Fincantieri al lavoro sulla nuova nave P&O Cruises

Con la posa in bacino del primo blocco nave – una sezione del peso di circa 400 tonnellate – si e’ svolta oggi allo stabilimento Fincantieri di Monfalcone (Gorizia) la cerimonia che ha segnato l’inizio dei lavori in bacino della nuova nave passeggeri per ‘P&O Cruises’, brand del Gruppo Carnival. La nave, che entrera’ in servizio nel marzo 2015, potra’ ospitare a bordo 3.611 passeggeri, sara’ l’ammiraglia della flotta P&O Cruises e la piu’ grande realizzata per il mercato britannico

Assologistica sull’incidente di Genova

A seguito della tragedia del porto di Genova, Assologistica esprime, unitamente al profondo cordoglio, forti preoccupazioni.
“Se in Europa le infrastrutture portuali crescono al crescere delle dimensioni delle navi che vi transitano, in Italia si resta statici ed i nostri porti rischiano di diventare sempre più piccoli, e quindi pericolosi, al crescere delle stazze che li scalano” sottolinea il Presidente di Assologistica Carlo Mearelli.
“Questa tragedia dimostra anche che, sebbene le manovre in entrata e in uscita delle navi dalle nostre banchine possano essere assistite correttamente dai servizi dedicati a questo, l’imprevisto che può tramutarsi in dramma è sempre dietro l’angolo. Diventa, quindi, doveroso interrogarsi sul perché sia stata eretta sul mare, a breve distanza dalla poppa delle navi in manovra, la costruzione che ospitava piloti e Capitaneria, in totale assenza di sicurezza” conclude il Presidente di Assologistica.
Assologistica chiede al Ministro Lupi che a questo tragico accadimento faccia seguire provvedimenti che affrontino lo sviluppo del nostro sistema portuale in termini di effettiva agibilità dei porti e di sostanziale adeguamento infrastrutturale.

Merlo sull’incidente di Genova

O si cresce, o si muore. Il presidente dell’Autorità Portuale di Genova, Luigi Merlo, non dorme da quasi 48 ore per la disgrazia avvenuta nel ‘suo’ porto. Ma, nonostante la stanchezza e il dolore che si porta addosso, vuole comunque cercare di trovare elementi positivi su quanto avvenuto martedì notte al molo Giano.
E un elemento positivo c’é: “Questa tragedia ha fatto accendere i riflettori sui porti – dice -. Non spegniamoli. Quelle che per anni abbiamo posto noi addetti ai lavori, sono diventate oggi domande che si pone il sistema Paese. Cosa si fa in Italia per i porti? Sono in linea con le esigenze del mercato di oggi? Possono contribuire a far crescere l’economia?”.
Tutte domande che il cosiddetto sistema-Paese ha ignorato per anni. Un incidente con morti e feriti le ha rese di colpo legittime, imponendole all’attenzione di tutti. “Sono anni che noi porti italiani urliamo nel silenzio – sottolinea Merlo -. Lo abbiamo scritto, come Assoporti, al presidente Napolitano, lo abbiamo detto al parlamento, lo abbiamo ribadito al governo: quanto tempo ancora per capire che l’economia del mare è importantissima? Quanto tempo ancora per una vera politica portuale in Italia”.
Quanto accaduto a Genova è a modo suo un campanello d’allarme emblematico. Genova, nella sua struttura ‘moderna’ attuale, è un porto vecchio di cent’anni. Un secolo fa era all’avanguardia nel mondo in quanto a modernità. Oggi per continuare ad esserlo avrebbe bisogno di allargarsi, e non può che farlo verso il mare, spostare la sua diga di 500 metri, dragare i fondali. Un investimento strutturale da un miliardo e mezzo di euro. Per questo la scelta non è solo genovese, ma italiana.
“Se vogliamo continuare ad intercettare i grandi traffici internazionali, non tanto Genova quanto l’Italia deve interrogarsi su quale politica avere per l’economia del mare” dice Merlo. Le navi di ultima generazione che attraversano i mari del mondo arrivano fino a 20mila teus (twenty feet unit, l’unità di misura dei container). Per intercettarle, l’Italia ha bisogno di porti adeguati.
“Solo che c’é questo problema: per realizzare una nave ci vogliono due anni, per ampliare un porto non ne bastano dieci” dice Merlo. “Il problema è tutto qui. Quale politica vogliamo avere sulla portualità? Cina, India, Corea già oggi privilegiano Rotterdam, Hannover, l’Europa del nord. L’Italia ha tutto per poter intercettare questa domanda. Ma deve decidersi ad investire”. Come? “Con una buona legge di riforma che dia autonomia finanziaria ai porti. Il gettito fiscale prodotto dai porti italiani è di 13 miliardi all’anno, di cui 4 solo da Genova – conclude Merlo -. Se ci lasciano il 5% di quanto versiamo sulle accise, la diga ce la finanziamo noi”.

NAUTA 2013, UN PRIMO MAGGIO “A GONFIE VELE”

Un primo maggio “a gonfie vele” per il Salone Nautico Mediterraneo, scelto da migliaia di visitatori come meta per trascorrere il giorno della festa del lavoro. Il bel tempo primaverile ha favorito la tradizionale gita “fuori porta” per comitive e famiglie nel borgo marinaro di Aci Trezza, dove al Porto – fino a domenica 5 maggio – è in corso Nauta, diretto da Alessandro Lanzafame e organizzato da Eurofiere.

Nel piazzale dei parcheggi antistante la banchina sono ben visibili i padiglioni che ospitano l’esposizione: il Palavip, il Palanauta e due grandi tendostrutture, mentre la Marina Nauta è composta da quattro pontili in acqua a cui sono attraccate oltre 100 imbarcazioni.

La forte affluenza registrata suggerisce positive previsioni per il prossimo weekend, ecco perché Nauta, per andare incontro a coloro che amano la passeggiata serale nel Lungomare dei Ciclopi, è disponibile a prolungare l’orario di apertura, così da rendere ancora più attrattiva la cornice paesaggistica. A riguardo è lodevole l’impegno profuso dalle aziende che partecipano al Salone e la collaborazione con l’Amministrazione comunale di Aci Castello e il sindaco Filippo Drago, e con la Capitaneria di Porto di Catania guidata dall’Ammiraglio Domenico De Michele.

Il Salone vanta il patrocinio della Regione Siciliana (assessorati al Turismo, al Territorio e Ambiente), Area Marina protetta delle Isole Ciclopi, del Comune di Aci Castello e di A.G.T. Multiservizi.

Per scoprire Nauta sarà possibile “navigare” sul web, visitando il sito ufficiale www.salonenauticomediterraneo.it e il profilo Facebook “Nauta Salone Nautico”.

La Cina si fa avanti in Sicilia

Il fattore competitivo non è tanto la distanza ma il tempo. L’urgenza è quella di intervenire sui sistemi portuali e aeroportuali nazionali ed europei, seguendo precise linee guida: razionalizzazione e potenziamento delle infrastrutture, riforme gestionali, definizione dei ruoli istituzionali con una più netta distinzione tra le funzioni delle Autorità portuali e quelle delle Autorità marittime e, infine, un’unica legge di riforma di porti e interporti. Gli stessi temi affrontati nella seconda e ultima giornata di studi di “North South Conference”, il meeting internazionale che nell’auditorium dell’ex Monastero dei Benedettini di Catania ha ospitato centinaia di manager, accademici, diplomatici provenienti da tutto il mondo. Dalla Cina alla Germania, passando per l’Indonesia, l’Africa, la Francia: tutti riuniti a Catania – strategicamente scelta dai promotori Est, Bic e Cisco per la centralità geografica e commerciale – sotto il segno di una convinzione: la Sicilia è, e può diventare un riferimento nodale per lo sviluppo della logistica marittima internazionale, a condizione che ci siano i giusti interventi e investimenti. Primo fra tutti il mercato cinese, che si fa avanti auspicando che i porti isolani diventino un buon punto di sbarco verso l’Europa e il Mediterraneo: cosa che assume maggior valore se si tiene conto che oggi il sistema portuale della terra del dragone è tra i più potenti, con un trend “eco-friendly”, mirato alla specializzazione, intellettualizzazione e automazione delle attrezzature e, non ultima, l’informatizzazione, come ha spiegato questa mattina (27 aprile) Yifu Xu, General Manager Shanghai Qifan Co, nel corso del suo intervento.
E La Sicilia? «Deve crederci di più», afferma Marco Romano, docente dell’Università di Catania e presidente del Parco scientifico e tecnologico di Sicilia che, durante il suo intervento alla conferenza, ha più volte sottolineato «la necessità di puntare sul valore del territorio, di investire in innovazione, ricerca e sviluppo, per operare in modo efficiente, specializzare le aree logistiche, promuovere sui distretti economico-produttivi un’offerta di servizi “a rete”».
Su una cosa sono d’accordo davvero tutti: migliorare il sistema dei trasporti marittimi internazionali vuole dire anche abbattere le “barriere” normative e istituzionali che spesso rallentano le relazioni tra stakeholder e Governi. Serve legiferare in modo parallelo, parlando tutti la stessa lingua, quella dell’intermodalità, della prospettiva, dell’investimento e della sinergia. In questo, la Sicilia giocherà il suo ruolo nel bacino del Mediterraneo.

La north south conference a Catania

«I Governi precedenti hanno letteralmente smantellato i sistemi di controllo e di garanzia relativi allo shipping e abbandonato l’imprenditoria del settore, dimenticando che la logistica rappresenta una delle più importanti chiavi legate allo sviluppo del nostro Paese». Non usa mezzi termini Giordano Bruno Guerrini, direttore generale di Cisco che, all’ex Monastero dei Benedettini di Catania durante la XVII conferenza “North South Conference” (fino a domani sabato 27 aprile presso l’Auditorium, grazie ai Partner Est, Cisco e Bic) ha sottolineato la necessità di colmare il gap che divide l’Italia dagli altri Paesi europei: «Non siamo rappresentati nei consessi internazionali, non siamo supportati a livello centrale da normative adeguate, chiediamo con forza al nuovo Governo un ministero della Marina Mercantile che rimetta in moto il meccanismo dell’intermodalità, l’unico in grado di garantire occupazione e crescita economica. Potenziare la logistica non vuol dire costruire capannoni o tunnel – continua Guerrini – ma affiancare alla capacità strutturale di un territorio una strategia in grado di attirare merci e passeggeri. L’Italia non rappresenta attualmente una piattaforma, lo è solo sulla carta: occorre sviluppare gli interporti e le interconnessioni tra la gomma, il ferro e le navi, senza tradurre tutto questo in mera costruzione edilizia».
La scelta di riunire gli attori del comparto nel capoluogo etneo non è infatti casuale: «Nonostante la crisi degli ultimi anni – ha sottolineato Emanuele Marocchi, direttore generale Est (Europea Servizi Terminalistici) – il Porto di Catania è stato l’unico in Sicilia a registrare nel quinquennio un incremento del 15-20% della movimentazione, sia nel settore dei container, sia in quello dei traghettamenti di rotabili, mostrando le proprie potenzialità. Tutto questo è stato rafforzato anche grazie alle importanti iniziative avviate nel campo delle energie rinnovabili dalla St Microelectronics e in particolare dalla 3Sun, che hanno creato le condizioni per grandi flussi in entrata di semiconduttori provenienti dall’Oriente e in uscita verso i mercati di tutto il mondo. La Sicilia è, e può diventare, uno dei più grandi centri di smistamento, rafforzando non solo i suoi scali ma soprattutto le retrovie. Siamo qui in questi giorni – ha concluso Marocchi – anche con i rappresentanti dell’Asia e dell’Africa, per cercare insieme soluzioni efficienti, economiche ed ecologicamente compatibili affinché l’Isola possa finalmente avere un ruolo prioritario nel bacino di traffico nel Mediterraneo».

Obiettivo raggiunto: ripristinati i canali a -11.50 metri

L’Autorità portuale di Venezia ha portato a compimento il lavoro di escavo dei canali portuali raggiungendo la quota di fondale massima prevista dal piano regolatore portuale. La Capitaneria di Porto ha certificato – con l’ordinanza n.51/13 – il raggiungimento del massimo pescaggio per il canale Malamocco-Marghera a Venezia (-11.50 metri) per le navi in arrivo/partenza.

Il Canale industriale Ovest (Banchine Emilia e Liguria) ha raggiunto il pescaggio massimo, certificato a meno -11.50, così come le Banchine Piemonte e Romagna (Bacino Molo B), un risultato atteso dagli operatori perché consentirà di migliorare sensibilmente le capacità ricettive dei terminal.

Certificato anche il pescaggio massimo a -11.30 metri per le banchine Trento e Bolzano (testata molo A) e per la banchina Aosta (bacino molo B).

Si tratta complessivamente di un investimento complessivo (dal 2004 ad oggi), a carico dell’Autorità Portuale di Venezia, pari a 250 milioni di euro a beneficio di tutta la portualità lagunare e delle imprese del territorio nordestino. Il lavoro è stato svolto anche grazie alla collaborazione dell’ex Commissario delegato per l’emergenza socio economica e ambientale dott. Roberto Casarin.

Assomarinas incontra l’Ap di Imperia

Si è svolto, presso gli uffici della Porto di Imperia S.p.a., un incontro tra l’Amministratore Unico Giuseppe Argirò e il presidente di Assomarinas Roberto Perocchio, l’Associazione Italiana dei porti turistici aderenti a Confindustria. L’occasione è stata quella di illustrare la realtà del porto di Imperia, soprattutto per quel che riguarda le sue importanti potenzialità turistiche ed economiche, a vantaggio non solo dell’approdo stesso ma di tutto il territorio. Durante l’incontro si è discusso anche delle numerose problematiche tecniche e giuridiche del settore rispetto alla crisi, e dell’evolversi della giurisprudenza in materia demaniale.
“Assomarinas è particolarmente lieta di aver registrato un nuovo corso nella gestione della splendida struttura di Imperia – ha detto il presidente Roberto Perocchio – che sicuramente potrà dare garanzie di consolidamento dell’attività, oltre che di ripresa dei lavori e delle iniziative che erano state parzialmente interrotte”.
Assomarinas, nata nel 1972, opera per fare rete tra le strutture ricettive per la nautica da diporto lungo le coste italiane, rafforzando gli scambi di informazioni e servizi tra gli operatori portuali turistici e assistendo gli associati nello svolgimento della loro attività per un costante miglioramento delle prestazioni offerte. L’Associazione infatti è impegnata nella promozione del turismo nautico partecipando a Saloni e conferenze mondiali di settore.
“Quello con Assomarinas, l’associazione che rappresenta i porti turistici italiani aderenti a Confindustria, è stato un incontro molto importante che abbiamo svolto con grande piacere – ha detto l’Amministratore Unico Giuseppe Argirò – Abbiamo avuto modo di illustrare la realtà del porto di Imperia che, come loro stessi hanno dichiarato, ha una valenza nazionale ed internazionale”.

Riattivato il punto franco del porto di Venezia

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dello scorso 6 aprile del decreto interministeriale che ne autorizza lo spostamento e l’ingrandimento all’interno dell’ambito portuale a Marghera il punto franco del porto di Venezia torna a nuova vita. Un’area di 8000 metri quadri posizionata all’ingresso del porto, tra il varco di via del Commercio e via dell’Azoto.

Uno dei soli quattro punti franchi (con Trieste – al quale sono garantiti ulteriori privilegi dai trattati internazionali – Genova e Gioia Tauro) oggi riconosciuti dall’Unione Europea, il punto franco veneziano trasferito nel 1993 dalla Marittima a Marghera, era stato messo in parentesi nel periodo di sviluppo di traffici, portuali e non, prevalentemente intracomunitari e quindi interni all’area doganale europea.

Oggi che l’economia italiana, e del nordest in particolare, è fortemente “sbilanciata” su  traffici con destinazioni ed origini extracomunitari, i regimi doganali speciali garantiti ai punti franchi possono giocare un ruolo non secondario nel favorire l’interscambio con la sponda sud del Mediterraneo, dal Marocco alla Turchia, e con l’oltre Suez e l’oltre Gibilterra.

L’Autorità Portuale, che ha portato a termine il processo di rilocalizzazione e rivitalizzazione del punto franco in stretta collaborazione con l’Autorità Doganale, è ora impegnata a completare gli interventi necessari a rendere pienamente operativo il punto franco di Venezia a partire dalla prossima estate.

Record di approdi nel porto di Crotone

Saranno dieci le imbarcazioni che approderanno nel porto di Crotone nel 2013 e questi numeri ci consentono di affermare che, se in passato l’arrivo di una nave da crociera rappresentava un fatto quasi eccezionale, la presenza straordinaria di quest’anno sta facendo battere i record precedenti”. E’ quanto afferma, in una nota, la vicepresidente della Regione Calabria, Antonella Stasi.
”E mentre nel 2012 abbiamo registrato a Crotone complessivamente 7 approdi per un totale di 2500 passeggeri – prosegue Stasi – per il 2013 si registra con soddisfazione che questo nuovo turismo, nel corso dell’anno, portera’ in citta’ e nella provincia crotonese, e’ stato stimato, oltre 4mila crocieristi e circa 2mila membri di equipaggio, con un incremento del 59%. Si parte il 15 aprile con il primo scalo, e se il porto di Crotone vuole acquisire un ruolo centrale nel mercato crocieristico regionale, la citta’ non deve farsi trovare impreparata. In questo ‘prodotto’, che le fonti identificano come quello piu’ in crescita di tutto il business turistico, abbiamo un gran bisogno di affermare un’immagine positiva di Crotone, cancellando quella negativa legata ai danni ambientali subiti per decenni. Da questo progetto potremmo realizzare un grande brand che, pero’, andra’ curato e sostenuto da tutti gli enti locali e anche dai singoli cittadini.
Il mare e’ una importante risorsa del nostro territorio, ed insieme all’aeroporto diventa la vera porta d’accesso alla costa ionica ed al suo entroterra: associando le due potenzialita’ e facendole interagire, potremo contare su flussi economici, mercato e turismo”. ”In vista dell’arrivo della Kristina Katarina, nave della Kristina Cruises (finlandese) che aprira’ lunedi’ prossimo la nuova stagione crocieristica del porto di Crotone, dove in un solo giorno arriveranno 450 croceristi – prosegue Stasi – ho inteso convocare per mercoledi’ mattina, un incontro con le istituzioni locali e le associazioni di categoria per creare la giusta attenzione su quello che con il tempo puo’ diventare un settore chiave dell’economia turistica del territorio crotonese.

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