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Longo (Trasportounito): “Un ulteriore smacco per i furbetti di ben note Associazioni di rappresentanza”

Bocciata su tutti i fronti e senza appello dalla Corte di Giustizia europea la legge italiana sui cosiddetti costi minimi, ovvero le tariffe minime da rispettare per effettuare un trasporto di merce su gomma sulle strade italiane. Bocciata prioritariamente perché il legislatore italiano, su indicazione delle Associazioni di rappresentanza dell’autotrasporto, aveva affidato a un Osservatorio, pura espressione degli interessi di quelle associazioni, il compito di svolgere il ruolo di giudice e di regolatore.
“Il pronunciamento della Corte comunitaria è uno vero e proprio smacco – afferma Maurizio Longo, segretario generale di Trasportounito – per quelle Associazioni dell’Autotrasporto animate da un ingiustificato protagonismo che, nella presunzione di poter dettare le regole del mercato dei servizi di autotrasporto, hanno prodotto un impianto normativo letteralmente annientato dalla Corte di Giustizia con due evidenze: l’errata composizione dell’Osservatorio che di fatto è un’ ”Associazione di interessi”; il presunto collegamento con l’applicazione del principio della “sicurezza stradale”, non solo troppo generico ma addirittura reso inconsistente dalle deroghe”.
“E ciò ha prodotto – conclude Longo – due risultati altrettanto gravi: da un lato quello di aver precipitato un autotrasporto già ai limiti della sopravvivenza, in un quadro di totale anarchia normativa; dall’altro quello di generare pesanti interrogativi anche sulla terzietà e neutralità di altri organismi pubblici ai quali gli imprenditori del settore dovrebbero fare riferimento”.

Rinviata alla Corte di Giustizia europea la problematica dei costi minimi

Leggendo la sentenza del TAR del Lazio, pensando a quanto è stato scritto sulla problematica dei costi minimi, la prima cosa che penso è che forse anche in questa occasione la vera genesi della sicurezza stradale è stata posta in secondo piano.

È vero chi la dura la vince, dopo una lunga ed estenuante attesa, finalmente il Tar del Lazio si è pronunciato sui ricorsi presentati dalla committenza contro i provvedimenti che applicano i costi minimi dell’autotrasporto. Lo stesso organo giudicante ha rinviato alla Corte di Giustizia europea i ricorsi presentati dalla committenza contro i provvedimenti che applicano i costi minimi dell’autotrasporto per valutare se sono compatibili con la normativa comunitaria. L’ordinanza è stata emessa venerdì 15 marzo 2013 sul ricorso contro i provvedimenti dell’Osservatorio sull’autotrasporto che attuano i costi minimi della sicurezza presentato da Confindustria, Confetra ed alcune imprese della committenza.

Infatti, i giudici hanno deciso un “rinvio pregiudiziale” della pratica alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea sospendendo così il loro giudizio sulle questioni pregiudiziali, in attesa della decisione del Lussemburgo (sede della Corte).

Attenzione che in questo arco temporale i costi minimi dell’autotrasporto, attualmente in vigore, rimangono attivi, questo in quanto il Tar del Lazio non ha preso alcun provvedimento sospensivo.

Nella premessa, però, i tre magistrati che hanno stilato l’ordinanza esprimono alcuni dubbi sulla legittimità dei costi minimi proprio sull’elemento principale che li giustifica, ossia la sicurezza: “Il Tribunale, premesso che la determinazione autoritativa ed eteronoma di costi minimi di esercizio costituisce una parte essenziale del corrispettivo del servizio e si risolve in una compressione indubitabile della libertà negoziale e, quindi, della libertà di concorrenza e delle libere dinamiche del mercato, dubita che la disciplina introdotta dall’art. 83 bis citato, ed applicata con i provvedimenti oggetto di gravame, sia valutabile come congrua e proporzionata rispetto all’interesse pubblico tutelato della sicurezza stradale, così da potere trovare in detta finalità di rilievo pubblicistico adeguata e sufficiente giustificazione“.

l’organo giudicante ha spiegato che la prederminazione dei costi d’esercizio “Non costituisce l’unica misura attraverso cui apprestare tutela alla sicurezza stradale, questo era chiaro, però se analizziamo a fondo la genesi dei costi, potremmo osservare che la stessa è correlata non alla velocità ma bensì alla manutenzione dei mezzi, ai turni di riposo dei conducenti, all’organizzazione del lavoro e formazione dei conducenti.

La matematica non è un’opinione, così sostiene il vecchio detto, ma una poca manutenzione, nell’ottica del risparmio, sicuramente influisce nella sicurezza del veicolo e di conseguenza nella sicurezza stradale.

Non solo, ma “Non costituisce neanche misura astrattamente idonea a garantire la sicurezza, se non in stretta correlazione con l’adozione di altre misure di sicurezza (non sussistendo altrimenti alcuna garanzia che i maggiori margini di utile connessi alla fissazione di un livello minimo di prezzi siano destinati a coprire i costi delle misure di sicurezza)”.
Interessante il passaggio dove i magistrati affermano, i costi minimi non hanno carattere eccezionale, bensì hanno un’applicazione generalizzata, hanno un’efficacia temporale limitata e sono pure contraddetti dallo stesso comma 4 dell’articolo 83 bis, che prevede alcune deroghe nel caso di accordi volontari tra autotrasportatori e committenti. E concludono che “Più in generale, può osservarsi come la fissazione di tariffe minime, come strumento atto a garantire la sicurezza nella circolazione dei veicoli, non è prevista in nessuna normativa di settore“.

Il Tribunale Amministrativo del Lazio “Dubita che sia compatibile con il diritto dell’Unione, e con gli stessi principi affermati dalla Corte di Giustizia nella menzionata sentenza, un sistema normativo che, in mancanza di una predeterminazione normativa di criteri diretti a disciplinare sia pure in via generale l’attività, nella sostanza, affida all’accordo tra gli operatori economici privati la determinazione delle tariffe minime o, in subordine, ad un organismo che, per la sua stessa costituzione, non presenta sufficienti condizioni di indipendenza rispetto alle valutazioni e alle scelte degli stessi operatori del settore”.
Rimandando la questione al Lussemburgo, i magistrati pongono tre questioni alla Corte di Giustizia Europea:

  • se la tutela della libertà di concorrenza , della libera circolazione delle imprese, della libertà di stabilimento e di prestazione dei servizi sia compatibile, ed in che misura, con disposizioni nazionali degli Stati membri dell’Unione prescrittive di costi minimi di esercizio nel settore dell’autotrasporto, implicanti fissazione eteronoma di un elemento costitutivo del corrispettivo del servizio e, quindi, del prezzo contrattuale;
  • se, ed a quali condizioni, limitazioni dei principi citati siano giustificabili in relazione ad esigenze di salvaguardia dell’interesse pubblico alla sicurezza della circolazione stradale e se, in detta prospettiva funzionale, possa trovare collocazione la fissazione di costi minimi di esercizio;
  • se la determinazione dei costi minimi di esercizio, nell’ottica menzionata, possa poi essere rimessa ad accordi volontari delle categorie di operatori interessate e, in subordine, ad organismi la cui composizione è caratterizzata da una forte presenza di soggetti rappresentativi degli operatori economici privati di settore, in assenza di criteri predeterminati a livello legislativo.

Serracchiani: il tar sia saggio sui costi minimi

“E’ auspicabile che il Tar del Lazio si esprima con saggezza sui costi minimi per la sicurezza nell’autotrasporto”. Lo afferma l’europarlamentare del Pd, membro della commissione Trasporti, Debora Serracchiani, in vista della pronuncia del Tar del Lazio, attesa per il prossimo 25 ottobre, sulla richiesta di sospendere l’entrata in vigore dei costi minimi per la sicurezza nell’autotrasporto.

Secondo Serracchiani “non c’è nessun dubbio in merito al fatto che quella sui costi minimi deve essere considerata una ‘legislazione d’emergenza’ che deve permanere finché il settore dell’autotrasporto in Italia non si ristruttura fortemente, integrandosi e internazionalizzandosi per competere con efficacia. Ma pochi dubbi ci sono anche sulle conseguenze che avrebbe un atteggiamento duramente punitivo da parte della giustizia amministrativa. Non si tratta infatti di cedere alle minacce, più o meno ventilate, di un fermo dell’autotrasporto, ma di avere una visione chiara del presente e del futuro del trasporto su gomma, che per vivere deve cambiare, e che non può cambiare se viene strangolato”.

Riferendosi al recente incontro tra le associazioni degli autotrasportatori e il sottosegretario ai Trasporti, Guido Improta, Serrracchiani ha osservato che “le assicurazioni sul mantenimento degli stanziamenti e sulla programmazione di incontri con la categoria sono positive, ma dal Governo deve venire soprattutto uno stimolo strategico che coinvolga tutto il settore”.

Costi Minimi: importanti e positive novità con la Spending Review

Con il Decreto legge n. 95/2012 (Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica) è stato modificato l`articolo 83-bis (quello che ha introdotto i costi minimi di sicurezza per l`autotrasporto), in particolare nella parte riguardante le sanzioni.
Rispetto al precedente impianto sanzionatorio (esclusione dai benefici fiscali e previdenziali per la durata di un anno, nonché quella per un periodo fino a sei mesi dall’affidamento pubblico della fornitura di beni e servizi) le nuove norme stabiliscono che per la mancata applicazione dei costi minimi sia comminata una sanzione pari al doppio della differenza tra quanto fatturato e quanto dovuto sulla base dei costi individuati dall`osservatorio. In caso di violazione delle norme sui tempi di pagamento (oltre il 90° giorno), è prevista una sanzione pari al dieci per cento dell`importo della fattura, comunque non inferiore a 1.000 euro. Rimane invariato il diritto del creditore di richiedere gli interessi moratori per i pagamenti effettuati oltre il 60° giorno.
Gli organi preposti ad accertare le violazioni e ad irrogare le sanzioni sono il Comando generale della Guardia di finanza e quello dell`Agenzia delle entrate, in occasione dei controlli svolti presso le imprese.
Quando i servizi di trasporto vengono effettuati sulla base di un contratto non stipulato in forma scritta, il vettore ha l’obbligo, oltre a quelli già contenuti nell`ar-ticolo 83-bis, di indicare nella fattura la tratta effettivamente percorsa.
Questo l’estratto dell’art. 12 comma 80 DL 95/2012:
80. All`articolo 83-bis, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.133, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 6, e` aggiunto, in fine, il seguente periodo: “A tale fine nella fattura viene indicata, altresi`, la lunghezza della tratta effettivamente percorsa.”;
b) il comma 14, e` sostituito dal seguente: “14. Ferme restando le sanzioni previste dall`articolo 26 della legge 6 giugno 1974, n. 298, e successive modificazioni, e dall`articolo 7 del decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 286, ove applicabili, alla violazione delle norme di cui ai commi 7, 8 e 9, consegue la sanzione amministrativa pecuniaria pari al doppio della differenza tra quanto fatturato e quanto dovuto sulla base dei costi individuati ai sensi dei commi 1 e 2; alla violazione delle norme di cui ai commi 13 e 13-bis consegue la sanzione amministrativa pecuniaria pari al dieci per cento dell`importo della fattura e comunque non inferiore a 1.000,00 euro.”;
c) il comma 15, e` sostituito dal seguente: “15. Le sanzioni indicate al comma 14 sono irrogate dagli organi del Comando generale della Guardia di finanza e dell`Agenzia delle entrate in occasione dei controlli ordinari e straordinari effettuati presso le imprese.”.
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