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Monti: ora subito il piano e la riforma dei porti

“Ora subito il piano della logistica e dei porti e il varo della riforma di settore”. Così il presidente di Assoporti, Pasqualino Monti, ha rilanciato commentando a caldo la notizia dello stralcio dei porti dal ddl Concorrenza e quindi della rinuncia del governo a varare norme in netto contrasto con tutti gli indirizzi comunitari volti a rafforzare la capacità di governance delle Autorità portuali.
“Si tratta di una importante vittoria per l’intero cluster marittimo, per i porti, gli operatori privati e per i lavoratori del settore che si sono compattati fornendo al ministro Lupi, che si è battuto con decisione, gli strumenti e la forza indispensabili ora per imprimere una netta accelerazione al processo di messa a punto del piano della logistica e dei porti e della riforma del comparto.”

Cluster marittimo: “Pronti a contribuire alle scelte per il rilancio del paese”

Una regia unificata e coordinata per lo sviluppo integrato del sistema portuale e logistico nazionale attraverso la quale indicare le priorità infrastrutturali fondate sulla domanda reale del mercato, ma al tempo stesso incidere nei tempi più brevi possibile su una normativa e su procedure che rapidamente devono essere coerenti con le esigenze di efficienza e competitività.
Questo l’obiettivo prioritario sul quale tutte le associazioni aderenti al cluster marittimo hanno segnato oggi una sostanziale convergenza, al termine di una riunione, promossa dal presidente di Assoporti, Pasqualino Monti, e finalizzata a rilanciare il peso strategico dell’economia del mare specie in una chiave di ripresa del sistema paese.
Di qui una richiesta per un coinvolgimento del cluster all’interno del processo di definizione delle scelte che dovranno essere compiute a breve per recuperare competitività ed efficienza nei tempi più brevi possibile.
Alla riunione hanno partecipato i vertici di Assologistica, Assiterminal, Confitarma, Federagenti, Angopi, Fedepiloti, Federimorchiatori, Assorimorchiatori, Fedarlinea, Fedespedi e Unionepiloti.

Monti confermato alla Presidenza di Assoporti

Il direttivo di Assoporti ha deciso all’unanimità di indicare all’assemblea che si svolgerà il 31 luglio prossimo la conferma per due anni di Pasqualino Monti alla presidenza dell’Associazione. I saggi hanno rilevato, secondo quanto riferisce una nota dell’associazione, come le consultazioni svolte abbiano messo in risalto una rinnovata compattezza dell’associazione, manifestatasi in un confronto sereno sulle scelte compiute, confermando altresì la volontà dei presidenti a impegnarsi con decisione nel complesso momento di cambiamento in atto.

“La fiducia che mi è stata rinnovata dai presidenti dei porti italiani – ha affermato Monti – mi onora, ma mi rende al tempo stesso ancora più consapevole della grande responsabilità, che in un momento così complesso per la portualità nazionale e per il sistema logistico del paese, mi viene attribuita. In questo momento mi sento di rinnovare l’invito alla politica e alle istituzioni a imprimere un’accelerazione ai processi di riforma perché la portualità non può fermarsi ed è chiamata a svolgere un ruolo importantissimo al servizio del Paese”. (ANSA).

No alla critiche Eurostat. I porti italiani hanno tutte le carte per vincere

“Diciamolo una volta per tutte. Non è vero che la portualità italiana è emarginata, una sorta di figlio di un dio minore della portualità europea. La portualità italiana presenta eccellenze continentali, nel traffico di transhipment dei container, nelle crociere, nelle autostrade del mare, nella produttività”. La pubblicazione del rapporto Eurostat e le interpretazioni che di questo rapporto sono state immediatamente date, non riflettono quindi la realtà.
Intanto una considerazione di base: i dati sono superati. Nel 2013 il traffico container è cresciuto del 5,7% nei porti italiani, quello dei passeggeri su navi da crociera del 5,1% avvicinandosi al record storico, i terminal di transhipment container sono in forte sviluppo (dal più 12% di Cagliari al più 14% di Gioia Tauro), e, dulcis in fundo, il porto di Trieste occupa la decima posizione nella top-ten europea.
Le carte geografiche prodotte da Eurostat non hanno un senso economico specie per un paese come l’Italia che complessivamente si colloca al terzo posto in Europa per traffico marittimo e che ha storicamente un’offerta portuale diversificata rispetto agli altri paesi europei. Forse sarebbe il caso, una volta per tutte anche in sede europea – sottolinea Monti – chiedersi i perché anche di questa parcellizzazione. Forse perché il nostro paese ha una struttura orografica ben diversa da Francia e Germania, forse perché al contrario di quanto accade in Francia, in Germania o in Spagna, la produzione industriale in Italia è sparsa su centinaia di siti talora difficilmente raggiungibili via terra.
“Quando si leggono i dati Eurostat – prosegue il presidente Assoporti – queste considerazioni vanno tenute a mente. Delle statistiche va fatto comunque tesoro per ribadire che senza una regia di sistema è grottesco parlare di porti non competitivi. I porti oggi sono competitivi se alle spalle hanno reti viarie e ferroviarie efficienti. Se hanno infrastrutture adeguate ai trend dei nuovi traffici, se hanno fondali in grado di accogliere le navi giganti che ormai dominano l’interscambio mondiale, se sono in grado di investire tempestivamente, se non sono martoriati dagli adempimenti burocratici, se sono in grado di attirare investitori internazionali”.
“Assoporti –conclude Monti – su questa linea del fronte c’è. Da mesi chiede con forza che le cose cambino, che le norme siano adeguate al livello della sfida internazionale in atto. E di certo non alza oggi, meno che mai, bandiera bianca. La piattaforma logistica del Mediterraneo esiste, i tempi per cambiare passo sono estremamente stretti e finalmente il lavoro in stretta sinergia fra Governo e Parlamento sembra creare le condizioni per produrre in tempi brevi quelle linee guida di innovazione in grado dir rendere i porti più efficienti e competitivi”.

Monti: “Nel 2014 una flessione per riprendere la corsa già l’anno prossimo”

“Il mercato delle crociere in Mediterraneo subirà quest’anno una battuta di arresto dovuta principalmente alla diversificazione degli itinerari, in aree extraeuropee, da parte dei principali players del mercato. Ma a partire dal 2015 tornerà a crescere con decisione recuperando anche la flessione di quest’anno”.

A formulare queste previsioni, a margine della giornata di apertura di Seatrade Miami, è il presidente dell’Autorità portuale di Civitavecchia, Pasqualino Monti; previsioni da un punto di osservazione assolutamente privilegiato, quello di uno scalo, Civitavecchia, che anche nel 2013 ha confermato la sua leadership in Mediterraneo nel mercato delle crociere grazie a una crescita del 6%, rispetto al 2012, e un numero complessivo di crocieristi pari a 2.538.259 unità.

“Sulla base delle prenotazioni comunicateci dalle compagnie crocieristiche – ha aggiunto Monti – sappiamo che il traffico crocieristico a Civitavecchia perderà circa il 12% rispetto al 2013, ma abbiamo anche piena consapevolezza che il 2015 sarà un nuovo anno record con una crescita preventivata di oltre il 20%”. In termini assoluti l’anno in corso dovrebbe chiudere con un traffico di circa 2.230.000 passeggeri nel 2014 che salirà nel 2015 oltre la quota record di 2.700.000 passeggeri.

La contrazione in atto – secondo Monti – è da ascrivere a due fenomeni paralleli: da un lato, l’instabilità della sponda sud del Mediterraneo che ha comunque penalizzato gli itinerari, riducendo il numero dei porti di scalo disponibili e sicuri; dall’altro la ricerca continua da parte delle grandi compagnie di nuovi mercati in cui affermare il prodotto crociere. Ciò ha provocato lo spostamento di grandi navi in aree di mercato sino ad oggi quasi inesplorate, incluse quelle dell’Asia e dell’Africa.
“Ma il futuro – ha concluso il presidente del porto di Civitavecchia, nonché di Assoporti – riserva comunque indicazioni positive. Da ciò discende per i porti di Roma la necessità di imprimere un’ulteriore accelerazione sia ai lavori in corso a Civitavecchia, che procedono nel perfetto rispetto dei tempi e che sono indispensabili per assicurare alla domanda crocieristica un’offerta di servizi sempre più efficiente; sia al nascente scalo crocieristico di Fiumicino”.

Assoporti: sei punti per rilanciare la portualitá italiana

L’assemblea di Assoporti, presieduta da Pasqualino Monti, ha votato oggi all’unanimità le linee strategiche per lo sviluppo della portualità a supporto della competitività del sistema-paese. Linee che rappresentano il contributo al Parlamento e al governo e che si articolano lungo sei direttrici principali , per altro in coerenza con le indicazioni in materia di core ports e core networks fornite dall’Unione europea.
Assoporti, consapevole dell’importanza di forme di collaborazione e aggregazione funzionale, anche di tipo transfrontaliero europeo, fra le Autorità portuali esistenti, ha individuato nell’integrazione fra la componente marittima e quella terrestre della logistica e nel coordinamento fra poteri pubblici e attività dei privati, le chiavi di volta per affrontare l’impatto con le grandi concentrazioni del trasporto marittimo.
“Sono molto soddisfatto – ha affermato il presidente di Assoporti, Pasqualino Monti – sia del fatto che l’associazione abbia affrontato con grande coraggio il tema importante dello sviluppo a lungo termine del sistema portuale italiano, sia della approvazione all’unanimità anche da parte dei presidenti dei porti di Trieste (Marina Monassi), Venezia (Paolo Costa) e Livorno (Giuliano Gallanti) che recentemente avevano presentato un documento dal quale è scaturito in Associazione il dibattito su un tema così importante per il futuro dei porti”
L’assemblea ha varato una strategia in sei punti, finalizzati a incidere profondamente e definitivamente sulla competitività del sistema portuale e logistico italiano.

Monti illustra a Lupi i progetti di Assoporti

Il presidente di Assoporti, Pasqualino Monti, illustrerà al Ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Maurizio Lupi, il documento approvato dal Consiglio direttivo dell’Associazione dei porti italiani e destinato a tradursi in un contributo concreto al progetto di riforma inclusa l’ipotesi di definizione delle nuove Autorità logistiche di interesse strategico.
“Non si tratta di un documento di mediazione – ha sottolineato Monti – bensì della presa di coscienza da parte dei porti italiani della necessità di accelerare sul fronte della razionalizzazione del sistema portuale, non per esigenze di spending review, bensì per quella primaria di confrontarsi, garantendo un’offerta competitiva e una organizzazione moderna, con i grandi carrier marittimi e con i grandi operatori logistici”.
“Sul piatto della bilancia – ha proseguito – non mettiamo il rafforzamento della portualità, ma il rafforzamento dell’intero sistema paese che dalla competitività dei porti dipende e che non può subire, sullo scacchiere complesso dell’interscambio mondiale, scelte maturate altrove”.
Assoporti intende quindi avviare una riflessione globale sul sistema dell’offerta portuale italiana, sfruttando gli input dell’Unione europea relativi ai core-ports e ai core-corridors, e quindi agli archi e ai nodi portuali.

Assoporti: Monti, un Fondo presso CDP e nuovi strumenti finanziari per rilanciare il settore

Autodeterminazione finanziaria; ovvero consentire ai porti italiani di trovare subito le risorse indispensabili per presentarsi sul mercato con un’offerta di servizi adeguata alle reali necessità dell’economia globale, utilizzando tutti gli strumenti finanziari possibili (ivi compreso un Fondo in collaborazione con Cassa depositi e prestiti), che realizzino un effetto moltiplicatore, rispetto alle scarsissime risorse che oggi gli scali marittimi del paese sono autorizzati a trattenere del gettito Iva prodotto. Questo il messaggio, forte e chiaro, lanciato oggi dal presidente dell’Associazione dei porti italiani (Assoporti), Pasqualino Monti.
Un messaggio che non è assimilabile alle tante richieste di finanziamento e di risorse che quotidianamente scaturiscono dalle varie filiere del sistema paese, perché non solo i porti sono risorsa strategica per garantire crescita e competitività all’intero sistema produttivo del paese, ma già oggi rappresentano l’unica infrastruttura che non drena risorse, ne produce e garantisce (con un gettito di 13 miliardi ogni anno travasato dalle banchine alle casse dello Stato), un ritorno unico e irripetibile sui capitali investiti.
Ma i tempi, per attuare azioni di rilancio, sono – secondo il presidente di Assoporti – terribilmente stretti e sono quindi necessarie misure di assoluta emergenza. Fra queste l’uscita immediata delle Autorità portuali dall’elenco delle pubbliche amministrazioni redatto dall’Istat. Il che significa riconoscere loro una flessibilità gestionale e organizzativa, anche e specialmente nell’espletamento delle politiche commerciali, a costo e a rischio zero per lo Stato. Visto, fra l’altro che le stesse Autorità portuali, sono vincolate per legge al pareggio di bilancio e non usufruiscono di finanziamenti pubblici dal 2002.
Quindi la definizione di uno strumento nuovo di governance delle Autorità portuali: una conferenza dei servizi che consenta di mettere intorno a un tavolo tutti i soggetti e gli enti dal cui funzionamento e coordinamento dipende l’efficienza di un porto.
Ma elemento centrale del progetto della presidenza di Assoporti, è quello relativo all’autodeterminazione finanziaria. La proposta presentata da Monti si basa sulla necessità di generare un effetto leva sui 90 milioni di investimento che derivano ai porti dal riconoscimento dell’1% del gettito prodotto senza incidere sui conti dello Stato. Come ? Eliminando il tetto massimo derivante dalla quota di gettito, aggiungendo un’ulteriore quota di gettito Iva e utilizzando un Fondo presso Cassa depositi e prestiti che rappresenti lo strumento per attivare anche risorse derivanti dal cofinanziamento del project financing, il coinvestimento del Fondo a monte o negli investimenti in una società di progetto (che sarebbe generata dalle stesse Autorità portuali) e project bond.
Una progetto complessivo che ha visto l’adesione immediata di Cassa depositi e prestiti: il presidente Franco Bassanini, nel sottolineare come “un paese che rinuncia a valorizzare la portualità si condanna da solo al declino” ha affermato che il problema principale è quello di costruire strumenti in grado di attirare e garantire capitali privati, agendo sulla semplificazione burocratica, potenziando il potere anche di coordinamento delle Autorità portuali e ragionando da un lato su forme di incentivazione fiscali agli investimenti; dall’altro, sulla messa a fattore comune di risorse derivanti ad esempio dalla liquidità di ritorno alla Bce, fondi Bei, fondi equità. Con una disponibilità di base della Cassa anche a costruire il Fondo, utilizzando le risorse là dove il mercato lo chiede.
Un corale riconoscimento della strategicità dei porti è arrivato dal presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, che ha insistito sulla necessità di una immediata semplificazione procedurale “per sfruttare l’enorme giacimento dell’economia del mare”; da Manuel Grimaldi, neo presidente della Confederazione armatori, che ha sottolineato l’esigenza di qualità nell’azione delle Autorità portuali; da Aurelio Regina, vice presidente di Confindustria che ha offerto ad Assoporti la disponibilità a collaborar sino in fondo per il cambiamento e sfruttare attraverso investimenti mirati le potenzialità uniche dell’economia del mare.
Il presidente della Commissione Trasporti della Camera, Michele Meta, nell’esprimere apprezzamento per una “relazione fuori dai rituali”, ha fornito la disponibilità, già nel processo di riforma, di inserire “paletti” per il cambiamento, attraverso quattro o cinque emendamenti, frutto anche delle indicazioni di Assoporti.
Ha concluso l’assemblea il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, che ha lanciato la sfida per una grande riforma strutturale del settore trasporti, che realizzi in tempi brevissimi un coordinamento fra porti, interporti e garantisca un vero e proprio salto di qualità del settore. Ad esempio attraverso una razionalizzazione delle Autorità portuali e la possibile trasformazione delle stesse in Spa.

Confermato il direttivo Assoporti

Il Direttivo della Associazione dei porti italiani (Assoporti) ha oggi confermato in blocco i vicepresidenti che affiancheranno nei prossimi mesi il Presidente Pasqualino Monti nel compito di attuare un forte rilancio della filiera e del cluster marittimo e logistico.
Solo Luciano Guerrieri, che pure – come sottolinea il presidente Monti – ha fornito un appoggio costante all’Associazione, non farà parte della squadra avendo personalmente manifestato l’opportunità di lasciare il suo posto, essendo scaduto il suo secondo mandato alla presidenza dell’Autorità portuale di Piombino di cui è oggi commissario.
Entra nell’Ufficio di presidenza con la carica di vice presidente, Sergio Prete, presidente del Porto di Taranto.
Confermati tutti gli altri vice presidenti: Luigi Merlo (Genova) con la carica di vice presidente vicario, Pierluigi Massidda (Cagliari), a cui il Direttivo ha confermato piena fiducia, Franco Mariani (Bari), Aldo Garozzo (Augusta), Marina Monassi (Trieste) e Giovanni Grimaldi (Gioia Tauro).

Lupi: Civitavecchia esempio da seguire per la portualità italiana

Il porto di Civitavecchia come esempio positivo da
seguire per la realizzazione di opere pubbliche in grado di rilanciare l’economia del
Paese e tempi brevi per finanziare lo sviluppo del porto di Civitavecchia e quindi la
piastra logistica laziale. Questo l’impegno assunto oggi dal ministro delle Infrastrutture e
dei Trasporti, Maurizio Lupi, in occasione di un incontro con il Presidente dell’Autorità
portuale di Civitavecchia, Pasqualino Monti.
Nel corso di una conferenza stampa svoltasi presso la sede della stessa Autorità portuale,
il ministro ha dichiarato che le opere contenute nel protocollo di intesa siglato a Palazzo
Chigi il 24 aprile scorso e riguardanti in primis le nuove infrastrutture del porto di
Civitavecchia, ma anche gli assi autostradali e i collegamenti con quella che è destinata a
diventare una delle più importanti aree logistiche del paese, saranno inserite tutte
nell’Allegato infrastrutture e trasmesse quindi al Cipe.
“I porti sono risorse strategiche per il rilancio dell’economia – ha detto il Ministro – ed in
particolare Civitavecchia rappresenta un esempio da seguire per la realizzazione di grandi
opere pubbliche, in tempi rapidi e nella massima sicurezza e trasparenza. Di come si
possa passare dal concetto di spesa a quello di investimento”.
“E’ necessario – ha proseguito il ministro Lupi – razionalizzare la grande offerta portuale
del nostro Paese: si deve fare sistema nella concorrenza internazionale. E anche in questo
il porto di Civitavecchia è un modello vincente. E’ evidente come sia necessario
terminare i collegamenti strategici come la trasversale Civitavecchia-Viterbo-Orte per la
quale serve una governance comune e condivisa da tutti i soggetti interessati per
accelerare le procedure e reperire le risorse necessarie”.
Il ministro Lupi ha fornito anche una importante indicazione per quanto riguarda il
cosiddetto “Core Network” europeo, ovvero l’elenco dei porti comunitari considerati
strategici dall’Unione europea, dal quale il porto Civitavecchia era stato
sorprendentemente escluso. Lupi ha confermato un preciso impegno del governo a far sì
che “questo nodo strategico sia riconosciuto come tale e quindi inserito nel Core
Network europeo”.
Il Presidente dell’Autorità portuale di Civitavecchia, Pasqualino Monti, che ha illustrato
al ministro i contenuti del piano di sviluppo del porto, ha sottolineato come la nuova
geografia dei traffici marittimi (gigantismo navale, concentrazioni, ricerca di scali il più
vicini possibile alle aree di produzione e consumo) offra un’occasione irripetibile non per
Civitavecchia, non per Roma, non per il Lazio, ma per l’intero sistema Paese.

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