento nella zona di Cavallino non è paragonabile a quello della Marittima, che è molto più protetta; le correnti di marea superano i 4 nodi, la struttura portuale dovrebbe gestire oltre 10.000 persone contemporaneamente e in modo confortevole…e loro hanno pensato di spendere “solo” 260 milioni di euro.

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