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I. ASSOTIR CHIAMA L’AUTOTRASPORTO ALL’UNITA’ SU APPLICAZIONE DEI COSTI MINIMI E RISPETTO DEI TEMPI DI PAGAMENTO

Il Consiglio Direttivo Nazionale di TRANSFRIGOROUTE ITALIA ASSOTIR ha esaminato la situazione che si è determinata dopo la decisione di UNATRAS di sospendere la preannunciata iniziativa di Fermo nazionale e la scelta di Trasporto Unito di preoseguire da solo nella effettazione della protesta.

Nonostante l’ambiguità che ha caratterizzato molta parte della mobilitazione, è indubbio che essa ha mostrato, in modo che per molti si è persino rivelato inaspettato, il grado di esasperazione della categoria e – contemporaneamente – il rischio che, ove a tale esasperazione non sia dato un chiaro sbocco politico-sindacale – potrebbe determinarsi un ulteriore indebolimento complessivo dell’autotrasporto italiano nella sua capacità di incidere sui processi politici ed economici in atto nel Paese.

Tanto più in un quadro del tutto singolare come quello rappresentato dalla costituzione e dall’azione di un Governo che rappresenta, esso stesso, una sorta di  ”anomalia” nella normale dialettica politico-parlamentare.

In questo quadro il Consiglio Direttivo ha ritenuto di dover rilanciare con forza la richiesta di unità del mondo associativo intorno a quei pochi ed essenziali temi che appaiono decisivi per la stessa sopravvivenza del sistema delle imprese che ha fino ad ora, quotidianamente, assicurato la movimentazione delle merci in Italia e il flusso delle esportazioni italiane verso l’estero.

Sulla base di ciò, Anna Vita MANIGRASSO, Presidente nazionale di T.I. ASSOTIR e Claudio DONATI, Segretario Generale dell’Associazione, hanno indirizzato la seguente lettera ai Presidenti di tutte le Associazioni dell’autotrasporto presenti nella Consulta Generale per l’autotrasporto e la logistica, con l’auspicio che essa possa contribuire ad una nuova fase di unità della categoria:

Roma, 20 febbraio 2012

Ai Presidenti delle

Associazioni delle Imprese di autotrasporto presenti nella Consulta Generale per l’autotrasporto e la logistica.

Oggetto: Situazione del settore. Invito all’unità di azione.

Egregi signori,

l’autotrasporto italiano vive oggi uno dei momenti più gravi della sua pur tribolata storia.

L’effetto congiunto della crisi economica internazionale e della recessione che coinvolge il nostro Paese si somma alle debolezze strutturali ed alla debolezza politica di cui l’autotrasporto soffre ormai da decenni.

La stretta creditizia e l’aumento senza freni dei fattori di produzione del servizio di trasporto rappresentano, in questo quadro, ulteriori elementi dirompenti che rischiano di costringere un sempre più grande numero di imprese a uscire da mercato o a rischiare di rimanervi senza alcuna reale certezza circa le possibilità di superare una crisi sulla cui durata nessuno può mostrarsi ottimista.

Proprio in questo momento sarebbe essenziale che la categoria riuscisse ad esprimere un livello di unità e di consapevolezza circa le questioni fondamentali su cui concentrare la propria iniziativa sindacale.

Purtroppo di tale consapevolezza e di questo spirito unitario finora non è stato dato vedere alcun reale segnale ed anzi forte è il rischio che le frantumazioni della rappresentanza continuino a crescere, favorendo il processo di marginalizzazione politica della categoria, stretta tra le spinte – entrambe, a nostro avviso, perdenti – della rivolta senza un reale disegno di cambiamento e della subalterna accettazione delle “compatibilità” politiche definite da altri senza alcuna verifica di cime tali compatibilità impattino con gli equilibri delle imprese.

La nostra Associazione ha con ostinazione ricercato, in questi mesi, di proporre terreni comuni di iniziativa ed obiettivi minimi su cui far convergere tutti i trasportatori che, con i propri camion, assicurano quotidianamente l’approvvigionamento delle industrie e degli esercizi commerciali piccoli e grandi sparsi nella penisola, come pure il mantenimento del flusso di merci destinate all’esportazione.

Ci guida il convincimento che, in questa situazione di crisi, non basteranno a salvaguardare gli interessi di chi pretendiamo di rappresentare, il fatto di poter vantare una più o meno lunga “anzianità” di presenza negli organismi di rappresentanza istituzionale del settore.

La stessa vicenda più generale del Paese ci dovrebbe aiutare a comprendere che non basta possedere più o meno voti, quando a entrare in crisi è il meccanismo stesso su cui per anni si è basata la costruzione delle maggioranze di “governo” del settore.

Di fronte alla crisi abbiamo bisogno tutti di riscoprire le ragioni dell’unità e del comune interesse a salvaguardare gli interessi di base delle imprese che rappresentiamo.

Soprattutto nei confronti di quanti hanno pensato e continuano a ritenere possibile che a pagare per tutti siano coloro ai quali si richiede la concreta effettuazione dei servizi di trasporto,evitando di mettere in discussione i margini che su tali servizi tanto la committenza, quanto, soprattutto, l’e innumerevoli forme di intermediazione, continuano a lucrare.

La introduzione dei costi minimi di sicurezza, come ci si poteva attendere, non è stata affatto metabolizzata da una committenza che ad essa pensa di poter continuare ad opporsi in via giurisdizionale, non riuscendo a piegare alle sua ragioni la politica.

Ma non è diventata neppure l’occasione per una modifica radicale del modo di agire di una burocrazia che – a differenza di come si stanno muovendo persino altre branche dell’amministrazione, ad iniziare da quella fiscale –  continua a ritenere possibile affidarsi unicamente a  illusori ed occasionali  controlli a posteriori.

Rinunciando così a dettare regole del gioco che impongano, a chi si serve del trasporto, di dimostrare che, nel farlo, rispetterà tutte le norme che salvaguardano la sicurezza della circolazione, la dignità e la salute degli operatori e gli equilibri economici di base delle imprese esecutrici.

La nostra proposta del D.U.R.T. – ovvero di un meccanismo che costringa il committente a dimostrare la propria correttezza ed il rispetto dei livelli minimi di sicurezza, così come, in quasi tutti i settori produttivi, si fa, da anni, con il documento che attesta la regolarità del’impiego della manodopera –  voleva spostare l’attenzione dal comportamento del soggetto debole dello scambio economico che si consuma nel contratto di autotrasporto, alle pretese di chi, in tale scambio, rappresenta la parte forte e decisiva: il committente, quale che sia la sua natura e il suo ruolo nella filiera logistica.

Abbiamo preso atto con interesse che anche altri – da ultimo il Presidente della FIAP – hanno avanzato proposte assai simili alle nostre e comunque facilmente riunificabili in un progetto comune.

Siamo fiduciosi che la sensazione che occorra spostare l’attenzione del Governo e della Pubblica Amministrazione sul comportamento delle diverse committenze, sia più diffusa di quanto appaia.

Ci conforta in ciò il convincimento che ormai sia chiaro che in un processo di selezione affidato unicamente al mercato, non sarebbero certo i migliori a prevalere e, anzi, assai forte sarebbe il rischio di lasciare il campo libero alle scorrerie di una criminalità organizzata che ha da tempo intuito le potenzialità di un settore in cui si movimentino elevatissimi quantità di denaro e in cui prevalga la legge del più forte piuttosto che non la forza della legge.

Non bastasse quanto fino ad ora illustrato, sentiamo sempre più forte la richiesta, da parte degli imprenditori, di trovare una soluzione a quella che rischia di divenire un’emergenza persino più grave che non la definizione e il concreto rispetto del costo minimo di sicurezza.

Ci riferiamo al drammatico allungarsi dei tempi di pagamento e del sempre più forte rischio che le prestazioni di trasporto eseguite non vengano ad essere retribuite a causa del dilagare di una crisi che colpisce, a macchia d’olio, l’apparato industriale italiano.

Tale situazione, cui occorre ricercare soluzioni che vadano oltre le stesse norme di salvaguardia contenute nella legge 133/08, finisce per divenire, tra l’altro, anche un ben comodo alibi per quanti – e non  sono pochi – approfittano della crisi per lucrare vantaggi finanziari significativi allungando a dismisura i tempi di pagamento o aumentando innaturalmente i prezzi dei prodotti, dandone la colpa ad un inesistente lievitare dei costi del trasporto.

Iniziative per limitare i guasti derivanti dall’allungamento patologico dei tempi di pagamento e per introdurre meccanismi di dissuasione preventiva dei comportamenti elusivi delle norme sui costi minimi di sicurezza,  ci sembra, quindi, possa no rappresentare i  temi intorno ai quali, senza rivendicare primazie, può essere ricostruita una solida ed effettiva unità dell’autotrasporto italiano e delle sue rappresentanze.

Per parte nostra questi sono i temi su cui, ancora una volta, vi invitiamo a ragionare insieme, per fornire ai nostri rappresentati ed all’intera economia italiana un segnale di maturità e di forza dell’autotrasporto italiano.

Siamo certi che vorrete cogliere lo spirito unitario che ci muove e che vogliate rendervi disponibili a momenti di incontro che abbiano l’obiettivo di ricostruire quell’unità che rappresenta il maggiore e più nobile servizio che possiamo, tutti noi, rendere oggi all’autotrasporto italiano.

In questo spirito, vi confermiamo la nostra disponibilità e attendiamo, con fiducia, un Vostro cortese cenno di riscontro.

Anna Vita MANIGRASSO Claudio DONATI
Presidente Nazionale Segretario Generale

COSTI MINIMI: T.I. ASSOTIR si costituisce in giudizio a difesa del diritto a trasportare in sicurezza e legalità

TRANSFRIGOROUTE ITALIA ASSOTIR sarà presente, il 13  gennaio, quando il TAR del Lazio dovrà pronunciarsi sulle richieste di numerose Associazioni della committenza e di alcune grandi imprese petrolifere che vorrebbero fossero dichiarate non conformi alla legge le Delibere con cui l’Osservatorio presso la Consulta ed il Mini stero delle Infrastrutture e dei Trasporti hanno cercato di tradurre in cifre il principio secondo cui un trasporto non può essere svolto nella legalità e nella sicurezza se a chi lo effettua non viene riconosciuto almeno il reintegro dei costi necessari a realizzarlo.

La scelta dell’Associazione non significa che essa abbia cambiato idea circa le debolezze e le ambiguità delle norme con cui si è cercato di dare risposta alla legittima aspirazione dei trasportatori e di tutti gli utenti della strada di veder effettuata la movimentazione delle merci nelle adeguate condizioni di legalità, sicurezza e rispetto dell’ambiente e della dignità del lavoro dei conducenti dei mezzi pesanti.

TRANSFRIGOROUTE ITALIA ASSOTIR ha giudicato da sempre assai debole l’impianto normativo, che è frutto di estenuanti mediazioni e di pasticciati compromessi raggiunti proprio tra chi oggi si trova a battagliare sugli opposti fronti davanti al Tribunale Amministrativo del Lazio.

Ma prima di tutto viene l’interesse dei trasportatori e la necessità che si eviti, come vorrebbero fare CONFINDUSTRIA e CONFETRA, che insieme all’acqua sporca si butti via anche il bambino, ovvero che, con la scusa di criticare uno specifico modo di calcolare i costi minimi si assesti un colpo mortale al principio stesso che ha ispirato la norma contenuta nell’art. 83 bis della legge 133/08.

E che questo sia l’obiettivo della committenza è chiaramente espresso proprio da CONFETRA che, con candore pari solo all’arroganza, indica sul suo sito come “il ricorso ha soprattutto sollevato questioni di incostituzionalità e di violazione delle norme comunitarie sulla libertà di concorrenza relativamente a tutto l’impianto normativo di cui all’articolo 83 bis della legge n.133/2008 e successive modificazioni”.

Per raggiungere questo obiettivo le committenze hanno pensato bene di sfruttare a proprio vantaggio l’ennesima segnalazione di un’Antitrust che non ha mai detto una parola veramente decisiva contro i monopoli delle numerose e potenti lobby che impongono ai trasportatori costi di esercizio assurdi – dalle compagnie petrolifere alle Assicurazioni, dalle Concessionarie autostradali agli armatori che hanno trovato nelle autostrade del mare una nuova vacca da mungere – e che invece, si è “stranamente” affrettata a “ritenere essenziale l’eliminazione della previsione contenuta nell’articolo 83 bis, nella misura in cui essa impone, o comunque agevola, la fissazione di tariffe minime per i servizi di autotrasporto.”

Nulla i committenti o l’Antitrust dicono circa le differenze sostanziali tra tariffe obbligatorie – abolite nel 2005 tra le alte grida di giubilo da parte della Presidente Marcegaglia – e il riconoscimento di costi minimi adeguati a consentire di operare in sicurezza, principio che non solo è ampiamente riconosciuto dalla legislazione e dalla giurisprudenza nazionale e comunitaria; ma che proprio il Governo Monti ed il Parlamento hanno riconosciuto come essenziale approvando a larghissima maggioranza, non più di due settimane fa, un ordine del giorno in tal senso.

Proprio per questo, pur ritenendo necessaria una manutenzione sostanziale della attuale normativa – ad iniziare dalla introduzione del principio secondo cui deve essere il committente a dimostrare di aver tenuto conto, nella fissazione del prezzo della commessa, dei costi della sicurezza, cosa che può essere fatta introducendo l’obbligo per i committenti di presentare il DURT, Documento Unico di Regolarità dei Trasporti, ad ogni richiesta di agevolazione fiscale, previdenziale o finanziaria – TRANSFRIGOROUTE ITALIA ASSOTIR ha deciso di scendere in campo a difesa dell’art. 83 bis.

Perché non passi il principio che, ancora una volta, si voglia sacrificare legalità sicurezza e trasparenza in un settore decisivo per l’economia italiana a vantaggio di quei soliti noti, che solo grazie al più cinico sfruttamento della debolezza degli autotrasportatori hanno potuto in questi anni recuperare quei margini che una debole qualità della produzione ed una assurda inefficienza della organizzazione logistica ha impedito loro di guadagnarsi sul campo, confrontandosi con la più avanzata concorrenza internazionale.

TRASPORTO UNITO fa marcia indietro. Ora tocca a noi fare sul serio.

Anna Vita manigrasso, Presidente di T.I. ASSOTIR

Come era prevedibile, dopo che il Governo aveva facilmente neutralizzato la principale rivendicazione della debolissima piattaforma rivendicativa messa insieme dai dirigenti di Trasporto Unito e aveva ottenuto l’assicurazione che i trasportatori siciliani si sarebbero sganciati dall’iniziativa di fermo minacciata da settimane, è arrivata puntualmente la notizia che Pensiero e Longo avevano deciso di fare marcia indietro e “rinviare”, a poche ore dalla sua effettuazione, la preannunciata protesta.

Non spetta certo a me giudicare la coerenza e la capacità di guida sindacale di chi, isolato dall’insieme della categoria, ma pur sempre ben inserito nel novero delle “Associazioni tradizionali” quando si tratti di rivendicare privilegi e poltrone, si è visto costretto ad una marcia indietro che, comunque la si voglia considerare, appare umiliante e disastrosa.

Quel che è certo è che le scelte dei dirigenti di Trasporto Unito hanno contribuito, in poco più di due settimane, a riportare l’autotrasporto all’attenzione dell’opinione pubblica in un modo che certamente non è fatto per accrescerne la capacità di attrazione e di consenso.

Soprattutto, un insieme di rivendicazioni marginali o inconsistenti e costruito più per tentare di aggregare proteste di singole realtà locali che come piattaforma generale di lotta del settore, non ha in alcun modo reso giustizia alla necessità che la categoria da anni rivendica, di poter svolgere la propria attività nel rispetto delle norme di sicurezza, della legalità e del principio basilare per cui un’azienda opera in quanto riesce a incassare più di quanto spende per l’effettuazione dei propri servizi.

Ora, sgombrato il campo da questa improvvida iniziativa si può tornare a costruire un’azione sindacale per l’autotrasporto italiano che riesca a farlo davvero uscire da una crisi che dura ormai da molti anni e che appare tanto più drammatica in quanto permane e si aggrava anche in una fase in cui si iniziano ad intravedere segni di ripresa, sia pure debolissima e a macchia di leopardo, nell’economia italiana.

TRANSFRIGOROUTE ITALIA ASSOTIR giudica, in questo quadro, assolutamente inconsistenti le misure contenuto nel pacchetto che l’UNATRAS afferma di aver ottenuto dal Governo nell’incontro del 12 maggio scorso.

Continua, infatti, la politica sindacale suicida di quell’Unione, consistente nell’affidare ad un pugno di milioni strappati a Parlamento e Governo nonostante un’ostilità crescente dell’opinione pubblica la speranza di fuoriuscita da una crisi che è invece – lo abbiamo ripetuto dal momento della costituzione di TRANSFRIGOROUTE ITALIA ASSOTIR – strutturale e richiede, per essere risolta, di aggredire i veri nodi del problema: l’intermediazione parassitaria che porta a privare l’autotrasportatore del giusto compenso per i propri servizi e la perdurante polverizzazione del settore funzionale soprattutto al mantenimento della debolezza contrattuale del vettore rispetto ai suoi committenti.

Il tutto aggravato da una presenza sempre più evidente di fenomeni di inquinamento del mercato da parte di una criminalità organizzata che non trova, tra i committenti, un adeguato livello di contrasto come quello che un imprenditore come il Presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello, ha saputo esprimere nei confronti della criminalità mafiosa e della imposizione del pizzo alle imprese regolari siciliane.

Noi abbiamo, più volte, in queste settimane, affermato che, di fronte ad una oggettiva debolezza dell’autotrasporto, non è credibile né una politica di sostegni a fondo perduto, né l’illusione che basti fornire al singolo trasportatore l’arma della denuncia per veder fiorire un contrasto con le posizioni più retrive della committenza, che è invece compito delle Associazioni e delle Istituzioni di far crescere e di portare ad uno sbocco politico e normativo.

    La nostra proposta del DURT – che ci apprestiamo a formalizzare al Parlamento, subito dopo il periodo elettorale – va in questa precisa direzione.

    Occorre sia lo Stato a richiedere ai committenti, in modo ordinario e regolare – e non con “campagne di controlli” tante volte sbandierate e mai davvero attuate – la verifica del pagamento di quanto, lo stesso Stato, ha deciso necessario ad un trasporto sicuro, legale ed economico.
    Spetta allo Stato punire, senza attendere le singole denunce dei trasportatori – che dal 1982 abbiamo verificato come impossibili da verificarsi in modo consistente e generalizzato – i comportamenti scorretti di committenti e intermediari che lucrano sul trasporto.
    Spetta allo Stato, attraverso una riforma effettiva delle “regole di ingaggio”, far sì che non possano dirsi trasportatori quanti assumono contratti che non sono in alcun modo in grado di rispettare e che servono solo a generare una catena infinita di subappalti.

Come TRANSFRIGOROUTE ITALIA ASSOTIR pensiamo sia possibile, su questa strada, un’alleanza organica tra quanti – i primo luogo le forze più sensibili del mondo della produzione, ad iniziare dalla produzione agricola, e del movimento dei consumatori – può trovare un vantaggio concreto da una filiera logistica più trasparente e legale; più economica perché sgravata dal peso dell’intermediazione parassitaria e più sicura perché in grado di far distinguere davvero chi si comporti in modo irresponsabile per scelta e quanti sono costretti talvolta a soluzioni “arrangiate” pur di evitare il fallimento e la chiusura per strangolamento.

Rilanceremo quindi la nostra sfida, ritenendo che vi siano, nell’autotrasporto, le forze interessate a percorrere con noi questa strada, senza scorciatoie irresponsabili, ma anche senza acquiescenza colpevole verso questo o quello schieramento politico o di potere.

E proprio a queste forze rilanciamo quell’appello all’unità che, sin dalla mia elezione a Presidente nazionale di TRANSFRIGOROUTE ITALIA ASSOTIR, ho voluto caratterizzasse la nostra iniziativa sindacale.

Sono certa che esistano, tra le Aziende e nelle Associazioni, orecchie sempre più propense ad ascoltare il richiamo dell’unità, dell’autonomia e della difesa intransigente degli interessi della categoria prima e sopra ogni altro interesse personale o di gruppo.
Con questo spirito, ci rivolgiamo anche alle imprese che avevano creduto nella possibilità della “spallata” fatta balenare in questa settimane: siamo pronti a fornire idee, intelligenza e sostegno alle vostre giuste richieste.

Vi chiediamo però di ricordare sempre che non è con la rabbia o con la protesta disperata ed isolata che si contribuirà a far uscire l’autotrasporto dalla crisi in cui decenni di fallimenti sindacali e di disinteresse politico lo hanno cacciato.

Anna Vita MANIGRASSO
Presidente Nazionale di
TRANSFRIGOROUTE ITALIA ASSOTIR

CONTRO IL PEDAGGIO SULL’AUTOPALIO, ANCHE NOI SCENDIAMO IN CAMPO. MA CON I NOSTRI CAMION!

“La possibile decisione del Governo, con il DPCM che si sta per emanare in attuazione dell’articolo 15 del decreto-legge n. 78 del 2010, di inserire l’AUTOPALIO tra le infrastrutture viarie ANAS da sottoporre a pedaggio, senza che della superstrada SIENA-FIRENZE sia stata avviata alcuna prioritaria opera di adeguamento e di messa in sicurezza è l’ennesimo schiaffo che, nonostante lo sbandierato federalismo si assesta al territorio, l’ennesimo colpo agli abitanti di una fetta importante del territorio toscano e, soprattutto, un salasso per quelle categorie, come gli autotrasportatori, che, con i propri camion,  percorrono quotidianamente – e più volte al giorno – la strada tra Siena e Firenze”.

Lo ha affermato Alfonso CASSANI, Presidente Provinciale di SIENA di TRANSFRIGOROUTE ITALIA ASSOTIR, l’associazione di autotrasportatori che, con i propri camion, darà vita ad un corteo di protesta sabato 12 marzo.

“Secondo quanto calcolato” rincara la dose l’amiatinaAnna Vita MANIGRASSO, Presidente nazionale di T.I. ASSOTIR, anch’essa direttamente coinvolta nella vicenda, visto che i suoi camion percorrono ogni giorno la superstrada tra Siena e Firenze per consegnare il latte delle campagne grossetane alla Centrale di Novoli, “saranno oltre 3000 gli euro che ciascuna impresa dovrà pagare in più all’anno per ogni camion in suo possesso che percorra abitualmente la strada tra Siena e Firenze che, seppure stretta e pericolosa, rappresenta l’unica via di comunicazione per il trasferimento delle merci tra le due Città toscane, attraversando un territorio che genera ogni giorno una notevolissima  domanda di movimentazione delle merci prodotte, lavorate e consumate in una parte tra le più sviluppate d’Italia.”

“Non possiamo consentire che, nonostante il netto pronunciamento contrario degli Enti locali e dei Parlamentari toscani, il Governo vada avanti per la sua strada e che i soldi dei cittadini e degli autotrasportatori toscani finiscano per essere utilizzati, senza alcuna contropartita, per tappare i buchi di bilancio dell’ANAS” sottolinea CASSANI.

Per questo – conclude Claudio DONATI, Segretario Generale dell’Associazione dei trasportatori -  il 12 marzo prossimo, TRANSFRIGOROUTE ITALIA ASSOTIR farà “scendere in campo” i propri camion, incolonnandoli sul percorso circolare che, dallo svincolo di SIENA ACQUACALDA li condurrà fino a POGGIBONSI per poi tornare ad ACQUACALDA, dove si terranno i discorsi degli esponenti sindacali e dei rappresentanti delle istituzioni senesi e nazionali.

A fianco di Alfonso CASSANI e della Presidente Nazionale di TRANSFRIGOROUTE ITALIA ASSOTIR,  Anna MANIGRASSO, hanno già assicurato la propria partecipazione, a dimostrazione che sulla contrarietà al pedaggio vi è piena unità delle forze politiche del territorio:

  • il Presidente della Provincia di Siena, On. Simone BEZZINI,
  • il Parlamentare del P.D., On. Franco CECCUZZI, primo firmatario della mozione contro il pedaggio sull’Autopalio, in discussione alla Commissione Ambiente della Camera dei deputati,
  • il Consigliere provinciale del P.d.L., Lorenzo RUSSO.

AUTOTRASPORTO SICILIANO: LE BUGIE HANNO LE GAMBE CORTE, MA, A PIAZZA DELLA CROCE ROSSA, CHI HA PIU’ INTELLIGENZA LA USI.

LA SICILIA, giornale tra i più diffusi dell’isola, ha pubblicato con grande e videnza, l’articolo di commento del Vice Presidente nazionale di TRANSFRIGOROUTE ITALIA ASSOTIR, Pino Bulla, alla farsa dell’ennesimo blocco dell’isola annunciato e poi svanito nel nulla, non appena agli agitatori di professione che l’avevano paventato è stato fatto balenare  da un Sottosegretario fin troppo accondiscendente verso quelle che solo un disattento osservatore potrebbe riconoscere come espressioni dell’autotrasporto isolano, un qualche cadreghino di seconda fila.

Quello che il Sottosegretario non poteva non immaginare è che da centinaia di anni, in Sicilia più che altrove, la verità non è quella che è, ma quella che appare o che si riesce a far apparire.

I proclami di vittoria dei “sindacalisti d’assalto” dell’AIAS avevano fatto imbestialire la CNA/FITA, che alla questione avea dedicato un articolo di fuoco sul suo sito, sparando a palle incatenate sul malcapitato Giachino e definendo come “Assolutamente negativi e forieri di pesanti conseguenze i risultati emersi al termine dell’incontro che si è tenuto venerdì scorso a Palermo presso l’Assessorato trasporti della Regione Sicilia e che doveva entrare nel merito delle problematiche delle imprese di autotrasporto della Sicilia”.

Così, nella giornata di ieri sono dovute scattare le precisazioni, le puntualizzazioni, le smentite e,  con un insieme di dichiarazioni virgolettate, diffuse dal sito TRASPORTO EUROPA , il Sottosegretario Giachino è costretto a smentire, uno per uno, i resoconti interessati che erano stati fatti da alcuni dei protagonisti dell’incontro dell’11 febbraio scorso, compreso un altrettanto incauto Assessore Regionale.

Il Sottosegretario, in particolare chiarisce che della proposta di destinare i fondi per l’ecobonus detinato ad incoraggiare l’utilizzo delle autopstrade del mare ai soli trasportatori siciliani, “non si è parlato neppure per un secondo

E, sempre sul sito di TRASPORTO EUROPA è costrtto a spiegare che: “Sull’argomento ho fatto il resoconto della situazione attuale, spiegando che il provvedimento preso per pagare i viaggi del 2010 è indispensabile per poter prolungare il beneficio anche per il 2011, nell’attesa che l’Unione Europea avvii una propria iniziativa“.

Quanto alla possibilità di chiedere alla UE di decidere “in quindici giorni” una deroga alle norme del Regolamento 561/2006 sui tempi di guida e di riposo, il Sottosegretario oggi precisa che  ”I tecnici del ministero, in concerto con la Regione Sicilia, esploreranno la possibilità di chiedere a Bruxelles tale deroga, ma preciso che non intendiamo contraddire quanto fatto finora solamente per accontentare i siciliani. In questa fase, la questione riguarda gli uffici tecnici”.

Resta da dire della questione relativa alla “promessa” fatta dal Sottosegretario, di allargare la rappresentanza della Consulta ai rappresentanti del’autotrasporto siciliano.

Qui il Sottosegretario non può smentire quello che – incontestabilmente – è scritto nero su biano nell’accordo sottoscritto l’11 febbraio.

Non siamo in grado di dire come il Sottosegretario ed il Governo - che hanno ritenuto di non prendere in considerazione candidature ben più consistenti avanzate da Associazioni Nazionali che operano da anni nell’interesse dell’autotrasporto e che sono – esse sì – protagonistedel dibattito politio e dell’iniziativa sindacale nel settore e per questo è stato oggi chiamato a difendere questa sua scelta davanti al Tribunale Amministrativo – potranno giustificare un eventuale “ingresso in Consulta di un rappresentante del settore autotrasportistico siciliano”. 

Forse Giachino dimentica che la norma istitutiva della Consulta – il D. Lgs. 284/05, distingue in modo netto tra membri facenti parte dell’Oganismo in rappresentanza delle associazioni di categoria degli autotrasportatori e membri che rappresentano le altre parti sociali che costituiscono la filiera del traspoto e della logistica.

Come sia possibile assicurre ai rappresentanti del settore autotrasportistico siciliano quello che non si è riconosciuto a chi rappresenta le imprese di autotrasporto dalle Alpi al Lilibeo, questo resta, ancor oggi, un mistero. A meno che non si tratti di regalare uno strapuntino di seconda fila all’ennesimo figurante, in un Organismo che ha già chiaramente dimostrato la sua sostanziale incapacità a porre in essere concretamente i principi di sicurezza e trasparenza dei trasporti, che gi incauti firmatari dell’Accordo nazionale del 17 giugno 2010, avevano confidato  potesse svolgere.

Ed è ben singolare, a questo proposito, l’excusatio preventiva del Sottosegretario Giachino, quando afferma, non si comprende bene per rispondere a chi…, che  ”Non capisco i timori riguardo all’ampliamento della Consulta. La sua stessa norma costitutiva lo prevede, conferendo al presidente di proporre nuovi membri. È quello che farò alla prossima riunione e sarà poi il Comitato Esecutivo a decidere. La Consulta è il luogo della concertazione della politica dei trasporti e ritengo che la partecipazione si possa estendere non solo ad un rappresentante della Sicilia, ma anche agli interporti ed agli spedizionieri, per esempio”.

 Ma anche sull’eventuale occupante dello strapuntino l’accordo siciliano dell’11 febbraio ha mostrato di essere strumentlizzabile e ampiamente strumentalizzato.

Lo ha fatto il solito Richichi, dell’AIAS, in una dichiarazione apparsa sulla SICILIA del 12 febbraio: “Il sottosegretario Giachino ci ha promesso che faremo parte di questo organismo“. 

Così, l’incauto Giachino oggi  deve precisare che:  ”L’intesa siglata l’11 febbraio non riporta alcun nome. Durante la riunione, qualcuno ha fatto quello del presidente dell’Aias, altri hanno proposto di decidere il nominativo in un secondo momento”.

Vorremmo, a questo punto, dare un consiglio al Sottosegretario e un messaggio a tutto l’autotrasporto siciliano: sono ben altri che quelli agitati in modo strumentale da Richichi, i problemi di cui soffrono quotidianamente le imprese di autotrasporto dell’isola.

Ad iniziare da quelli di come sconfiggere e rendere ininfluente una intemediazione parassitaria che strangola le imprese e appare il veicolo privilegiato per quelle infiltrazioni malavitose di cui ha recentemente parlato un altro collega di Giachino, il Sottosegretario Alfredo Mantovanoben più consapevole, non foss’altro che per il ruolo ricoperto – di come storicamente il settore della logistica e dei trasporti ha visto la crescita della presenza mafiosa come dimostra “…… l’operazione “Sud Pontino” condotta dalla Dia nel maggio 2010. Essa, oltre a rilevare la forte capacità “imprenditoriale” dei sodalizi gelesi, ha fatto emergere un fitto intreccio di interessi e di relazioni tra le famiglie mafiose siciliane, clan camorristici e la ‘ndrangheta calabrese, per il controllo del trasporto su strada di merci da immettere nella grande distribuzione…..”

Per quel che ci riguarda, siamo convinti che, come ha ben chiarito il Vice Presidente BULLA nell’articolo da cui abbiamo preso le mosse: “La strada, per riuscire a venire fuori dalla crisi, comunque c’è. Oggi, ancor più di prima, urge il dialogo e il processo dei piccoli passi al fine di raddrizzare la nave che sempre più si inclina. I toni devono essere corretti e lineari con il supporto di  icroprogetti che il governo regionale, per quanto ci riguarda, possa fare propri e guidarli in uno scenario della logistica non facilmente alla portata di tutti”.

” L’umiltà è l’arma migliore da applicare assieme al dialogo; avere le Organizzazioni sindacali a sostegno può essere utile alla causa, senza atteggiamenti pretestuosi e con l’auspicio di risvegliare le coscienze a vantaggio di chi suda le proverbiali sette camicie, evitando nel contesto il continuo canto delle sirene, in quanto pernicioso».

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