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88.000 tonnellate di CO2 in meno all’anno con un utilizzo più diffuso dei pneumatici ricostruiti

8.000 tonnellate di CO[2] emesse in meno all’anno: a tanto ammonterebbe il risparmio possibile, in termini di emissioni di anidride carbonica, se la quota di utilizzo di pneumatici ricostruiti sul totale del mercato dei pneumatici di ricambio per autocarri in Italia passasse dall’attuale 27% al 50%. Questa stima è stata elaborata da Airp (Associazione Italiana Ricostruttori di Pneumatici) ed è resa nota nell’edizione 2016 del Libro Bianco sui Pneumatici Ricostruiti. L’incremento della quota di mercato dei ricostruiti dall’attuale 27% fino al 50% sul totale del mercato dei pneumatici di ricambio per autocarri nel nostro Paese è assolutamente possibile, se si considera che, ad esempio, la quota di mercato del ricostruito è del 36% nei mercati di Germania, Austria e Svizzera, del 43% in Francia e supera il 50% in diversi Paesi dell’Europa del Nord.

Le minori emissioni di CO[2] non sono l’unico vantaggio possibile con un maggior utilizzo di pneumatici ricostruiti. Infatti, come emerge dalla tabella elaborata da Airp, se la quota d’uso di ricostruiti nel mercato dei penumatici di ricambio per autocarri passasse dal 27% dal 50%, vi sarebbe anche un aumento del risparmio economico, che passerebbe da 69,1 a 128 milioni di euro all’anno, a tutto vantaggio degli utenti finali.

Nel 2015, poi, con una quota di mercato dei ricostruiti pari al 27%, l’uso di pneumatici ricostruiti in Italia ha consentito anche di risparmiare 25 milioni di litri di petrolio e 21.600 tonnellate di materie prime strategiche (come gomma naturale e sintetica, nero fumo, fibre tessili, acciaio e rame). Con un aumento della quota di mercato dei ricostruiti fino al 50%, l’impatto positivo dell’uso di ricostruiti risulterebbe ancora maggiore: il nostro Paese, infatti, potrebbe risparmiare in media 54,4 milioni di litri di petrolio e 40.000 tonnellate di materie prime strategiche all’anno. In Italia, sottolinea Airp, la pur considerevole quota della ricostruzione sugli acquisti di pneumatici di ricambio dovrebbe aumentare ulteriormente, allineandosi a quella delle altre nazioni economicamente avanzate. Ciò permetterebbe di sfruttare appieno le valenze ambientali ed economiche dei ricostruiti e contribuirebbe in modo determinante al contenimento dei costi e dei consumi energetici a beneficio dell’ambiente e dell’efficienza delle aziende di autotrasporto pubbliche e private.

Trasporto merci: ripartono gli acquisti di nuovi veicoli

Dagli ultimi mesi del 2013 il mercato dei veicoli commerciali e industriali ha invertito la tendenza. Dopo una crisi durissima che ha portato le vendite di commerciali ad attestarsi nell’intero 2013 su livelli inferiori del 58,8% rispetto a quelli antecrisi (2007) in dicembre si è registrata una crescita del 6,4%. Per i veicoli industriali che nell’intero 2013 accusano un calo sul 2007 del 63,1%, la svolta si è avuta in ottobre con un incremento del 2,9% seguito da crescite del 25,7% in novembre e del 165% in dicembre. Che i dati degli ultimi mesi del 2013 indichino un segnale di inversione di tendenza e non un semplice rimbalzo è confermato dall’andamento del primo quadrimestre 2014 che ha visto le vendite di veicoli commerciali crescere del 15,6% e quelli dei veicoli industriali dell’8,5%.

“Si tratta di segnali forti e chiari per il quadro economico italiano – afferma Renzo Servadei, Segretario generale di Airp (Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici) – quadro economico che, nonostante le attese ufficiali più volte manifestate fin dal primo semestre 2013, non è più in caduta, ma non è ancora in ripresa”. Come dimostrano i dati più recenti sulla produzione industriale e sul prodotto interno lordo, il sistema economico italiano è entrato infatti in una fase di stagnazione da cui potrebbe uscire sia verso l’alto che verso il basso. L’inversione di tendenza per i veicoli commerciali e industriali, come anche l’andamento della fiducia delle imprese e dei consumatori e pochissimi altri indicatori, supportano la tesi di chi prevede che l’uscita dalla stagnazione dell’ultimo semestre sarà verso l’alto e vi sarà quindi una ripresa.

Le flotte e i padroncini di veicoli commerciali e industriali, dopo aver dovuto negli anni passati rinviare molte decisioni d’acquisto già mature, tornano ora ad immatricolare mezzi nuovi. È del tutto evidente che, da un lato, sono costretti dal fatto che vi sono sostituzioni che non possono essere ulteriormente procrastinate, ma, dall’altro, ritengono che i flussi di trasporto dovrebbero nel prossimo futuro intensificarsi per l’avvio della ripresa dell’economia. Per il settore dell’autotrasporto di merci la crisi economica nel prossimo futuro potrebbe dunque mordere meno, ma proprio la ripresa potrebbe rendere ancora più dura la competizione con i concorrenti italiani e dell’Unione Europea.

La crisi ha avuto come conseguenza la ristrutturazione di molte aziende di autotrasporto, che ora sono pronte ad affrontare il mercato con maggiore efficienza di quella che aveva caratterizzato gli anni delle vacche grasse e con grande aggressività dopo il grande digiuno. In questo quadro essenziale diventa il contenimento dei costi.

“Un contributo importante – afferma Renzo Servadei – può venire dai pneumatici ricostruiti che per la verità sono già ampiamente utilizzati dagli autotrasportatori italiani, ma che potrebbero avere un impiego ancora maggiore dato che a fronte di una quota italiana di impiego dei ricostruiti che si aggira intorno al 35% vi è una quota del 50% negli Stati Uniti e in altre economie avanzate.” Il risparmio che i ricostruiti possono offrire a flotte e padroncini di veicoli commerciali e industriali è certamente importante, ma importante è anche l’impatto positivo sull’ambiente dell’attività di ricostruzione che allunga il ciclo di vita del pneumatico riducendo la necessità di smaltimento del prodotto usato e riducendo anche la così detta impronta di carbonio cioè le emissioni di CO2 che accompagnano la fabbricazione di ogni prodotto industriale e quindi anche dei pneumatici ricostruiti.

In Italia solo il 7,1 % dei veicoli è ecologico

Delle 37.058.701 autovetture che circolano attualmente in Italia solo 2.630.129, il 7,1%, sono ecologiche e cioè a metano, Gpl, ibride o elettriche. La cifra emerge da un’analisi condotta dall’Osservatorio sulla mobilità sostenibile dell’Airp, l’associazione italiana ricostruttori pneumatici, su dati Aci.
In base allo studio dell’Airp, la regione con il parco circolante più ecocompatibile è l’Emilia Romagna, dove le auto ecologiche rappresentano il 16,11% del totale. Al secondo posto della graduatoria le Marche con il 14,78% e al terzo il Veneto con una quota pari al 9,44%. All’ultimo posto, invece, il Friuli Venezia Giulia con appena il 2,56%, preceduto a breve distanza dalla Sardegna (2,70%) e dalla Calabria (2,96%).
”La presenza ancora limitata di auto ecologiche nel parco circolante italiano ha ovviamente un impatto negativo soprattutto sui livelli di inquinamento”, rileva l’Airp.
”Anche se la percentuale di auto ecologiche è aumentata nel corso degli ultimi anni – nel 2009 infatti era pari al 4,57% – il loro numero rimane comunque ancora troppo contenuto”.

Quasi un milione e mezzo di tonnellate di CO2 in meno in un anno ottenibili sostituendo le auto con più di 12 anni nelle 8 principali città italiane

Sono 1.457.023 le tonnellate di emissioni di anidride carbonica che potrebbero essere evitate in un anno se venissero sostituite le autovetture Euro 0, Euro 1 ed Euro 2 nelle 8 principali città italiane. Come mostra la tabella, le tonnellate di emissioni di CO2 evitate sarebbero 395.027 a Napoli, 375.809 a Roma, 203.105 a Milano, 175.988 a Torino, 121.095 a Bari, 67.050 a Bologna, 62.656 a Firenze e 56.293 a Genova.

Questi dati emergono da un’elaborazione realizzata dall’Osservatorio Airp (Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici) sulla Mobilità Sostenibile sulla base di dati ACI. Le autovetture Euro 0, Euro 1 ed Euro 2, cioè con più di 12 anni, nelle 8 maggiori città italiane sono 3.186.837 e rappresentano ben il 31,67% di quelle complessivamente circolanti. Si tratta di vetture immatricolate prima del 2001 e che hanno, quindi, livelli di sicurezza e soprattutto di inquinamento molto superiori a quelli dei modelli più recenti. Per ridurre le emissioni di CO2 e migliorare di conseguenza la qualità dell’aria nelle città italiane, non essendo possibile sostituire in tempi rapidi le vetture più inquinanti con modelli a basse emissioni, è necessario favorire anche altre soluzioni che possano avere effetti positivi in termini di impatto ambientale. A questo riguardo, di fondamentale importanza sono gli investimenti in materia di trasporto pubblico che in molte città è inadeguato e in generale non rappresenta una valida alternativa all’auto, che continua ad essere di gran lunga il mezzo di trasporto più utilizzato. Per contenere l’inquinamento atmosferico, la regola più importante per gli automobilisti è la corretta e periodica manutenzione delle autovetture che consente di ottenere migliore efficienza tenendo sotto controllo e, di conseguenza, limitando le emissioni nocive. In particolare per gli autocarri e gli autobus, un’ulteriore soluzione che permette non solo di ridurre l’inquinamento, ma anche di risparmiare sia denaro che risorse energetiche è l’utilizzo di pneumatici ricostruiti. Ricostruire un pneumatico piuttosto che produrne uno nuovo, oltre a costare meno e a contenere i consumi di risorse e materie prime, comporta un risparmio del 30% delle emissioni di anidride carbonica.

Autocarri: fino a 1.700 euro all’anno in meno con i pneumatici ricostruiti

1.700 euro all’anno: è questo il risparmio che si può ottenere in un anno nelle spese di gestione di un autocarro se si utilizzano pneumatici ricostruiti omologati. La cifra è di tutto rispetto, e a ciò si aggiunge che l’uso dei ricostruiti è sicuramente consigliabile anche perché l’affidabilità di questi prodotti è assicurata dal fatto che dal 2006 è obbligatoria l’omologazione europea. La procedura, informa Airp (Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici), riguarda lo stabilimento del ricostruttore e l’omologazione viene rilasciata dall’autorità preposta a seguito di verifiche del processo di fabbricazione, dopo avere testato con esito positivo campioni della produzione. La validità dell’omologazione è strettamente legata al sito di produzione e non è trasferibile acquistando o vendendo un impianto. Anche i marchi sono legati all’impianto. Nella richiesta di omologazione il ricostruttore deve infatti dichiarare tutti i marchi dei pneumatici che l’impianto produrrà.

A tutela del consumatore, il marchio di omologazione va riportato sul pneumatico ricostruito, insieme ad altre marcature che devono essere presenti su entrambi i fianchi o sul fianco esterno. Naturalmente deve essere indicato anche il nome commerciale del ricostruttore e deve essere evidente che il pneumatico è ricostruito. Per quest’ultimo fine deve essere presente la marcatura “RETREAD”.

Sul pneumatico deve essere apposta anche la data di fabbricazione, secondo un codice di quattro cifre, dove le prime due indicano il numero della settimana e le ultime due l’anno di ricostruzione. Naturalmente il marchio apposto sul pneumatico ricostruito deve riportare anche il numero dell’omologazione e il paese di produzione.

Come si vede le prescrizioni a tutela del consumatore sono precise e meticolose. D’altra parte è stata proprio l’Airp a richiederle, consapevole della propria responsabilità sociale e della necessità di tutelare l’immagine del pneumatico ricostruito omologato.

1700 euro risparmiate con un treno gomme ricostruito su un tir

Per un autoarticolato da 44 tonnellate, con 120.000 chilometri annui di percorrenza,
la spesa del ricambio con pneumatici ricostruiti è di circa 2.200 euro, contro i
3.900 che si spenderebbero utilizzando pneumatici nuovi. Il risparmio è di ben 1.700
euro. Il dato è stato diffuso nel corso di una recente intervista da Stefano
Carloni, presidente di Airp (Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici). Il
risparmio generato dall’adozione dei pneumatici ricostruiti è
un’opportunità molto importante per le imprese italiane di autotrasporto che,
nell’attuale difficile contesto economico, scontano costi notevolmente
superiori a quelli di molti concorrenti ed in particolare di quelli dei paesi
dell’est Europa. Per di più, oltre a costare meno, i pneumatici ricostruiti
assicurano gli stessi standard di sicurezza ed affidabilità dei pneumatici nuovi di
qualità.

Il motivo del minore costo dei pneumatici ricostruiti, infatti, non è certamente
dovuto all’utilizzazione di materiali di scarsa qualità e neanche al ricorso a
tecnologie di produzione non affidabili. La ragione del minor costo dei ricostruiti
deriva dal fatto che il valore di un pneumatico nuovo è costituito per circa il 70%
dalla struttura portante (carcassa) che contiene materiali pregiati e mescole di
gomma mentre il restante 30% del valore è costituito dal battistrada, la componente
del pneumatico sottoposta ad usura. La ricostruzione consiste appunto nel
selezionare, con processi molto rigorosi, le strutture portanti ancora perfettamente
integre di pneumatici che hanno già avuto un ciclo di vita ed il cui battistrada è
usurato e nel dotare la struttura portante di un nuovo battistrada, con un processo
produttivo che assicura l’assoluta affidabilità del prodotto finale. Con la
ricostruzione si preserva quindi il 70% del valore del pneumatico con la conseguenza
che il costo del pneumatico ricostruito è molto minore di quello di un pneumatico
nuovo in quanto corrisponde alla somma del valore del battistrada ed al costo della
ricostruzione. Il processo di produzione dei ricostruiti è particolarmente avanzato
e l’applicazione del nuovo battistrada avviene con tecnologie, come la
vulcanizzazione, che fanno sì che struttura portante e battistrada costituiscano un
tutto unico esattamente come nei pneumatici nuovi. 

A garanzia della sicurezza, la produzione di pneumatici ricostruiti è disciplinata
da rigorose norme internazionali che definiscono con precisione le diverse fasi del
processo produttivo di ricostruzione (i regolamenti Ece Onu 108 per vettura e 109
per autocarro) e dei controlli da eseguire sui pneumatici ricostruiti. Nel rispetto
di questi regolamenti i pneumatici ricostruiti vengono sottoposti alle stesse prove
di durata, carico e velocità stabilite per i pneumatici nuovi. E per queste ragioni
i pneumatici ricostruiti oggi rappresentano una soluzione ampiamente affermata in
tutti i settori del trasporto, compreso quello aereo.

Oltre 4 milioni i veicoli merci circolanti in Italia nel 2011

Nel 2011 il parco circolante di autocarri per il trasporto merci nel nostro Paese ha superato quota 4 milioni di veicoli. Lo studio dell’Osservatorio sulla mobilità sostenibile Airp (Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici) da cui derivano questi dati fornisce anche il prospetto regionale della crescita del parco circolante di autocarri dal 2007 al 2011. Da questi dati risulta che a livello nazionale la crescita nel periodo preso in considerazione è stata del 4,7%.

La forte crisi economica degli ultimi anni ha penalizzato fortemente le vendite di autocarri. Gli effetti negativi della crisi si sono fatti sentire pesantemente anche sulle percentuali di crescita del parco circolante di autocarri. Infatti se la crescita dal 2007 al 2008 è stata di circa il 2%, dal 2008 al 2009 la percentuale corrispondente è scesa allo 0,8% per poi attestarsi negli anni successivi intorno a poco meno dell’1%. Il totale di questi aumenti dà, come si è visto, una crescita solo del 4,7% in cinque anni. Si tratta di una percentuale modesta, che segnala come le aziende di trasporto abbiano dovuto rimandare, in molti casi, la sostituzione dei loro mezzi più vecchi e inquinanti, che quindi oggi sono ancora parte del parco circolante. Vi sono, comunque, notevoli differenze fra regione e regione: infatti mentre nelle regioni del sud Italia la crescita è stata più accentuata, nelle regioni del centro-nord gli aumenti percentuali registrati sono molto minori rispetto alla media nazionale.

La difficoltà della situazione economica impone alle aziende dell’autotrasporto l’esigenza di contenere i costi senza pregiudicare il rispetto dell’ambiente e la sicurezza della circolazione. Una soluzione efficace, a questo proposito, può essere un maggiore utilizzo di pneumatici ricostruiti, dispositivi che garantiscono gli stessi livelli di sicurezza dei pneumatici nuovi (prima di essere messi in commercio sono sottoposti agli stessi test di durata, carico e velocità previsti per le gomme nuove), ed allo stesso tempo hanno grandi valenze ambientali, visto che consentono di dare una seconda vita e quindi di allontanare nel tempo la necessità di smaltimento dei pneumatici usati. Il tutto, è da precisare, con importanti risparmi economici per le aziende di trasporto, dal momento che i pneumatici ricostruiti costano sensibilmente meno dei pneumatici nuovi poiché il processo di ricostruzione prevede il riutilizzo delle strutture portanti ancora integre.

In crescita nel 2011 la produzione di pneumatici ricostruiti

Cresce l’interesse per il pneumatico ricostruito nel comparto degli autoveicoli per trasporto di merci e per trasporto collettivo di persone. In anni ormai lontani i pneumatici ricostruiti erano ampiamente utilizzati anche per le autovetture ma poi, con il progressivo affermarsi di una mentalità meno attenta al risparmio, la quota degli acquisti di ricostruiti per autovettura sul totale dei pneumatici di ricambio è andata gradualmente riducendosi.

Lo stesso fenomeno di disaffezione da una soluzione ecologica ed economica come il ricostruito non ha invece riguardato autoveicoli commerciali, autocarri e autobus, che hanno continuato ad utilizzare in maniera significativa i pneumatici ricostruiti. Nel 2011 secondo le stime di Airp  (Associazione Italiana dei Ricostruttori di Pneumatici) nel trasporto leggero vi è stato infatti un incremento dell’impiego dei ricostruiti dell’11,8%, mentre il settore dell’autocarro, che vanta già una buona quota di ricostruiti negli acquisti di pneumatici di ricambio, ha consolidato le sue posizioni sui livelli già toccati nel 2010.

L’impiego dei ricostruiti consente notevoli risparmi nell’acquisto dei pneumatici e presenta grandi vantaggi anche dal punto di vista della salvaguardia dell’ambiente. Infatti la ricostruzione, dando una seconda, e spesso, nel trasporto pesante, anche ulteriori “vite” al pneumatico, allontana nel tempo la necessità di smaltimento del pneumatico usato. Infatti solo al termine delle diverse utilizzazioni vi sarà una carcassa da smaltire mentre non facendo ricorso alla ricostruzione per ogni “vita” si sarebbe utilizzato un pneumatico  nuovo e si sarebbe generata una carcassa da smaltire con impiego di materie prime molto superiore e con maggiori problemi di smaltimento.

In crescita le immatricolazioni di autocarri pesanti

In Italia, incremento del 18% rispetto al 2010.

In crescita, nel primo semestre 2011, le immatricolazioni di autocarri pesanti (con peso dalle 16 tonnellate in poi) in Italia. Secondo dati Acea rielaborati da Airp – Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici – l’incremento è del 18% rispetto al 2010, importante ma molto al di sotto del +55,9% registrato nell’Unione Europea nello stesso periodo.

È chiaro dunque che a trainare la crescita europea sono soprattutto i Paesi entrati più di recente nell’Unione. Nel nostro Paese la ripresa della vendita di autocarri dimostra che il comparto del trasporto merci sta superando la dura crisi economica degli anni scorsi. Tuttavia, emerge la necessità di contenere le spese di esercizio (per esempio usando pneumatici ricostruiti) per competere con i nuovi Paesi membri dell’Unione Europea che, essendo gravati da meno costi, rappresentano gli agguerriti concorrenti dell’autotrasporto italiano.

Sale la benzina, diminuiscono i viaggi in auto

L'auto rimane il mezzo preferito per le vacanze

Il prezzo della benzina sale? E gli italiani scelgono treno e aereo, anche per spostamenti brevi. Complice l’alta velocità e i voli low cost, nel 2010 i cittadini che hanno scelto l’auto sono diminuiti. A rivelare i dati è un’analisi condotta dall’Osservatorio sulla Mobilità sostenibile dell’Airp  (Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici). Secondo l’indagine nel giro di un anno l’uso dell’auto è sceso dal 65,6% al 64% dei viaggi.

Un calo sì, ma l’auto rimane sempre il mezzo prediletto degli italiani. Con le dovute eccezioni, però. Ad esempio gli italiani preferiscono la ferrovia per spostamenti di lavoro, solo il 42,2% degli intervistati si affida alla quattro ruote per gli spostamenti d’affari.

L’auto rimane la “seconda casa” degli italiani nel tempo libero, soprattutto nei viaggi di piacere: il 67,2% la sceglie per andare in vacanza.

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