Il Gruppo FS Italiane pronto per l’apertura del mercato ferroviario europeo

Il Gruppo FS Italiane è pronto per l’apertura del mercato ferroviario europeo nonostante la liberalizzazione proceda a rilento a differenza di quanto avvenuto per l’aviazione e altri servizi (telecomunicazioni, gas).

In ambito europeo, comunque, l’Italia è la più avanzata in materia di liberalizzazione del trasporto ferroviario. È infatti l’unica nazione ad aver aperto alla concorrenza il mercato dell’Alta Velocità, quello più remunerativo.

Il convegno
Il IV Pacchetto Ferroviario. La Riforma del mercato. Analisi delle proposte legislative e prospettive per il settore, è stato il tema del convegno organizzato oggi a Roma dal Gruppo FS Italiane. Presenti, fra gli altri, Antonio Tajani, Presidente del Parlamento Europeo, David Maria Sassoli, Vicepresidente del Parlamento Europeo, e Graziano Delrio, Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Per il Gruppo FS sono intervenuti Renato Mazzoncini, Amministratore Delegato e Direttore Generale del Gruppo FS Italiane, e Barbara Morgante, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Trenitalia.

IV Pacchetto Ferroviario
Il Gruppo FS Italiane considera il IV Pacchetto Ferroviario un importante decisione legislativa comunitaria per lo sviluppo dello spazio ferroviario europeo unico. L’espansione dei servizi ferroviari in Europa, che è considerato a tutti gli effetti il mercato domestico di riferimento, consentirà alle Ferrovie Italiane, in coerenza con la strategia di espansione internazionale prevista dal Piano Industriale 2017 – 2026, di ampliare il proprio business in Germania, Francia, Spagna e Olanda, per esportare le competenze e le eccellenze ferroviarie, tecnologiche e no, del made in ItalyCos’è il IV Pacchetto Ferroviario e a cosa serve

Liberalizzazione: cosa cambia da dicembre 2017
Un nuovo tassello per la liberalizzazione del mercato ferroviario europeo sarà fissato domenica 24 dicembre 2017 con l’entrata in vigore del regolamento UE 2016/2338, che modifica il regolamento CE 1370/2007.

Da dicembre le Autorità competenti di ogni Stato membro dell’Unione Europea (Stato, Regioni, Enti locali) dovranno stabilire per il trasporto, sia su ferro sia su strada, le specifiche degli obblighi di servizio pubblicoPubblic Service Obbligation (PSO) – e l’ambito di applicazione, potendo anche raggruppare i servizi remunerativi con i servizi non remunerativi. Specifiche che dovranno essere coerenti con gli obiettivi di politica di trasporto pubblico degli Stati membri. Inoltre, fermo restando nel trasporto ferroviario il principio generale dell’obbligo di gara per l’affidamento dei contratti di servizio pubblico, le Autorità competenti potranno, a meno che non sia vietato dalla legislazione nazionale, procedere all’affidamento diretto dei contratti.

Liberalizzazione: cosa cambia da dicembre 2020
Dal 14 dicembre 2020, con la Direttiva 2012/34/UE, sarà invece aperto il mercato dei servizi ferroviari commerciali per il trasporto passeggeri in tutti gli Stati membri della Unione Europea. Un’apertura che segnerà il completo processo di liberalizzazione dell’Alta Velocità in tutta Europa.

Allo stato attuale la liberalizzazione dei servizi ferroviari presenta ancora rilevanti criticità per la mancata approvazione del principio di reciprocità fra gli operatori ferroviari. Mancanza che di fatto favorisce chi opera in mercati protetti in quanto è al riparo dalla concorrenza e non incontra restrizioni nell’accesso alle reti degli altri Paesi. Per il pilastro “di mercato” del Quarto pacchetto ferroviario – l’altro è quello “tecnico” – i legislatori europei hanno infatti fatto decadere l’emendamento per una maggiore reciprocità.

Il mercato ferroviario italiano
L’apertura del mercato ferroviario ha permesso in Italia, a differenza di quanto accade negli altri Stati membri dell’UE, di ridurre i prezzi dei biglietti e di incrementare sensibilmente il numero dei collegamenti sull’intero Sistema AV/AC Torino – Salerno, in particolare sulla relazione Roma – Milano, quella più richiesta dal mercato. A tutto vantaggio dei clienti.

Da segnalare che nella fascia oraria 9 – 13 le imprese ferroviarie nazionali (Trenitalia e NTV) effettuano fra Roma e Milano complessivamente 17 corse, numero superiore alla somma di quelle programmate sulle principali relazioni europee: Parigi – Lione (5), Berlino – Amburgo (5) e Madrid – Barcellona (5). Collegamenti con frequenze maggiori, ma anche con costi inferiori per i clienti.

Il prezzo medio per un viaggio Roma – Milano (565 km) è, infatti, pari a 0,15 euro al chilometro. In Germania per spostarsi da Berlino ad Amburgo (283 km) i clienti pagano mediamente 0,28 euro/km, in Francia 0,23 euro/km per il collegamento Parigi – Lione (416 km) e in Spagna 0,17 euro/km per la relazione Barcellona – Madrid (621 km). I valori sono relativi a biglietti di 2^ classe (Standard, Smart, Turista), tariffe omogenee e offerta con cambio orario gratuito (Base, Flex, Flexpreis, Flessibile, Flexibile).

Regione FVG/ASP/RFI: accordo per migliorare i collegamenti ferroviari del porto di Trieste

Migliorare i collegamenti ferroviari da e per il porto di Trieste, considerato uno dei principali hub del sistema logistico italiano e internazionale; aumentare la quota del traffico merci su nave e ferro; garantire un autentico trasporto cargo intermodale e sostenibile da e verso i mercati del resto d’Europa e del Mar Mediterraneo.

Sono questi gli obiettivi principali del Protocollo d’intesa firmato a Roma da Debora Serracchiani, Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Zeno D’Agostino, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale (ASP), e Maurizio Gentile, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Rete Ferroviaria Italiana (RFI).

L’intesa permetterà di potenziare dal punto di vista infrastrutturale il porto di Trieste e il suo collegamento con la rete ferroviaria nazionale.
Miglioramenti che, realizzati da ASP e RFI, interessano il nuovo Piano Regolatore dell’area di Trieste Campo Marzio e la connessione con le aree portuali, destinate alle attività commerciali, del Punto Franco Nuovo.

L’investimento economico complessivo è pari a 70 milioni di euro, di cui 50 finanziati da RFI e la restante parte dall’Autorità di Sistema Portuale.

Rete Ferroviaria Italiana progetterà e realizzerà gli interventi per migliorare il collegamento del porto con la rete nazionale, mentre all’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale sono affidati i lavori di adeguamento degli impianti ferroviari all’interno del Porto, di pari passo con le attività di RFI. Regione Friuli Venezia Giulia avrà invece il compito di supervisionare e controllare tutte le attività previste.

Al termine degli interventi, le merci transitate dal porto di Trieste potranno intercettare due dei quattro Core Corridor TEN-T europei che attraversano l’Italia: quello Mediterraneo, che collega la Penisola iberica al confine dell’Est europeo passando per la dorsale italiana Torino – Trieste; e il Corridoio Baltico – Adriatico, che collega importanti porti italiani come Ravenna e appunto Trieste all’Austria e ai mercati del Nord Europa.

L’obiettivo è migliorare il trasporto merci su ferro realizzando così la cura del ferro, voluta dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio, e rispondendo agli obiettivi indicati dal Libro Bianco dei Trasporti dell’Unione Europea: trasferire entro il 2030 il 30% delle merci oltre i 300 km dalla strada ad altre modalità meno inquinanti, come ferro e navi, e il 50% entro il 2050.

“Il Protocollo d’intesa – ha rilevato Debora Serracchiani, Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia – crea le condizioni per fare dello scalo di Trieste un riferimento europeo dell’attrazione intermodale in grado di moltiplicare i volumi di traffico, già oggi in costante crescita. L’Accordo di oggi segna un passaggio cruciale perché prevede interventi vitali sulla funzionalità ferroviaria del Porto di Trieste secondo una strategia urbanistica condivisa tra i soggetti competenti. Lo scalo triestino - ha concluso Serracchiani - diventa stabilmente anello di congiunzione tra il sistema Paese e le reti europee: questo salto di qualità è frutto di un lavoro di forte coordinamento e di opzioni e competenze che in passato non avevano trovato una sintesi e che trasforma oggi una vocazione in un progetto di sviluppo attrezzato su solide basi”.

“L’intesa firmata oggi – ha sottolineato Maurizio Gentile, Ad e Dg di Rete Ferroviaria Italiana – conferma il nostro forte impegno nel miglioramento dei collegamenti su ferro con i principali porti italiani, i poli retroportuali e logistici e i raccordi ferroviari dei più importanti stabilimenti produttivi. In particolare, il porto di Trieste, che già oggi è un forte esempio di efficienza per il collegamento con la rete ferroviaria nazionale, con gli interventi di miglioramento e potenziamento infrastrutturale previsti, non può che confermare e incrementare la sua centralità nel Mediterraneo”.

La città metropolitana di Napoli nel contesto della Regione Campania

La sala congressi del Museo di Pietrarsa ha ospitato stamattina il convegno “La Città Metropolitana di Napoli nel contesto della regione Campania”, la conferenza di presentazione del Programma Nazionale 2016-2018 della Associazione Quale Velocità, Quale Città (QVQC).

All’importante momento di confronto su tematiche cardine per la interconnessione del territorio alle reti europee sono intervenuti – oltre ai rappresentanti di Enti ed Istituzioni locali – Carlo De Vito, Amministratore delegato di FS Sistemi Urbani e presidente di QVQC, Francesca Moraci, Vicepresidente del GIS QVQC e docente ordinario di Urbanistica e membro del Consiglio di Amministrazione di Anas, Margherita Migliaccio, Direttore Generale per lo Sviluppo del Territorio, Programmazione e Progetti Internazionali del Ministero Infrastrutture e Trasporti, Francesco Coppola, Vicepresidente del GIS QVQC, e Barbara Acreman, Dirigente V Divisione del MIT.

Passati in rassegna i molteplici ambiti di studio del Laboratorio e lo stato dell’arte delle infrastrutture, tra le quali la nuova stazione AV Napoli Afragola e il suo importante ruolo strategico di collegamento e interscambio nel Corridoio Scandinavo Mediterraneo sull’asse Nord – Sud.

Il programma delle attività da intraprendere sarà coordinato da QVQC che indicherà Promotori-Organizzatori, Gruppi di Studio, di Proposta e Progetto, metodo di lavoro, costi, obiettivi attesi e strumenti di comunicazione.

“Il progetto QVQC – ha affermato Carlo De Vito – è di grande interesse per l’individuazione di opportunità di crescita e sviluppo dei territori per l’effetto delle opere connesse all’Alta Velocità/Alta Capacità, in linea con il nuovo piano industriale di Ferrovie dello Stato Italiane che fa dell’integrazione modale uno degli obiettivi più importanti”.

“Il Nodo di Napoli – ha dichiarato Francesca Moraci – è centrale e strategico in un’ottica di collegamenti trasportistici europei. Il Laboratorio Territoriale QVQC – Città Metropolitana di Napoli nel contesto della regione Campania si propone quindi di studiare l’ottimale integrazione logistica e trasportistica a livello Ambientale, Territoriale, Metropolitano ed Urbano dell’attraversamento, nella regione Campania, del Corridoio TEN-T Scandinavo Mediterraneo. Lo studio, al fine di fornire risposte congrue alle esigenze di sviluppo socio-economico, affronta le politiche per la mobilità ed il trasporto integrato dell’Unione Europea e Nazionale ai livelli Regionale, Metropolitano ed Urbano”.

Diciassette miliardi per la cura del ferro

Presentato questa mattina nella sede del MIT l’aggiornamento 2015 del Contratto di Programma tra Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e Rete Ferroviaria Italiana
Una nuova strategia di investimenti sulla rete ferroviaria italiana che si traduce in maggiore sicurezza, più tecnologia, trasporti puntuali ed efficienti, qualità e comodità per i viaggiatori, soprattutto pendolari.

È questo il filo rosso che collega i tanti interventi contenuti nell’aggiornamento 2015 del Contratto di Programma tra MIT e RFI, presentato questa mattina dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio, dall’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Italiane Renato Mazzoncini e dall’amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana Maurizio Gentile.

Nove miliardi di risorse aggiuntive, stanziate con le Leggi di Stabilità 2015 e 2016 e con il decreto “Sblocca Italia” che si sommano agli altri otto miliardi previsti nel prossimo aggiornamento 2016, per un totale di 17 miliardi di euro.

Gli obiettivi: Sicurezza, Europa, Merci, TPL

Il ministro Delrio ha aperto i lavori introducendo le aree di intervento e i target principali: innanzitutto il miglioramento degli standard di sicurezza e delle tecnologie per il trasporto ferroviario, per dare una svolta significativa all’esperienza di trasporto di milioni di passeggeri e per proteggere le reti anche dalla fragilità del territorio, spesso soggetto a fenomeni di dissesto idrogeologico.

Il Ministro ha poi ribadito l’importanza per il nostro Paese dei quattro Corridoi Europei che lo attraversano e, di conseguenza, il forte impegno per confermare il ruolo dell’Italia quale snodo essenziale, anche nell’ottica della creazione dello spazio ferroviario unico europeo prevista dal IV Pacchetto ferroviario.

Ha poi indicato i traguardi da raggiungere nel settore delle merci, ossia un potenziamento complessivo dell’offerta, con un miglioramento dell’intermodalità per intercettare il traffico proveniente dai porti e dai retroporti; e in quello del TPL, dove il binomio ferro-gomma può diventare la risposta alla crescente domanda di mobilità degli italiani, con interventi specifici sulla rete ferroviaria del Sud, possibili anche grazie al Pon Infrastrutture e Reti 2014-2020, che attualmente presenta le maggiori criticità.

Infine, le nuove tecnologie che RFI sta installando nei nodi urbani potranno portare ad una maggiore regolarità e frequenza dei treni regionali e metropolitani, con un vantaggio per l’intero sistema di mobilità dei grandi nodi urbani.

FS prima azienda per investimenti in Italia

Renato Mazzoncini, ad di FS Italiane, ha sottolineato il ruolo strategico del gruppo nella ridefinizione dell’offerta di trasporto, sia per i viaggiatori sia per le merci, supportata dall’azione forte e decisa del Governo e del MIT.

Con 74 miliardi di euro, FS si conferma il gruppo industriale che ha attivato più investimenti in Italia: 45 miliardi sono dedicati alle Grandi Opere afferenti anche ai Corridoi Europei; 17 miliardi riguardano lo sviluppo della rete nazionale, fatta di oltre 16mila km su cui corrono 9mila treni al giorno; 8 miliardi per la sicurezza e il mantenimento in efficienza della rete e 4 miliardi per l’innovazione tecnologica.

FS non può che guardare, oltre che all’Italia, anche all’Europa come naturale terreno di evoluzione: proprio per questo è forte l’impegno per portare avanti i lavori di realizzazione dei Corridoi Europei, come quelli in corso tra Treviglio e Brescia e quelli previsti verso Verona il prossimo anno.

Inoltre, l’approvazione del IV Pacchetto ferroviario creerà le condizioni per incrementare i traffici verso gli altri Paesi e soprattutto per competere in tratte estere come la Parigi-Bruxelles.

Le FS sono pertanto pronte a fare la propria parte per sposare la politica europea in fatto di trasporti, che punta a spostare il 30% delle merci dalla strada al treno, sulle distanze superiori ai 300 km. Il panorama attuale vede infatti il 96% dei trasporti in forte dipendenza dal petrolio.

L’impegno per le grandi città

La sfida più grande e urgente per il Gruppo FS è quella dei nodi urbani: dopo aver collegato le grandi metropoli con collegamenti rapidi, frequenti ed efficienti, tocca ora fare un grosso passo in avanti per cambiare l’esperienza di trasporto dei pendolari italiani.

Le nuove tecnologie, rese possibili dal nuovo innesto di investimenti, porteranno a migliorare la regolarità dei convogli, arrivando a distanziamenti tra un treno e l’altro simili a quelli delle metropolitane. Saranno poi attivate nuove fermate e stazioni per dare risposte concrete a chi vuole lasciare a casa l’automobile ma non può ancora farlo.

La chiave di tutto sarà l’intermodalità, grazie anche all’impegno di società come Trenitalia e Busitalia: FS si candida quindi ad avere un ruolo primario nel riprogettare le città, che sono e saranno uno dei principali motori di sviluppo del Paese. Proprio per questo, Delrio ha dichiarato che “ci sono linee su cui noi e FS siamo pronti a giocare un ruolo”. Il riferimento è alla linea ferroviaria Roma – Ostia Lido, per cui – ha annunciato il Ministro – nei prossimi giorni ci sarà “un tavolo con tutti gli attori interessati, d’accordo con il presidente della Regione Nicola Zingaretti, per un cambio di passo”.

Un polo unico per le merci

L’obiettivo, nel trasporto merci, è creare un interlocutore unico ed efficiente per i clienti: oggi in FS ci sono dieci società impegnate in questo settore, tra trazione e logistica, che fatturano circa un miliardo di euro all’anno e una maggiore sinergia industriale non potrà che apportare benefici.

Per questo nella seconda metà del 2016 si arriverà ad un’unica società, controllata dalla holding, che punterà ad un ruolo di punta in questo settore.

Per far ciò, sono prioritari gli interventi rete, per collegare al meglio porti e retro porti e favorire l’intermodalità tra ferro, gomma e nave, offrendo alle imprese servizi competitivi ed effettivamente convenienti.

I conti 2015 e la quotazione in borsa

Rispondendo alle domande dei giornalisti, Mazzoncini si è detto contento dell’andamento dei conti del 2015: “dai primi lineamenti – ha dichiarato – sta venendo fuori un bilancio di cui sono soddisfatto”.

Rimane prioritario l’impegno per arrivare a “un piano industriale aggiornato, prevedibilmente subito dopo l’estate. La quotazione in Borsa è rimandata di sicuro al 2017”.

Le priorità di investimento sulla rete

Per Maurizio Gentile, ad di RFI, le scelte di investimento sull’infrastruttura sono finalizzate a sviluppare, per un totale di 5,4 miliardi, i quattro Corridoi europei TEN-T che attraversano l’Italia (Scandinavo-Mediterraneo, Baltico-Adriatico, Reno-Alpi e Mediterraneo) e le relative tratte ferroviarie di accesso; potenziare le strutture terminali “core” delle infrastrutture ferroviarie per il rilancio del traffico merci intermodale.

Inoltre, in piena sinergia con il Ministero, previsti 3,5 miliardi per i nodi urbani e il TPL in generale, come anche per i raddoppi previsti su alcune tratte (Andora – Finale Ligure, Pistoia – Montecatini – Lucca), la progettazione dei collegamenti con gli aeroporti, la velocizzazione degli itinerari della linea convenzionale, gli interventi in 400 stazioni per l’innalzamento dei marciapiedi e le barriere architettoniche, il miglioramento degli impianti per l’informazione al pubblico in 600 scali.

Grazie a questa cura del ferro, la curva di investimenti di RFI passa dai 2,8 mld del 2014 ai 3,5 del 2015 e ai 4 previsti nel 2016, fino all’obiettivo dei 5,3 miliardi nel 2020, con importanti ricadute anche sull’economia generale, grazie all’indotto per la costruzione di nuove opere e alla creazione di nuovi posti di lavoro.

Italia – Slovenia, a Trieste un convegno sullo sviluppo delle infrastrutture nell’Alto Adriatico

Lo sviluppo economico e infrastrutturale dell’Alto Adriatico, le connessione con le reti di trasporto europee (Ten-T) e le relazioni tra il Friuli Venezia Giulia e la Slovenia nel campo delle gradi direttrici viarie. Sono stati questi i principali temi dell’incontro di oggi a Trieste intitolato L’Alto Adriatico come gateway nelle reti di trasporto transeuropee Ten-T.

Presenti il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani e il commissario europeo ALLA MOBILITÀ E ai Trasporti, Violeta Bulc.

All’incontro ha partecipato, fra gli altri, anche l’amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana, Maurizio Gentile.

“I temi dell’intermodalità e della portualità toccano in maniera sostanziale l’Italia, in particolare il Friuli Venezia Giulia e la Slovenia e le buone relazioni tra i due Paesi, nell’ambito delle strategie Alpina e Adriatico – Ionica, e rappresentano un fattore fondamentale per ottenere buoni risultati”, ha affermato Debora Serracchiani aprendo i lavori.

La presenza del commissario europeo ai Trasporti è stata l’occasione per fare il punto sulle grandi sfide della programmazione europea nel settore dei trasporti e focalizzare l’attenzione sugli impegni fondamentali che riguardano quest’area”, ha dichiarato la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani.

Sul tema della portualità – ha proseguito Serracchiani – è emersa una condivisione sulla necessità di una sinergia sempre maggiore tra i porti di Trieste e Capodistria, che si traduce nell’impegno della Commissione europea e del Governo italiano, confermato anche da RFI, di investire sul sistema ferroviario. In questo senso collegare i due porti sarebbe un elemento di forte competitività per tutto l’Alto Adriatico”.

Per  Debora Serracchiani i porti “devono essere in grado di raccogliere la sfida rappresentata dall’ampliamento del canale di Suez e dalla possibilità di intercettare nuovi traffici e stringere sinergie con i Paesi dell’Est e dell’Asia. In questo senso l’accordo sottoscritto con Rete Ferroviaria Italiana ci permette di avere una programmazione lunga 17 anni sulla quale prevedere investimenti importanti che vanno dalla velocizzazione della linea Venezia – Trieste all’adeguamento della stazione di Campo Marzio per arrivare al nodo di Udine e alla linea dei Bivi di Venezia Mestre”. “Interventi – conclude Serracchiani – che ci consentiranno di ritrovare la competitività che si era persa sul settore ferroviario”.

Il ruolo di Rete Ferroviaria Italiana

Maurizio Gentile, amministratore delegato di RFI, ha ricordato gli investimenti in programma in quest’area per l’hub merci Trieste Campo Marzio, la velocizzazione della linea Venezia – Trieste e lo sviluppo del nodo di Udine: “Stiamo lavorando a un nuovo scalo merci a Campo Marzio che servirà  i moli del porto di Trieste, con binari lunghiI 750 metri dove sarà  possibile comporre/scomporre treni a massima lunghezza, con un grande risparmio sui servizi di manovra”.

Sullo studio di fattibilità per la velocizzazione della linea Venezia - Trieste Gentile ha ricordato che “stiamo dando una risposta concreta, raggiungibile in breve tempo, e alternativa del quadruplicamento veloce, per garantire una linea a maggiore capacità e velocità”. Gentile è anche intervenuto sul nodo di Udine, dove “la separazione dei traffici merci e passeggeri è fondamentale in direzione Tarvisio”.

Guardando verso Ovest Gentile ha ribadito che “è importante, per i flussi di traffico provenienti e diretti in Friuli Venezia Giulia, il ripristino della linea dei Bivi che consentirà di ‘shuntare’ Venezia Mestre e verso ovest raggiungere molto più rapidamente Padova”.  “Per quanto riguarda i collegamenti con la Slovenia – ha proseguito Gentile – siamo impegnati nello studio del progetto di velocizzazione della linea Trieste – Divača che consentirà ai treni una velocità media di 100 km/h, doterà le stazioni di binari di stazionamento lunghi 750 metri e porterà alla soppressione tutti i passaggi  a livello”. “Un progetto anche questo – conclude Gentile – molto concreto con costi relativamente contenuti, ma che in breve tempo può dare una risposta in attesa di ulteriori sviluppi per i collegamenti dal porto di Trieste verso la Slovenia”.

Il parere del commissario europeo ai Trasporti

A chiudere i lavori è stata Violeta Bulc, commissario europeo alla mobilità e ai Trasporti:  “I progetti comunitari si fondano su alcuni principi cardine che danno priorità alla necessità di collegare tutti gli Stati membri e inserirli nel comune mercato europeo, dando priorità ai colli di bottiglia e alla riduzione dell’impatto ambientale, portando merci e persone il più possibile dalla gomma alla rotaia”.

La progettualità locale, e in particolare quella transfrontaliera, è molto gradita alla Commissione e ci sono spazi per ottenere cofinanziamenti europei” ha aggiunto Bulc. “In questo senso l’Alto Adriatico rappresenta una finestra e un punto di entrata verso i grossi centri industriali dell’Europa centrale. Mi auguro che i porti italiani, sloveni e croati sappiano collaborare e trovare una giusta organizzazione per veicolare i traffici che provengono soprattutto dall’Asia. Sono convinta che con saggezza economica e politica, questi porti riusciranno a mettere in piedi strutture di eccellenza”.

Ghezzi e Mazzoncini incontrano istituzioni europee e europarlamentari

Sono questi i temi affrontati dal presidente Gioia Ghezzi e dall’ad del gruppo FS Italiane Renato Mazzoncini in occasione degli appuntamenti dei giorni scorsi a Strasburgo.

I vertici del gruppo FS Italiane hanno infatti incontrato il commissario europeo ai Trasporti Violeta Bulc e il presidente della Commissione Trasporti Michael Cramer.

I primi appuntamenti  a Strasburgo del nuovo top management sono stati l’occasione per fare il punto anche con i deputati italiani al Parlamento europeo.

Una delegazione guidata dai vice presidenti David Sassoli e Antonio Tajani ha ricevuto il presidente e l’ad di Ferrovie.

A chiudere il giro di incontri quello con Gianni Pittella, presidente del gruppo socialisti e democratici al Parlamento europeo.

Durante gli incontri Ghezzi e Mazzoncini hanno ribadito l’urgenza di far nascere un unico mercato ferroviario europeo, davvero liberalizzato, che non ponga restrizioni all’accesso alle reti di ciascun paese e che quanto prima consenta in tutti i paesi UE di mettere a gara i servizi di trasporto pubblico locale autobus e ferrovia.

Hanno inoltre sottolineato che nella transizione verso il mercato unico sia rispettato il principio di reciprocità.

Un mercato che, anche grazie all’istituzione di un regolatore europeo, non abbia più barriere tecniche e amministrative che spesso impediscono di fatto il processo di liberalizzazione.

Quotazione Gruppo FS Italiane, Delrio: per privatizzare prenderemo tutto il tempo che serve

Il percorso di privatizzazione di Ferrovie dello Stato Italiane, esattamente come avvenuto per Poste, “deve prendersi tutto il tempo necessario, anche se avevamo preso l’impegno con l’Europa di farlo entro il 2016″.

Lo ha dichiarato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, questa mattina in audizione alla commissione Lavori Pubblici del Senato, spiegando che “la quotazione di questo grande gruppo industriale deve dare i capitali per sviluppare un settore che ha potenzialità enormi”.

Delrio ha aggiunto che sul tavolo ci sono diverse opzioni  ma in questo momento non è stata fatta una scelta precisa.

“Al momento – ha detto il ministro –  il Governo intende attendere la predisposizione da parte dei nuovi vertici di FS di un piano industriale per la piena valorizzazione di tutti i settori implicati”.

Dal nostro punto di vista – ha aggiunto Delrio –  il processo di privatizzazione deve garantire la proprietà pubblica della rete al fine di non far influenzare gli investimenti su efficienza e tecnologia da altri interessi che non siano quelli del servizio pubblico efficiente e della massima sicurezza dei passeggeri”.

Inoltre, secondo Delrio, la privatizzazione di FS “non è un’operazione di abbattimento del debito pubblico, ma deve essere una grande operazione industriale che crea campioni nazionali in diversi settori”.

Come ha detto Padoan “la privatizzazione deve essere fatta nel momento in cui dà il massimo di possibilità di incasso per lo Stato, prima bisogna sistemare diverse questioni”.

Il ministro ha quindi spiegato che all’interno del Gruppo FS “ci sono molti settori che hanno problemi di performance, come trasporto pubblico regionale e merci. L’Italia è un Paese che ha molta velocità sulla rete AV e poca velocità e poca efficienza sul trasporto pubblico regionale”.

Per questo “chiediamo un forte investimento sul parco rotabile, perché crediamo che il tema del trasporto regionale, che riguarda milioni di cittadini ogni mattina, sia un tema decisivo. Questo settore ha bisogno ancora secondo noi di attenzione”.

“L’efficienza dei vari settori che compongono la holding è un elemento molto importante” – ha sottolineato ancora il ministro – evidenziando che “la risoluzione positiva e il grande interesse riscosso dalla privatizzazione di Grandi Stazioni è un esempio di come dando efficienza ai settori si possano ottenere risultati importanti”.

Sempre sul trasporto pubblico locale “abbiamo già preparato la bozza di riforma, che è già molto solida, siamo pronti per l’avvio della discussione”.

Sui tempi dell’arrivo del provvedimento in consiglio dei ministri, Delrio non si è espresso, spiegando che in queste settimane ci sono già molti altri provvedimenti che attendono di essere discussi.

La bozza è pronta anche dal punto di vista del quadro regolatorio – ha puntualizzato il ministro – spiegando che hanno collaborato anche i vertici delle Ferrovie dello Stato Italiane.

“Tutto è stato fatto in piena sintonia con i vertici di FS, che vedono, come me, il tema della privatizzazione come un elemento importante per lo sviluppo dell’azienda”.

“Noi siamo ottimisti sul fatto che l’avvio del processo di privatizzazione comporti comunque un miglioramento dell’efficienza complessiva del sistema  - ha concluso Delrio – perché stimola ad essere più trasparenti, ad avere una migliore attenzione ai conti e ai cittadini”.

Quotazione FS Italiane, Padoan: tempi IPO dipendono dai risultati di efficienza dell’azienda e dal mercato

I tempi per lo sbarco in Borsa del Gruppo FS Italiane “dipenderanno dall’ottenimento di risultati di efficienza di gestione dell’azienda” e  l’approvazione del dpcm “rappresenta l’avvio formale del processo di cessione parziale del capitale di FS, prevista in un arco temporale che terrà conto delle condizioni di mercato e del grado di preparazione dell’azienda alla quotazione”.

Lo ha detto oggi il ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, durante l’audizione alla Camera sulla privatizzazione di Ferrovie dello Stato Italiane, che avverrà “con un’offerta pubblica di vendita sulla Borsa di Milano”.

Padoan ha spiegato che “il modello di valorizzazione della holding è quello più efficiente, come dimostrato anche da altre realtà consolidate come Enel, Eni e le stesse Poste” e che “la proprietà della rete resterà pubblica, fermo restando che esiste già una separazione tra proprietà e gestione della rete”.

Il ministro ha aggiunto che con la privatizzazione di FS Italiane il governo si pone tre obiettivi: lo sviluppo del Gruppo, dei volumi di business e del servizio offerto; la creazione di un azionariato diffuso popolare, tra dipendenti e risparmiatori; l’ottenimento di risorse da destinare all’abbattimento del debito.

“Gli introiti derivanti dalla quotazione – ha continuato Padoan – saranno destinati esclusivamente al fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato e utilizzati per la riduzione del debito pubblico”.

Inoltre, secondo Padoan, privatizzando solo l’alta velocità “c’è il rischio di perdere l’occasione di portare a livelli decisamente più alti di quelli attuali gli altri segmenti del trasporto, cosa che è parte dell’obiettivo strategico”.

Sul fronte del trasporto pubblico locale il ministro dell’Economia ha sottolineato che “il Tpl ha urgente bisogno di investimenti ma non è detto che questi vengano dai proventi della privatizzazione”.

“Mi aspetto che se c’è maggiore efficienza e un accesso al mercato si possono avere risorse più’ a basso costo”.

Un’impresa che si trasforma andando sul mercato – ha continuato Padoan –  “a mio avviso può aumentare la capacità di investimento, il che in parte va incontro all’esigenza di effettuare investimenti in segmenti per così dire più poveri del trasporto, come il trasporto pubblico locale”.

Uno degli obiettivi della privatizzazione – ha ricordato il ministro –  “è avere imprese in grado di anticipare il mercato e diversificare le fonti di finanziamento.

La privatizzazione in parte solleva lo Stato dall’obbligo di effettuare certi trasferimenti, e permette all’impresa che si privatizza di accedere a risorse per gli investimenti che altrimenti non potrebbe avere”.

“Le risorse che arriveranno dalla cessione fino al 40% della holding andranno al calo del debito per un impegno di legge ma anche con la Ue, di garantire nel 2016-2018 lo 0,5% di Pil l’anno dalle privatizzazioni”.

Il Gruppo FS Italiane, ha concluso Padoan, “è una delle piu’ grandi realtà industriali del Paese, un’azienda strategica e un’infrastruttura chiave, con grandi competenze tecniche e manageriali”.

Trenitalia Onesti presidente, Morgante ad

Si è riunita  l’assemblea di Trenitalia il cui capitale è interamente posseduto da Ferrovie dello Stato Italiane.

L’assemblea ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione che è composto da Tiziano Onesti, Barbara Morgante, Paolo Colombo, Marco Gosso e Maria Rosaria Maugeri.

L’assemblea ha quindi designato Onesti alla presidenza della società. Onesti, docente di economia aziendale a Roma Tre, lascerà l’incarico di componente del collegio sindacale di Ferrovie dello Stato Italiane.

La prima riunione del nuovo consiglio di amministrazione di Trenitalia è stata convocata per mercoledì 23 dicembre: Morgante, come amministratore delegato e direttore generale, avrà tutte le deleghe operative. Morgante, che è consigliere di Trenitalia dal luglio 2012, lascerà l’incarico di direttore centrale strategie, pianificazione e sistemi di Ferrovie dello Stato Italiane che ricopre dal 2008.

L’ingresso nel Cda di Colombo, presidente di Busitalia, e di Gosso, amministratore delegato di FS Logistica, conferma l’intenzione del Gruppo FS di concentrare i propri sforzi nella razionalizzazione e nell’efficientamento dei settori trasporto locale su ferro e su gomma e logistica/trasporto merci. Completa la rosa Maugeri, che vanta una preziosa esperienza nel campo del diritto civile e commerciale.

Il Gruppo FS Italiane ringrazia il Cda uscente e in particolare l’amministratore delegato Vincenzo Soprano per il prezioso lavoro svolto in questi anni e soprattutto per gli eccellenti risultati ottenuti nell’Alta Velocità.

Terminal Bologna Interporto, esercitazione di emergenza

Un contenitore danneggiato e sostanze chimiche che fuoriescono da un carro ferroviario fermo sui binari dell’Interporto di Bologna, dove alcuni operatori accusano malori.

E’ stato questo lo scenario dell’esercitazione di emergenza cui hanno partecipato ieri Rete Ferroviaria Italiana e Trenitalia Cargo, insieme a Prefettura di Bologna, Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Bologna, Polizia Ferroviaria e Servizio di Emergenza Sanitaria 118.

Obiettivo dell’esercitazione è stato testare l’efficacia della risposta e del coordinamento di tutti i soggetti coinvolti, in linea con quanto previsto dai rispettivi piani di emergenza e nel rispetto del Piano provinciale del rischio da trasporto merci pericolose in provincia di Bologna, emanato dalla locale Prefettura.

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