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PORTO DI CATANIA: OLTRE 18MILA CONTAINER MOVIMENTATI IN UN ANNO CON TREND DEL +43%

In controtendenza rispetto allo scenario nazionale, il traffico merci del porto di Catania, dal 2013 al primo trimestre di quest’anno, registra dati significativi oltre che incoraggianti: + 43,59% è l’incremento relativo alla movimentazione container, che con 18.619 unità posiziona lo scalo del capoluogo etneo quale primo terminal in Sicilia per volume di traffico. Dati emersi nel corso del workshop “Estensione Porto” – tenutosi stamattina (16 aprile) a Palazzo delle Scienze di Catania, moderato da Assia La Rosa – che ha fatto il punto sullo stato attuale delle attività portuali, partendo dalle criticità per arrivare a progettualità di sviluppo basate sulla sinergia tra i principali operatori del comparto.

La presenza di docenti, imprenditori, istituzioni e professionisti è stata la conferma della volontà comune di fare sistema per ampliare le prospettive di crescita e rilancio dell’hub catanese, fotografato e analizzato in tutti i suoi segmenti produttivi. Uno scalo portuale, dunque, che valorizzi il suo ruolo centrale nei sistemi distributivi e nella cosiddetta “City Logistics” che usa come strumento principale, ma non esclusivo, la creazione di centri di distribuzione nella periferia della città o a ridosso di essa. «Un porto pensato non solo come infrastruttura ma come opportunità sostenibile per potenziare i sistemi distributivi, il tessuto industriale e la distribuzione urbana», come ha sottolineato il prof. Diego D’Urso del Dipartimento Ingegneria Industriale Università Catania nel corso della sua relazione.

«Parte tutto dal concetto di estensione, che dà anche il nome al nostro percorso di approfondimento – ha affermato Emanuele Marocchi direttore di Est, promotore dell’iniziativa – in termini d’integrazione, potenziamento, incremento non solo economico ma sociale e culturale di una città a partire dal suo scalo, centro nevralgico di distribuzione e termometro economico del reale potenziale commerciale. Catania non ha esaurito il suo scopo, è pronta a nuove sfide, nuovi varchi come la Darsena non potranno che essere da stimolo per un ulteriore sviluppo». Non è un caso che sia l’Università ad ospitare il ciclo di incontri «grazie agli studi condotti dal Dipartimento di Ingegneria industriale in particolare, con il quale abbiamo recentemente siglato un protocollo per l’assegnazione di borse di studio per le tesi di laurea più meritevoli come utile supporto alla costruzione del know how e alla rappresentazione della realtà», ha spiegato Mauro Nicosia responsabile comunicazione Est.

Vocazione commerciale, turistica, culturale: «In altre parole vivere il porto come una città» ha sottolineato l’assessore alle Attività Produttive del Comune di Catania Angela Mazzola, immaginando uno scalo senza barriere, nel quadro più ampio e integrato del Distretto Sud-Est che lo vede collegato a quello di Augusta». Apertura come incentivo alla produttività e al rilancio dell’economia locale e non solo, a detta dei due rappresentanti di Confindustria seduti al tavolo: per Catania il presidente Domenico Bonaccorsi di Reburdone, per la Sicilia il vicepresidente Ivo Blandina. Tenendo ben presente un rischio, fin troppo concreto, quello che il prof. Marco Romano (Logistica e distribuzione commerciale, Dipartimento Economia e Impresa Università Catania) ha definito «over capacity, uno sbilanciamento cioè tra domanda e offerta. Serve puntare sulla rimodulazione e il potenziamento della distribuzione, che è il reale sbocco per un’impresa, facendo leva sui settori trainanti come hi tech, tabacco, pesca, articoli farmaceutici per citare i principali».

In rappresentanza delle principali categorie professionali coinvolte nel comparto, hanno esposto il proprio contributo i presidenti degli Ordini provinciali degli Ingegneri (Santi Maria Cascone) e degli Architetti (Giuseppe Scannella), che si sono soffermati sulla necessità di un’integrazione sostenibile che rispetti la natura della città storica, sia dal punto di vista strutturale che architettonico, puntando sulla riqualificazione dell’area circostante e sulla valorizzazione di un bene inestimabile come la costa. «Oggi più che mai dobbiamo fare rete e ragionare attraverso una visione più ampia – ha concluso il neo Commissario Straordinario dell’Autorità Portuale Giuseppe Alati – si è già parlato della volontà del ministro relativa al riordino del comparto ed entro fine anno potrebbe già esserci una nuova geografia portuale. Ben venga il confronto e il trasferimento di conoscenza, per far convergere gli interessi del territorio attraverso una governance aperta alle esigenze dei comparti produttivi e dei portatori d’interesse».

La north south conference a Catania

«I Governi precedenti hanno letteralmente smantellato i sistemi di controllo e di garanzia relativi allo shipping e abbandonato l’imprenditoria del settore, dimenticando che la logistica rappresenta una delle più importanti chiavi legate allo sviluppo del nostro Paese». Non usa mezzi termini Giordano Bruno Guerrini, direttore generale di Cisco che, all’ex Monastero dei Benedettini di Catania durante la XVII conferenza “North South Conference” (fino a domani sabato 27 aprile presso l’Auditorium, grazie ai Partner Est, Cisco e Bic) ha sottolineato la necessità di colmare il gap che divide l’Italia dagli altri Paesi europei: «Non siamo rappresentati nei consessi internazionali, non siamo supportati a livello centrale da normative adeguate, chiediamo con forza al nuovo Governo un ministero della Marina Mercantile che rimetta in moto il meccanismo dell’intermodalità, l’unico in grado di garantire occupazione e crescita economica. Potenziare la logistica non vuol dire costruire capannoni o tunnel – continua Guerrini – ma affiancare alla capacità strutturale di un territorio una strategia in grado di attirare merci e passeggeri. L’Italia non rappresenta attualmente una piattaforma, lo è solo sulla carta: occorre sviluppare gli interporti e le interconnessioni tra la gomma, il ferro e le navi, senza tradurre tutto questo in mera costruzione edilizia».
La scelta di riunire gli attori del comparto nel capoluogo etneo non è infatti casuale: «Nonostante la crisi degli ultimi anni – ha sottolineato Emanuele Marocchi, direttore generale Est (Europea Servizi Terminalistici) – il Porto di Catania è stato l’unico in Sicilia a registrare nel quinquennio un incremento del 15-20% della movimentazione, sia nel settore dei container, sia in quello dei traghettamenti di rotabili, mostrando le proprie potenzialità. Tutto questo è stato rafforzato anche grazie alle importanti iniziative avviate nel campo delle energie rinnovabili dalla St Microelectronics e in particolare dalla 3Sun, che hanno creato le condizioni per grandi flussi in entrata di semiconduttori provenienti dall’Oriente e in uscita verso i mercati di tutto il mondo. La Sicilia è, e può diventare, uno dei più grandi centri di smistamento, rafforzando non solo i suoi scali ma soprattutto le retrovie. Siamo qui in questi giorni – ha concluso Marocchi – anche con i rappresentanti dell’Asia e dell’Africa, per cercare insieme soluzioni efficienti, economiche ed ecologicamente compatibili affinché l’Isola possa finalmente avere un ruolo prioritario nel bacino di traffico nel Mediterraneo».

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