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PROCESSO“AEMILIA”, PARTI CIVILI: CNA-FITA CHIEDE 500.000 EURO PER RISARCIRE LA CATEGORIA SOSTENENDO LA LIBERA INFORMAZIONE NELL’AUTOTRASPORTO.

E’ di 500.000 euro la richiesta economica avanzata da
CNA-Fita, parte civile al processo “Aemilia” contro la ‘ndrangheta, quale
risarcimento per i danni subiti. Qualora il danno dovesse essere riconosciuto e i
fondi realmente esigibili l’associazione di rappresentanza dell’autotrasporto,
guidata dalla modenese Cinzia Franchini, ha sin d’ora stabilito che gli stessi siano
destinati, in parti uguali, all’Ordine dei Giornalisti nazionale e regionale,
dell’Emilia-Romagna, affinché vengano istituiti premi giornalistici per inchieste e
approfondimenti dedicati al settore dell’autotrasporto. Ha affermato la Presidente
nazionale, Franchini: “Il ruolo dell’informazione è fondamentale là dove con
indipendenza e coraggio riesce a infrangere i luoghi comuni e l’indifferenza, due
mali che nell’autotrasporto hanno creato disinformazione e percezioni distorte, o
peggio ancora hanno omesso verità importanti. Questa necessaria ricerca della verità
non è scontata ma soprattutto è resa quasi impossibile dalla mancanza di risorse
economiche e di reali tutele dove, i poteri costituiti e i "registi della
disinformazione", hanno gioco facile nel condizionare chi, come i giornalisti, hanno
il diritto e il dovere di informare l’opinione pubblica. Ripensando al percorso di
denuncia che ho fin qui portato avanti - ha proseguito la Franchini - sono certa che
non sarebbe stato tale e possibile senza il contributo di una informazione
coraggiosa e professionale, sostenuta e prodotta da validi giornalisti che hanno
scelto di schierarsi, pagando in prima persona. In alcuni casi subendo onerosi
attacchi legali, così come li sto subendo io, in altri venendo estromessi dal
dibattito, perché scomodi. Ai “registi della disinformazione” di certo interessa
avere l’ultima parola, a noi invece preme, in questo momento, ringraziare chi ha
contribuito a smascherare intrecci, collusioni e connivenze”.

CNA-FITA ACCOLTA PARTE CIVILE NEL PROCESSO “AEMILIA”r

Accolta, al processo “Aemilia”, la richiesta di costituzione di parte civile avanzata dall’associazione degli autotrasportatori artigiani della CNA-Fita, attraverso la sua Presidente, la modenese Cinzia Franchini. Il giudice per l’udienza preliminare del procedimento contro la ‘ndrangheta in Emilia, Francesca Zavaglia, ha ritenuto che ricorressero i presupposti per l’accettazione, quindi si è valutato che gli imprenditori del trasporto merci possano avere subito un danno dallo scorretto operare sul mercato delle aziende e degli imprenditori coinvolti nell’operazione “Aemilia”. “Un primo risultato storico per l’associazione che presiedo e per tutto il mondo del trasporto merci – ha commentato Cinzia Franchini, presidente nazionale CNA-Fita. Per la prima volta un’ associazione di rappresentanza dell’autotrasporto viene ammessa come parte civile in un simile processo. Con questo atto intendiamo difendere l’onorabilità e gli interessi di chi, nel mondo dell’autotrasporto, opera nella legalità e per la legalità contro chi invece, come le mafie, è vocato al malaffare e a soggiogare le forze imprenditoriali sane, linfa vitale della nostra economia. La mafia nell’autotrasporto c’è, ma da oggi c’è anche chi intende contrastarla con i fatti, andando ben oltre i protocolli”. Ha concluso la Franchini: “Ringrazio chi mi è stato vicino e chi ha creduto insieme a me che questo fosse un percorso in cui credere e da intraprendere con determinazione

Concordia:responsabile porto,abbiamo perso 40.000 diportisti

“E’ stata stimata una perdita di almeno 40mila diportisti in meno che utilizzavano la nostra isola anche come scalo per andare in Corsica e in Sardegna” e ci sono stati “danni all’indotto anche per mancanza di regate e gare da pesca”. Lo ha detto Alvaro Andolfi, responsabile del porto dell’isola del Giglio, che stamani ha deposto come teste al processo sul naufragio della Costa Concordia.

“Il nostro è un porto piccolo, con una concessione di 22.000 metri quadrati. E fino a che la nave non è stata portata via ci sono stati tanti disagi per i diportisti”, prosegue Andolfi, “senza dimenticare i danni subiti alle strutture come i pontili galleggianti, alle colonne di acque ed elettricità divelte e alla banchina, rovinate dalle manovre di attracco di imbarcazioni enormi per un porto come il nostro”

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