Articoli marcati con tag ‘pneumatici ricostruiti’
Autocarri: fino a 1.700 euro all’anno in meno con i pneumatici ricostruiti
1.700 euro all’anno: è questo il risparmio che si può ottenere in un anno nelle spese di gestione di un autocarro se si utilizzano pneumatici ricostruiti omologati. La cifra è di tutto rispetto, e a ciò si aggiunge che l’uso dei ricostruiti è sicuramente consigliabile anche perché l’affidabilità di questi prodotti è assicurata dal fatto che dal 2006 è obbligatoria l’omologazione europea. La procedura, informa Airp (Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici), riguarda lo stabilimento del ricostruttore e l’omologazione viene rilasciata dall’autorità preposta a seguito di verifiche del processo di fabbricazione, dopo avere testato con esito positivo campioni della produzione. La validità dell’omologazione è strettamente legata al sito di produzione e non è trasferibile acquistando o vendendo un impianto. Anche i marchi sono legati all’impianto. Nella richiesta di omologazione il ricostruttore deve infatti dichiarare tutti i marchi dei pneumatici che l’impianto produrrà.
A tutela del consumatore, il marchio di omologazione va riportato sul pneumatico ricostruito, insieme ad altre marcature che devono essere presenti su entrambi i fianchi o sul fianco esterno. Naturalmente deve essere indicato anche il nome commerciale del ricostruttore e deve essere evidente che il pneumatico è ricostruito. Per quest’ultimo fine deve essere presente la marcatura “RETREAD”.
Sul pneumatico deve essere apposta anche la data di fabbricazione, secondo un codice di quattro cifre, dove le prime due indicano il numero della settimana e le ultime due l’anno di ricostruzione. Naturalmente il marchio apposto sul pneumatico ricostruito deve riportare anche il numero dell’omologazione e il paese di produzione.
Come si vede le prescrizioni a tutela del consumatore sono precise e meticolose. D’altra parte è stata proprio l’Airp a richiederle, consapevole della propria responsabilità sociale e della necessità di tutelare l’immagine del pneumatico ricostruito omologato.
240.000 tonnellate di Pneumatici Fuori Uso raccolte e avviate a riciclo da Ecopneus nel 2012
Circa 350.000 sono le tonnellate di pneumatici che ogni arrivano a fine vita in Italia. Ecopneus ne gestisce quasi l’80%: una responsabilità importante, che si traduce nel compito di coordinare le operazioni gratuite di raccolta di PFU presso i punti di generazione del rifiuto (gommisti, officine, stazioni di servizio ecc.), di trattamento fino all’effettivo recupero e di monitoraggio e tracciamento dei flussi.
Le applicazioni dei materiali derivanti dal recupero dei PFU
Un processo virtuoso i cui riflessi partono dalla tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente e si allargano alle possibilità di utilizzare al meglio questo prezioso materiale dai numerosi e interessanti impieghi.
Le applicazioni dei materiali derivanti dai processi di lavorazione dei PFU, spaziano in campi diversi: superfici per attività sportive (campi da calcio, piste da atletica, campi da pallacanestro e pallavolo, pavimentazioni in ambito degli sport equestri); asfalti stradali con bitume modificato per la realizzazione di strade che durano di più, resistenti alle intemperie, meno rumorose, più drenanti in caso di pioggia; cordoli, spartitraffico, rallentatori e delimitatori di corsie nelle nostre città cui si aggiungono rivestimenti di protezione per fioriere, rotatorie e aiuole spartitraffico; materiali isolanti impiegati in edilizia per l’isolamento termico ed acustico di pareti, solai e pavimenti.
L’impegno ambientale: i prelievi da Stock Storici
Nel corso del 2012, senza interferenze nella quotidiana attività di gestione dei PFU generati nel mercato del ricambio, Ecopneus ha potuto portare a termine un altro importante obiettivo: rimuovere e avviare a recupero oltre 14.000 tonnellate di PFU che giacevano abbandonate in piazzali o capannoni a seguito del fallimento delle società che avevano intrapreso attività di recupero.
Esiste, infatti, un ampio numero di siti oggetto di accumulo di PFU, definiti “stock storici” e distribuiti su quasi tutto il territorio nazionale. Eredità del passato che Ecopneus sta affrontando in modo deciso. Il decreto che regolamenta l’attività dei produttori e importatori di Pneumatici e delle loro forme associate, prevede, infatti, che ogni anno il 30% dell’eventuale avanzo di gestione debba essere destinato proprio a prelievi da stock storici ed anche che ulteriori interventi possano essere effettuati dopo aver garantito la gestione di quanto prodotto giornalmente nelle operazioni di cambio di neumatici.
Nel corso del 2012 Ecopneus ha effettuato 4 operazioni di prelievo straordinario presso 4 siti nelle città di Ferrara, Oristano, Olbia e Buccino, rimuovendo oltre 14.000 tonnellate di PFU. Gli interventi, completamente a carico di Ecopneus, hanno permesso la messa in sicurezza dei siti, scongiurando il rischio di incendio così come la diffusione di malattie legate agli insetti che negli anni si erano insediati tra i pneumatici lì abbandonati ed infine l’invio a corretto recupero del PFU raccolto.
1700 euro risparmiate con un treno gomme ricostruito su un tir
Per un autoarticolato da 44 tonnellate, con 120.000 chilometri annui di percorrenza, la spesa del ricambio con pneumatici ricostruiti è di circa 2.200 euro, contro i 3.900 che si spenderebbero utilizzando pneumatici nuovi. Il risparmio è di ben 1.700 euro. Il dato è stato diffuso nel corso di una recente intervista da Stefano Carloni, presidente di Airp (Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici). Il risparmio generato dall’adozione dei pneumatici ricostruiti è un’opportunità molto importante per le imprese italiane di autotrasporto che, nell’attuale difficile contesto economico, scontano costi notevolmente superiori a quelli di molti concorrenti ed in particolare di quelli dei paesi dell’est Europa. Per di più, oltre a costare meno, i pneumatici ricostruiti assicurano gli stessi standard di sicurezza ed affidabilità dei pneumatici nuovi di qualità. Il motivo del minore costo dei pneumatici ricostruiti, infatti, non è certamente dovuto all’utilizzazione di materiali di scarsa qualità e neanche al ricorso a tecnologie di produzione non affidabili. La ragione del minor costo dei ricostruiti deriva dal fatto che il valore di un pneumatico nuovo è costituito per circa il 70% dalla struttura portante (carcassa) che contiene materiali pregiati e mescole di gomma mentre il restante 30% del valore è costituito dal battistrada, la componente del pneumatico sottoposta ad usura. La ricostruzione consiste appunto nel selezionare, con processi molto rigorosi, le strutture portanti ancora perfettamente integre di pneumatici che hanno già avuto un ciclo di vita ed il cui battistrada è usurato e nel dotare la struttura portante di un nuovo battistrada, con un processo produttivo che assicura l’assoluta affidabilità del prodotto finale. Con la ricostruzione si preserva quindi il 70% del valore del pneumatico con la conseguenza che il costo del pneumatico ricostruito è molto minore di quello di un pneumatico nuovo in quanto corrisponde alla somma del valore del battistrada ed al costo della ricostruzione. Il processo di produzione dei ricostruiti è particolarmente avanzato e l’applicazione del nuovo battistrada avviene con tecnologie, come la vulcanizzazione, che fanno sì che struttura portante e battistrada costituiscano un tutto unico esattamente come nei pneumatici nuovi. A garanzia della sicurezza, la produzione di pneumatici ricostruiti è disciplinata da rigorose norme internazionali che definiscono con precisione le diverse fasi del processo produttivo di ricostruzione (i regolamenti Ece Onu 108 per vettura e 109 per autocarro) e dei controlli da eseguire sui pneumatici ricostruiti. Nel rispetto di questi regolamenti i pneumatici ricostruiti vengono sottoposti alle stesse prove di durata, carico e velocità stabilite per i pneumatici nuovi. E per queste ragioni i pneumatici ricostruiti oggi rappresentano una soluzione ampiamente affermata in tutti i settori del trasporto, compreso quello aereo.
Pneumatici fuori uso: le proposte di Ecopneus
Esiste un intero “universo parallelo” creato dalla moderna società del consumismo dal quale Philip Dick, il noto scrittore di fantascienza (ispiratore di Blade Runner), ha tratto e trarrebbe tuttora (fosse ancora in vita) ispirazione: l’universo dei rifiuti. In questo “universo parallelo”, creato dall’esubero di produzione, da una mancanza di cultura civile, dal menefreghismo dilagante, alberga si nutre e si arricchisce il crimine organizzato.
Tra i tanti prodotti giunti a “fine corsa” (e ne potremmo citare a milioni a cominciare dagli elettrodomestici fino alle batterie e i sacchetti di plastica, etc.) gli pneumatici fuori uso (PFU) sono tra le maggiori cause di inquinamento ambientale, sia per l’occupazione illegale di vaste aree di suolo pubblico, sia a causa del diffondersi di malattie dovute dal proliferare di zanzare e altri insetti nelle acque stagnanti all’interno delle carcasse, sia per il rischio incendi e il conseguente diffondersi di diossina. In Italia, tra il 2005 e il 2012, sono state sequestrate ben 1.415 discariche abusive (fonte Legambiente), la maggior parte delle quali concentrate al sud e chissà quante altre ancora sono in esercizio.
Tutti gli anni nel nostro Paese circa 380.000 pneumatici dicono “amen”, di questi solo un quarto va in paradiso, ovvero viene riciclato secondo i canoni indicati dall’UE per il recupero della materia prima, una metà viene bruciata nei forni industriali per la produzione di cemento e l’ultimo quarto? Che fine fa? Viene ingoiato dal fiume nero dei traffici illeciti e delle discariche abusive. Come mai? E’ presto detto: un cambio gomme costa mediamente 5/600 euro, in un momento di grave crisi finanziaria (che in realtà ci accompagna da quasi un decennio) per il “signor Rossi”, ogni occasione è buona per tagliare i costi e così, quando gli viene offerto un prodotto al nero e privo di garanzia ma a metà costo, anche il “signor Rossi” entra a far parte dell’ingranaggio malavitoso e connivente con l’acquisto di quelle gomme che, lì per lì, reputa un affare. L’offerta generata dall’illegalità a volte è estremamente concorrenziale, rispetto alla merce regolarmente fatturata e garantita, tanto da indurre, a volte, l’onesto cittadino (a corto di pecunia) a trasformarsi in complice indiretto delle organizzazioni mafiose. Quegli pneumatici, acquistati in nero, diventano immediatamente “merce fantasma” non tracciabile e destinata, inevitabilmente, alle discariche abusive, creando oltre a un danno finanziario per lo stato (ovvero tutti noi) anche all’ambiente. Leggi il resto di questo articolo »
In crescita nel 2011 la produzione di pneumatici ricostruiti
Cresce l’interesse per il pneumatico ricostruito nel comparto degli autoveicoli per trasporto di merci e per trasporto collettivo di persone. In anni ormai lontani i pneumatici ricostruiti erano ampiamente utilizzati anche per le autovetture ma poi, con il progressivo affermarsi di una mentalità meno attenta al risparmio, la quota degli acquisti di ricostruiti per autovettura sul totale dei pneumatici di ricambio è andata gradualmente riducendosi.
Lo stesso fenomeno di disaffezione da una soluzione ecologica ed economica come il ricostruito non ha invece riguardato autoveicoli commerciali, autocarri e autobus, che hanno continuato ad utilizzare in maniera significativa i pneumatici ricostruiti. Nel 2011 secondo le stime di Airp (Associazione Italiana dei Ricostruttori di Pneumatici) nel trasporto leggero vi è stato infatti un incremento dell’impiego dei ricostruiti dell’11,8%, mentre il settore dell’autocarro, che vanta già una buona quota di ricostruiti negli acquisti di pneumatici di ricambio, ha consolidato le sue posizioni sui livelli già toccati nel 2010.
L’impiego dei ricostruiti consente notevoli risparmi nell’acquisto dei pneumatici e presenta grandi vantaggi anche dal punto di vista della salvaguardia dell’ambiente. Infatti la ricostruzione, dando una seconda, e spesso, nel trasporto pesante, anche ulteriori “vite” al pneumatico, allontana nel tempo la necessità di smaltimento del pneumatico usato. Infatti solo al termine delle diverse utilizzazioni vi sarà una carcassa da smaltire mentre non facendo ricorso alla ricostruzione per ogni “vita” si sarebbe utilizzato un pneumatico nuovo e si sarebbe generata una carcassa da smaltire con impiego di materie prime molto superiore e con maggiori problemi di smaltimento.
114 milioni di litri di petrolio risparmiati in un anno grazie ai ricostruiti
La ricostruzione di pneumatici è una importante risorsa energetica. Nel 2010 grazie alla ricostruzione sono stati risparmiati 114,6 milioni di litri di petrolio, 32.733 tonnellate di materie prime, evitando inoltre che 33.200 tonnellate di pneumatici usati diventassero rifiuti. La ricostruzione consente infatti di riutilizzare, dopo il primo impiego, la struttura dei pneumatici che ad accurati controlli risulta ancora perfettamente integra. Il rinnovo del pneumatico avviene sostituendo il battistrada usurato con una tecnologia assolutamente affidabile e avanzata. Dopo avere verificato accuratamente l’integrità della struttura e rimosso il battistrada usurato, viene applicato un nuovo battistrada attraverso un processo di vulcanizzazione, a freddo o a caldo, che rinnova il pneumatico in modo assolutamente sicuro. Il processo è garantito dal rispetto delle normative europee che disciplinano l’attività di ricostruzione: i regolamenti ECE ONU 108 per i pneumatici per autovettura e 109 per i pneumatici per autocarro.
ATL Livorno, oltre il 50% dei pneumatici sono ricostruiti
I pneumatici ricostruiti associano il vantaggio economico, in quanto costano notevolmente meno rispetto a quelli nuovi, ai benefici ambientali e quindi a minori consumi energetici e non immissione di gomme usate nell’ambiente. ATL Livorno, che opera nell’autotrasporto pubblico locale a Livorno e provincia, lo ha capito bene: ben il 50,6% dei pneumatici di ricambio acquistati sono infatti ricostruiti. Molto più del 20% previsto dalla legge per tutte le flotte pubbliche di autoveicoli.
“L’opzione di ATL a favore dei pneumatici ricostruiti – ha spiegato l’ing. Emiliano Cipriani, responsabile dell’area tecnica di ATL Livorno – risponde, innanzitutto, alle strategie aziendali di contenimento, a parità di affidabilità e di qualità, dei costi e degli impatti ambientali del parco di autobus”.
In crescita le immatricolazioni di autocarri pesanti
In crescita, nel primo semestre 2011, le immatricolazioni di autocarri pesanti (con peso dalle 16 tonnellate in poi) in Italia. Secondo dati Acea rielaborati da Airp – Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici – l’incremento è del 18% rispetto al 2010, importante ma molto al di sotto del +55,9% registrato nell’Unione Europea nello stesso periodo.
È chiaro dunque che a trainare la crescita europea sono soprattutto i Paesi entrati più di recente nell’Unione. Nel nostro Paese la ripresa della vendita di autocarri dimostra che il comparto del trasporto merci sta superando la dura crisi economica degli anni scorsi. Tuttavia, emerge la necessità di contenere le spese di esercizio (per esempio usando pneumatici ricostruiti) per competere con i nuovi Paesi membri dell’Unione Europea che, essendo gravati da meno costi, rappresentano gli agguerriti concorrenti dell’autotrasporto italiano.
Marangoni lancia il nuovo Matrix MD Extra
Il nuovo pneumatico ricostruito Marix MD Extra fa bene all’ambiente e al portafoglio. Applicato sulle ruote motrici dei pullman che effettuano tratte extra-urbane, il taglio dei costi è del 40% rispetto a pneumatici nuovi, ferma restando la qualità. Il pneumatico - che verrà lanciato da Marangoni all’Autopromotec di Bologna tra il 25 e il 29 maggio - è adatto a ogni stagione e condizione stradale grazie a un battistrada a cinque scanalature, che garantisce aderenza e stabilità e una rapida evacuazione dell’acqua.
Non trascurabile poi l’aspetto economico, considerata l’elevata percorrenza chilometrica. Marangoni opera da oltre metà secolo nel campo dei pneumatici ricostruiti contribuendo al rispetto ambientale. Infatti, le carcasse ancora integre possono essere recuperate anche due o tre volte.












