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Bizzotto: No alla divisione tra riparatori e revisori nelle officine

“Non esiste alcun conflitto d’interesse in Italia tra le attività di revisione e quelle di riparazione che sono regolate da norme nazionali talmente ferree da rispondere pienamente all’obiettivo della sicurezza. Pertanto, continuiamo a dire no a chi, in Europa, vuole imporre l’obbligo di mantenere divise le strutture adibite alla revisione da quelle addette alla riparazione”.

Partecipando a un incontro a Strasburgo organizzato dalle Associazioni di rappresentanza delle aziende italiane di revisione (Confartigianato imprese, CNA e Casartigiani), Mara Bizzotto, europarlamentare della Lega Nord e membro della Commissione Trasporti, torna a ribadire con forza la piena contrarietà alla proposta della Commissione europea di separare le strutture adibite alla revisione da quelle addette alla riparazione.

Un provvedimento sul quale è in atto una discussione accesa e che si trascina ormai da mesi nelle aule parlamentari Ue.

“Accolgo pienamente le preoccupazioni delle 7mila imprese italiane del settore, che impiegano più di 30mila addetti – spiega l’onorevole Bizzotto – Se dovesse passare la scelta della divisione tra attività di riparazione e d’ispezione tecnica, questo patrimonio imprenditoriale altamente qualificato rischierebbe il fallimento, con disastrose conseguenze anche sul piano occupazionale”.

Inoltre, rimarca l’eurodeputata, “piuttosto che insistere su un provvedimento che è assolutamente discutibile ai fini della sicurezza stradale, vista l’assenza di dati statistici che dimostrino la correlazione tra guasti tecnici e incidenti (dovuti per lo più a eccesso di velocità e distrazione), sarebbe opportuno soffermarsi sugli aspetti realmente determinanti per la salvaguardia della circolazione. Come quello di imporre, in tutta Europa e per tutti i veicoli, elevati e omogenei standard relativi allo svolgimento e alla frequenza dei controlli tecnici”.

“Un eventuale mercato oligopolistico delle revisioni sarebbe ispirato più ai profitti che alla sicurezza – conclude Mara Bizzotto – e potrebbe provocare conseguenze devastanti sia a migliaia e migliaia di imprese sia ai cittadini italiani, già vessati da un’insostenibile pressione fiscale e tariffaria che grava sull’uso dell’automobile”.

Bizzotto: No alla liberalizzazione dei servizi a terra negli scali aerei

“Una maggiore liberalizzazione dei servizi di assistenza a terra negli aeroporti avrebbe causato solo un aumento del precariato, andando contro gli interessi delle quasi 60.000 persone impiegate in questo settore, mettendo a rischio i servizi stessi e senza oltretutto creare alcun vantaggio per i passeggeri: con il voto di oggi questo pericolo è stato, almeno per il momento, scongiurato”.

Così l’europarlamentare e responsabile federale del dipartimento Europa della Lega Nord, Mara Bizzotto, commenta la bocciatura da parte del Parlamento Europeo, riunito in sessione plenaria a Strasburgo, di una proposta della Commissione UE, che mirava a liberalizzare maggiormente i servizi di assistenza a terra negli aeroporti (dalla manutenzione delle piste e degli aerei, all’assistenza bagagli e passeggeri).

L’Italia con il decreto legislativo n.18/1999 ha recepito la Direttiva 96/67/CE, relativa alla liberalizzazione dei servizi di assistenza a terra negli aeroporti, fino ad allora affidati in esclusiva ad una sola impresa (lo stesso gestore dell’aeroporto) in una situazione di sostanziale monopolio. Oggi la Commissione ritiene che i presunti benefici ottenuti dalla liberalizzazione avviata nel 1996 non siano più sufficienti ad assicurare il buon funzionamento degli aeroporti, molto più trafficati rispetto a quindici anni fa.

In particolare, secondo l’esecutivo comunitario, il 70% dei ritardi sarebbe imputabile al malfunzionamento dei servizi di assistenza a terra: da qui la necessità di liberalizzare ulteriormente il mercato, aprendolo ad altri fornitori (minimo tre per i grandi aeroporti con più di 5 milioni di passeggeri l’anno) per ridurre i ritardi e la congestione degli aeroporti.

“Le stime della Commissione UE non trovano riscontro nella realtà – sottolinea la Bizzotto – Secondo indagini mirate svolte dalla commissione Occupazione e Affari sociali del Parlamento Europeo, i servizi di assistenza a terra sono responsabili dei ritardi solo in una percentuale davvero minima, che oscilla tra lo 0,6% e il 4%. Non si capisce quindi perché Bruxelles abbia voluto portare avanti questo progetto, senza disporre di alcun dato specifico sulla materia: evidentemente la pressione delle grandi compagnie aeree che pensano di sgravare il loro bilancio riducendo i costi di assistenza a terra ha sortito il suo effetto”.

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