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Risparmio e sicurezza per l’autotrasporto con pneumatici invernali ricostruiti

Dal 15 novembre scorso è obbligatorio montare pneumatici invernali o avere a bordo mezzi antisdrucciolevoli (catene), sulle strade in cui tale obbligo è esplicitamente segnalato. Questo obbligo è valido per tutti i veicoli a motore, e quindi anche per gli autocarri. Proprio per questi mezzi una soluzione in grado di garantire sicurezza e affidabilità ed al contempo di contenere i costi di gestione dei veicoli, ricorda Airp (Associazione Italiana ricostruttori Pneumatici), consiste nell’utilizzo di pneumatici invernali ricostruiti.

I pneumatici ricostruiti sono ottenuti ripristinando la struttura portante di gomme che hanno già avuto un ciclo di vita, mentre il battistrada usurato viene sostituto con uno nuovo. La ricostruzione di pneumatici è disciplinata da normative internazionali, ECE ONU 108 per vettura e 109 per autocarro, che definiscono rigorosi parametri tecnici, regolamentano le diverse fasi del processo produttivo di ricostruzione, le marcature e i controlli. Il pneumatico ricostruito, pertanto, è un prodotto sicuro e per di più con prestazioni del tutto analoghe a quelle del pneumatico nuovo di qualità.

Ma la ricostruzione offre vantaggi notevoli anche dal punto di vista economico, dal momento che i pneumatici ricostruiti hanno un costo decisamente inferiore rispetto ai pneumatici nuovi. Questo perché, come più sopra si accennava, riutilizzano la struttura portante di pneumatici che hanno già avuto un primo ciclo di vita. Il vantaggio legato al ritorno economico è indubbiamente un tema di vitale importanza per le aziende di autotrasporto, che devono affrontare la sfida di coniugare efficienza e riduzione dei costi operativi.

Inoltre, un altro aspetto rilevante legato alla ricostruzione dei pneumatico, sottolinea Airp, è quello di ottenere benefici per l’ambiente in quanto allungando la vita del prodotto si evita la necessità di smaltire prodotti che possono essere ancora riutilizzati.

Facilitare la scelta: TreadMax condenserà tutta l’offerta di ricostruiti a caldo premium di Goodyear Dunlop

Goodyear Dunlop annuncia che i ricostruiti Dunlop per veicoli commerciali, in precedenza prodotti con la denominazione MultiTread, faranno ora parte dell’offerta di ricostruiti a caldo premium TreadMax. Ciò significa che i pneumatici autocarro di Goodyear e Dunlop di ultima generazione possono ora essere ricostruiti come TreadMax Goodyear e TreadMax Dunlop.
I pneumatici TreadMax adottano gli stessi disegni del battistrada e hanno prestazioni simili a quelle dei pneumatici nuovi che sostituiscono. L’ampliamento dell’offerta dei TreadMax ricostruiti a caldo premium di Goodyear Dunlop renderà ancora più facile la scelta dei pneumatici per le flotte. Adesso la gamma TreadMax comprenderà tutti I ricostruiti a caldo premium di Goodyear Dunlop. In precedenza, i ricostruiti TreadMax erano prodotti solo utilizzando pneumatici autocarro Goodyear, dotati di carcasse di ultima generazione. Adesso anche le coperture Dunlop di ultima generazione saranno ricostruite con il nome TreadMax.
La precedente gamma di ricostruiti a caldo MultiTread Dunlop adesso comprenderà i TreadMax Dunlop SP 444, TreadMax Dunlop SP 244, TreadMax Dunlop SP 372 e TreadMax Dunlop SP 472. I ricostruiti TreadMax Dunlop avranno una nuova grafica sui fianchi che è molto simile al disegno dei pneumatici nuovi corrispondenti, con il logo TreadMax per differenziarli.
Il nuovo portafoglio di ricostruiti a caldo premium TreadMax comprenderà l’attuale gamma di pneumatici per veicoli commerciali di Goodyear e Dunlop, tra cui i pneumatici per trasporto stradale, per impieghi misti, per autobus e pullman. Ciò faciliterà la scelta degli operatori delle flotte nel selezionare le versioni dei pneumatici per veicoli commerciali ricostruiti a caldo premium di Goodyear e Dunlop. Usando gli stessi materiali e le stesse caratteristiche del battistrada dei pneumatici nuovi che sostituiscono, i prodotti TreadMax Goodyear e TreadMax Dunlop offrono prestazioni simili a quelle delle coperture nuove equivalenti. Scegliendo i ricostruiti a caldo premium TreadMax, gli operatori delle flotte possono ridurre in modo significativo il costo totale di possesso dei loro pneumatici e ottimizzare il costo chilometrico.

“Riunendo tutti i ricostruiti a caldo premium di Goodyear e Dunlop sotto la denominazione TreadMax, rendiamo la nostra offerta di ricostruiti più trasparente per i nostri clienti. Gli operatori delle flotte alla ricerca di ricostruiti a caldo premium adesso possono scegliere facilmente i pneumatici più adatti alle loro esigenze all’interno della nostra esaustiva gamma TreadMax,” dice Luca Molgora Direttore Business Unit Truck di Goodyear Dunlop Tires Italia. “TreadMax rappresenta il nostro portafoglio di ricostruiti a caldo, che offre alle flotte prestazioni simili a quelle dei pneumatici che sostituiscono. Ciò aiuta gli operatori a mantenere i bassi costi operativi forniti dai nostri pneumatici e a ridurre il Costo Totale di Possesso per le loro attività.”
Oltre all’offerta di TreadMax ricostruiti a caldo per le più recenti coperture Goodyear e Dunlop, l’azienda continuerà a offrire la sua gamma di ricostruiti a caldo Nextread con i disegni del battistrada di Goodyear e Dunlop e utilizzerà sia le coperture Goodyear e Dunlop che altre coperture selezionate.

ECOPNEUS: nuova riduzione dei contributi sull’acquisto di pneumatici delle aziende socie. Per i consumatori un risparmio da 9 milioni di euro

Dal 1 luglio sono ancora più bassi i contributi ambientali associati all’acquisto di pneumatici nuovi immessi nel mercato dai Soci di Ecopneus. La società senza scopo di lucro è infatti riuscita a rendere ancora più efficienti le modalità operative di gestione dei Pneumatici Fuori Uso ed ha dunque potuto abbassare ancora il contributo ambientale richiesto ai consumatori, che da oggi scende da 2,30 a 2 euro per il segmento auto ed in proporzione per tutte le altre tipologie di pneumatico.

Dal 2011 è la quarta volta che Ecopneus riduce il contributo ambientale, grazie ad un costante impegno per l’ottimizzazione dei processi operativi e ad una gestione attenta ed efficiente. Il risparmio per i consumatori italiani con questa ultima riduzione è stimato in 9 milioni di euro su base annua. Dall’avvio del sistema nel settembre 2011 ad oggi, l’insieme delle riduzioni ha comportato invece un risparmio complessivo sull’acquisto di pneumatici nuovi stimato in circa 30 milioni di euro.

Una riduzione ancora più preziosa alla luce del rilevante livello di servizio assicurato al mercato del ricambio dei pneumatici, degli importanti risultati operativi raggiunti sul campo e del nostro impegno oltre quanto chiesto dalla normativa” dichiara Giovanni Corbetta, Direttore Generale di Ecopneus. ”Anche nello scorso anno siamo riusciti a superare il nostro target di legge sulla raccolta, andando a prelevare 247 mila tonnellate di PFU da 33.000 “gommisti” grazie a oltre 72.000 missioni di automezzi. Riuscire ad ottenere questi risultati, garantendo un ottimo servizio al sistema e un risparmio al consumatore deve essere motivo di orgoglio per tutti gli attori della nostra filiera che a tale risultato hanno fortemente contribuito”.

Il contributo ambientale è un importo collegato all’acquisto di ogni pneumatico nuovo che deve servire esclusivamente a finanziare le operazioni di raccolta, trasporto e trattamento del pneumatico una volta arrivato a fine vita. Un costo in passato compreso nel prezzo del pneumatico nuovo e che dal 2011 deve essere invece evidenziato nel documento di vendita, a tutela del consumatore che non è più esposto a ricarichi o pratiche commerciali scorrette. Da esso non può derivare nessun utile: la legge prevede che eventuali avanzi di gestione di fine anno non possano essere distribuiti come dividendi ai soci e che debbano essere destinati per almeno il 30% in operazioni di prelievo da stock storico, al fine di ridurre gli accumuli di PFU presenti in Italia.

Ecopneus, grazie all’avanzo di gestione ottenuto, in questi anni ha portato a termine 8 operazioni di prelievo straordinario da stock storico rimuovendo e avviando a recupero complessivamente circa 50.000 tonnellate di PFU. Un’ulteriore operazione analoga è tuttora in corso nel più grande accumulo di PFU d’Europa, a Castelletto di Branduzzo (PV), dove ne erano accumulate oltre 60.000. Ad oggi oltre 22mila tonnellate di PFU sono state già rimosse e il sito sarà completamente svuotato entro il 2016.

Autocarri: fino a 1.700 euro all’anno in meno con i pneumatici ricostruiti

1.700 euro all’anno: è questo il risparmio che si può ottenere in un anno nelle spese di gestione di un autocarro se si utilizzano pneumatici ricostruiti omologati. La cifra è di tutto rispetto, e a ciò si aggiunge che l’uso dei ricostruiti è sicuramente consigliabile anche perché l’affidabilità di questi prodotti è assicurata dal fatto che dal 2006 è obbligatoria l’omologazione europea. La procedura, informa Airp (Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici), riguarda lo stabilimento del ricostruttore e l’omologazione viene rilasciata dall’autorità preposta a seguito di verifiche del processo di fabbricazione, dopo avere testato con esito positivo campioni della produzione. La validità dell’omologazione è strettamente legata al sito di produzione e non è trasferibile acquistando o vendendo un impianto. Anche i marchi sono legati all’impianto. Nella richiesta di omologazione il ricostruttore deve infatti dichiarare tutti i marchi dei pneumatici che l’impianto produrrà.

A tutela del consumatore, il marchio di omologazione va riportato sul pneumatico ricostruito, insieme ad altre marcature che devono essere presenti su entrambi i fianchi o sul fianco esterno. Naturalmente deve essere indicato anche il nome commerciale del ricostruttore e deve essere evidente che il pneumatico è ricostruito. Per quest’ultimo fine deve essere presente la marcatura “RETREAD”.

Sul pneumatico deve essere apposta anche la data di fabbricazione, secondo un codice di quattro cifre, dove le prime due indicano il numero della settimana e le ultime due l’anno di ricostruzione. Naturalmente il marchio apposto sul pneumatico ricostruito deve riportare anche il numero dell’omologazione e il paese di produzione.

Come si vede le prescrizioni a tutela del consumatore sono precise e meticolose. D’altra parte è stata proprio l’Airp a richiederle, consapevole della propria responsabilità sociale e della necessità di tutelare l’immagine del pneumatico ricostruito omologato.

240.000 tonnellate di Pneumatici Fuori Uso raccolte e avviate a riciclo da Ecopneus nel 2012

Circa 350.000 sono le tonnellate di pneumatici che ogni arrivano a fine vita in Italia. Ecopneus ne gestisce quasi l’80%: una responsabilità importante, che si traduce nel compito di coordinare le operazioni gratuite di raccolta di PFU presso i punti di generazione del rifiuto (gommisti, officine, stazioni di servizio ecc.), di trattamento fino all’effettivo recupero e di  monitoraggio e tracciamento dei flussi.

Le applicazioni dei materiali derivanti dal recupero dei PFU

Un processo virtuoso i cui riflessi partono dalla tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente e si allargano alle possibilità di utilizzare al meglio questo prezioso materiale dai numerosi e interessanti impieghi.

Le applicazioni dei materiali derivanti dai processi di lavorazione dei PFU, spaziano in campi diversi: superfici per attività sportive (campi da calcio, piste da atletica, campi da pallacanestro e pallavolo, pavimentazioni in ambito degli sport equestri); asfalti stradali con bitume modificato per la realizzazione di strade che durano di più, resistenti alle intemperie, meno rumorose, più drenanti in caso di pioggia; cordoli, spartitraffico, rallentatori e delimitatori di corsie nelle nostre città cui si aggiungono rivestimenti di protezione per fioriere, rotatorie e aiuole spartitraffico; materiali isolanti impiegati in edilizia per l’isolamento termico ed acustico di pareti, solai e pavimenti.

L’impegno ambientale: i prelievi da Stock Storici

Nel corso del 2012, senza interferenze nella quotidiana attività di gestione dei PFU generati nel mercato del ricambio, Ecopneus ha potuto portare a termine un altro importante obiettivo: rimuovere e avviare a recupero oltre 14.000 tonnellate di PFU che giacevano abbandonate in piazzali o capannoni a seguito del fallimento delle società che avevano intrapreso attività di recupero.

Esiste, infatti, un ampio numero di siti oggetto di accumulo di PFU, definiti “stock storici” e distribuiti su quasi tutto il territorio nazionale. Eredità del passato che Ecopneus sta affrontando in modo deciso. Il decreto che regolamenta l’attività dei produttori e importatori di Pneumatici e delle loro forme associate, prevede, infatti, che ogni anno il 30% dell’eventuale avanzo di gestione debba essere destinato proprio a prelievi da stock storici ed anche che ulteriori interventi possano essere effettuati dopo aver garantito la gestione di quanto prodotto giornalmente nelle operazioni di cambio di neumatici.

Nel corso del 2012 Ecopneus ha effettuato 4 operazioni di prelievo straordinario presso 4 siti nelle città di Ferrara, Oristano, Olbia e Buccino, rimuovendo oltre 14.000 tonnellate di PFU. Gli interventi, completamente a carico di Ecopneus, hanno permesso la messa in sicurezza dei siti, scongiurando il rischio di incendio così come la diffusione di malattie legate agli insetti che negli anni si erano insediati tra i pneumatici lì abbandonati ed infine l’invio a corretto recupero del PFU raccolto.

1700 euro risparmiate con un treno gomme ricostruito su un tir

Per un autoarticolato da 44 tonnellate, con 120.000 chilometri annui di percorrenza,
la spesa del ricambio con pneumatici ricostruiti è di circa 2.200 euro, contro i
3.900 che si spenderebbero utilizzando pneumatici nuovi. Il risparmio è di ben 1.700
euro. Il dato è stato diffuso nel corso di una recente intervista da Stefano
Carloni, presidente di Airp (Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici). Il
risparmio generato dall’adozione dei pneumatici ricostruiti è
un’opportunità molto importante per le imprese italiane di autotrasporto che,
nell’attuale difficile contesto economico, scontano costi notevolmente
superiori a quelli di molti concorrenti ed in particolare di quelli dei paesi
dell’est Europa. Per di più, oltre a costare meno, i pneumatici ricostruiti
assicurano gli stessi standard di sicurezza ed affidabilità dei pneumatici nuovi di
qualità.

Il motivo del minore costo dei pneumatici ricostruiti, infatti, non è certamente
dovuto all’utilizzazione di materiali di scarsa qualità e neanche al ricorso a
tecnologie di produzione non affidabili. La ragione del minor costo dei ricostruiti
deriva dal fatto che il valore di un pneumatico nuovo è costituito per circa il 70%
dalla struttura portante (carcassa) che contiene materiali pregiati e mescole di
gomma mentre il restante 30% del valore è costituito dal battistrada, la componente
del pneumatico sottoposta ad usura. La ricostruzione consiste appunto nel
selezionare, con processi molto rigorosi, le strutture portanti ancora perfettamente
integre di pneumatici che hanno già avuto un ciclo di vita ed il cui battistrada è
usurato e nel dotare la struttura portante di un nuovo battistrada, con un processo
produttivo che assicura l’assoluta affidabilità del prodotto finale. Con la
ricostruzione si preserva quindi il 70% del valore del pneumatico con la conseguenza
che il costo del pneumatico ricostruito è molto minore di quello di un pneumatico
nuovo in quanto corrisponde alla somma del valore del battistrada ed al costo della
ricostruzione. Il processo di produzione dei ricostruiti è particolarmente avanzato
e l’applicazione del nuovo battistrada avviene con tecnologie, come la
vulcanizzazione, che fanno sì che struttura portante e battistrada costituiscano un
tutto unico esattamente come nei pneumatici nuovi. 

A garanzia della sicurezza, la produzione di pneumatici ricostruiti è disciplinata
da rigorose norme internazionali che definiscono con precisione le diverse fasi del
processo produttivo di ricostruzione (i regolamenti Ece Onu 108 per vettura e 109
per autocarro) e dei controlli da eseguire sui pneumatici ricostruiti. Nel rispetto
di questi regolamenti i pneumatici ricostruiti vengono sottoposti alle stesse prove
di durata, carico e velocità stabilite per i pneumatici nuovi. E per queste ragioni
i pneumatici ricostruiti oggi rappresentano una soluzione ampiamente affermata in
tutti i settori del trasporto, compreso quello aereo.

Pneumatici fuori uso: le proposte di Ecopneus

Esiste un intero “universo parallelo” creato dalla moderna società del consumismo dal quale Philip Dick, il noto scrittore di fantascienza (ispiratore di Blade Runner), ha tratto e trarrebbe tuttora (fosse ancora in vita) ispirazione: l’universo dei rifiuti. In questo “universo parallelo”, creato dall’esubero di produzione, da una mancanza di cultura civile, dal menefreghismo dilagante, alberga si nutre e si arricchisce il crimine organizzato.

Tra i tanti prodotti giunti a “fine corsa” (e ne potremmo citare a milioni a cominciare dagli elettrodomestici fino alle batterie e i sacchetti di plastica, etc.) gli pneumatici fuori uso (PFU) sono tra le maggiori cause di inquinamento ambientale, sia per l’occupazione illegale di vaste aree di suolo pubblico, sia a causa del diffondersi di malattie dovute dal proliferare di zanzare e altri insetti nelle acque stagnanti all’interno delle carcasse, sia per il rischio incendi e il conseguente diffondersi di diossina. In Italia, tra il 2005 e il 2012, sono state sequestrate ben 1.415 discariche abusive (fonte Legambiente), la maggior parte delle quali concentrate al sud e chissà quante altre ancora sono in esercizio.

Tutti gli anni nel nostro Paese circa 380.000 pneumatici dicono “amen”, di questi solo un quarto va in paradiso, ovvero viene riciclato secondo i canoni indicati dall’UE per il recupero della materia prima, una metà viene bruciata nei forni industriali per la produzione di cemento e l’ultimo quarto? Che fine fa? Viene ingoiato dal fiume nero dei traffici illeciti e delle discariche abusive. Come mai? E’ presto detto: un cambio gomme costa mediamente 5/600 euro, in un momento di grave crisi finanziaria (che in realtà ci accompagna da quasi un decennio) per il “signor Rossi”, ogni occasione è buona per tagliare i costi e così, quando gli viene offerto un prodotto al nero e privo di garanzia ma a metà costo, anche il “signor Rossi” entra a far parte dell’ingranaggio malavitoso e connivente con l’acquisto di quelle gomme che, lì per lì, reputa un affare. L’offerta generata dall’illegalità a volte è estremamente concorrenziale, rispetto alla merce regolarmente fatturata e garantita, tanto da indurre, a volte, l’onesto cittadino (a corto di pecunia) a trasformarsi in complice indiretto delle organizzazioni mafiose. Quegli pneumatici, acquistati in nero, diventano immediatamente “merce fantasma” non tracciabile e destinata, inevitabilmente, alle discariche abusive, creando oltre a un danno finanziario per lo stato (ovvero tutti noi) anche all’ambiente. Leggi il resto di questo articolo »

In crescita nel 2011 la produzione di pneumatici ricostruiti

Cresce l’interesse per il pneumatico ricostruito nel comparto degli autoveicoli per trasporto di merci e per trasporto collettivo di persone. In anni ormai lontani i pneumatici ricostruiti erano ampiamente utilizzati anche per le autovetture ma poi, con il progressivo affermarsi di una mentalità meno attenta al risparmio, la quota degli acquisti di ricostruiti per autovettura sul totale dei pneumatici di ricambio è andata gradualmente riducendosi.

Lo stesso fenomeno di disaffezione da una soluzione ecologica ed economica come il ricostruito non ha invece riguardato autoveicoli commerciali, autocarri e autobus, che hanno continuato ad utilizzare in maniera significativa i pneumatici ricostruiti. Nel 2011 secondo le stime di Airp  (Associazione Italiana dei Ricostruttori di Pneumatici) nel trasporto leggero vi è stato infatti un incremento dell’impiego dei ricostruiti dell’11,8%, mentre il settore dell’autocarro, che vanta già una buona quota di ricostruiti negli acquisti di pneumatici di ricambio, ha consolidato le sue posizioni sui livelli già toccati nel 2010.

L’impiego dei ricostruiti consente notevoli risparmi nell’acquisto dei pneumatici e presenta grandi vantaggi anche dal punto di vista della salvaguardia dell’ambiente. Infatti la ricostruzione, dando una seconda, e spesso, nel trasporto pesante, anche ulteriori “vite” al pneumatico, allontana nel tempo la necessità di smaltimento del pneumatico usato. Infatti solo al termine delle diverse utilizzazioni vi sarà una carcassa da smaltire mentre non facendo ricorso alla ricostruzione per ogni “vita” si sarebbe utilizzato un pneumatico  nuovo e si sarebbe generata una carcassa da smaltire con impiego di materie prime molto superiore e con maggiori problemi di smaltimento.

114 milioni di litri di petrolio risparmiati in un anno grazie ai ricostruiti

Risparmiati oltre 114 milioni di litri di petrolio nel 2010 grazie ai ricostruiti

La ricostruzione di pneumatici è una importante risorsa energetica. Nel 2010 grazie alla ricostruzione sono stati risparmiati 114,6 milioni di litri di petrolio, 32.733 tonnellate di materie prime, evitando inoltre che 33.200 tonnellate di pneumatici usati diventassero rifiuti. La ricostruzione consente infatti di riutilizzare, dopo il primo impiego, la struttura dei pneumatici che ad accurati controlli risulta ancora perfettamente integra. Il rinnovo del pneumatico avviene sostituendo il battistrada usurato con una tecnologia assolutamente affidabile e avanzata. Dopo avere verificato accuratamente l’integrità della struttura e rimosso il battistrada usurato, viene  applicato un nuovo battistrada attraverso un processo di vulcanizzazione, a freddo o a caldo, che rinnova il pneumatico in modo assolutamente sicuro. Il processo è garantito dal rispetto delle normative europee che disciplinano l’attività di ricostruzione: i regolamenti ECE ONU 108 per i pneumatici per autovettura e 109 per i pneumatici per autocarro.

ATL Livorno, oltre il 50% dei pneumatici sono ricostruiti

Pneumatici ricostruiti.

I pneumatici ricostruiti associano il vantaggio economico, in quanto costano notevolmente meno rispetto a quelli nuovi, ai benefici ambientali e quindi a minori consumi energetici e non immissione di gomme usate nell’ambiente. ATL Livorno, che opera nell’autotrasporto pubblico locale a Livorno e provincia, lo ha capito bene: ben il 50,6% dei pneumatici di ricambio acquistati sono infatti ricostruiti. Molto più del 20% previsto dalla legge per tutte le flotte pubbliche di autoveicoli.

“L’opzione di ATL a favore dei pneumatici ricostruiti – ha spiegato l’ing. Emiliano Cipriani, responsabile dell’area tecnica di ATL Livorno – risponde, innanzitutto, alle strategie aziendali di contenimento, a parità di affidabilità e di qualità, dei costi e degli impatti ambientali del parco di autobus”.

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