Articoli marcati con tag ‘liberalizzazioni’

Liberalizzazioni, ok dal mondo-nautica

Anton Francesco Albertoni

Il “Decreto Liberalizzazioni” ottiene il via libera dal mondo della nautica. In particolar modo Ucina ha apprezzato la trasformazione della tassa di stazionamento in tassa di possesso. “Se la prima bozza di misure – sottolinea il presidente Anton Francesco Albertoni – aveva determinato in gennaio l’esodo di oltre 27mila barche dall’Italia, ora avverto tangibilmente che la nautica è tornata a rappresentare una tematica importante nelle decisioni del Governo, recuperando il suo status di comparto industriale centrale”.

La nuova normativa prevede inoltre l’estensione della tassa a tutti i possessori italiani di imbarcazioni e navi, anche se con bandiera estera. Tale tassazione non riguarderà invece le unità di proprietà degli stranieri, anche se battenti bandiera italiana, né i natanti per le unità beni strumentali delle imprese di noleggio e locazione e non verrà applicata alle nuove immatricolazioni per il primo anno.

Un’altra novità di spicco riguarda la semplificazione del regime doganale delle navi da diporto extra Ue, che riallineandosi alla normativa francese, consentirà ai porti italiani di diventare home port per le grandi unità estere (dai 24 metri in su).

Via la tassa sul posto barca, torna quella sul possesso

Tassa sulle barche, cambia tutto

Via la tassa sullo stazionamento nel porto, torna quella sul possesso delle grandi imbarcazioni. E’ una delle modifiche più rilevanti effettuata dal Governo in materia liberalizzazioni. L’intervento, spiega la relatrice del decreto legge Simona Vicari, è stato apportato per “evitare la fuga dai nostri porti”.

La modifica è stata approvata in commissione durante l’esame del decreto liberalizzazione e riscrive quanto previsto dal decreto legge ‘Salva-Italia’, che stabiliva invece un obolo giornaliero per le imbarcazioni che stazionavano nei porti italiani, variabile a seconda delle dimensioni della nave.

La progressione della tassa resta, ma sarà annuale e sul possesso: si va dagli 800 euro l’anno per le barche superiori ai 10,1 metri, ai 25mila per quelle che superano i 64. E vale solo per gli italiani: “la tassa – si legge – non si applica ai soggetti non residenti e non aventi stabili organizzazioni in Italia che posseggano unità da diporto, sempre che il loro possesso non sia attribuibile a soggetti residenti in Italia, nonché alle unità bene strumentale di aziende di locazione e noleggio”.

Fuga dai porti italiani, Ucina: “200 mln in meno”

Fuga dall'Italia per le imbarcazioni di lusso

Duecento milioni in meno. A tanto ammonta il minore gettito riconducibile alla “fuga” dei diportisti dai porti italiani a causa della tassa sulle barche introdotta dal decreto Salva-Italia. Secondo i dati di Ucina, l’associazione di Confindustria nautica, al 31 gennaio 2012 i porti d’Italia hanno ospitato già 27mila unità in meno: il danno economico generato sarebbe pari a ”almeno un miliardo e mezzo a voler essere prudenti” a fronte di ”un gettito peraltro assai incerto stimato in 200 milioni di euro”.

Secondo l’Ucina il mancato incasso per le entrate dello Stato sarebbe pari a -104 milioni, mentre il mancato indotto generato dai superyacht in transito arriverebbe a 210 milioni. A rischio anche gli investimenti portuali per 1,4 miliardi.

I rappresentanti di Ucina, in audizione al Senato sulle liberalizzazioni, hanno colto ancora una volta l’occasione per ribadire che la tassa dovrebbe colpire il possesso e non lo stazionamento e da giornaliera dovrebbe diventare annuale.

Libertà di trivella nei mari d’Italia? Legambiente insorge

Piattaforme per l'estrazione

Nuovo grido d’allarme per i mari d’Italia: i limiti recentemente (re)introdotti alla trivellazione potrebbero essere di nuovo spazzati via con un colpo di spugna. A denunciarlo è Legambiente, pronto a ripartire con la campagna di protesta. Nel pacchetto delle liberalizzazioni proposte dal Governo Monti, infatti, trovano spazio anche alcuni articoli “salva-trivelle”. Ridotto il limite di sicurezza dalla costa (dalle 12 alle 5 miglia), via libera agli investimenti in infrastrutture estrattive. In giorni come questi, in cui sta prendendo forma un nuovo spauracchio, dopo quello dello sciopero dei tir e della neve, ovvero la chiusura dei rubinetti del gas da parte dei nostri maggiori fornitori, la notizia potrebbe rasserenare qualcuno. Ma il gioco vale davvero la candela?

RISERVE. Secondo le stime del Ministero dello Sviluppo economico le riserve italiane corrispondono a 187 milioni di tonnellate di petrolio, di cui 11 sul fondo del mare. Ai ritmi di oggi, le riserve sarebbero esaurite in circa 2 anni e mezzo.

UN MARE DI TRIVELLE.
Eppure queste piccole quantità non spaventano gli investitori: sono 117 le nuove trivelle che minacciano il mare e il territorio italiano, grazie ai permessi di ricerca di idrocarburi rilasciati fino ad oggi. Solo nell’ultimo anno sono stati concessi 21 nuovi permessi per un totale di 41.200 kmq. Quasi 12mila kmq di mare sono battuti da altrettante trivelle: 12 riguardano il canale di Sicilia, 7 l’Adriatico settentrionale, 3 il mare tra Marche e Abruzzo, 2 in Puglia e 1 in Sardegna. Se a queste aree sommiamo quelle per cui sono state avanzate richieste da parte di società petrolifere, la superficie a rischio trivella si estende fino a 30mila kmq: un’area più estesa della Sicilia.

A rischio anche Sardegna e Toscana

LE AREE A RISCHIO. Le aree più appetibili sono l’Adriatico centro-meridionale (5 permessi attivi e 14 nuove richieste) e il Canale di Sicilia (12 permessi attivi e 21 richieste in attesa, per un’area estesa 9mila kmq). Ma prossimamente la ricerca di idrocarburi potrebbe interessare anche il mar Tirreno, compresi l’Arcipelago Toscano (anche se per il momento tutte le istanze sono state respinte) e i golfi di Cagliari e Oristano in Sardegna. Leggi il resto di questo articolo »

Tir selvaggio, Spediporto pensa a una class action

Il porto di Genova

Paralizzato il traffico portuale a Genova, a causa dello sciopero dei tir che va avanti ormai da una settimana. Spediporto pensa a una class action nei confronti dell’autotrasporto a causa dei danni arrecati all’attività.

“A fronte del perdurare del blocco operativo messo in atto – si legge in una nota -, l’associazione sta valutando interventi legali volti alla richiesta di risarcimento dei danni prodotti dall’ illegittimo comportamento posto in essere da chi, in sfregio al pur lecito diritto di scioperare, sta impedendo all’utenza portuale ed ai nostri Associati di poter lavorare garantendo così il servizio ai propri clienti e mandanti”.

La situazione viene definita “molto difficile, con numerose aziende che sono state costrette a chiedere ai propri dipendenti di usufruire di periodi di ferie o di permessi per limitare il più possibile il danno economico”. Sono qualche centinaia le case di spedizione che non possono operare normalmente con riflessi e danni economici ingentissimi per il comparto. Da qui l’invito di Spediporto ai suoi associati ad inviare il materiale relativo ai maggiori costi affrontati a causa dello sciopero, per avviare un’azione collettiva.

Venerdì nero per i trasporti, scioperano treni e bus

Scioperano i bus

La settimana più lunga per i trasporti, si chiude con lo sciopero dei mezzi pubblici. Treni a rischio già da ieri sera, mentre oggi tocca agli autobus, in modalità e orari diversi a seconda delle città. A proclamare la mobilitazione sono i sindacati di base: braccia incrociate per 24 ore, fatte salve le fasce di garanzia. Il fermo generale dovrebbe essere scongiurato, ma molto probabilmente assisteremo a bus a singhiozzo per tutto il giorno.

Le difficoltà maggiori a Roma, dove è prevista la manifestazione nazionale. Lo sciopero generale è proclamato da sette sigle sindacali (Usb, Orsa, SlaiCobas, Cib-Unicobas, Snater, SiCobas e Usi) “contro il Governo Monti e le sue politiche che penalizzano lavoratori, pensionati, precari e disoccupati e che, con il ricatto del debito, intendono far pagare la crisi a tutti tranne coloro che hanno generato, speculato e fatto profitti su di essa”. Il corteo a Roma partirà da piazza della Repubblica e si concluderà in piazza San Giovanni.

Liberalizzazioni, Assoporti: “Dal Governo nessuna risposta”

Francesco Nerli

“In nessuna delle diverse bozze che circolano troviamo risposte alle richieste che varie associazioni del cluster marittimo-portuale hanno presentato al Governo”. Assoporti, l’associazione dei porti italiani, esprime forte preoccupazione e perplessità per il decreto legge sulle liberalizzazioni. “La norma in tema di extragettito Iva per le società di progetto per le opere portuali – osserva il presidente Francesco Nerli – ignora ruolo e funzioni delle Autorità Portuali, ovvero degli enti che amministrano i maggiori porti marittimi nazionali, e sembra limitare quello strumento di supporto alle infrastrutture portuali alle sole procedure già avviate”.

Inoltre, “la norma in materia di dragaggi ancora una volta rinvia a successivi decreti attuativi – sostiene Nerli – e non fa chiarezza riguardo ai contenuti dei progetti di dragaggio, non rispondendo alle esigenze di certezza e rapidità degli enti che amministrano i porti, degli operatori e in definitiva – conclude – alle necessità dell’intero sistema-Paese”.

Liberalizzazioni, scioperi a catena: venerdì tocca ai treni

Nuovo sciopero dei treni

Contro la “fase due” del Governo Monti incrociano le braccia anche i dipendenti di Trenitalia: sciopero di 24 ore dalle 21 di giovedì 26 gennaio alla stessa ora di venerdì 27. La mobilitazione è stata proclamata dall’Orsa per protestare contro quello che viene considerato come “un attacco al lavoro”, cioè la cancellazione dell’obbligo di applicare il contratto nazionale di settore ai dipendenti.

Sempre venerdì 27, i sindacati di base protestano invece contro la manovra ‘salva-Italia’ “che riduce il potere d’acquisto dei salari attraverso l’aumento dell’Iva, dell’Irpef locale, dei ticket sanitari, delle accise sulla benzina”, contro l’adozione dell’Ici sulla prima casa e contro la riforma delle pensioni.
Con la giornata di venerdì dovrebbe concludersi la lunga settimana di proteste contro il Governo, eccezion fatta per la rivolta dei benzinai, che hanno annunciato 10 giorni di serrata in pacchetti da 3 giorni consecutivi.

Liberalizzazioni, raffica di scioperi. A partire dai taxi

Oggi sciopero dei taxi

Tassisti di nuovo in sciopero, oggi , dalle 8 alle 22, contro le liberalizzazioni decise dal governo Monti. I tassisti chiedono un nuovo incontro con il governo per discutere della licenza part-time e dell’Authority delle reti, incaricata di decidere proprio sull’assegnazione delle licenze. Allo sciopero non partecipa Confartigianato Taxi, ma trovare un’auto bianca in Italia sarà oggi pressoché impossibile. Ma si tratta solo del primo di una lunga serie di scioperi, che coinvolgeranno diverse categorie. Gli autotrasportatori di Trasportounito si fermano per 5 giorni, a partire da oggi fino a venerdì: insufficienti, secondo loro, le misure adottate per trimestralizzare il recupero di una parte delle accise sui carburanti. Mobilitazione ancor più massiccia per i benzinai, che hanno annunciato la serrata per 10 giorni, ancora da individuare sul calendario (da effettuare in pacchetti di tre giorni consecutivi al massimo). In questo caso la Fegica non lamenta un eccesso di liberalizzazioni, ma anzi carenza, in quanto il decreto sarebbe troppo ”rispettoso” delle esigenze dei petrolieri. Il problema di fondo resta quello dell’esclusiva.

Liberalizzazioni, coro di no dall’autotrasporto

No alle liberalizzazioni

Tutti (o quasi) contro le liberalizzazioni. Stiamo parlando delle categorie economiche coinvolte, ovviamente. Ma anche di buona parte del mondo politico. E se il consumatore non sa bene da che parte stare (ma starebbe più volentieri dalla parte della concorrenza), oggi dal parlamento arriva l’appoggio di Reguzzoni, capogruppo Lega Nord alla Camera, agli autotrasportatori infuriati.

“In un colpo di spugna si stanno per cancellare quegli strumenti base che hanno permesso fino ad ora alle imprese del settore di essere tutelate nei confronti di vettori stranieri o italiani che non rispettano le regole”, dichiara Marco Reguzzoni, dopo l’incontro con il presidente Fai (Federazione autotrasportatori italiani) e vicepresidente Confommercio, Paolo Uggé. “A tal proposito – fa sapere – presenteremo un’interpellanza urgente al Governo affinché requisiti di professionalità, capacità finanziaria e costi di sicurezza rimangano i tasselli fondamentali per lo svolgimento di tale attività”.
“Il governo Monti sembra vittima di una mania di liberalizzazione ad ogni costo – dice il vicepresidente del Gruppo, Alessandro Montagnoli – . Il nostro obiettivo – sottolinea Montagnoli – è difendere il settore dell’autotrasporto e le piccole e medie imprese la cui attività vi ruota intorno”.

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