Articoli marcati con tag ‘petrolio’

Fagioli e Rina alleati per piattaforma Hebron

Collaborazione tra Fagioli e Rina per la piattaforma petrolifera Hebron al largo delle coste canadesi dell’isola di Terranova e del Labrador, a 350 chilometri da Saint John. Fagioli, azienda emiliana specializzata in trasporti eccezionali, si è occupata del sollevamento e dell’installazione delle gigantesche strutture della piattaforma petrolifera. Rina Services, società del gruppo genovese Rina, ha effettuato la verifica tecnica del progetto, necessaria per la sicurezza dell’operazione, complicata dalle dimensioni dei ‘pezzi’ da assemblare e dal vento. La piattaforma comincerà le estrazioni a fine 2017. Costruita utilizzando una struttura di cemento che si ‘auto-supporta’ grazie alla sola forza di gravità, sarà in grado di sopportare l’impatto con gli iceberg e le difficili condizioni meteo-marine della zona. La sfida più complessa per Fagioli e Rina è stata l’integrazione del modulo da 45 tonnellate (Utility process module, Upm) con il modulo alloggi, da 4 mila tonnellate, effettuato con un pontone di appoggio. “Vista l’altezza della struttura, ogni minimo movimento della chiatta risulta amplificato sulla sommità del modulo – spiega Dino Cervetto, direttore servizi tecnici di Rina Services -. L’analisi della stabilità, in particolare, oltre a quella della capacità di sostenere le difficili condizioni ambientali e dell’integrità strutturale, è stata indispensabile per la buona riuscita”

Porti: Trieste, nel 2013 primo nel Mediterraneo per petrolio

I traffici al porto di Trieste sono cresciuti nel 2013, tanto che lo scalo è diventato il primo nel Mediterraneo per il petrolio, con 41,2 milioni di tonnellate movimentate.
Il dato è stato reso noto oggi dalla presidente dell’Autorità portuale, Marina Monassi, e dal presidente e amministratore delegato del gruppo Tal, Ulrike Andres, che gestisce l’oleodotto Transalpino.
Nel 2013 il movimento di container è cresciuto dell’11,49% a quota 458 mila Teu, i veicoli su ferry sono cresciuti del 45,26% a 271 mila, i passeggeri del 49,74% a 147 mila.
La crescita del traffico di greggio è stata del 18,07%, dai 34,9 milioni di tonnellate del 2012 ai 41,2 del 2013, anche grazie alla crescita del peso di Trieste e del gruppo Tal per la raffineria tedesca di Karlsruhe (Germania), la più grande del Paese. La raffineria veniva rifornita storicamente dal porto di Marsiglia, ma dalla fine del 2012 è passata progressivamente nella competenza di Trieste, che oggi fornisce il completo fabbisogno. Lo scalo giuliano fornisce all’Italia i due terzi della domanda di greggio, pari a 40 su 60 milioni di tonnellate.

Saipem, contratti offshore per quasi un miliardo di dollari

Perforazioni offshore

Saipem, leader mondiale nei servizi per l’industria petrolifera, ha firmato nuovi contratti E&C Offshore in Angola, Kazakhstan e Mare del Nord, per un valore di circa 950 milioni di dollari.

In Angola Saipem si è aggiudicata da CabGoc un contratto di tipo Epci per il progetto Congo River Crossing Pipeline, che verrà sviluppato al largo delle coste dell’Angola e della Repubblica Democratica del Congo. Sempre in Angola è stato firmato un contratto di tipo Epci per la realizzazione di infrastrutture URF e gasdotti di esportazione. In Kazakhstan, tramite la società a controllo congiunto Ersai Caspian Contractor LLC in consorzio con Keppel Kazakhstan LLP, Saipem si è aggiudicata da Teniz Burgylau LLP un contratto per la costruzione, allestimento e messa in servizio di un jack-up.

Infine la società ha firmato due contratti per attività T&I che prevedono l’utilizzo della Saipem 7000 e del mezzo posatubi Castoro Sei nel settore Britannico del Mare del Nord, tra il secondo trimestre del 2014 e il terzo trimestre del 2015.

Isaac mette lo stop al petrolio nel Golfo del Messico

Circa il 78% della produzione di petrolio greggio è stata bloccata nel Golfo del Messico a causa dell’arrivo imminente della tempesta tropicale Isaac e sei raffinerie hanno deciso di fermare l’attività. Lo rende noto un rapporto del Dipartimento dell’energia americano (DoE). In previsione dell’arrivo di Isaac, che potrebbe trasformarsi in uragano, sono state evacuate 346 piattaforme marine di estrazione.

www.ansa.it

Libertà di trivella nei mari d’Italia? Legambiente insorge

Piattaforme per l'estrazione

Nuovo grido d’allarme per i mari d’Italia: i limiti recentemente (re)introdotti alla trivellazione potrebbero essere di nuovo spazzati via con un colpo di spugna. A denunciarlo è Legambiente, pronto a ripartire con la campagna di protesta. Nel pacchetto delle liberalizzazioni proposte dal Governo Monti, infatti, trovano spazio anche alcuni articoli “salva-trivelle”. Ridotto il limite di sicurezza dalla costa (dalle 12 alle 5 miglia), via libera agli investimenti in infrastrutture estrattive. In giorni come questi, in cui sta prendendo forma un nuovo spauracchio, dopo quello dello sciopero dei tir e della neve, ovvero la chiusura dei rubinetti del gas da parte dei nostri maggiori fornitori, la notizia potrebbe rasserenare qualcuno. Ma il gioco vale davvero la candela?

RISERVE. Secondo le stime del Ministero dello Sviluppo economico le riserve italiane corrispondono a 187 milioni di tonnellate di petrolio, di cui 11 sul fondo del mare. Ai ritmi di oggi, le riserve sarebbero esaurite in circa 2 anni e mezzo.

UN MARE DI TRIVELLE.
Eppure queste piccole quantità non spaventano gli investitori: sono 117 le nuove trivelle che minacciano il mare e il territorio italiano, grazie ai permessi di ricerca di idrocarburi rilasciati fino ad oggi. Solo nell’ultimo anno sono stati concessi 21 nuovi permessi per un totale di 41.200 kmq. Quasi 12mila kmq di mare sono battuti da altrettante trivelle: 12 riguardano il canale di Sicilia, 7 l’Adriatico settentrionale, 3 il mare tra Marche e Abruzzo, 2 in Puglia e 1 in Sardegna. Se a queste aree sommiamo quelle per cui sono state avanzate richieste da parte di società petrolifere, la superficie a rischio trivella si estende fino a 30mila kmq: un’area più estesa della Sicilia.

A rischio anche Sardegna e Toscana

LE AREE A RISCHIO. Le aree più appetibili sono l’Adriatico centro-meridionale (5 permessi attivi e 14 nuove richieste) e il Canale di Sicilia (12 permessi attivi e 21 richieste in attesa, per un’area estesa 9mila kmq). Ma prossimamente la ricerca di idrocarburi potrebbe interessare anche il mar Tirreno, compresi l’Arcipelago Toscano (anche se per il momento tutte le istanze sono state respinte) e i golfi di Cagliari e Oristano in Sardegna. Leggi il resto di questo articolo »

114 milioni di litri di petrolio risparmiati in un anno grazie ai ricostruiti

Risparmiati oltre 114 milioni di litri di petrolio nel 2010 grazie ai ricostruiti

La ricostruzione di pneumatici è una importante risorsa energetica. Nel 2010 grazie alla ricostruzione sono stati risparmiati 114,6 milioni di litri di petrolio, 32.733 tonnellate di materie prime, evitando inoltre che 33.200 tonnellate di pneumatici usati diventassero rifiuti. La ricostruzione consente infatti di riutilizzare, dopo il primo impiego, la struttura dei pneumatici che ad accurati controlli risulta ancora perfettamente integra. Il rinnovo del pneumatico avviene sostituendo il battistrada usurato con una tecnologia assolutamente affidabile e avanzata. Dopo avere verificato accuratamente l’integrità della struttura e rimosso il battistrada usurato, viene  applicato un nuovo battistrada attraverso un processo di vulcanizzazione, a freddo o a caldo, che rinnova il pneumatico in modo assolutamente sicuro. Il processo è garantito dal rispetto delle normative europee che disciplinano l’attività di ricostruzione: i regolamenti ECE ONU 108 per i pneumatici per autovettura e 109 per i pneumatici per autocarro.

Il biocombustibile? Nasce sul fondo del mare della Sicilia

In fondo al mar...

Ci salveranno le alghe. Dall’inquinamento, dal caro prezzi di benzina e diesel, dalla tirannia del petrolio: ci penseranno loro, i micro-organismi che nascono e crescono sul fondo del mare. Il progetto, il primo di questo tipo in Italia, è appena stato avviato in Sicilia. Qui, nella rada di Augusta, sarà realizzato l’impianto industriale dimostrativo: 5mila metri quadri di vasche destinate all’allevamento di alghe alimentate con CO2 industriale proveniente dai fumi di due generatori di vapore già presenti nell’area.

Sarà la fermentazione delle alghe a produrre il combustibile eco, il biometano. Coordinatore e vice coordinatore del progetto sono rispettivamente il prof. Silvano Simoni e il prof. Andrea Cappelli del Dipartimento di Ingegneria Chimica e dei Materiali dell’Università La Sapienza di Roma. L’investimento previsto è di 3,9 milioni di euro, di cui 2,9 erogati direttamente dalla Commissione Europea.

Il costo del carburante estratto dalle alghe non è ancora competitivo rispetto ai carburanti tradizionali: secondo un recentissimo studio pubblicato si aggirerebbe intorno ai 53,2 euro per megajoule contro i 15,8 del petrolio. Ma nell’arco di 15 anni, con l’ottimizzazione del processo produttivo, il valore potrebbe abbassarsi notevolmente.

Scozia: le perdite di petrolio della piattaforma Shell “Gannet Aplha”.

La stazione Gannett Alpha

Piattaforma petrolifera Gannett Alpha: il problema per Shell ora è la tubatura che collega la piattaforma ai fondali del mare del nord, fino al pozzo di estrazione.

La compagnia sta cercando di chiudere anche la seconda perdita, quella minore. Questa seconda si trova in un punto del fondale con una vegetazione molto sviluppata. La perdita, a volo d’uccello, si estende al massimo per quasi 30 km.

Sono stati riversati in mare 216 tonnellate di petrolio – pari a 1.300 barili, il quadruplo delle perdite annuali dovute ad accidenti.

2050: Mare Artico navigabile.

Roald Amunds fu il primo a trovare una rotta alternativa a quella atlantica per raggiungere l’Alaska.

“Entro il 2050 il mare Artico sarà parzialmente navigabile”. Lo dice uno studio americano pubblicato dalla rivista Nature. Colpa del surriscaldamento globale. Un affare per chi cerca greggio e gas.

Pare che il polo possa custodire un terzo delle riserve modniali di gas e il 13% di quelle di greggio. Le compagnie petrolifere, la Russia e la Svezia sono pronte ad avviare le perforazioni nel mare di Barents.

Il percorso favorito sarebbe quello che unisce il porto russo Murmansk alla baia canadese di Hudson, navigabile da luglio a settembre in circa due settimane.

Le connessioni terrestri che sfruttano laghi e ghiacci congelati, invece, saranno inutilizzabili per periodi più lunghi. Questo problema sembra limitarsi al Canada.

Trivelle petrolifere al largo delle Tremiti?

Il mare delle Tremiti

Piattaforme petrolifere a pochi chilometri dall’area protetta delle Isole Tremiti, a largo della Puglia. Via libera del Ministero dell’ambiente alla società Petroceltic Elsa per le ricerche sul petrolio vicino alla costa foggiana. E gli ambientalisti di Puglia (e non solo) vanno su tutte le furie.

“E’ assurdo pensare a delle piattaforme petrolifere a poca distanza dal paradiso di una delle aree marine più importanti d’Italia – dichiara il presidente di Legambiente Puglia, Francesco Tarantini – il gioco non vale la candela”.
Stando a dati del Ministero dello Sviluppo economico, in Italia nel 2009 sono stati estratti 4,5 milioni tonnellate di petrolio (4 sulla terra e 0,5 off shore), il 6% dei consumi nazionali di greggio.

“A fronte del rischio di incidente – continua il presidente di Legambiente – come è avvenuto nel Golfo del Messico l’anno scorso, che significherebbe la distruzione di un patrimonio eccezionale come quello delle Tremiti, le quantità di petrolio estratte sarebbero non significative e non aiuterebbero il Paese a rendersi maggiormente autonomo rispetto alle importazioni dall’estero”.

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