Articoli marcati con tag ‘governo’

Anita: rendere immediatamente disponibilile risorse per l’autotrasporto

ANITA esprime forte preoccupazione per i ritardi che si stanno verificando nel processo di riparto delle risorse destinate al settore autotrasporto.

È necessario rendere tali risorse spendibili quanto prima poiché altri ritardi rischiano di vanificare gli sforzi finora sostenuti e di mettere in serio pericolo la sopravvivenza di molte imprese operanti nel comparto.

In un momento di grave crisi economica e alla luce dell’instabilità politica odierna, le imprese hanno urgente necessità di poter contare su tali risorse per fronteggiare i numerosi problemi che l’autotrasporto sta incontrando e per permettere al settore stesso, fondamentale per l’economia del Paese, di essere competitivo e operativo.

Liberalizzazioni, ok dal mondo-nautica

Anton Francesco Albertoni

Il “Decreto Liberalizzazioni” ottiene il via libera dal mondo della nautica. In particolar modo Ucina ha apprezzato la trasformazione della tassa di stazionamento in tassa di possesso. “Se la prima bozza di misure – sottolinea il presidente Anton Francesco Albertoni – aveva determinato in gennaio l’esodo di oltre 27mila barche dall’Italia, ora avverto tangibilmente che la nautica è tornata a rappresentare una tematica importante nelle decisioni del Governo, recuperando il suo status di comparto industriale centrale”.

La nuova normativa prevede inoltre l’estensione della tassa a tutti i possessori italiani di imbarcazioni e navi, anche se con bandiera estera. Tale tassazione non riguarderà invece le unità di proprietà degli stranieri, anche se battenti bandiera italiana, né i natanti per le unità beni strumentali delle imprese di noleggio e locazione e non verrà applicata alle nuove immatricolazioni per il primo anno.

Un’altra novità di spicco riguarda la semplificazione del regime doganale delle navi da diporto extra Ue, che riallineandosi alla normativa francese, consentirà ai porti italiani di diventare home port per le grandi unità estere (dai 24 metri in su).

Concessionari, appello al Governo. “In ginocchio per le bisarche”

Continua lo stop delle bisarche

“Da più di un mese assistiamo impotenti alla paralisi produttiva e distributiva del sistema auto provocata dallo sciopero delle bisarche e al silenzio assordante del Governo”. Con queste parole Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto, commenta il blocco dell’autotrasporto delle automobili. “Una situazione insopportabile”, dichiara Bernacchi. E torna a chiedere, in nome dei concessionari di autoveicoli di tutti i marchi commercializzati in Italia, misure immediate volte a ripristinare la normalità e “a scongiurare ulteriori danni per i concessionari”, che già si trovano “oltre il limite della sopravvivenza”.

Rinnova l’appello al Governo Piero Carlomagno, presidente dell’Unione concessionari del Gruppo Fiat: “Abbiamo accumulato un ritardo medio sulle consegne di 30 giorni. E – aggiunge – poiché per raggiungere gli obiettivi di febbraio abbiamo targato migliaia di vetture anticipando noi i soldi dei clienti, ma le vetture non sono consegnate, le reti di distribuzione si trovano a credito di un sacco di milioni di euro e ad essere, oltretutto, in forte crisi di liquidità”.

I. ASSOTIR CHIAMA L’AUTOTRASPORTO ALL’UNITA’ SU APPLICAZIONE DEI COSTI MINIMI E RISPETTO DEI TEMPI DI PAGAMENTO

Il Consiglio Direttivo Nazionale di TRANSFRIGOROUTE ITALIA ASSOTIR ha esaminato la situazione che si è determinata dopo la decisione di UNATRAS di sospendere la preannunciata iniziativa di Fermo nazionale e la scelta di Trasporto Unito di preoseguire da solo nella effettazione della protesta.

Nonostante l’ambiguità che ha caratterizzato molta parte della mobilitazione, è indubbio che essa ha mostrato, in modo che per molti si è persino rivelato inaspettato, il grado di esasperazione della categoria e – contemporaneamente – il rischio che, ove a tale esasperazione non sia dato un chiaro sbocco politico-sindacale – potrebbe determinarsi un ulteriore indebolimento complessivo dell’autotrasporto italiano nella sua capacità di incidere sui processi politici ed economici in atto nel Paese.

Tanto più in un quadro del tutto singolare come quello rappresentato dalla costituzione e dall’azione di un Governo che rappresenta, esso stesso, una sorta di  ”anomalia” nella normale dialettica politico-parlamentare.

In questo quadro il Consiglio Direttivo ha ritenuto di dover rilanciare con forza la richiesta di unità del mondo associativo intorno a quei pochi ed essenziali temi che appaiono decisivi per la stessa sopravvivenza del sistema delle imprese che ha fino ad ora, quotidianamente, assicurato la movimentazione delle merci in Italia e il flusso delle esportazioni italiane verso l’estero.

Sulla base di ciò, Anna Vita MANIGRASSO, Presidente nazionale di T.I. ASSOTIR e Claudio DONATI, Segretario Generale dell’Associazione, hanno indirizzato la seguente lettera ai Presidenti di tutte le Associazioni dell’autotrasporto presenti nella Consulta Generale per l’autotrasporto e la logistica, con l’auspicio che essa possa contribuire ad una nuova fase di unità della categoria:

Roma, 20 febbraio 2012

Ai Presidenti delle

Associazioni delle Imprese di autotrasporto presenti nella Consulta Generale per l’autotrasporto e la logistica.

Oggetto: Situazione del settore. Invito all’unità di azione.

Egregi signori,

l’autotrasporto italiano vive oggi uno dei momenti più gravi della sua pur tribolata storia.

L’effetto congiunto della crisi economica internazionale e della recessione che coinvolge il nostro Paese si somma alle debolezze strutturali ed alla debolezza politica di cui l’autotrasporto soffre ormai da decenni.

La stretta creditizia e l’aumento senza freni dei fattori di produzione del servizio di trasporto rappresentano, in questo quadro, ulteriori elementi dirompenti che rischiano di costringere un sempre più grande numero di imprese a uscire da mercato o a rischiare di rimanervi senza alcuna reale certezza circa le possibilità di superare una crisi sulla cui durata nessuno può mostrarsi ottimista.

Proprio in questo momento sarebbe essenziale che la categoria riuscisse ad esprimere un livello di unità e di consapevolezza circa le questioni fondamentali su cui concentrare la propria iniziativa sindacale.

Purtroppo di tale consapevolezza e di questo spirito unitario finora non è stato dato vedere alcun reale segnale ed anzi forte è il rischio che le frantumazioni della rappresentanza continuino a crescere, favorendo il processo di marginalizzazione politica della categoria, stretta tra le spinte – entrambe, a nostro avviso, perdenti – della rivolta senza un reale disegno di cambiamento e della subalterna accettazione delle “compatibilità” politiche definite da altri senza alcuna verifica di cime tali compatibilità impattino con gli equilibri delle imprese.

La nostra Associazione ha con ostinazione ricercato, in questi mesi, di proporre terreni comuni di iniziativa ed obiettivi minimi su cui far convergere tutti i trasportatori che, con i propri camion, assicurano quotidianamente l’approvvigionamento delle industrie e degli esercizi commerciali piccoli e grandi sparsi nella penisola, come pure il mantenimento del flusso di merci destinate all’esportazione.

Ci guida il convincimento che, in questa situazione di crisi, non basteranno a salvaguardare gli interessi di chi pretendiamo di rappresentare, il fatto di poter vantare una più o meno lunga “anzianità” di presenza negli organismi di rappresentanza istituzionale del settore.

La stessa vicenda più generale del Paese ci dovrebbe aiutare a comprendere che non basta possedere più o meno voti, quando a entrare in crisi è il meccanismo stesso su cui per anni si è basata la costruzione delle maggioranze di “governo” del settore.

Di fronte alla crisi abbiamo bisogno tutti di riscoprire le ragioni dell’unità e del comune interesse a salvaguardare gli interessi di base delle imprese che rappresentiamo.

Soprattutto nei confronti di quanti hanno pensato e continuano a ritenere possibile che a pagare per tutti siano coloro ai quali si richiede la concreta effettuazione dei servizi di trasporto,evitando di mettere in discussione i margini che su tali servizi tanto la committenza, quanto, soprattutto, l’e innumerevoli forme di intermediazione, continuano a lucrare.

La introduzione dei costi minimi di sicurezza, come ci si poteva attendere, non è stata affatto metabolizzata da una committenza che ad essa pensa di poter continuare ad opporsi in via giurisdizionale, non riuscendo a piegare alle sua ragioni la politica.

Ma non è diventata neppure l’occasione per una modifica radicale del modo di agire di una burocrazia che – a differenza di come si stanno muovendo persino altre branche dell’amministrazione, ad iniziare da quella fiscale –  continua a ritenere possibile affidarsi unicamente a  illusori ed occasionali  controlli a posteriori.

Rinunciando così a dettare regole del gioco che impongano, a chi si serve del trasporto, di dimostrare che, nel farlo, rispetterà tutte le norme che salvaguardano la sicurezza della circolazione, la dignità e la salute degli operatori e gli equilibri economici di base delle imprese esecutrici.

La nostra proposta del D.U.R.T. – ovvero di un meccanismo che costringa il committente a dimostrare la propria correttezza ed il rispetto dei livelli minimi di sicurezza, così come, in quasi tutti i settori produttivi, si fa, da anni, con il documento che attesta la regolarità del’impiego della manodopera –  voleva spostare l’attenzione dal comportamento del soggetto debole dello scambio economico che si consuma nel contratto di autotrasporto, alle pretese di chi, in tale scambio, rappresenta la parte forte e decisiva: il committente, quale che sia la sua natura e il suo ruolo nella filiera logistica.

Abbiamo preso atto con interesse che anche altri – da ultimo il Presidente della FIAP – hanno avanzato proposte assai simili alle nostre e comunque facilmente riunificabili in un progetto comune.

Siamo fiduciosi che la sensazione che occorra spostare l’attenzione del Governo e della Pubblica Amministrazione sul comportamento delle diverse committenze, sia più diffusa di quanto appaia.

Ci conforta in ciò il convincimento che ormai sia chiaro che in un processo di selezione affidato unicamente al mercato, non sarebbero certo i migliori a prevalere e, anzi, assai forte sarebbe il rischio di lasciare il campo libero alle scorrerie di una criminalità organizzata che ha da tempo intuito le potenzialità di un settore in cui si movimentino elevatissimi quantità di denaro e in cui prevalga la legge del più forte piuttosto che non la forza della legge.

Non bastasse quanto fino ad ora illustrato, sentiamo sempre più forte la richiesta, da parte degli imprenditori, di trovare una soluzione a quella che rischia di divenire un’emergenza persino più grave che non la definizione e il concreto rispetto del costo minimo di sicurezza.

Ci riferiamo al drammatico allungarsi dei tempi di pagamento e del sempre più forte rischio che le prestazioni di trasporto eseguite non vengano ad essere retribuite a causa del dilagare di una crisi che colpisce, a macchia d’olio, l’apparato industriale italiano.

Tale situazione, cui occorre ricercare soluzioni che vadano oltre le stesse norme di salvaguardia contenute nella legge 133/08, finisce per divenire, tra l’altro, anche un ben comodo alibi per quanti – e non  sono pochi – approfittano della crisi per lucrare vantaggi finanziari significativi allungando a dismisura i tempi di pagamento o aumentando innaturalmente i prezzi dei prodotti, dandone la colpa ad un inesistente lievitare dei costi del trasporto.

Iniziative per limitare i guasti derivanti dall’allungamento patologico dei tempi di pagamento e per introdurre meccanismi di dissuasione preventiva dei comportamenti elusivi delle norme sui costi minimi di sicurezza,  ci sembra, quindi, possa no rappresentare i  temi intorno ai quali, senza rivendicare primazie, può essere ricostruita una solida ed effettiva unità dell’autotrasporto italiano e delle sue rappresentanze.

Per parte nostra questi sono i temi su cui, ancora una volta, vi invitiamo a ragionare insieme, per fornire ai nostri rappresentati ed all’intera economia italiana un segnale di maturità e di forza dell’autotrasporto italiano.

Siamo certi che vorrete cogliere lo spirito unitario che ci muove e che vogliate rendervi disponibili a momenti di incontro che abbiano l’obiettivo di ricostruire quell’unità che rappresenta il maggiore e più nobile servizio che possiamo, tutti noi, rendere oggi all’autotrasporto italiano.

In questo spirito, vi confermiamo la nostra disponibilità e attendiamo, con fiducia, un Vostro cortese cenno di riscontro.

Anna Vita MANIGRASSO Claudio DONATI
Presidente Nazionale Segretario Generale

IL FERMO DELL’AUTOTRASPORTO ESIGE INTERVENTI IMMEDIATI: ASSICURARE ALLE IMPRESE GIUSTI RICAVI E CERTEZZA DEI PAGAMENTI

Tanto tuonò che piovve.

Dopo tre anni di forzosa “pace sociale”, senza che nessuno dei problemi strutturali che sono alla base della crisi dell’autotrasporto italiano fosse portato realmente a soluzione, è bastata una scintilla a dar fuoco al malcontento – ed anche, in molti casi, alla disperazione – di una categoria che, pur essendo fondamentale per assicurare condizioni di operatività quotidiana all’apparato produttivo del Paese e su cui pesa il 100% dell’approvvigionamento dei beni di prima necessità a mercati, negozi e grandi magazzini, ha visto progressivamente compromesso ogni possibile equilibrio economico e finanziario delle oltre 100.000 imprese che la compongono.

Un settore che impiega oltre 1milione di addetti, rischia sempre più da vicino  il fallimento o, peggio ancora, di dover cedere il campo a quanti, con il sostanziale beneplacito delle committenze, riescono a sostenere lo squilibrio tra costi e ricavi attraverso il ricorso a forme di illegalità sempre più preoccupanti.

TRANSFRIGOROUTE ITALIA ASSOTIR ha da tempo affermato che non è né con 40, né con 400 milioni concessi ogni anno dal Governo, che i problemi dell’autotrasporto italiano potranno essere risolti.

LA STRADA È UNA ED UNA SOLA: ASSICURARE CHE CHI COMMISSIONA UN TRASPORTO LO PAGHI ALMENO QUELLO CHE IL TRASPORTATORE HA SBORSATO PER REALIZZARLO.

Ma questa affermazione non può rimanere soltanto un principio astratto: occorre che il Governo assicuri gli strumenti perché la committenza sia chiamata davvero a far fronte alle proprie responsabilità.

T.I. ASSOTIR HA, FINORA INASCOLTATA, PRESENTATO DA TEMPO LA SUA PROPOSTA.

IL COMMITTENTE DEVE ESSERE OBBLIGATO A DIMOSTRARE, IN MODO AUTOMATICO E PREVENTIVO, LA REGOLARITA’ DEI PREZZI E DEI TEMPI DI PAGAMENTO PER I TRASPORTI CHE HA COMMISSIONATO, COME CONDIZIONE PER ACCEDERE A QUALSIASI BENEFICIO DI ORDINE FISCALE, FINANZIARIO O PREVIDENZIALE DA PARTE DELLO STATO.

Pretendere il D.U.R.T., così come, per dimostrare la regolarità dei rapporti di lavoro dipendente, si deve presentare il D.U.R.C. è, ad oggi, l’unica via, davvero efficace, per imporre ad una committenza sorda e cieca al punto da intestardirsi in assurdi ricorsi contro i costi minimi di sicurezza, il rispetto di una legge che e’, prima di tutto, una norma di civiltà ed una barriera contro l’insicurezza e l’illegalità.

NE’ PUO’ ESSRRE ULTERIORMENTE RINVIATA UNA INIZIATIVA CHE – ANCHE UTILIZZANDO GLI OLTRE 40 MILIONI DI EURO DETENUTI DAL FONDO NAZIONALE DI GARANZIA – ASSICURI AI TRASPORTATORI IL RISTORO DEI CREDITI VANTATI NEI CONFRONTI DEI COMMITTENTI.

Non è accettabile che, con l’alibi della crisi, il committente paghi  ormai abbondantemente dopo i 100 giorni fatture di trasporti su cui il trasportatore ha dovuto anticipare gasolio, pedaggi, costo del lavoro, ecc.

SU QUESTI DUE PUNTI IL GOVERNO DEVE IMPEGNARSI IMMEDIATAMENTE NEI CONFRONTI DELLA CATEGORIA.

Accettando di discuterne anche con chi, al di là di polverosi e ormai superati blasoni, ha dimostrato, in questi anni di saper interpretare, in modo costruttivo e senza furbeschi tentativi di cavalcare la tigre del malcontento, le esigenze della categoria nel quadro degli interessi generali del Paese.

TRANSFRIGOROUTE ITALIA ASSOTIR SU QUESTA BASE CHIEDE AI TRASPORTATORI DI ISOLARE CHI PUNTA UNICAMENTE ALLA PROTESTA E CHIEDE AL GOVERNO UN IMMEDIATO INCONTRO PER AFFRONTARE E DARE UNO SBOCCO POSITIVO ALLE RAGIONI DELL’ AUTOTRASPORTO ITALIANO IN LOTTA PER LA PROPRIA SOPRAVVIVENZA.

La sospensione del programmato Fermo nazionale dell’autotrasporto è una scelta ragionevole; ma non può essere un alibi per dimenticare le ragioni strutturali del malessere della categoria.

La sospensione del fermo nazionale dei servizi di trasporto, programmato da parte di alcune Associazioni per i prossimi giorni, risponde, secondo TRANSFRIGOROUTE ITALIA ASSOTIR, a criteri di ragionevolezza e mostra al Paese che la maggioranza delle imprese di autotrasporto non si accoda a quanti vorrebbero trascinarle in improbabili rivolte al servizio di interessi ambigui, che nulla hanno a che fare con gli interessi dell’autotrasporto e con la volontà di dare effettive risposte al disagio profondo in cui, da anni, si dibatte la categoria.

TRANSFRIGOROUTE ITALIA ASSOTIR, aveva già indicato agli autotrasportatori come la piattaforma rivendicativa, fin qui presentata dalle Associazioni che avevano indetto la protesta, fosse particolarmente debole e reticente.

Debole nell’impostazione, in quanto continuava a pretendere risposte su questioni che il Governo e le principali Forze politiche si erano già dichiarati disponibili ad affrontare sin dalle prossime giornate di lavori parlamentari.

Reticente, invece, sul punto decisivo: come realizzare meccanismi preventivi di controllo che, chiamando in causa direttamente la committenza, consentano di verificare chi davvero abbia interesse alla legalità ed alla trasparenza dell’autotrasporto, alla sicurezza della circolazione e alla dignità di chi ogni giorno, sulle strade di tutt’Italia, opera nell’interesse dell’economia del Paese e del benessere degli italiani. Impedendo, in modo automatico, di accedere a qualsivoglia beneficio pubblico per quanti violino consapevolmente le norme minime poste a tutela della sicurezza.

Il Governo Monti ed il Ministro Passera – come pure le forze politiche che sostengono l’esecutivo – hanno preso impegni precisi in tema di accelerazione del rimborso delle accise, di riforma dell’accesso alla professione e di razionalizzazione dei divieti di circolazione.

Ma anche (e soprattutto) in tema di contrasto allo strapotere e alle speculazioni delle lobby potenti che governano pedaggi autostradali, assicurazioni, noli marittimi e costo del gasolio.

L’autotrasporto li aspetta alla prova dei fatti.

TRANSFRIGOROUTE ITALIA ASSOTIR ritiene giusta la scelta di attendere per verificare l’operato del nuovo Governo; ma, a differenza di altri, non intende dare cambiali in bianco o firmare, ad occhi chiusi, accordi pluriennali di pace sociale, se essa non si trasformerà in tempi ragionevolmente bervi in soluzioni strutturali alle difficoltà degli autotrasportatori italiani e delle loro imprese.

Governo e forze politiche devono infatti sapere che nel settore non potrà esservi vera pace sociale fintanto che vi sarà un committente che pretenda di affidare commesse di trasporto a prezzi inferiori ai costi necessari ad eseguirle, fidando nella storica debolezza della categoria e nella crescita della schiuma grigia dell’illegalità che, non per caso, tenta di infiltrarsi ogni giorno di più nel settore.

Per questo, sin dalle prossime settimane, l’Associazione sarà al lavoro per rilanciare le proprie proposte per la salvezza del settore: dalla lotta all’intermediazione parassitaria, al rilancio di un nuovo ed efficiente associazionismo economico, alla introduzione del DURT – Documento Unico di Regolarità del Trasporto – su cui misurare, preventivamente ed in modo automatico, il rispetto delle leggi da parte della committenza.

Pendolari, “2011 annus horribilis”. La denuncia di Legambiente

Pendolari su un treno sovraffolato

Scioperi e controscioperi, oggi si mobilitano anche i pendolari. “Il 2011 è stato l’annus horribilis dei trasporti pendolari”, denuncia Legambiente, che oggi presenta l’annuale rapporto in tema e lancia una serie di iniziative nelle principali città italiane per chiedere più treni e servizi migliori. “I tagli ai trasferimenti operati dal ministro Tremonti, e solo in parte recuperati dal nuovo Governo – afferma in una nota l’associazione -, stanno mettendo in ginocchio il sistema ferroviario pendolare nelle principali città. I cittadini che utilizzano i treni ogni giorno per raggiungere i luoghi di lavoro o studio sono le vittime di queste scelte tanto scellerate quanto insopportabili”.

Secondo Legambiente “si continuano a regalare invece miliardi di euro agli autotrasportatori e a finanziare grandi opere, con uno strabismo nei confronti del traffico su gomma che riguarda sia il Governo che le Regioni”. Per le infrastrutture, il Cipe ha previsto 4,8 miliardi di investimenti pubblici in grandi opere, come la Tav sulla linea Milano-Genova e Brescia-Treviglio, il Mose, il Tunnel del Brennero, la statale Jonica e altri interventi Anas. “L’unica infrastruttura urbana inserita nell’elenco – conclude Legambiente – è la metropolitana di Napoli”.

Il nuovo governo e gli interventi sul settore auto

Ci sono grandi speranze per le riforme del "governo delle competenze"

Come il nuovo governo vuole dare una svolta al settore automobilistico? Con tagli alla fiscalità sull’auto, un settore che in Italia incide per il 12% sul Pil, e supporto ai veicoli a basse emissioni per aiutarne l’entrata nel mercato. Un segnale di svolta secondo Unrae, Federauto e Anfia.

Filippo Pavan Bernacchi, ricordando che il settore auto in Italia occupa oltre 1.000.000 persone, spiega: “Vorrei dire al nuovo Governo che noi di Federauto abbiamo già pronte delle proposte a costo zero per lo Stato che potrebbero ottenere più risultati: aumentare le entrate fiscali, svecchiare il parco auto, aiutare l’ecologia, diminuire i costi degli incidenti stradali, difendere i posti di lavoro e le nostre aziende” e chiede “Di togliere l’acceleratore dalle accise sulle benzine e di annullare l’aumento dell’IPT”.

Sciopero Cgil contro la manovra economica

Sciopero Cgil

La Filt Cgil ha aderito allo sciopero generale indetto per il prossimo 6 settembre dalla Cgil per protestare contro la manovra economica del governo. Per il settore merci e logistica, il personale viaggiante si fermerà per 24 ore dalle ore 0.00 del 6 settembre. Il personale turnistasi fermerà per 8 ore all’inizio del turno del 6 settembre. Il personale giornaliero si fermerà per 8 ore della prestazione lavorativa.

IL PRAGMATICO, NUOVO MINISTRO DEI TRASPORTI?

il mago "pragmaticus"

Una premessa è doverosa: il Pragmatico esiste davvero.
Non ce lo siamo inventati noi, né tantomeno lo paghiamo. Sia per l’una che l’altra cosa non avremmo né fantasia né risorse sufficienti.

Certo, vedere che adesso ci scrive, rispondendoci al posto del Governo, fa un certo effetto.

Infatti, non avevamo neppure finito di imbucare una lettera al Ministro Matteoli chiedendo chiarimenti sulla vicenda dei costi minimi, che il Pragmatico ha provveduto, a comando, all’incombenza, come si conviene ad un inserviente premuroso.

Noi, ovviamente, continuiamo ad aspettare la risposta dal Ministro.

Nel frattempo, al cameriere vogliamo rivolgere semplicemente tre domande.

La prima: se esiste una circolare del 16 luglio 2009, inviata alle associazioni, vuole indicarci a chi altri sia stata inviata, a parte “i soliti noti”?
E se questa circolare era stata pubblicata, per quale motivo, il 14 aprile 2011, il Ministero ha sentito la necessità di ripubblicare la stessa cosa?
Ma, soprattutto, non si sarebbero dovuti informare prima di tutti i trasportatori, visto che la questione ha loro come destinatari?

A noi risulta che la prima volta che il Ministero ha reso disponibile al pubblico (e non ai “soliti noti”) il metodo di calcolo dei costi minimi, sia pure tramite sito web, sia stato il 14 aprile 2011.

E ciò rende a dir poco singolare, come educatamente l’abbiamo definita, la scelta fatta dal Ministero di tenere all’oscuro per oltre 2 anni gli “utilizzatori finali”( cioè, i trasportatori), per usare un termine in voga.

Il caso poi vuole che questa uscita sia avvenuta proprio all’indomani della nostra polemica sull’argomento con il Pragmatico.

Non è affatto peregrino ipotizzare che, a quel punto, chi di dovere, abbia scoperto che nessuno, tranne pochi privilegiati, sapesse nulla di come debbano essere effettuati i conteggi dei costi minimi.

Ma la verità potrebbe essere anche un’altra.
Potrebbe essersi trattato di una scelta ben meditata quella di evitare di far conoscere la cosa; proprio nel timore della reazione dei trasportatori di fronte a certe amenità.

E’ anche vero che, per quello a cui sono serviti i calcoli del Ministero, non sembra essersi trattato di una perdita enorme per la categoria. Che infatti non risulta stia ingolfando i tribunali italiani, per farsi riconoscere, per via giudiziaria, le differenze tariffarie.

Infine, una piccola annotazione.

Quando abbiamo iniziato, 5 anni fa, non potevano neppure immaginare, in così breve tempo e nelle condizioni straordinariamente difficili del settore, di arrivare dove siamo giunti.
Certamente siamo tutt’altro che appagati: la strada per ridare una rappresentanza adeguata a questa categoria è, infatti, solo all’inizio.

Tuttavia, dobbiamo riconoscere che, sul piano del marketing associativo, hanno dato una mano non trascurabile alla nostra crescita presso i trasportatori le mezze calzette e i pragmatici di turno, che, ovviamente, anche per interesse, ci auguriamo possano continuare ad inanellare le perle del loro repertorio.

Claudio Donati
Segretario Generale
TRANSFRIGOROUTE ITALIA ASSOTIR

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter

DALLE AZIENDE
Video News
Pit stop

NORBERT DENTRESSANGLE ACQUISISCE LE ATTIVITÀ LOGISTICHE DI FIEGE IN ITALIA, SPAGNA E PORTOGALLO

Norbert Dentressangle annuncia oggi l’acquisizione delle attività di Fiege in Italia, Spagna e Portogallo, grazie ad un’operazione finanziata completamente con fondi propri. L’accordo con Fiege[...]
Leggi l'articolo e ascolta o scarica l'intervista...
Dai nostri blog
Link consigliati
Categorie
Dai nostri partner