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Green + elettrico per la logistica del XXI secolo

A Torino lo scorso 27 settembre in occasione di Smart Mobility World è stato sottoscritto un protocollo di intesa tra il Ministero dei Trasporti, città di Torino, Milano, Napoli a favore di una distribuzione urbana delle merci sostenibile come suggerito dalle normative europee.

Per essere esperti di logistica bisogna essere un po' visionari.

Artefice di questa iniziativa il dr. Massimo Marciani che, oltre ad essere un “visionario”, è un esperto di logistica e consulente del ministero. A distanza di 5 mesi vogliamo sapere lo stato dell’arte di questo accordo, per questo abbiamo chiesto lumi all’ideatore del progetto.

Distribuzione Urbana sostenibile delle merci solo una firma di fronte ai giornalisti o qualcosa di più?

A fronte delle preoccupazioni e delle aspettative della per l’adozione di azioni incisive da parte dei Comuni, forse per la primissima volta possiamo vedere gli accadimenti con un pizzico di soddisfazione e di accresciuto amor proprio. Ebbene sì, non solo siamo in linea con quanto suggerito dalla Commissione Europea, ma anzi siamo gli apripista nel settore della logistica urbana! Infatti già nel 2010 la logistica urbana entrava non solo a pieno diritto nella stesura del Nuovo Piano Nazionale della Logistica con un capitolo dedicato alle politiche di city logistics, ma due anni dopo era inserita nelle quattro azioni prioritarie all’attenzione dell’allora Ministro dei Trasporti Corrado Passera. Nel 2012 è stato firmato un successivo accordo fra il Ministero ed il network delle aree metropolitane rappresentato, in questo primo passaggio, dalle città di Torino in qualità di capofila, Milano e Napoli a cui si sono immediatamente aggiunte Roma e Bologna. Il Comune di Torino, con lungimiranza e apertura, si è dimostrato un pioniere particolarmente innovativo del settore proponendo un modello a costo zero in cui a guadagnare è al tempo stesso la collettività e il privato. Il privato – attraverso un processo di accreditamento al servizio – aumenta infatti la sua produttività grazie all’efficiente rifornimento delle supply chain e il pubblico ne beneficia in termini di minore inquinamento, grazie ai mezzi ecologici impiegati, alla fluidità del processo, e scorrevolezza del traffico. Un perfetto esempio di modello win–win, ulteriormente perfezionabile e soprattutto facilmente replicabile in altre città che farà presto da “apripista” per altri comuni e, nel suo piccolo, sia d’esempio per il superamento di una pluralità di singolarismi: male che da sempre caratterizza e “avvelena” il nostro Paese. La rivoluzione copernicana del modello di governance della logistica urbana risiede appunto nello sviluppo di un nuovo approccio fondato su due parole chiave del tutto nuove per questo settore: accreditamento e premialità. A Torino il nuovo modello di accreditamento debutterà ad aprile e gli operatori locali avranno la possibilità di completare il percorso di registrazione entro novembre 2014. A partire da dicembre saranno attivi il sistema di incentivi (corsie riservate, aree di carico scarico, estensione della finestra temporale di accesso in ZTL) ma anche quello dei controlli.

Assessore Lubatti di Torino dichiarò interesse per un ultimo miglio fatto in elettrico, è credibile o ci limiteremo ai veicoli Euro 5?

Il modello di accreditamento prevede l’applicazione del principio di neutralità tecnologica per le motorizzazioni dei veicoli analogamente con quanto applicato dal MISE nel programma Bec. Il sistema di accreditamento prevede – nell’arco di un quinquennio – la completa sostituzione del parco veicolare commerciale Euro 3 e 4 con motorizzazioni conformi almeno all’Euro 5 ma questo ovviamente non vieta agli operatori di dotarsi di mezzi elettrici o ibridi qualora ne ravvisino un vantaggio nell’operatività e nella manutenzione. Sta quindi agli operatori logistici compiere una scelta “elettrica” ed in tal senso il compito del Comune, credo brillantemente assolto dal giovane assessore Lubatti, è quello di creare le condizioni per il cambiamento e non di imporlo!

Il tema della riduzione del particolato riguarda anche altre grandi città come Roma o aree metropolitane come il triangolo Venezia, Padova, Treviso come mai un accordo solo a tre?

Il primo accordo che risale al 2010 è stato siglato fra l’allora Consulta dell’Autotrasporto e tutti i Comuni italiani rappresentati dall’ANCI. Entrando poi nell’operatività quotidiana dell’accordo ci si è resi conto del fatto che l’estrema eterogeneità degli oltre 8.000 Comuni era senza dubbio una condizione ostativa per la sperimentazione e la valutazione degli impatti dei nuovi modelli di governance per la distribuzione urbana delle merci. Si è quindi nel 2012 sottoscritto un accordo focalizzato alle 13 aree metropolitane, aree in cui risiede il 70% della popolazione e si genera l’80% del PIL, individuando in Torino, Milano e Napoli tre esempi di diverso grado di maturazione dei sistemi di gestione della domanda. Una volta partiti con la sperimentazione e con la valutazione degli impatti si sono immeritatamente aggiunte Bologna e Roma mentre Venezia, Genova e Cagliari in qualità di aree metropolitane sono molto interessate alle attività del GdL. Voglio anche sottolineare che altre città anche non metropolitane come Bergamo, Lucca, Messina hanno chiesto di poter entrare a far parte del GdL e questo crescente interesse non può che essere di grande stimolo per noi tutti.

Commercianti e autotrasportatori sono considerate tra le categorie più retrive all’innovazione possiamo dire che quest’accordo smentisce questo?

Si assolutamente. Sappiamo tutti che siamo in un momento di crisi, di rottura degli schemi, di passaggio da una cultura individuale ed invidualista ad un nuovo rinascimento industriale e culturale dove la tecnologia non deve essere elemento di divisione ma piuttosto strumento di condivisione ed integrazione. Ho trovato lavorando sul campo a Torino per la finalizzazione dell’accordo quadro, funzionari e rappresentanti delle suddette categorie non solo aperti al cambiamento ma veramente consapevoli delle sfide in corso hanno apprezzato il principio della gradualità e della condivisione degli interventi del Comune tesi alla razionalizzazione ed ottimizzazione del trasporto urbano delle merci. Adesso, con questo nuovo corso supportato e promosso dal Ministero dei Trasporti con la collaborazione di tutti gli attori chiave coinvolti nella filiera della logistica urbana, si è aperto di fronte a noi un passaggio epocale che porterà questo settore dalla distribuzione urbana alla smart logistics, passaggio che potrà rivelarsi a breve termine come un fattore di reale sviluppo del Paese, di recupero della competitività e dell’efficienza delle nostre Aree metropolitane.

Il quadro che viene tratteggiato sembra orientato positivamente; l’impressione però è che sia tutto molto lento in una dimensione del business che viaggia velocemente.

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