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Le Piccole e medie imprese italiane sono poco propense alle esportazioni verso i mercati internazionali

Secondo il *Report sull’esportazione delle Piccolo e medie imprese europee realizzato da Harris Interactive per conto di FedEx Express, controllata da FedEx Corp. (NYSE:FDX), la maggior parte delle PMI dei principali mercati in Europa sono poco propense alle esportazioni.

I risultati mostrano che quasi due terzi (62%) delle PMI non svolgono attività di esportazione, nonostante oltre tre quarti (78%) delle imprese riconosca il potenziale dei mercati e dei clienti internazionali, e rivelano che le PMI che non esportano perdono in media fino a 647.000 euro in ulteriori potenziali ricavi annuali.

Il rapporto analizza in maniera puntuale l’atteggiamento e la propensione nei confronti dell’attività di esportazione da parte delle PMI della regione, ampiamente riconosciute per il loro importante ruolo nello stimolo della crescita, nell’apertura di nuovi mercati e nella creazione di posti di lavoro. Comparando i singoli mercati presi in esame, emergono chiare differenze nelle attività di esportazione: si passa dalla normalità della Spagna, dove quasi la metà delle PMI (47%) opera a livello internazionale, al 41% dell’Italia, mentre le PMI francesi e tedesche registrano livelli nettamente inferiori, rispettivamente pari al 32% e 31%.

Del 41% delle PMI italiane che esportano attualmente, la stragrande maggioranza (99%) esporta verso altri mercati europei, con i grandi mercati dell’Europa occidentale (Francia, Germania e Spagna), in cima alla lista dei paesi esportatori, seguiti non troppo lontano da Regno Unito e Svizzera. Il 61% esporta verso i mercati al di fuori dell’Europa, in primis verso gli Stati Uniti, il più importante mercato per le esportazioni a livello globale, e verso altri floridi mercati che stanno crescendo molto rapidamente, ma meno rappresentati, tra cui i mercati BRIC.

In Italia le imprese esportatrici sembrano beneficiare notevolmente dei vantaggi finanziari dati dalle attività commerciali internazionali, con le PMI in rapida crescita (oltre il 50%)** molto più propense ad intraprendere percorsi mirati all’esportazione, rispetto alle PMI statiche o in declino (32%) in termini di ricavi. Le PMI esportatrici hanno, inoltre, un approccio maggiormente ottimistico circa le prospettive di fatturato nel corso dei 12 mesi successivi, con il 51% avente aspettative di crescita, rispetto al 40% delle non esportatrici.

Mentre la maggior parte delle PMI italiane si aspetta una maggiore crescita in termini di ricavi internazionali rispetto a quelli domestici, appena il 22% ha ambizioni concrete di sviluppare il proprio business oltre i confini, il che significa che le PMI non sono ancora totalmente convinte dei benefici derivanti dall’esportazione. Le previsioni di crescita del mercato delle esportazioni delle PMI sono pressoché stabili, con il raggiungimento del 49% tra 5 anni e del 55% in un decennio.

“La nostra ricerca – ha commentato Filippo Capogreco, Senior Manager Air Operations FedEx Express – evidenzia che le piccole e medie imprese in Italia non hanno fiducia nelle opportunità offerte dalle esportazioni. Questo perché percepiscono le barriere del commercio internazionale come invalicabili. Molti imprenditori sono restii nel valutare le vantaggiose opportunità legate all’ esportazione, poiché sono preoccupati riguardo alla scelta dei mercati più adatti, dagli aspetti pratici per assicurarsi l’avvenuto pagamento e la gestione delle richieste e delle restituzioni da parte dei clienti, senza avere una presenza fisica sul mercato, così come la mancata conoscenza del know-how tecnico circa i processi legali quali, ad esempio, le procedure doganali”

“In FedEx – ha continuato Capogreco – lavoriamo con le PMI per contribuire a rimuovere gli ostacoli che impediscono loro di sfruttare l’interessante possibilità di crescita che l’esportazione è in grado di fornire. Il nostro obiettivo è quello di aumentare la presenza globale delle PMI europee – sia quelle che mirano all’espansione e sia le aziende che muovono i primi passi in questo mondo. Per le PMI fare affari all’estero è ora molto più semplice: grazie all’utilizzo di appositi strumenti online, Small Business Centres. Le imprese potranno avere a disposizione la consulenza di oltre 3.000 esperti nel settore del commercio globale in tutta la nostra rete, in grado di fornire consigli e supporto su normative doganali, documentazione e imballaggio”.

Nautica, i piccoli resistono. Ma non sono ottimisti

L'indagine presentata a Seatec

Reggono le piccole e medie imprese della nautica. Nonostante la congiuntura negativa il 43% delle pmi del settore non ha registrato variazioni di fatturato, mentre il 39% circa ha avuto cali compresi tra il 10 e il 30%. E’ sotto il 17%, invece, la quota delle aziende che ha registrato una contrazione superiore al 30%. A svelare i dati un’indagine realizzata da Cna Produzione Nautica insieme all’Istituto di ricerca Eures, presentata al Seatec, la rassegna internazionale di tecnologia nautica.

Dall’indagine, condotta su 211 imprese della filiera nautica del Centro-Nord e in Sardegna, emerge un settore che, nonostante i contraccolpi di una lunga crisi, ‘tiene’ e cerca di riposizionarsi diversificando le aree di attività, salvaguardando l’occupazione e facendo affidamento soprattutto sulla qualità del made in Italy. Segnale particolarmente positivo la tenuta occupazionale: l’81,8% del campione indica una sostanziale stabilità su questo fronte e punta a una manodopera ultra specializzata. Stabile anche la quota del mercato estero, che per il 92,1% delle imprese non ha subito variazioni. Infine il 73% delle aziende dichiara di aver messo in campo strategie specifiche per recuperare le fette di mercato perdute a causa della crisi. Con successo: la parola d’ordine è diversificare. Il livello di ottimismo, però, è ancora contenuto: nel giro dei prossimi 3-5 anni il 73% degli intervistati non prevede un ritorno alla redditività pre-crisi.

Pmi: la ripresa? A bordo del corriere espresso

La ripresa passa dall'export

Cauto ottimismo da parte delle piccole e medie imprese italiane per la ripresa. Ma una cosa è certa: passerà da un aumento dell’export. Secondo una rilevazione effettuata da Demoskopea per conto di Ups su 600 imprese, oltre la metà dei piccoli e medi imprenditori pensa che la situazione economica rimarrà invariata nel 2011: ma gli ottimisti sono comunque di più.

A rallentare l’internazionalizzazione delle Pmi sono soprattutto gli elevati costi associati all’espansione all’estero (secondo il 40% degli intervistati). Il problema riguarda in particolare i settori abbigliamento e automotive dove questa percentuale sale rispettivamente al 59% e 52%. Altri forti ostacoli sono l’eccessiva burocrazia per l‘avviamento delle attività (26%), in particolare per i settori chimico e dei componenti di costruzione, e la complicatezza delle regole doganali (18%), soprattutto per i settori IT ed elettrodomestici.

Una spinta alla competitività sul fronte estero può arrivare dai servizi di corriere espresso. Tuttavia il pieno potenziale dei servizi logistici avanzati risulta non essere ancora pienamente capito dagli utilizzatori.

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