Articoli marcati con tag ‘fermo tir’

L’AUTOTRASPORTO DI UGGE’ SCIOPERA COME SE IL TEMPO FOSSE FERMO

“Lasciatelo scioperare. Vediamo chi lo segue e per quanto tempo “ è quanto il Presidente di Assologistica rivolge al Governo, dopo le ennesime dichiarazioni dell’ex sottosegretario Paolo Uggè. “Anzichè riflettere sugli errori commessi a danno delle imprese di trasporto in Italia, trascinandole financo nel ridicolo di fronte alla Corte di Giustizia Europea, ancora si tenta una tragicomica messinscena in un momento critico per l’intero sistema ” aggiunge Carlo Mearelli, neo rieletto Presidente dell’Associazione delle Imprese di Logistica
Assologistica critica fortemente l’ennesima sortita di ricatto sistematico di Uggè, puntualmente in prossimità dei periodi di picco lavorativo.
“Le Imprese non cadranno nella falsa liturgia di un capopopolo datato, che determina un sindacato stanco , ripetitivo e che non ha nulla da dire al mercato dinamico. Il Governo decida da quale parte stare, noi osserveremo silenziosi, al pari di un mercato che determina in quali Paesi e con chi dialogare”.
Assologistica ribadisce la piena volontà di collaborare per la costruzione di nuovi dialoghi con i tanti operatori del trasporto e con le organizzazioni che hanno compreso che i tempi sono maturi per innovare e crescere lontano da schemi su cui nessuno più crede.

AUTOSTRADE, L’AUTOTRASPORTO AL SERVIZIO DEI POTERI FORTI

Renzi e il suo Governo sono impegnati a reperire risorse tagliando tutto il possibile. Un’azione lodevole se fatta con criterio. CNA-Fita però non capisce perché, a fronte di questa necessaria e giusta attività anti-sprechi, il Presidente del Consiglio debba rinunciare ad un 1-2% di aumento del canone pagato dai concessionari autostradali allo Stato (corrispondente a diverse decine di milioni di euro). Un aumento magicamente “sparito” dall’ultima versione del Decreto Sblocca Italia. Se da un lato infatti si rinuncia ad incassare così cospicue risorse, dall’altro, incomprensibilmente, il Governo vorrebbe imporre all’autotrasporto un taglio sul fronte del rimborso delle accise, una vera e propria provocazione, che le imprese del settore, già duramente provate da una concorrenza dei paesi dell’est che possono contare su costi di gestione decisamente più competitivi, difficilmente potrebbero sopportare. Le ragioni sono semplici e facilmente riassumibili: l’Italia ha la tassazione sui carburanti più alta d’Europa e quella restituzione è l’unico palliativo che calmiera questo folle prelievo; in più, il rimborso in questione, è disciplinato proprio da una direttiva comunitaria. Ora, in virtù di questa possibile decurtazione delle accise, l’associazione di rappresentanza dell’autotrasporto di cui Fabrizio Palenzona è il presidente onorario (oltre ovviamente ad essere presidente di AISCAT), la FAI-Conftrasporto, si prepara ad aizzare la categoria, facendogli minacciare il blocco dei Tir prima di Natale, per portare a casa invece il vero obiettivo: il rinnovo delle concessioni autostradali. Su questa tematica giudicheremo la credibilità del Governo – fa sapere la CNA-Fita. Come Associazione proponiamo di mantenere il rimborso per le accise all’autotrasporto, evitando il taglio del 15%, pari a circa 250 milioni di euro, previsto dalla legge di Stabilità dello scorso anno. In cambio basterebbe trasformare gli attuali 250 milioni di fondi destinati al recupero dei pedaggi per l’autotrasporto, in sconti da far erogare direttamente ai concessionari. In questo modo il rimborso dei pedaggi non sarebbe più a carico della fiscalità dello Stato e inoltre il vantaggio per l’autotrasporto diverrebbe immediato. In altri paesi europei funziona già così e per una volta si potrebbe mutuare da loro ciò che funziona. Ai concessionari autostradali ogni anno sono stati riconosciuti aumenti tariffari intollerabili. Il Governo, se deve rinnovargli e allungargli le concessioni, gli chieda il giusto canone e gli faccia erogare gli sconti ai trasportatori. Il vero “potere forte” è Fabrizio Palenzona che, attraverso il suo fido scudiero dal “pensiero debole” Paolo Uggè (presidente Fai-Conftrasporto), si prepara a mettere in scena l’ennesima farsa, quella di un minacciato fermo dell’autotrasporto che si concluderà come sempre: poche briciole per la categoria e l’ennesimo aumento dei pedaggi a gennaio.

AUTOTRASPORTO: MINISTRO LUPI RISPETTI GLI IMPEGNI CON LA CATEGORIA

“Un governo che non mantiene i propri impegni non è un governo serio. Io intendo esserlo”. Parole sante, ministro Lupi! E le vogliamo credere, per questo non si angosci per le dichiarazioni di Uggè e sulle sue proclamazioni di fermo: da solo non ne ha mai fatto uno! Non sarebbe certo un taglio di 19 milioni di euro per la formazione piuttosto che Uirnet, a fare scendere in strada gli autotrasportatori italiani, dando per scontato che sulle risorse per l’Ecobonus il Mit ha già preso formali impegni. Cominciamo dalle promesse fatte e andiamo dritto al punto del caro-pedaggi: lo sconto al telepass, per gli aumenti di gennaio, ce lo fa dare o no? Questo è quanto ci ha più volte ripetuto da Ministro dei Trasporti del Governo Letta. Adesso che è stato riconfermato alla guida dello stesso dicastero faccia seguire alle parole atti concreti. Un attimo dopo aver mantenuto la promessa dello sconto con il telepass le questioni su cui si rischia davvero sono: caro-gasolio, caro-traghetti e su tutto la piaga del cabotaggio estero e del distacco transnazionale, temi per cui, dal Governo Renzi, la categoria si aspetta un segnale forte, oltre che in Italia, soprattutto in Europa.

Tir: Trasportounito, “il fermo nazionale è dell’autotrasporto”

Quello che scatterà alla mezzanotte di domenica prossima è un fermo nazionale di categoria, programmato dal 9 al 13 dicembre prossimi, “finalizzato unicamente – ha precisato il Segretario Generale di Trasportounito, Maurizio Longo – ad affermare rivendicazioni che garantiscano le condizioni minime di sopravvivenza per una categoria alla quale il Governo si ostina a non dare risposte”.
“Se all’iniziativa del fermo nazionale – ha proseguito Longo – si sono uniti movimenti di protesta le cui ragioni peraltro sono assolutamente condivisibili, è un problema che attiene alla politica ed alle istituzioni”.
Trasportounito, unica associazione autonoma della rappresentanza dell’autotrasporto, in questa vertenza con il Governo, rappresenta oltre alle proprie diecimila imprese associate con circa cinquanta associazioni provinciali, anche altre associazioni autonome dell’autotrasporto (Aitras, Assiotrat, Assotrasport, Azione nel Trasporto, Movimento Autonomo trasportatori e Sati).
“Il Governo – ha concluso Longo – pur conoscendo la tensione che inevitabilmente infiammerà il Paese la prossima settimana, non avverte neanche l’esigenza di convocare i rappresentanti dell’autotrasporto, per verificare la possibilità di evitare un trauma al Paese. Se ne assumerà la responsabilità”.

Anita: Movimenti estranei all’autotrasporto guidano la protesta del 9 dicembre

Una volta preso atto del venir meno delle motivazioni che avevano portato alla proclamazione unitaria del fermo dei servizi dal 9 dicembre, tutte le Associazioni dell’autotrasporto hanno revocato la protesta.
Tale senso di responsabilità è mancato tuttavia a Trasportounito e ad altre sigle minoritarie, che non solo hanno confermato il fermo, ma si sono accostati a movimenti di protesta del tutto estranei all’autotrasporto (cobas del latte, cobas del mais, comitati riuniti agricoli, movimento dei forconi, forza d’urto, alba dorata Italia, life, azione rurale Veneto, ed altri).
L’autotrasporto, quello vero, non può che rigettare ogni forma di strumentalizzazione ed evitare di essere accomunato a chi non rappresenta responsabilmente la categoria, ma vuole unicamente creare disagi e tensioni nel Paese, come traspare dalle affermazioni contenute nei volantini che hanno invaso i “social network”.
Chi, dunque, ancora in queste ore conferma il fermo dei servizi, è un irresponsabile.
Siamo ben consapevoli delle problematiche delle nostre imprese e le abbiamo tutte ben rappresentate al Governo, ma dobbiamo essere al tempo stesso consapevoli che nell’attuale contesto economico e politico del Paese, i risultati raggiunti con il protocollo del 28 novembre scorso rappresentano il miglior risultato che era possibile ottenere in questo momento.
Mettere in atto una protesta nonostante gli impegni che il Governo si è assunto con la categoria, significa danni economici per il settore e per l’intera economia; perdita di credibilità nei confronti dei clienti italiani ed esteri e conseguente perdita di fiducia nelle imprese italiane di autotrasporto.
Danni all’immagine del comparto e del nostro Paese di cui non abbiamo certo bisogno.

Tir: verso il fermo nazionale dal 9 al 13 dicembre

Autotrasporto italiano verso il fermo nazionale, dal 9 al 13 dicembre. Domani il Comitato esecutivo di Trasportounito sarà chiamato a ufficializzare la scelta, resa inevitabile dal fallimento delle trattative al ministero dei Trasporti e dalla sostanziale inconsistenza delle misure che il governo si è dichiarato in grado di implementare nel breve e medio periodo.
Il fermo nazionale era stato rinviato sulla base di precise rassicurazioni governative circa l’inserimento in provvedimenti legislativi e in decreti già sul tavolo del governo, delle norme di base relative ad esempio ai tempi di pagamento, i controlli sulla committenza, il mantenimento del rimborso delle accise sul gasolio. “Con la sospensione e il rinvio del fermo – afferma Franco Pensiero presidente nazionale di Trasportounito – avevamo concesso al governo un’apertura di credito non facile da giustificare con gli autotrasportatori. Oggi di fronte all’incapacità governativa di fornire garanzie concrete e impegni reali lo sciopero nazionale della categoria non ha alternative”.

Tir. Trasportounito, vittoria dell’autotrasporto

Vittoria dell’autotrasporto.Il governo ha accolto e condiviso tutte le istanze di Trasportounito, che da mesi si batte per l’introduzione di una serie di misure normative e amministrative, che consentano agli autotrasportatori di operare in una logica di mercato regolamentato. Nell’incontro, conclusosi da poco, con il sottosegretario Girlanda di cui si è apprezzata la disponibilità, sono state messe a punto le principali disposizioni normative che, previo un rapido approfondimento tecnico, saranno inserite in un immediato provvedimento legislativo.Sulla base di questo risultato Trasportounito ha deciso di rinviare il fermo della categoria che avrebbe dovuto scattare all’alba di lunedì prossimo.
“E’ la prima volta e di questo va dato atto al governo – ha sottolineato Maurizio Longo, segretario generale di Trasportounito – che vengono affrontati i veri nodi relativi al funzionamento del mercato del trasporto merci su strada e dal cui scioglimento dipende la sopravvivenza delle aziende italiane di autotrasporto”.

Tir: Trasportounito, confermato il fermo nazionale dell’autotrasporto

Scatterà dall’alba di lunedì 28 ottobre e si protrarrà sino alla mezzanotte di giovedì 31 ottobre il fermo nazionale dell’autotrasporto. Lo ha confermato stamane Trasportounito, l’associazione che lo ha proclamato da oltre un mese, sottolineando come anche la recente decisione di eliminare i rimborsi sulle accise, provocando un ulteriore, gravissimo danno alle imprese di autotrasporto, si collochi in quel quadro di inadempienze dello Stato in tema di trasporto merci su strada, che è all’origine del fermo.
“Nell’esprimere apprezzamento per lo sforzo in cui si è impegnato in prima persona il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Maurizio Lupi non solo sul tema delle accise, ma anche su quelli che stanno determinando il tracollo dell’intera filiera – ha affermato Maurizio Longo, segretario generale di Trasportounito – il fermo non è comunque revocabile se non in presenza di impegni seri e concreti”.
Impegni che riguardino in prima battuta la legge 127; quella che prevedeva controlli anche sulla committenza, tempi certi di pagamento e altre misure di risanamento del settore, e che si è rivelata – come purtroppo aveva previsto Trasportounito astenendosi, unica fra le associazioni dell’autotrasporto, nel 2010 di sottoscriverne i contenuti – in gran parte inapplicabile e del tutto inapplicata.

TIR: GIU’ LE MANI DAI RIMBORSI DELLE ACCISE CONFERMATO IL FERMO NAZIONALE DAL 28 AL 31 OTTOBRE 2013

Da Bruxelles nuovi guai per l’autotrasporto e l’economia italiana. Nel paradossale silenzio delle istituzioni politiche italiane la proposta comunitaria è quella di abolire il recupero delle accise consentito oggi alle imprese di autotrasporto.
“In pratica – spiega Maurizio Longo, Segretario Generale di Trasportounito – la direttiva 96/2003 stabilì, alla data del 1 gennaio 2003, una aliquota base per l’Italia pari a 403,21 euro ogni mille litri di gasolio, concedendo possibilità ai legislatori nazionali di consentire il recupero di tutti gli aumenti che fossero intervenuti. Oggi, ogni impresa di autotrasporto recupera trimestralmente 214,18 euro ogni mille litri di gasolio”. In media si tratta di circa 1.200 euro al mese a camion. Tale recupero sulle accise viene azzerato attraverso la proposta di modifica della direttiva 96/2003 che elimina l’attuale rimborso poiché stabilisce che l’aliquota minima da applicare è quella del 1 gennaio 2013 (quindi, 607,40 euro per ogni mille litri di gasolio).
Tutto ciò rischia di essere inserito direttamente sulla gazzetta europea, senza che le istituzioni politiche abbiano non solo compreso la gravità della proposta, ma anche i suoi pericolosissimi effetti.
Il fermo dell’autotrasporto programmato dal 28 al 31 ottobre 2013 è anche questo: la volontà di dire basta ai vincoli, alle difficoltà ed alle pressioni che distruggono economie categoriali e generali.
“Se l’obiettivo di Bruxelles è quello di favorire altre modalità di trasporto ritenute meno inquinanti – conclude Longo – gli strumenti da adoperare non devono essere repressivi dell’economia reale, bensì costruttivi e soprattutto collegiali con le forze imprenditoriali coinvolte”.

Franchini: Con il mini rialzo si finisce dritti al fermo

Circa le insistenti voci su un possibile incremento delle accise sui carburanti (benzina e gasolio) per finanziare il Decreto del Fare la
presidente nazionale della CNA-Fita, Cinzia Franchini, ha così commentato:
"Con il mini-rialzo si finisce dritti dritti al fermo. Una scelta scellerata che per giunta si andrebbe a sommare all'aumento dell'Iva,
che stando alle ultime indiscrezioni, dovrebbe arrivare ad ottobre. L'autotrasporto - ha proseguito la Franchini - non può più tollerare
simili iniziative che finirebbero per innescare ulteriori dinamiche recessive facendo schizzare in alto il prezzo del carburante.
Il Governo deve impegnarsi a far calare la tassazione sui carburanti che nella classifica europea vede il nostro Paese ai primi posti tra
le tassazioni più onerose. Auspico che il Governo smentisca prontamente tali indiscrezioni.
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