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Porti: Comune Ancona e Authority, ecco linee strategiche

Il sindaco di Ancona Valeria Mancinelli, l’assessore al Porto Ida Simonella, e il commissario dell’Autorità portuale Rodolfo Giampieri hanno avuto nei giorni scorsi un primo incontro in cui hanno condiviso le linee generali e le priorità per lo sviluppo dello scalo e per il recupero del porto storico all’uso urbano. Lo ha detto il sindaco Mancinelli durante un incontro con i giornalisti.

Dall’incontro è emersa anche la volontà di attivare formalmente entro l’anno un tavolo di confronto su singole questioni. Tra le priorità, ha spiegato Simonella, c’è “il recupero di leadership nel traffico dei traghetti” anche per quanto riguarda il progetto dell’Uscita ovest. Entro novembre verrà dato un aut-aut alle imprese interessate: o firmano la convenzione con il ministero o vi sarà la revoca. Altro obiettivo è fare dello scalo, che diventerà terminale del corridoio scandinavo-mediterraneo, un vero cluster logistico grazie anche alla Banchina Marche e al recupero dell’ex Bunge.

Su quest’ultima, ha osservato la Mancinelli “l’Arpam deve dire cosa esattamente si deve fare per la bonifica”. Sulla destinazione dell’area, che prima dovrà essere acquisita dall’Authority, il sindaco ha ribadito che avrà “una funzione logistica retroportuale”.

Un altro fronte riguarda il rapporto porto-città, con il recupero del waterfront dal porto traianeo, stando attenti alla sostenibilità ambientale. Sotto questo aspetto, ha spiegato il sindaco, le banchine 1-2-3-4 in prospettiva non dovranno essere più destinate a movimentazione merci. Anche per la Fiera della Pesca, sempre secondo un atto “propedeutico e generalissimo” che non ha ancora contorni concreti, non vi saranno insediamenti portuali ma se ne farà un utilizzo urbano, ancora da stabilire.

Un altro progetto dell’amministrazione riguarda l’interramento del piede di frana, ammesso al concorso internazionale Mayors lanciato dall’ex sindaco di New York Bloomberg: potrebbe far rientrare in gioco anche il raddoppio del porto turistico. “Certa è la fattibilità economica”, è stato ribadito, con i costi di conferimento di scogliere e materiale (2,5 milioni di metri cubi dagli scavi della Banchina Marche) a spese dell’Authority, più fondi per l’area in frana, fondi strutturali europei (2014-2021) per la sostenibilità ambientale.

Intanto, a monte della frana, il 12 dicembre inizierà la demolizione di un edificio reso inagibile dalla frana, dietro la chiesetta di Posatora. Il monitoraggio degli edifici (recupero o demolizione) sarà completato entro la fine dell’anno.

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