Articoli marcati con tag ‘PM10’

Magistratura “elettrizzante”!

Dal 2009 ad oggi ho sempre sostenuto che la rivoluzione della mobilità elettrica parte da una visione di economia di sistema.

Alle case automobilistiche, alle società energetiche, alle istituzioni locali e nazionali oggi si potrebbe aggiungere un altro attore: la magistratura.

Per potervi fornire una visione più tecnica e corretta ho chiesto all’avv. Riccardo Salomone, specializzato in diritto penale ambientale, di raccontare cosa sta succedendo e quale sia l’orientamento della giurisprudenza su questi temi. Ne esce un quadro interessante e preoccupante al tempo stesso; fossi a governo di una città grande o piccola qualche riflessione la farei. Quello che è più strano è che sia tuto piuttosto taciuto, il compito del blog è anche questo far conoscere ciò che l’informazione ”tradizionale” a volte tace.

Avv. Salomone ci sono dei procedimenti penali incorso per inquinamento dell’aria?

Attualmente in Italia sono pendenti parecchi procedimenti penali riguardanti l’inquinante PM10. Nello specifico, si sono attivate le Procure di Firenze, Palermo, Messina, Venezia, Treviso e Padova, contestando i reati di rifiuto di atti d’ufficio (art. 328 c.p. Rifiuto di atti d’ufficio. Omissione) e getto pericoloso di cose (art. 674 c.p. Getto pericoloso di cose) agli amministratori pubblici.

Mi sta dicendo che chi rischia penalmente e personalmente sono i Sindaci?

I presunti responsabili sono Sindaci e Assessori, in quanto – si argomenta –  il soggetto agente, responsabile della omissione è individuato in quello cui la legge attribuiva il potere di emettere gli atti più strettamente funzionali alle necessità del caso; in funzione della prevenzione e soluzione di danni e pericoli verificatisi a causa del mancato intervento. L’agente responsabile può essere in breve soltanto chi era al momento dell’evento titolare dei poteri che potevano esprimere i provvedimenti amministrativi urgenti attraverso cui adottare e potere dar esecuzione a misure giuridiche (es. ordini positivi, divieti, regolamentazione degli orari, permessi, etc.) e tecniche per la soluzione del pericolo (opere pubbliche, interventi sul patrimonio stradale esistente e altre).

Qual è lo stato dell’arte dei processi?

I processi hanno all’incirca tutti lo stesso iter: assoluzione in primo grado (perché le condotte omissive ascritte agli imputati non sono state ritenute idonee ad incidere in via immediata e diretta nel settore della sanità come richiesto dalla legge), ricorso per Cassazione del Pubblico Ministero, conversione del ricorso in appello da parte della Cassazione (perché le questioni dedotte presupponevano l’esame e la risoluzione di problemi fattuali): ad oggi siamo in attesa, dunque, dei giudizi di appello.

Quindi PM battaglieri a tutela della salute pubblica, cosa potrebbero fare in più?

Sulla scia del processo Eternit, è possibile che in futuro le Procure “correggano la rotta”, contestando altri e più gravi reati, come ad esempio il disastro ambientale (art. 434 c.p. Crollo di costruzioni o altri disastri dolosi), l’omicidio colposo (art. 589 c.p. Omicidio colposo) o le lesioni personali (art. 582 c.p. Lesione personale; art. 590 c.p. Lesioni personali colpose). Naturalmente, per poter pervenire a delle condanne, occorrerà pur sempre la prova del nesso causale fra materiale particolato ed evento dannoso per la salute, nonché la prova della colpa (negligenza, imperizia, imprudenza, inosservanza di leggi o regolamenti) del pubblico amministratore o – nei casi più gravi – del dolo.

Corriere della Sera 25 febbraio 2011

In sintesi mi sembra che il quadro sia chiaro: sta nascendo un fronte giurisprudenziale nuovo e che recepisce le istanze di tutela della salute pubblica che nascono dai cittadini (ad esempio le mamme anti-smog di Milano) e che sono regolamentate da norme Europee come nel caso degli sforamenti del PM10. Questo impatta direttamente sugli amministratori locali che devono agire.

E’ credibile che l’”Area C” di Milano o la Congestion Charge di Londra siano velocemente adottate anche da altri Comuni.

Muoversi domani

Un blog sulla mobilità sostenibile può essere a rischio noia o esasperato tecnicismo; vorrei riuscire a evitarlo presentando un punto di vista diverso; non tecnico, non mercatistico; ma visionario.

Il lascito di Steward Brand divenuto famoso grazie a Steve Jobs nel suo discorso alla Stanford University: “Stay hungry, stay foolish”, in fondo è un inno al voler essere fuori dagli schemi, anticonformisti, saper immaginare il futuro andando oltre la visione che l’oggi concede, sapendo organizzare la composizione degli elementi della realtà in un ordine diverso, tale da far intravedere nuovi orizzonti e nuove opportunità.

Il mercato automotive di domani sarà molto diverso da quello che conosciamo: premierà i visionari, gli innovatori, gli entusiasti; in tal senso il titolo dell’editoriale di Carlo Cavicchi di questo mese su Quattroruote è emblematico: “Quando ibrido era un temine imbarazzante”.

Sono passati solo 15 anni e Toyota ha venduto oltre 4.6 milioni di veicoli ibridi nel mondo.

I manager di Toyota sono andati oltre l’onanismo ingegneristico ed hanno trasformato la visione in business dimostrando che l’innovazione non è rivoluzione ma richiede impegno, determinazione, pervicacia: ovvero capacità di leadership.

Sono certo che tra 10 anni su Quattroruote ci potrà essere un altro editoriale con un titolo pressochè identico: “Quando elettrico era un termine imbarazzante”.

Ed anche allora ricorderemo i detrattori, gli sfiduciati, i denigratori di una forma di mobilità oggi embrionale nei numeri ma che ha tutte le caratteristiche per diventare la frontiera della mobilità urbana.

Esistono tanti tipi di PM

“Urbana ed elettrica” sono parole imprescindibili per muovere persone e merci nei prossimi anni; non importa se sarete a Shangai, a New Dheli, a Los Angeles, Parigi, Saigon o Milano, ma dovrete pensare che gli amministratori locali dovranno perseguire un bene primario: la salute pubblica.

E per ottenere ciò saranno costretti a delle forme di restrizione della mobilità oggi inusuali e forse impensabili.

Lascio alcuni numeri su cui, se avete voglia potrete esercitarvi, e che saranno fondamentali per capire quali fattori esogeni modificheranno rapidamente in Italia l’approccio verso la mobilità a zero emissioni: 328; 433; 589; 590. Vediamo chi indovina.

Unica raccomandazione non giocateli al lotto!

Istat: la qualità dell’aria nelle città italiane è in peggioramento

La qualità dell’aria nelle città italiane è peggiorata, soprattutto al Nord, dove si concentrano i comuni che per più volte hanno superato i limiti consentiti di polveri sottili. A fornici i dati poco incoraggianti è l’indagine ”Dati ambientali nelle citta”’ pubblicata dall’Istat, secondo cui il numero medio di giorni in cui si è registrato lo sforamento del valore limite di Pm10 si è attestato, nel 2011, a 54,4 giorni. In sostanza si è invertito il trend degli ultimi anni che avevano visto il passaggio dai 68,9 giorni del 2007 ai 44,6 del 2010.
L’incremento riguarda quasi esclusivamente i capoluoghi del Nord Italia, passati da 55,8 a 75,2 giorni. Qui a incidere negativamente, spiega l’Istat, è anche l’andamento dei fattori meteo-climatici nel Settentrione e soprattutto nella Pianura Padana. Risultano stabili, invece, i valori medi dei capoluoghi del Centro (circa 43 giorni) e del Mezzogiorno (circa 35 giorni). Al Nord appena il 17,4% dei capoluoghi che hanno effettuato il monitoraggio per il Pm10 non ha superato la soglia delle 35 giornate, oltre le quali sono obbligatorie per legge misure di contenimento e di prevenzione delle emissioni di materiale particolato. Nel 2010 l’analoga quota del Settentrione era pari al 31,1%. Il quadro, sottolinea l’Istat, ”disegna una situazione negativa che non si registrava da almeno quattro anni”. Un peggioramento, ma contenuto, ha interessato anche i capoluoghi del Centro, mentre nel Mezzogiorno si conferma il trend di lento miglioramento in atto negli ultimi anni.
In testa alla classifica delle peggiori dieci città troviamo Torino e Milano, con Siracusa al secondo posto. Un confronto con il 2010, tuttavia, mette in luce una crescita dei giorni di superamento dei limiti che accomuna quasi tutte le grandi città eccetto Venezia, Catania, Bari, Firenze e Napoli. In particolare Verona, Milano, Trieste, Roma e Torino hanno fatto registrare incrementi che vanno dai 27 ai 60 giorni in piu’ di sforamento dei limiti.

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