Articoli marcati con tag ‘Monti’

Anti-Tav in salsa fiorentina, “No al tunnel dello spreco”

No Tunnel Tav

Dopo le proteste in Val di Susa, tornano a farsi sentire i pacifici No Tav fiorentini. Alcuni tra i capitani dei Comitati e gli esperti del settore si sono riuniti ieri per dire ancora una volta no al sottoattraversamento dell’Alta velocità a Firenze. Stavolta in nome della “spending review” della battaglia al “continuo aumento del debito pubblico”, che renderebbe l’Italia ancor di più “bersaglio della speculazione internazionale”.

A Palazzo Vecchio ieri erano presenti il professor Alberto Asor Rosa e l’ex direttore della Normale di Pisa Salvatore Settis, autori di una lettera al Presidente del Consiglio Mario Monti.  Al di là dell’impatto “devastante”, si legge nella lettera, che il progetto avrebbe sul capoluogo toscano “la situazione delle finanze dello Stato italiano ne sconsiglia la realizzazione”. Nonostante questo, sottolineano a Monti gli autori del documento, “in un periodo in cui i mercati finanziari si concentrano sul debito pubblico di Stati come Spagna, Portogallo, Italia, il suo governo sostiene con forza le grandi opere, che, qualora venissero perseguite, produrrebbero un ulteriore e notevole aumento del debito pubblico”.

Liberalizzazioni, ok dal mondo-nautica

Anton Francesco Albertoni

Il “Decreto Liberalizzazioni” ottiene il via libera dal mondo della nautica. In particolar modo Ucina ha apprezzato la trasformazione della tassa di stazionamento in tassa di possesso. “Se la prima bozza di misure – sottolinea il presidente Anton Francesco Albertoni – aveva determinato in gennaio l’esodo di oltre 27mila barche dall’Italia, ora avverto tangibilmente che la nautica è tornata a rappresentare una tematica importante nelle decisioni del Governo, recuperando il suo status di comparto industriale centrale”.

La nuova normativa prevede inoltre l’estensione della tassa a tutti i possessori italiani di imbarcazioni e navi, anche se con bandiera estera. Tale tassazione non riguarderà invece le unità di proprietà degli stranieri, anche se battenti bandiera italiana, né i natanti per le unità beni strumentali delle imprese di noleggio e locazione e non verrà applicata alle nuove immatricolazioni per il primo anno.

Un’altra novità di spicco riguarda la semplificazione del regime doganale delle navi da diporto extra Ue, che riallineandosi alla normativa francese, consentirà ai porti italiani di diventare home port per le grandi unità estere (dai 24 metri in su).

Concessionari, appello al Governo. “In ginocchio per le bisarche”

Continua lo stop delle bisarche

“Da più di un mese assistiamo impotenti alla paralisi produttiva e distributiva del sistema auto provocata dallo sciopero delle bisarche e al silenzio assordante del Governo”. Con queste parole Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto, commenta il blocco dell’autotrasporto delle automobili. “Una situazione insopportabile”, dichiara Bernacchi. E torna a chiedere, in nome dei concessionari di autoveicoli di tutti i marchi commercializzati in Italia, misure immediate volte a ripristinare la normalità e “a scongiurare ulteriori danni per i concessionari”, che già si trovano “oltre il limite della sopravvivenza”.

Rinnova l’appello al Governo Piero Carlomagno, presidente dell’Unione concessionari del Gruppo Fiat: “Abbiamo accumulato un ritardo medio sulle consegne di 30 giorni. E – aggiunge – poiché per raggiungere gli obiettivi di febbraio abbiamo targato migliaia di vetture anticipando noi i soldi dei clienti, ma le vetture non sono consegnate, le reti di distribuzione si trovano a credito di un sacco di milioni di euro e ad essere, oltretutto, in forte crisi di liquidità”.

Benzina, Codacons chiede esenzione dall’aumento dell’Iva

Caro carburanti

Contro le nuove vette raggiunte dal costo dei carburanti e i rincari a catena che ne derivano e ne deriveranno, il Codacons chiede oggi al Governo di elaborare una legge ad hoc per esentare i carburanti dai futuri aumenti dell’Iva. A ottobre, infatti, è previsto il passaggio dal 21 al 23% dell’Iva, due punti percentuali in grado di provocare un ulteriore, insostenibile incremento dei prezzi alla pompa.

Già oggi con 50 euro di gasolio si percorrono mediamente 120 km in meno rispetto a un anno fa, mentre con 50 euro di benzina i chilometri in meno sono 83. “Il Governo deve correre ai ripari per evitare una catastrofe e una serie di rincari a catena in tutti i settori, provocati dai listini record dei carburanti”, afferma il presidente del Codacons Carlo Rienzi. L’anno scorso in questo stesso periodo la benzina costava mediamente 1,559 euro al litro, mentre il gasolio veniva mediamente 1,455 euro al litro mentre oggi quest’ultimo costa 1,785 e la benzina 1,880 euro al litro.

Via la tassa sul posto barca, torna quella sul possesso

Tassa sulle barche, cambia tutto

Via la tassa sullo stazionamento nel porto, torna quella sul possesso delle grandi imbarcazioni. E’ una delle modifiche più rilevanti effettuata dal Governo in materia liberalizzazioni. L’intervento, spiega la relatrice del decreto legge Simona Vicari, è stato apportato per “evitare la fuga dai nostri porti”.

La modifica è stata approvata in commissione durante l’esame del decreto liberalizzazione e riscrive quanto previsto dal decreto legge ‘Salva-Italia’, che stabiliva invece un obolo giornaliero per le imbarcazioni che stazionavano nei porti italiani, variabile a seconda delle dimensioni della nave.

La progressione della tassa resta, ma sarà annuale e sul possesso: si va dagli 800 euro l’anno per le barche superiori ai 10,1 metri, ai 25mila per quelle che superano i 64. E vale solo per gli italiani: “la tassa – si legge – non si applica ai soggetti non residenti e non aventi stabili organizzazioni in Italia che posseggano unità da diporto, sempre che il loro possesso non sia attribuibile a soggetti residenti in Italia, nonché alle unità bene strumentale di aziende di locazione e noleggio”.

Fuga dai porti italiani, Ucina: “200 mln in meno”

Fuga dall'Italia per le imbarcazioni di lusso

Duecento milioni in meno. A tanto ammonta il minore gettito riconducibile alla “fuga” dei diportisti dai porti italiani a causa della tassa sulle barche introdotta dal decreto Salva-Italia. Secondo i dati di Ucina, l’associazione di Confindustria nautica, al 31 gennaio 2012 i porti d’Italia hanno ospitato già 27mila unità in meno: il danno economico generato sarebbe pari a ”almeno un miliardo e mezzo a voler essere prudenti” a fronte di ”un gettito peraltro assai incerto stimato in 200 milioni di euro”.

Secondo l’Ucina il mancato incasso per le entrate dello Stato sarebbe pari a -104 milioni, mentre il mancato indotto generato dai superyacht in transito arriverebbe a 210 milioni. A rischio anche gli investimenti portuali per 1,4 miliardi.

I rappresentanti di Ucina, in audizione al Senato sulle liberalizzazioni, hanno colto ancora una volta l’occasione per ribadire che la tassa dovrebbe colpire il possesso e non lo stazionamento e da giornaliera dovrebbe diventare annuale.

Libertà di trivella nei mari d’Italia? Legambiente insorge

Piattaforme per l'estrazione

Nuovo grido d’allarme per i mari d’Italia: i limiti recentemente (re)introdotti alla trivellazione potrebbero essere di nuovo spazzati via con un colpo di spugna. A denunciarlo è Legambiente, pronto a ripartire con la campagna di protesta. Nel pacchetto delle liberalizzazioni proposte dal Governo Monti, infatti, trovano spazio anche alcuni articoli “salva-trivelle”. Ridotto il limite di sicurezza dalla costa (dalle 12 alle 5 miglia), via libera agli investimenti in infrastrutture estrattive. In giorni come questi, in cui sta prendendo forma un nuovo spauracchio, dopo quello dello sciopero dei tir e della neve, ovvero la chiusura dei rubinetti del gas da parte dei nostri maggiori fornitori, la notizia potrebbe rasserenare qualcuno. Ma il gioco vale davvero la candela?

RISERVE. Secondo le stime del Ministero dello Sviluppo economico le riserve italiane corrispondono a 187 milioni di tonnellate di petrolio, di cui 11 sul fondo del mare. Ai ritmi di oggi, le riserve sarebbero esaurite in circa 2 anni e mezzo.

UN MARE DI TRIVELLE.
Eppure queste piccole quantità non spaventano gli investitori: sono 117 le nuove trivelle che minacciano il mare e il territorio italiano, grazie ai permessi di ricerca di idrocarburi rilasciati fino ad oggi. Solo nell’ultimo anno sono stati concessi 21 nuovi permessi per un totale di 41.200 kmq. Quasi 12mila kmq di mare sono battuti da altrettante trivelle: 12 riguardano il canale di Sicilia, 7 l’Adriatico settentrionale, 3 il mare tra Marche e Abruzzo, 2 in Puglia e 1 in Sardegna. Se a queste aree sommiamo quelle per cui sono state avanzate richieste da parte di società petrolifere, la superficie a rischio trivella si estende fino a 30mila kmq: un’area più estesa della Sicilia.

A rischio anche Sardegna e Toscana

LE AREE A RISCHIO. Le aree più appetibili sono l’Adriatico centro-meridionale (5 permessi attivi e 14 nuove richieste) e il Canale di Sicilia (12 permessi attivi e 21 richieste in attesa, per un’area estesa 9mila kmq). Ma prossimamente la ricerca di idrocarburi potrebbe interessare anche il mar Tirreno, compresi l’Arcipelago Toscano (anche se per il momento tutte le istanze sono state respinte) e i golfi di Cagliari e Oristano in Sardegna. Leggi il resto di questo articolo »

Tir selvaggio, Spediporto pensa a una class action

Il porto di Genova

Paralizzato il traffico portuale a Genova, a causa dello sciopero dei tir che va avanti ormai da una settimana. Spediporto pensa a una class action nei confronti dell’autotrasporto a causa dei danni arrecati all’attività.

“A fronte del perdurare del blocco operativo messo in atto – si legge in una nota -, l’associazione sta valutando interventi legali volti alla richiesta di risarcimento dei danni prodotti dall’ illegittimo comportamento posto in essere da chi, in sfregio al pur lecito diritto di scioperare, sta impedendo all’utenza portuale ed ai nostri Associati di poter lavorare garantendo così il servizio ai propri clienti e mandanti”.

La situazione viene definita “molto difficile, con numerose aziende che sono state costrette a chiedere ai propri dipendenti di usufruire di periodi di ferie o di permessi per limitare il più possibile il danno economico”. Sono qualche centinaia le case di spedizione che non possono operare normalmente con riflessi e danni economici ingentissimi per il comparto. Da qui l’invito di Spediporto ai suoi associati ad inviare il materiale relativo ai maggiori costi affrontati a causa dello sciopero, per avviare un’azione collettiva.

Venerdì nero per i trasporti, scioperano treni e bus

Scioperano i bus

La settimana più lunga per i trasporti, si chiude con lo sciopero dei mezzi pubblici. Treni a rischio già da ieri sera, mentre oggi tocca agli autobus, in modalità e orari diversi a seconda delle città. A proclamare la mobilitazione sono i sindacati di base: braccia incrociate per 24 ore, fatte salve le fasce di garanzia. Il fermo generale dovrebbe essere scongiurato, ma molto probabilmente assisteremo a bus a singhiozzo per tutto il giorno.

Le difficoltà maggiori a Roma, dove è prevista la manifestazione nazionale. Lo sciopero generale è proclamato da sette sigle sindacali (Usb, Orsa, SlaiCobas, Cib-Unicobas, Snater, SiCobas e Usi) “contro il Governo Monti e le sue politiche che penalizzano lavoratori, pensionati, precari e disoccupati e che, con il ricatto del debito, intendono far pagare la crisi a tutti tranne coloro che hanno generato, speculato e fatto profitti su di essa”. Il corteo a Roma partirà da piazza della Repubblica e si concluderà in piazza San Giovanni.

Liberalizzazioni, Assoporti: “Dal Governo nessuna risposta”

Francesco Nerli

“In nessuna delle diverse bozze che circolano troviamo risposte alle richieste che varie associazioni del cluster marittimo-portuale hanno presentato al Governo”. Assoporti, l’associazione dei porti italiani, esprime forte preoccupazione e perplessità per il decreto legge sulle liberalizzazioni. “La norma in tema di extragettito Iva per le società di progetto per le opere portuali – osserva il presidente Francesco Nerli – ignora ruolo e funzioni delle Autorità Portuali, ovvero degli enti che amministrano i maggiori porti marittimi nazionali, e sembra limitare quello strumento di supporto alle infrastrutture portuali alle sole procedure già avviate”.

Inoltre, “la norma in materia di dragaggi ancora una volta rinvia a successivi decreti attuativi – sostiene Nerli – e non fa chiarezza riguardo ai contenuti dei progetti di dragaggio, non rispondendo alle esigenze di certezza e rapidità degli enti che amministrano i porti, degli operatori e in definitiva – conclude – alle necessità dell’intero sistema-Paese”.

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