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Porti, a Trieste rinasce la Centrale Idrodinamica

Una vecchia immagine della centrale

Torna a nuova vita la Centrale Idrodinamica di Trieste, uno degli edifici più significativi del Porto Vecchio. I lavori di restauro, eseguiti dalle ditte Dottorgroup e Favero&Milan Ingegneria, sono stati possibili grazie a un programma comune tra l’Autorità Portuale, la Regione Friuli Venezia Giulia, il Ministero per i Beni e le attività culturali, sotto l’impulso costante dell’Associazione Italia Nostra.

La Centrale Idrodinamica è stato uno dei primi edifici ad essere realizzato (nel 1890) fra quelli del Punto Franco, all’altezza del ponte ferroviario che attraversa viale Miramare e confinante con il Magazzino 26. Oggi è destinato a divenire, insieme alla Sottostazione elettrica di riconversione, il Polo museale del porto. Le sale dell’edificio, a rotazione, saranno destinate a scambi con i Porti e i Musei marittimo-portuali di tutto il mondo per incentivare anche gli scambi commerciali: i primi in lista sono i Porti storici di Amburgo e di Stoccolma. Oltre alle macchine generatrici di energia della Breithfeld&Danek, della Karolinenthal di Praga e gli impianti elettrici, il museo ospiterà il patrimonio storico archivistico, i plastici storici, carretti, attrezzi portuali, arredi elettromeccanici, mappe storiche, repertori fotografici e filmati storici originari. A corredo esterno vi saranno gli scalandroni della Stazione Marittima. Le gru Idrauliche, il sommergibile Fecia di Cossato, il pontone Ursus insieme ad altre attrezzature di banchina saranno l’emblema della storica città porto.

Officine Fs museo per un giorno. Che rischia di chiudere

Pezzi da museo

Fischi in ottone, vernici da miscelare, vecchi attrezzi e pezzi di storia: le Officine Grandi Riparazioni di Bologna aprono le porte per un giorno, oggi, e si fanno museo per ex dipendenti delle Ferrovie, parenti e Istituzioni. Stipati in due locali dello stabilimento di via Casarini 25, i ‘reperti’ raccolti dall’ex operaio Salvatore Fais compongono un piccolo museo dedicato idealmente alle vittime di amianto che alle Ogr sono state almeno 200.

Tra cardinali e sindaci (tranne Guazzaloca e Delbono) in molti hanno visitato quell’ospedale dei treni nato nel 1908 ed esteso per 1200 metri quadri dietro la stazione. Meno noto al resto della città che dal 2014 potrebbe perdere le officine. Fra due anni, infatti, dovrebbero essere dismesse. “L’ipotesi – spiega Franco Giorgioli, responsabile linea Etr e mezzi leggeri – fa parte di un progetto di riorganizzazione più generale di Trenitalia, anche per ottimizzare i costi”.

“Non perderemo nulla”, assicura Fais e non esclude la possibilità di trasferire il museo in un luogo più adeguato. Ma per ora, anche un’apertura al pubblico e più volte l’anno, è prematura.

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