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Autocarri: in Italia ce ne sono 25,4 per chilometro di strada

Nel nostro Paese, a fronte di una rete stradale (escluse le strade comunali e prese quindi in considerazione soltanto le autostrade, le strade provinciali, regionali e statali) che si estende per 182.400 km, nel 2015 risultavano circolanti circa 4,6 milioni di autocarri adibiti al trasporto merci. Si può dire quindi che la densità di autocarri in Italia ha raggiunto nel 2015 il rapporto di 25,4 mezzi per chilometro di strada. Si tratta di una densità estremamente elevata e in costante crescita negli ultimi anni (+2,4% rispetto al 2010 e +6,7% rispetto al 2005, quando il rapporto era rispettivamente di 24,8 e di 23,8 autocarri per chilometro di strada)

. Questi dati derivano da un’elaborazione dell’Osservatorio sulla Mobilità sostenibile di Airp (Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici) sulla base di dati Aci e del Conto Nazionale delle Infrastrutture e dei Trasporti. L’elaborazione di Airp fornisce anche il prospetto per singole regioni sulla densità di autocarri per chilometro di strada. La regione in cui la densità di autocarri è maggiore è la Lombardia (con 58,3 autocarri per chilometro di strada). A seguire, abbondantemente sopra la media nazionale, troviamo la Valle d’Aosta (46,8 autocarri per chilometro di strada), il Lazio (40,7), l’Emilia Romagna (37), il Veneto (36,9) e la Campania (32,6).

Agli ultimi posti di questa graduatoria, quindi con il minor rapporto tra numero di autocarri circolanti e chilometri di strada disponibili, si posizionano la maggior parte delle regioni del sud. È il caso della Basilicata (8,8 autocarri per chilometro di strada), del Molise (11,7), della Sicilia (12,5) e della Calabria (14,2). Naturalmente, le differenze regionali in termini di densità di autocarri sono correlate al diverso grado di sviluppo dell’economia, delle infrastrutture e del settore del trasporto merci di ogni singola regione.
Tornando a livello nazionale, non vi è dubbio che l’elevata densità sia determinata da una rete stradale non sufficientemente adeguata a supportare l’elevato numero di autocarri circolanti. Tale situazione di “affollamento” di mezzi pesanti, tra l’altro, comporta alcuni aspetti negativi come ad esempio la congestione del traffico, che a sua volta determina l’abbassamento della velocità commerciale degli autocarri, con evidenti ripercussioni sui costi dell’autotrasporto. Per far fronte a queste difficoltà e al tempo stesso migliorare la competitività delle aziende di autotrasporto, oltre che agire sul versante delle infrastrutture stradali, occorre però necessariamente intervenire anche sul versante dei costi di esercizio che gravano sui bilanci delle aziende di trasporto, come ad esempio nel caso dei pneumatici. A questo proposito, sottolinea Airp, un grande risparmio potrebbe essere ottenuto da un maggiore utilizzo di pneumatici ricostruiti che, oltre a garantire alti standard di sicurezza e affidabilità, hanno un costo nettamente inferiore rispetto ai pneumatici nuovi. Il processo di ricostruzione, infatti, prevede il riutilizzo delle strutture portanti del pneumatico ancora integre. Ma oltre ad avere un importante significato economico, la ricostruzione ha anche un’alta valenza ecologica in quanto adottare i ricostruiti consente di risparmiare importanti risorse energetiche e permette di rallentare il processo di smaltimento nell’ambiente di pneumatici usati.

Dal 2010 al 2015 in Italia 40.000 mezzi per il trasporto merci in meno in circolazione

Dal 2010 al 2015 il parco di mezzi che circolano in Italia per il trasporto di merci e persone è diminuito. In particolare il numero di mezzi pesanti per il trasporto di merci (autocarri, rimorchi, semirimorchi, trattori e motrici stradali) è passato da 4.390.437 a 4.350.173, con una diminuzione di 40.264 unità (-0,9%). Sempre dal 2010 al 2015 il numero di autobus in circolazione è passato da 99.895 a 97.991, con un calo di 1.904 unità, ovvero l’1,9% in meno. Questi dati, che emergono da una elaborazione del Centro Ricerche Continental Autocarro su dati Aci, segnalano che negli ultimi anni il numero di veicoli che sono usciti dal parco circolante è stato maggiore del numero di nuove immatricolazioni. Questa situazione trae origine dalla crisi economica che ha colpito il nostro Paese dal 2007. Da questa situazione, però, l’Italia ha già iniziato ad uscire, come testimonia anche il fatto che i dati sulle immatricolazioni di nuovi mezzi per il trasporto di merci e persone negli ultimi mesi sono particolarmente positivi. Proprio grazie a questi dati molto positivi si può dire che è già in atto una ripresa della crescita del parco circolante di autobus e mezzi per il trasporto di merci, il segnale di una inversione di tendenza che sta portando all’ingresso nel parco circolante di nuovi automezzi con dispositivi di sicurezza di gran lunga più efficaci e con livelli di emissioni di sostanze nocive molto minori rispetto ai vecchi mezzi. In attesa, però, che tale tendenza si consolidi pienamente, resta il problema di come agire per diminuire le emissioni dei mezzi che sono attualmente in circolazione e per aumentare, al contempo, la sicurezza sulla strada, anche in virtù del fatto che l’età media dei mezzi in circolazione in Italia è piuttosto elevata.Gli obiettivi di diminuire le emissioni ed aumentare la sicurezza stradale – commenta Alessandro De Martino, Amministratore delegato di Continental Italia – sono al centro dell’azione anche di Continental, che da un lato è protagonista dell’evoluzione tecnologica nel settore automotive, dal momento che sviluppa tecnologie sempre più evolute per rendere più sicuri e meno inquinanti i trasporti su strada, e dall’altro lato mette a disposizione delle aziende di trasporto una gamma completa di prodotti e servizi che già oggi possono contribuire a rendere più efficiente la gestione dei mezzi, con conseguenze positive anche sulla sicurezza della circolazione e sulle emissioni di sostanze nocive”. Per ottenere questi importanti risultati Continental offre alle flotte di autobus e di mezzi di trasporto merci ContiPressureCheck, un sistema per il monitoraggio della pressione degli pneumatici (TPMS, Tyre Pressure Monitoring System) che previene efficacemente il consumo eccessivo di carburante e i danni dovuti a pressione insufficiente aumentando la vita utile del pneumatico. Ciò si traduce direttamente in risparmio di carburante, minori emissioni di CO2, minore spesa e, non da ultimo, maggior sicurezza.
Tornando ai dati sull’evoluzione del parco circolante di autobus e mezzi per il trasporto merci dal 2010 al 2015, le elaborazioni del Centro Ricerche Continental Autocarro forniscono anche un prospetto della situazione a livello regionale. Ne emerge che nel comparto degli autobus vi sono alcune regioni in cui, in controtendenza rispetto al calo registrato a livello nazionale, il parco circolante è cresciuto. In particolare si distinguono: Puglia (+13,4%), Molise (+9,7%), Lazio (+4,6%), Campania (+1,1%), Trentino Alto Adige (+1%) e Calabria (+0,4%). Nel comparto dei mezzi per il trasporto merci le regioni che fanno registrare un aumento del parco circolante, in controtendenza rispetto all’andamento nazionale, sono Trentino Alto Adige (+27,5%), Valle D’Aosta (+5,9%) e Molise (+0,6%).

Aumentano le vittime della strada, rallenta il calo di incidenti e feriti

E’ quanto emerso dal *workshop* “*Incidentalità stradale: strumenti innovativi nella misurazione e valorizzazione di nuove fonti per l’analisi del fenomeno*” tenuto oggi a Roma da *Istat e ACI*, nelcorso del quale sono stati resi noti i dati definitivi degli incidenti stradali, dopo quelli provvisori anticipati nel luglio scorso. Nel 2015, *per la prima volta dal 2001, è tornato a crescere (+1.4%) il numero delle vittime*, a fronte di una *flessione dell’1,4% degli incidenti e dell’1,7% dei feriti

*In aumento anche i feriti gravi*: quasi 16mila contro i 15mila del 2014 (*+6,4%*). In totale nel 2015 in Italia si sono verificati *174.539 incidenti* con lesioni a persone (478 in media ogni giorno), che hanno provocato *3.428 decessi* (9,3/g.) e *246.920 feriti* (478/g.).

*Rilevante l’aumento della mortalità nei grandi Comuni: *+8,6%, nel complesso, il numero delle vittime nell’abitato.

*Motociclisti* (773, +9,8%) e pedoni (602, +4,1%) le categorie con il *maggior numero di vittime*; in calo, invece, le vittime tra *automobilisti* (1.468, -1,5%), *ciclomotoristi* (105, -6,3%) e *ciclisti* (251, -8,1%).

*Guida distratta*, *velocità elevata* e *mancato rispetto della distanza di sicurezza* (nel complesso il 38,9% dei casi), i comportamenti errati più
frequenti.

*Eccesso di velocità*, *mancato utilizzo di dispositivi di sicurezza* e *uso di telefono cellulare alla guida*, le violazioni al Codice della Strada più
sanzionate.

EURO NCAP: SICUREZZA QUADRICICLI ANCORA INSUFFICIENTE*

Il programma internazionale Euro NCAP - cui ACI partecipa - che valuta gli
standard di sicurezza dei veicoli nuovi, ha ‘testato’, per la seconda
volta, quattro modelli di quadricicli, tra i più diffusi sul mercato
europeo.

“I risultati dei test - dichiara *Angelo Sticchi Damiani*, presidente
dell’Automobile Club d’Italia - hanno dimostrato che, per questa categoria
di veicoli, ci sono ancora seri problemi di sicurezza. Sebbene alcuni
modelli si siano comportati meglio di altri, gli standard di protezione
offerti ai conducenti sono, in generale, molto bassi, cosa che può
determinare seri rischi in caso di incidente”.

Anche i primi test Euro NCAP del 2014 sui quadricicli avevano evidenziato
carenze importanti in fatto di sicurezza, Euro NCAP ed ACI, pertanto,
avevano chiesto ai legislatori di indicare specifiche più severe e ai
produttori di investire di più sulle dotazioni di sicurezza.

Da allora è stato introdotto sul mercato un numero sempre maggiore di
quadricicli ed è entrata in vigore una normativa europea più aggiornata:
due novità che hanno portato Euro NCAP ad esaminare nuovamente i livelli di
sicurezza offerti in questo segmento di mercato, con il supporto di Global
NCAP, in collaborazione con “Bloomberg Initiative for Global Road Safety”.

In Italia il mercato dei quadricicli è in espansione: nel 2015 ne sono
stati immatricolati 2.577 (2.035 nel 2014), che ha portato il parco
circolante a 80.639 veicoli (78.818 nel 2014).

I 4 modelli esaminati nei test di quest’anno sono: *Aixam Crossover
GTR*, *Bejaj
Qute*, *Chatenet CH30* e *N.Go Family*.

Sono stati utilizzati gli stessi protocolli dei precedenti test sui
quadricicli; protocolli diversi da quelli adottati per le auto. La velocità
dell’impatto, ad esempio, è di 50 Km/h, contro i 64 Km/h delle autovetture.
La valutazione sul livello di sicurezza, invece, segue le tradizionali
“stelle” Euro NCAP.

I risultati raggiunti, pur mostrando alcuni progressi, non sono ancora
sufficienti ad assicurare un livello di protezione adeguato, come quello
riscontrato, ad esempio, nella categoria di autovetture del segmento A, le
cosiddette “city car”.

Tutti i modelli testati hanno ricevuto votazioni molto basse, nessuno ha
raggiunto il 50% del punteggio massimo previsto. Alcuni modelli sono
risultati molto pericolosi in caso d’urto, manifestando gravi carenze sia
nell’impatto frontale che in quello laterale.

La microcar M.GO della Ligier è l'unica ad avere come optional un airbag
per il conducente, ma i test dimostrano che l’airbag non è efficace. Senza
miglioramenti all'integrità strutturale del veicolo, infatti, la presenza
di un airbag non migliora la protezione del conducente e appare poco più
che una semplice idea di marketing.

I quadricicli, infatti, non sono soggetti alle stesse normative di
omologazione delle autovetture, eppure sono veicoli che somigliano molto
alle “city car” e circolano assieme a tutti gli altri mezzi di trasporto.

“Alla luce di questi risultati Euro NCAP ed ACI sollecitano i legislatori
ad emanare standard di omologazione per i quadricicli che prevedano idonei
livelli di sicurezza - conclude Sticchi Damiani. Richiediamo, inoltre, che
la sicurezza diventi elemento prioritario nell'agenda dei costruttori di
quadricicli. Semplici e non costose modifiche di progettazione già oggi
potrebbero comportare significativi miglioramenti in termini di protezione
dei conducenti”.

ACI: SERVE UN NUOVO CODICE DELLA STRADA

Serve un nuovo Codice della Strada perché quello vigente è sempre meno rispettato, perfino dalle Amministrazioni locali. Lo sottolinea oggi l’Automobile Club d’Italia nel corso della 70a Conferenza del Traffico e della Circolazione, i cui lavori sono centrati sul nuovo Codice in discussione al Parlamento. L’incremento delle sanzioni per infrazioni (+21% negli ultimi sei anni) e la battuta di arresto della riduzione delle vittime della strada (-0,6% nel 2014 rispetto al 2013, a fronte di un complessivo -52% dal 2000) misurano il calo di interesse degli automobilisti verso l’insieme di norme che regolano la mobilità, al quale va aggiunta la diffusa inosservanza delle Amministrazioni locali dell’articolo 208 del CdS, secondo il quale almeno il 50% dei proventi delle multe deve essere reinvestito a favore della mobilità.

“I soldi per la sicurezza stradale ci sono – dichiara il presidente dell’Automobile Club d’Italia, Angelo Sticchi Damiani – ma troppi Comuni destinano ad altre voci quanto previsto dalla legge a favore degli automobilisti. Per garantire l’osservanza della norma è opportuno prevedere pesanti misure sanzionatorie per le Amministrazioni inadempienti. Tutto ciò può essere ben evidenziato in un nuovo Codice della Strada più snello e semplice, con poche ma chiare norme di comportamento per gli utenti, che rimandi a specifici regolamenti il corposo insieme di dettati tecnici sulle caratteristiche delle strade e dei veicoli”.

Dai lavori della Conferenza del Traffico emerge la necessità di coordinare meglio sul territorio le poche risorse disponibili per la sicurezza stradale, contribuendo a ridurre la spesa sociale attraverso la diminuzione degli incidenti che oggi costano allo Stato 18 miliardi di euro. Dall’analisi dei risultati ottenuti dagli investimenti a livello regionale in esecuzione del Piano Nazionale per la Sicurezza Stradale, secondo una rilevazione della Fondazione Filippo Caracciolo – Centro Studi ACI, vanno evidenziati i comportamenti virtuosi di Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte e Veneto, mentre Campania, Puglia e Sicilia faticano a contenere la spesa sociale imputabile all’incidentalità. Se tutte le Regioni si fossero comportate come quelle più virtuose, dal 2001 ad oggi l’Italia avrebbe risparmiato 27 miliardi di euro. Se invece le “prime della classe” avessero seguito le “ultime”, lo Stato avrebbe aumentato la spesa sociale di quasi 70 miliardi di euro.

Gli investimenti vanno centrati sull’innalzamento degli standard di sicurezza della rete stradale, soprattutto in ambito urbano (nel Lazio gli incidenti rapportati alla popolazione sulle strade urbane fanno segnare +25% dal 2000; in Campania addirittura +70%), con maggiore attenzione ai pedoni, ai ciclisti e agli utenti più “deboli” della strada. Secondo l’ACI serve inoltre più formazione, specialmente per i neopatentati che dopo un solo anno di apprendistato possono oggi guidare una supersportiva: nel nuovo Codice della Strada va previsto un percorso formativo più completo soprattutto per i giovani, con l’obbligo di frequentare almeno un corso di guida sicura prima di impugnare il volante di un veicolo più potente.

Ponendosi l’obiettivo di una mobilità più responsabile e sostenibile, il nuovo Codice della Strada in discussione al Parlamento non può tralasciare il pericolo costituito dai 4 milioni di veicoli ultraventennali circolanti in Italia, con pesanti ricadute per la sicurezza e per l’ambiente. Per un intervento efficace, l’Automobile Club d’Italia propone una rivisitazione dell’art. 60 dell’attuale CdS, con nuovi criteri univoci per distinguere i veicoli storici, meritevoli di tutela, dalle auto vecchie di cui va incentivata la sostituzione. Per l’individuazione delle auto d’epoca, il settore automotive sta convergendo sull’efficacia della “lista chiusa”, come quella redatta da

ACI PRONTO A PROVE SU STRADA DEI VEICOLI

L’Automobile Club d’Italia si candida a svolgere prove su strada dei veicoli per il controllo dei gas di scarico con un protocollo di test il più vicino possibile al loro utilizzo quotidiano”. Lo ha annunciato il presidente dell’ACI, Angelo Sticchi Damiani, oggi in audizione al Senato, sottolineando il know how e le capacità tecniche del Club degli automobilisti oltre che la disponibilità di circuiti dove poter effettuare le prove, per le quali sarà necessario il coinvolgimento del Cnr di Napoli con i suoi laboratori specializzati, della Motorizzazione Civile e dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.

“E’ imprescindibile l’armonizzazione di tutte le normative europee sull’omologazione dei veicoli e sui controlli dei gas di scarico – ha aggiunto Sticchi Damiani nel suo intervento alle Commissioni riunite di Industria, commercio, turismo e Territorio, ambiente, beni ambientali – perché non ha senso che l’Italia si comporti in modo virtuoso quando continuerebbero comunque a circolare anche sulle nostre strade auto omologate all’estero con leggi differenti”.

“La normativa prevede infatti che le prove di laboratorio possano essere svolte da qualunque membro dell’Unione Europea con riconoscimento degli altri Paesi – ha concluso il presidente ACI a Palazzo Madama – ma la vicenda dieselgate è imputabile alle smagliature nel sistema di controllo e di omologazione delle vetture, oltre che a comportamenti distorti tra venditori ed acquirenti”.

Aci/istat: migliora la sicurezza stradale in Italia nel 2014

Migliora la sicurezza stradale in Italia, ma più lentamente degli anni precedenti: nel 2014 si sono verificati 174.400 incidenti con lesioni a persone, che hanno provocato 3.330 morti e 248.200 feriti, con un calo rispetto al 2013 del 3,77% dei sinistri, dell’1,62% delle vittime e del 3,58% dei feriti. I dati sono contenuti nella stima preliminare ACI-ISTAT, che anticipa le statistiche ufficiali che verranno presentate entro la fine dell’anno.
Il contributo maggiore alla riduzione delle vittime arriva dalle autostrade, che fanno registrare -11,5% morti rispetto all’anno precedente. Diminuzione più contenuta, invece, sulle strade urbane (-1,0% decessi) ed extraurbane (-0,3%).

L’Italia comunque non sfigura in ambito europeo, dove sono addirittura 12 gli Stati con la mortalità in aumento, tra cui Francia, Irlanda, Germania, Regno Unito e Svezia, come evidenziato dal Rapporto ETSC sulla sicurezza stradale presentato oggi a Bruxelles. Rispetto all’obiettivo europeo di dimezzare il numero dei morti per incidente nel decennio 2011-2020, nei primi quattro anni l’Italia fa segnare -19,1%, meglio della media UE (-18,2%).

“Gli automobilisti stanno acquisendo più consapevolezza del proprio ruolo sulla strada – ha dichiarato il presidente dell’ACI, Angelo Sticchi Damiani – grazie anche alle nostre iniziative di formazione e sensibilizzazione. Una di queste è la campagna che promuove in Italia le 10 raccomandazioni della Federazione Internazionale dell’Automobile per la sicurezza: il flusso continuo di adesioni attraverso il sito www.aci.it dimostra la forte sensibilità degli italiani verso la mobilità responsabile”. “Norme e risorse economiche per la sicurezza stradale non mancano – continua il presidente – e la legge destina da anni i proventi delle multe alla sicurezza stradale, ma senza i più idonei strumenti di controllo tale disposizione rimane sulla carta”.

ACI PORTA IN ITALIA LA CAMPAGNA #SAVEKIDSLIVES PER LA SICUREZZA STRADALE DEI BAMBINI

Ogni giorno nel mondo 500 bambini muoiono in un incidente stradale e 1.000 restano feriti in modo grave e con danni permanenti. Sulle strade italiane muore 1 bambino ogni settimana e oltre 200 rimangono feriti. La causa maggiore di questi decessi è il mancato uso dei seggiolini e degli altri sistemi di ritenuta, in grado di ridurre fino all’80% il pericolo di morte. Su questi dispositivi c’è ancora tanta ignoranza: nel 77% dei Paesi in via di sviluppo non sono nemmeno oggetto di specifiche normative.

L’allarme sulla sicurezza stradale dei bambini è stato lanciato oggi a Roma dall’Automobile Club d’Italia che – insieme alla FIA Federazione Internazionale dell’Automobile e ad altri Automobile Club internazionali – ha presentato nel nostro Paese la campagna di sensibilizzazione #SaveKidsLives, promossa dall’ONU in occasione della Settimana mondiale della sicurezza stradale che si concluderà domenica 10 maggio, dedicata proprio ai bambini e ai rischi che quotidianamente corrono sulle strade.

Numerosi bambini delle scuole primarie di Roma hanno invaso stamani la sede nazionale dell’Automobile Club d’Italia e la Galleria Caracciolo di via Marsala, partecipando a specifici corsi di educazione stradale organizzati dall’ACI, incontrando gli esperti e sollecitando l’attenzione di adulti e genitori con disegni e messaggi colorati, utili consigli e raccomandazioni per rendere più sicura la mobilità dei bambini sulle strade di tutto il mondo.

La campagna #SaveKidsLives rientra nell’insieme delle azioni avviate a sostegno del Decennio ONU di iniziative per la sicurezza stradale fino al 2020, a cui la FIA ha aderito con il programma di’interventi “FIA Action For Road Safety”, e si pone come obiettivi la sensibilizzazione dei conducenti verso gli utenti più deboli della strada e l’impulso verso Governi nazionali e alle Istituzioni internazionali ad intraprendere azioni concrete per arginare il fenomeno della mortalità stradale dei bambini.

L’Automobile Club d’Italia, insieme all’ONU e alla FIA, invita adulti e bambini di ogni Paese del mondo a sottoscrivere sul sito www.SaveKidsLives2015.org la Dichiarazione per la sicurezza stradale: prende così forma una petizione online, realizzata sulla base delle proposte elaborate dai più piccoli e rivolta al mondo politico-istituzionale, i cui risultati saranno presentati alla Conferenza Ministeriale sulla Sicurezza Stradale che si svolgerà in Brasile a novembre. Sul sito è possibile anche scaricare il poster della campagna, da personalizzare con la propria firma per poi diffonderlo con un selfie sui social network.

“I bambini sono le vittime inconsapevoli della strada – ha dichiarato Angelo Sticchi Damiani, presidente dell’ACI – e non è più accettabile che rischino la vita per la negligenza dei genitori. Come la legge punisce severamente chi sceglie di guidare in stato di ebbrezza, allo stesso modo la scelta consapevole di trasportare in modo non sicuro un bimbo va punito con la massima severità. Con questa iniziativa internazionale l’Automobile Club d’Italia si impegna in una grande sfida sociale e culturale: gli incidenti stradali sono ancora la prima causa di morte per i ragazzi under13 in Europa”.

ACI FIRMA UN ACCORDO CON EXPO2015 PER LA PROMOZIONE E LA VENDITA DEI BIGLIETTI

L’Automobile Club d’Italia, l’Automobile Club di Milano e Expo2015 S.p.A. hanno siglato oggi un accordo per la promozione dell’Esposizione Universale 2015 e la vendita dei biglietti attraverso la Federazione ACI. L’intesa supera i confini nazionali, ponendo l’Automobile Club d’Italia come interlocutore nell’ambito della Federazione Internazionale dell’Automobile per l’acquisto dei biglietti Expo da tutto il mondo.
In base all’accordo, non soltanto i soci ACI potranno godere di speciali agevolazioni nell’acquisto – anche online sul sito www.aci.it – di pacchetti di servizi dell’Automobile Club completi di un ticket d’ingresso ad Expo.

“La rete ACI conta più di 4.000 punti di contatto sul territorio tra delegazioni, officine, autoscuole, agenzie di viaggi, agenzie assicurative ed autodromi – ha dichiarato il presidente dell’Automobile Club d’Italia, Angelo Sticchi Damiani – e risponde quotidianamente a 34 milioni di automobilisti che trovano così soluzioni specifiche e vantaggiose anche per l’accesso per motivi professionali o di svago all’Expo”.

“L’Automobile Club di Milano fu protagonista anche dell’Esposizione Universale del 1906 dedicata ai trasporti – ha affermato il suo presidente Ivan Capelli – e anche allora puntammo i riflettori sull’auto organizzando il Congresso Internazionale dell’Automobilismo che anticipò l’evoluzione economica e sociale della mobilità, oltre a una serie di manifestazioni sportive che incrementarono l’appeal dell’auto nei cuori della gente”.

“L’accordo con ACI assume per noi un significato di notevole importanza – ha detto Piero Galli, Direttore Generale della Divisione Sales & Entertainment di Expo 2015 S.p.A. – Incentivare e promuovere i valori dell’educazione stradale saranno fondamentali durante i sei mesi espositivi, soprattutto in previsione dei milioni di visitatori che raggiungeranno il sito espositivo su gomma. In tal senso, l’attività costante di monitoraggio della rete stradale che gravita intorno all’area, predisposta da ACI e ACMI, rappresenterà sicuramente un valore aggiunto e una garanzia di maggior sicurezza per gli automobilisti e tutti coloro che faranno tappa a Expo Milano 2015”.

ACI, grazie al forte presidio territoriale dell’Automobile Club di Milano, monitorerà continuamente gli standard di efficienza e di sicurezza della rete stradale in occasione di Expo2015, potenziando anche i servizi di infomobilità sul territorio in grado di ridurre anche del 15% criticità e picchi di traffico.
Saranno in particolar modo incrementate le attività di Infomobility Luceverde Milano (in collaborazione con Polizia Locale e Fiera di Milano) e RadioTraffic (in onda con 35 aggiornamenti quotidiani su Radio24). Secondo alcune stime, il 45% dei visitatori si recherà all’Expo con un veicolo su gomma (20% su mezzo proprio, 20% su pullman e 5% su taxi).

TODT E STICCHI RICEVUTI A PALAZZO CHIGI DA DELRIO PER LA SICUREZZA STRADALE

Si è svolta oggi a Roma presso l’Automobile Club d’Italia la riunione del Senato della FIA – Federazione Internazionale dell’Automobile, importante momento di confronto mondiale sui temi della mobilità, dei trasporti, del turismo e dello sport automobilistico.

Prima dell’inizio dei lavori, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Graziano Delrio, ha incontrato a Palazzo Chigi il presidente della FIA, Jean Todt, e il presidente dell’ACI, Angelo Sticchi Damiani, che hanno illustrato l’iniziativa “My World” per far rientrare la sicurezza stradale tra le priorità nell’agenda dell’ONU. Il Sottosegretario ha condiviso gli obiettivi ed ha assicurato l’appoggio del Governo italiano.

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